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Appunto da parte di una :acculturata.

Con molta PACE e SERENITÀ , qui mi sento dire un piccola e breve “cosa” ai letterati,scrittori e pseudo scrittori, a web writer affermati o meno, a tutti gli appartenenti affini al genere, che scrivono blog di scrittura,e insegnano come scrivere,ecc


                       Scendete dal piedistallo,un po’ di semplice umanità non guasta,
                                   la cultura non vi eleva a  creature  superiori, 
             se proprio non vi riesce  di apprezzare le altrui  persone,per ovvie mancanze di affinità
                                              argomentative e culturali 
quanto meno dall’alto del vostro “bel scrivere” scevro da errori grammaticali e di punteggiatura
                                            sappiate essere rispettosi 
        con chi ha  scritto un commento e partecipato al vostro fottuto  blog  intellettuale
                              con un semplice saluto o un semplice GRAZIE.

Ps: Scrivo ciò perché  leggo volentieri blog appartenenti alla nicchia della “scrittura e libri” , li leggo perché
non si smette mai d’imparare e migliorare,li leggo per il mio amore verso l’attività della scrittura.
Commento poco in quanto nulla ho da dire,ma solo da imparare, ma…di fatto ho notato che fra molti di loro se commenti e non sei della  nicchia o illustre  nel settore,ti snobbano e  continuano a commentare fra loro, nessun accenno neppure critico al tuo commento.Come se tu nemmeno esistessi. 
Nel blog di una certa signora,molto conosciuta che ha  scritto anche libri sul web writing, io ed una ragazza abbiamo risposto con entusiasmo  al  suo  post,di fatto la signora ha risposto ai commenti di altre  due  illustre signore,mentre per noi,sicuramente non avrà avuto tempo, nemmeno lo spazio di un semplice fottuto – GRAZIE- o -Benvenute nel mio blog-.Completamente ignorate.
Ecco un esempio di quando la cultura diventa ignoranza di spirito!.
Ecco ciò  che  avviene  quando la mente rimane chiusa in una nicchia, al sicuro nella sua  specifica afferrata conoscenza di un settore,  essa  non  osa  oltrepassare il limite e “disquisire” anche su argomenti  o in campi  poco conosciuti.
Mi ricordo,anni fa, quando scrissi nel forum di un conosciuto sito (Riflessioni.it) di  filosofia ed esoterismo, del tema trattato sapevo poco,mi azzardai a dire la mia, e scrissi anche del mio imbarazzo nel trovarmi fra persone di ampia cultura, una ragazza mi scrisse “ tranquilla,siamo tutti qui per imparare e confrontarci” e fu un piacere  essere accolta da loro e imparare da loro. Ecco questo invece è un esempio di CONOSCENZA  che  desidera espandersi e fecondare,nelle menti e negli spiriti degli “ignoranti”  che desiderano elevarsi.
Mi scuso per la lunghezza del post scriptum,ma  desideravo  essere,e qui  farò l’ acculturata* nella pura definizione del termine,esaustiva nell’argomentare le mie ragioni che non trovano radice in un IO offeso,ma nascono da un umana riflessione,e da  quella proverbiale  citazione Zen che afferma “più sai e meno sai,meno sai e più sai”.E spesso se ne ha riprova di come avere cultura non significhi avere necessariamente la mente aperta e  di portare in dote certe  qualità di spirito,ma di come si possa essere rozzi   più  di   un  analfabeta ( e non tutti gli analfabeti lo sono),e sentirsi molto insicuri e paurosi di essere ridicoli al  di  fuori  al  del  proprio campo di conoscenza,insomma si manca un po' di coraggio per imparare il nuovo,quando io penso che giusto è essere specialisti in un campo che appassiona,ma cultura è anche  aprire la porta a tutto.

                                Quindi non c'è  nulla  per cui sentirsi né superiori  e  né migliori.
Acculturata

p.s Ovviamente non è che d'un filo d'erba ne faccio un fascio,grazie a Dio c'è anche chi ha  avuto la sensibilità di dire grazie.






Dopo tante seghe mentali

Dopo tante domande.
Dopo estenuanti sensi quando di colpa e quando d’impotenza.
Dopo periodi di silenzio alternati a periodi prolissi o forse meglio dire logorroici di frustrazione.
Dopo essermi fermata,quasi immobile,a seguito del tanto correre e agitarsi che era in me.
                                            Un giorno ho compreso che:

Le rivoluzioni esterne sono state dei disastri: le montagne di morti, le montagne di lacrime, le tracce di orrore, di tristezza… Perciò sono arrivato a questa conclusione, che è la mia ultima speranza: forse l’unica rivoluzione da fare è quella interiore, che non fa morti, non massacra, non lascia tristezza.
Ci vorrà tempo, ma dico sempre che se ognuno di noi fa una piccola cosa, allora tutti insieme ne facciamo una grande.

                                                   Tiziano Terzani

P.S Terzani riesce a spiegarlo meglio di me.

terz

Penso dunque…

        "Penso, quindi non sono. Intuisco, pertanto esisto"

                                         Giordano Bruno

                      Mi piace più questa  che quella di Cartesio

                      Sebbene,io credo che il confine sia molto sottile

                       diciamo che ragionare troppo è fuorviante…                          

Scrivere non è cucinare un hamburger

 

Quando scrivete,lasciatevi andare completamente,e per esprimere quel che avete dentro ricorrete ad un inizio semplice,con parole semplici.Non è detto che all’inizio vada tutto liscio.Permettevi una certa goffaggine.Vi state spogliando.State mettendo a nudo la vostra esistenza,non come l’io vorrebbe vedervi rappresentati,ma come siete nella vostra essenza umana.È per questo che nello scrivere vedo un atto religioso.Scrivere ci apre e ammorbidisce il nostro cuore nei confronti del mondo con tutte le sue brutture.
Concediamoci un po’ di spazio,prima di imbarcarci  nel nostro opus magnum.Impariamo a dar fiducia alla nostra voce.Scrivere non è un hamburger.La cottura richiede molto più tempo, e non si può sapere fin dall’inizio se ne verrà fuori un arrosto,uno stufato o una cotoletta d’agnello.

da Scrivere Zen di Natalie Goldberg

I genitori

 

 

Donna Moderna: Posta del cuore di Chiara Gamberale
La posta del cuore  è  una rubrica  che generalmente salto di leggere in una rivista, ma l’altro giorno immersa nel pacifico ozio mi sono dilettata a leggerla, e devo dire che la Gamberale con la sua risposta ha superato se stessa e molti altri.
Genitori e figli.Ho sempre sostenuto che arriva un momento nella vita in cui i due ruoli si amalgamano e si annullino a vicenda, vi è un momento in cui nel confronto,bisogno,confidenze, non si è più bambini o adolescenti difronte ai genitori, ma adulti dinnanzi ad altri adulti.Credo anche che nello scorrere degli anni, quando la gestualità, la prontezza di risposta, la fragilità emerge in loro,arriva il momento di scambiare  un po’ i ruoli , anche se per brevi periodi,da figli diventare genitori.
Credo fermamente anche nel fatto che ognuno è figlio di se stesso, e che ad un certo punto sia giusto e amorevole prendersi cura di quelle persone che hanno avuto tanta pazienza e premura nel prendersi cura di noi.Non è un amorevole scambio fra genitori e figli ma fra esseri umani.

Vorrei proseguire a scrivere il mio pensiero,ma mi rendo conto di rubare spazio alla Gamberale

Riassunto della lettera:
Un ragazzo sfruttando il libro della Gamberale con una lettera invita i genitori a leggerlo, un modo discreto e coraggioso per dire a loro che lui è omosessuale.La mamma lo comprende,non si scompone più di molto, è entusiasta di conoscere il suo fidanzato.Il padre, non batte ciglio, nemmeno una parola,si chiude in se stesso,non è arrabbiato o deluso ma totalmente incapace di comunicare con lui.

La risposta della Gamberale (bellissima):
Le persone non si esauriscono nel ruolo che rivestono nella nostra vita.Perfino e soprattutto i nostri genitori,possono,improvvisamente,addirittura diventare nostri figli,bisognosi di aiuto,di protezione…E mi pare che questo stia succedendo a tuo padre.Lo so(credimi,lo so)è una fatica pazzesca,ma prova in questo periodo,a uscire dal tuo essere figlio.Se padre è chi capisce per primo,se padre è chi per primo allunga la mano,se padre è chi per primo si butta,se padre è chi ama nonostante tutto,diventa padre di tuo padre.
Rompi per primo il il suo mutismo…

Ne ho riportato solo un estratto,le parole per me più significative.
Ho una mamma di 83 anni, che a volte s’infiamma d’entusiasmo per un una banalità. che s’ingegna in opere creative in casa  apparentemente banali,quasi dal sapore infantile, a volte inciampa in pianti che lei dice di non sapere il perché;io invece immagino e so, ecco quelle volte mi sorprendo ad osservala sorridendo e dentro di me mi sussurro “ è la mia bambina”.
Ho perdonato, ma forse nemmeno gli l’ho mai voluta, mio padre il giorno che ho compreso che se lui non è stato un padre perfetto,io non sono stata la migliore delle figlie.
Ho osservato tanti genitori,tanti figli e nel tempo ho compreso,che se essere figli a volte sembra essere una diabolica tortura, essere genitori  è un ruolo ancora più oneroso.
I figli chiedono risposte immediate ai  loro bisogni, chiedono soventemente, anche prepotentemente,  la perfezione,il genitore dev’essere integerrimo, encomiabile, un pozzo senza fine d’amore a cui attingere,deve perdonare, sempre, deve essere presente costantemente…e questi figli se la defilano dal crescere,dall’amare anche con i difetti e gli errori e senza riserve,questi figli che a 30,40,50 e oltre ancora chiedono con avidità una tetta a cui aggrapparsi, che ancora non hanno ben compreso che ad un certo punto della vita il ruolo figli e genitori inevitabilmente s’annulla per dare spazio a un gruppo di adulti,che si rispettano,si stimano,si amano,si perdonano, perché in verità ognuno è figlio di se stesso.

Può anche accadere,di avere genitori che rifiutano di essere genitori,duro da digerire,ma va digerito guardando avanti e senza cercare di ingabbiare una persona in ruolo che non vuole,che è impossibilitato a portare avanti,un persona che è ancora troppo figlio o figlia per potersi prendere cura di una creatura, un figlio o figlia che probabilmente sono ancora troppo pieni di astio o sono in credito a loro volta con genitori che non gli hanno amati.
Non esiste regola, io credo solo che spesso i genitori cerchino di fare i genitori nel miglior modo possibile, nel solo modo che conoscono e che gli riesca meglio.Sono i figli che io credo ad un certo punto debbano necessariamente,per se stessi,smetterla di continuare ad essere figli.Comunque sia,nel bene e nel male.

Oggi mi gira così...ohibò


 



Se c'è qualcosa che a volte riesce a farmi sfiorare la "disperazione" ( e in certi casi sbattere la testa contro il muro) a causa di un senso di frustrazione dovuto al senso d'impotenza è quando mi sento dire
-la mente non si può controllare
- sono triste e non ci posso fare nulla
 e tante altre frasi sul genere in cui viene espresso il pensiero che noi poveri essere umani coglioni siamo totalmente in balia del destino,della mente e delle emozioni.

Tanti anni in cui mi sono divertita a sperimentare giochetti di pnl, meditazione, e altri astrusi esercizi ( sto leggendo un libro che è tutto da sperimentare), se c'è un minimo che ho compreso è che tutto si può domare,modificare, comprendere, accettare,debellare...
Se c'è un'altra cosa cosa che mi fa incazzare è come alcuni soggetti fra psichiatri,analisti,scienziati...media,politici e via discorrendo di infime scuole di pensiero abbiano fatto di questa ignorante debolezza la loro arma di battaglia per soggiogare,imprigionare,sottomettere...stop.

Se c'è una ragione per cui m'incazzo tanto con le sigarette è perchè sono consapevole di prendermi per il culo.
Oggi sono scarica con un leggero moto di incazzatura,che non è proprio incazzatura ma forse più simile all'amarezza...ma se fra due minuti mi girano le palle, smetto di esserlo, questo perchè sono consapevole di quel che sento e sono immersa in quel che sento,so attendere che tutto scivoli via.
Oggi vado a fare i conti per la macchina nuova e che Dio mi assista :-), e questo un po' mi agita per tutti i nessi e conessi che gli vengono dietro.

Sono saccente?Forse
Sono presuntuosa?Forse
Faccio la maestrina? Forse
Ma anche di tutto questo mi sono rotta le palle!
Io quel che penso lo voglio dire
Quel che so lo voglio dire
e mi sono rotta di trattenermi per non sembrare una maestrina.

notare:
Proprio per la mia se vogliamo chiamarla capacità,dono, fortuna, quel che vi pare, di passare da un momento no ad uno si in poco tempo, di sorridere anche mentro piango, di rallegrarmi per qualcosa di piacevole nel mezzo di una giornata del cavolo...di trovare poesia e un sentimento dolcissimo anche  nella malinconia, di dare un senso alle sensazioni più ombrose,per poco non mi sono sentita dire che forse  soffro di sbalzi d'umore,certo perchè se oggi sei arrabbiata  è giusto, è regolare  che tu debba subire la tua rabbia, o malinconia,o sconforto per tutto il giorno , magari anche domani,e dopodomani  fintanto che le cose non saranno perfette, fino a quando la fata turchina non compirà un miracolo al posto tuo.Ma di fate turchine -ohhhh sveglia che non ce nè-.

Ogni tanto mi viene detto: ma sai dove devi anda'?
Io rispondo: Si a fanculo,e ci vo' con piacere,perchè lì ci si sta meglio.

Buona giornata

Fra un po' mi passa...





Mangiarsi le unghie

Quando hai un eccesso di energia e non sai cosa
farne, inizi a mangiarti le unghie o a fumare sigarette.
È la stessa cosa, sia che ti mangi le unghie o che
fumi: inizi a farlo solo per tenerti impegnato con
qualcosa; altrimenti sentiresti un sovraccarico di
energia, qualcosa di eccessivo che non riesci a sopportare.
 E quando gli altri ti biasimano, dicendoti che sei
nervoso, ti senti ulteriormente represso: non sei
neppure libero di mangiarti le unghie! Sono le tue
unghie, e non ti viene permesso neppure di mangiarle...
a quel punto, le persone trovano stratagemmi
astuti, come masticare gomme.
 Si tratta di astute vie di fuga: nessuno obietterà
più di tanto. Paradossalmente, si obietta meno, se
fumi; eppure mangiarsi le unghie fa meno male; anzi,
non è affatto dannoso. È un piacere del tutto libero
da effetti collaterali; certo, è un po' disgustoso, e
sembra un po' infantile, ma è tutto qui! E tu ti stai
sforzando di non farlo...
 Devi semplicemente imparare a vivere in modo
un po' più vitale, e tutte quelle cose scompariranno
dalla tua vita. Danza un po' di più, canta un po' di
più, nuota o va' a farti una lunga passeggiata: usa la
tua energia in modo creativo.
 Passa da un livello minimo al massimo utilizzo
della tua energia vitale. Vivi la vita più intensamente.
Se fai l'amore, fallo in modo selvaggio, non come
un gentleman o una lady: quello è un modo di muoversi
al minimo.
 Una "lady" è una donna che vive al minimo; ovvero,
non vive affatto, finge soltanto! E così un gentleman...
sii selvaggio! E adesso non sei più un bambino,
per cui ti puoi permettere di fare tutto il
chiasso che vuoi, a casa tua: salta, urla, canta e muoviti
liberamente!
 Prova a farlo per alcune settimane e rimarrai sorpreso:
smetterai di mangiarti le unghie, quell'abitudine
scomparirà da sola. Adesso hai cose ben più interessanti
da fare, perché prestare tanta attenzione alle unghie?
 Ma ricorda: analizza sempre la causa e non preoccuparti mai troppo dei sintomi. 
OSHO: La verità che cura.

fonte Arancione
 
 Funzionerà anche con le sigarette?
Ieri sera ho avuto una pacifica ma conflittuale battaglia con una sigaretta.
Devo essere sincera:mi sono rotta le palle degli atteggiamenti che ho in alcune situazioni verso e a causa delle sigarette,ma che fumo a fa'?
 

Buongiorno








                  Ogni tanto ci vogliono anche queste "mielosate"


Vi ho messo anche un po' del mio

Quando si passano momenti che mettono un po' sotto sopra l'anima si pensa sempre che si sta male,e che ciò sia negativo,ma se sfruttati con positività e poche lagnanze schiariscono le idee.
Quindi trovo giusto dopo essermi sfogatascrivere due righe anche sulle mie responsabilità in tutto questo.

Non posso pensare di stravolgere la routine delle persone che mi circondano, perchè invece io mi sento in vacanza, alla fine ho solo fatto un trasferimento dalla mia dolce casa a un'altra casa che in realtà dovrei considerare anch'essa la mia casa, ma la mia mente e non solo la mente vorrebbe godere,del mare,del sole,dei profumi, vorrei vedere un posto  qualsiasi che non ho  visto mai, rompere con i ritmi di sempre,e fare e non fare un monte di altre cose...ma mi rendo conto che per loro,persona di cui ho scritto compresa, qui è la loro vita di sempre, e forse tutto questo ha inalzato la mia intolleranza, creando tensione superflua a quanto già è difficile di suo.

Non posso, anche se è per il suo bene, cambiare il suo modo di ragionare e percepire la vita.

Sta nascendo in me una dolce,morbida,quieta arressa.

Tutto il resto troverà soluzione nel tempo...

...Un sentimento che lacera

Approfitto di un nano secondo di calma,per scrivere un post, per lasciare scorrere qualcosa che altrimenti diventerebbe dinamite...non scriverò molto il grande Rob per ironia della sorte o per caso ancora una volta non arriva a caso.

Mai previsione fu più vera
Qualche tempo fa la Paris Review ha pubblicato un servizio sul romanziere William Gass. A un certo punto il giornalista che lo intervistava gli ha chiesto perché scriveva i suoi libri. “È una domanda molto stupida”, ha commentato Gass in tono sarcastico, ma gli ha risposto comunque dicendo: “Scrivo perché odio. Tantissimo. Con tutto me stesso”. In altre parole, i suoi motivi principali per esprimersi in modo creativo sono l’odio, il rancore e l’ostilità. Ti prego di non adottarlo come modello, Capricorno. Né adesso né mai. È essenziale per il tuo benessere presente e futuro che nelle prossime settimane tu non ti lasci trasportare dall’odio. Anzi, più ti lascerai guidare dall’amore e dalla generosità e più probabilità avrai di dare l’avvio a un periodo fortunato che durerà per un bel po’ di tempo.

Soltanto ieri è qualcosa che mi ha trapassato, mi ha sfiorato, mi si è insinuato  nell'anima, ho provato odio verso una persona...ed è l'ultima cosa che avrei voluto.

…lo dovevo dire,a qualcuno

Va bene la rabbia, la disperazione se così la vogliamo chiamare fa dire cose che non si pensano, incasso e passo oltre…farò finta di non averla mai sentita quella frase.
E va bene ho un magone in gola…
E va bene dovrei mettere a posto qualcosina nella mia vita, un qualcosa che pesa su tutto…
Ma sappilo io esisto giusta o sbagliata…ho sempre fatto tutto a modo mio, perché così volevo e perché così ho dovuto…se ho sbagliato mi dispiace, ma questo è ciò che io sono, e mi dispiace non so fare di meglio,non ho la presunzione di riuscirci…ma di fatto io esisto.E sono quel “problema” che in tutti questi anni, è rimasta dove ora si trova.
Non sono arrabbiata, non sono pentita…solamente desolata e vuota.
MI FACCIO UN REGALO,ANCHE SE SO CHE DOVREI REAGALARMI BEN ALTRO…

Un immagine, troppo caldo per trovare un titolo

https://fbcdn-sphotos-g-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/q77/s720x720/1044967_10151658054602645_882644211_n.jpg

difficile da digerirsi ma è così…

Le cose meravigliosamente banali della vita.

 
Un giorno di ferie non programmato
Uscire a piedi
Fermarsi al bar a fare colazione con la mia rivista preferita,guarda caso arrivata oggi per posta.
Passeggiare per le vie del paese in cui vivo da quattro anni e che ancora non conosco.
Fermarsi al mercato e curiosare fra le bancarelle, e riscoprire il piacere di compiere gesti semplici, il profumo della frutta, i colori, il vociare dei commerciarti, le chiacchere della gente, immergermi fin in fondo nella semplicità di questo contesto, e riscoprire qualcosa 
di più umano autentico dei super mercati.  

Comprare un bel fermaglio per i capelli a un euro e rivestire di eleganza e sensualità i miei capelli come non facevo da tempo
Due gocce d’acqua improvvise che rinfrescano la pelle e non solo,
Non c’è il caldo afoso di sempre ma una lieve brezza d' aria fresca che preannuncia la pioggia estiva.
Cammino leggera come leggere lo sono le mie ciabattine, a bando i tacchi 
Niente trucco, libera anche la pelle.
Nessun programma,tutto da improvvisare...






Identità d’una creatura


Sono una creatura senza nome,si sono dimenticati di darmelo,ciò ha sempre fatto poca differenza e ha avuto poca importanza.Essendo una creatura un po' strana e di poche pretese, mi rende unica già il fatto di essere "questa creatura".Come dicevo non ho molte pretese, un filo d'erba, un po' di sole, qualche goccia d'acqua,aria aperta, e la giusta dose di luce e di buio,diciamo cose semplici,il più semplici possibili.
Non ho grandi aspirazioni,se non quello di vivere, sono una creatura un po' pigra e non amo grandi aspirazioni, sudare,correre, dannarsi.No no, non fa per me.
Un tizio mi dice sempre che ho talento in quel che faccio,la scienza si è appena ricreduta,il talento non serve, serve solo la volontà e l'applicazione,tutti possiamo fare tutto e imparare tutto con la giusta tecnica,diciamo che a me  vivere mi vien naturale.
Una sola cosa mi cruccia il cuore, veder gettar via  il tempo e la vita, e questo mi crea stati di debolezza, un'infermità spirituale, tanto da sentirmi meno creatura e più "egoumana".
Mi piacciono un lungo elenco di cose e non-cose, si fa domani e dopodomani se resto qui a raccontarvele.Non mi piacciono un elenco meno  lungo di cose e non-cose,come prima se resto qui a raccontarvele potrebbe farsi  Natale, non perché sia più lungo di quelle che mi piacciono, è solo per lentezza e pigrizia.
Ho paura di alcune cose, solo perché  non sono abituata a farle, ma paura paura ne ho solo di poche cose, forse perché non le conosco.
Non ho un punto fermo fermo sulle questioni in generale della vita,ma come il *Bruno disse: "L'universo è tutto centro e tutto circonferenza" ecco il mio unico punto fermo è così tutto centro e tutta circonferenza.
*Giordano Bruno

La fuga da un romanzo

Fa caldo, dovevo fare qualcosa…

Romanzi d'amore                                                              

                                                   Lolita

 

Romeo entrò in casa.
Lolita,passo leggero,corpo sinuoso. Lolita si muove,sorride,parla.Lolita è il centro dell'universo.Romeo osserva fuori dalla finestra.Lolita muove le sue mani armoniosamente,come un maestro d'orchestra tiene banco e incanta signori e signore.È la protagonista indiscussa, in fin dei conti è della sua vita che il romanzo narra.

Lolita che piange,Lolita che si spoglia,riflette,agisce d'impulso, compie  colpi di scena.Cambia la scena, lo fa così repentinamente che anche l'autore non sa più come domare Lolita.
Romeo si dirige verso la porta.

Lolita si ferma a pensare,un'azione che a volte la stanca,ma lei deve pensare,porsi grandi questioni, non è nella trama che lei sia un'oca di quelle bellissime ma sempre poco intelligenti, quindi deve tenere alto il ruolo che l'autore gli ha dato.
Lolita costruisce pensieri, veloci e chiari,quando è sola.pensieri che nel libro non appaiono.Lei non voleva essere la protagonista di questo libro più o meno alla Anna Karenina- nulla contro Tolstoj-, nemmeno gli sarebbe piaciuto essere essere Anastasia Steel in Cinquanta sfumature di grigio o trovarsi a Hogwarts insieme a Harry Potter,lei vorrebbe essere solo Lolita.Un essere speciale,più buona,meno bisognosa, più vera e meno costruita.

Lolita si butta sul letto esausta in preda ad una esasperante angoscia che la inchioda lì dove si trova,quando invece vorrebbe scappare,è costretta ad essere intrappolata in una trama che non vuole.Vorrebbe essere meno bella, ma più umana -E io chi sono, sono io o sono un'altra?-,cosa diavolo aveva intenzione di fare l'autore?.
Lei non vuole essere il frutto della mente di un scrittore,voleva vivere una sua vita.

Quella notte a Lolita successe una cosa molto strana, sognò,un sogno suo.
Sognò di leggere pagine della sua vita,lei che prendeva vita fra bozze e correzioni.Lolita riscostruì così la sua genesi, chi era, cosa aveva fatto  e com'era diventata l'ammaliante Lolita,una  bella  arrampicatrice sociale destinata ad arricchirsi, ad essere la più amata, ma comunque ad essere solo l'oggetto del piacere,della felicità altrui,con un grande senso di solitudine dentro sé,e forse destinata a  finire per  buttarsi sotto un treno.S'addormentò sfinita all'alba.
Ma il copione la voleva fresca e pronta a recitare la parte con uno dei tanti amanti affibbiatogli dallo scrittore.


Romeo leggeva:
Era come se tutte quelle tracce del suo passato lo avessero afferrato dicendogli: "No, non ci lascerai, non diventerai un'altra persona, resterai quello che eri: coi tuoi dubbi, con la continua insoddisfazione personale, coi vani tentativi di correggerti, con le cadute e l'eterna attesa della felicità che non ti è stata data e che per te non è possibile".Tolstoj,Anna Karenina.

Da qualche tempo in questo libro le stranezze non mancano,pensò Lolita.
Una porta che si apre e non entra nessuno, la strana sensazione di una presenza alla finestra, o sul divano,un libro aperto sul  tavolino.Tutto  fa pensare che qualcun altro sia presente ma lei non lo vede.

Romeo la sfiora,la osserva,l'ascolta...ma lui è uno di quei protagonisti che hanno solo una parte marginale, di quelli che ci sono ma non si vedono, compaiono casualmente una volta o due, sarebbe dovuto uscire di scena dal giorno della festa, ma invece lui si è innamorato di lei.
Gli vive accanto,ne annusa il profumo, le sfiora la pelle,la osserva dormire,ma lei non lo vede.
Sarebbe dovuto essere un amore di quelli improvvisi, passionali,ma poi l'autore ci ripensò e Romeo è rimasto solo una comparsa.Ma lui dal libro in realtà non è mai uscito...lui voleva stare con lei.

Lolita notò che sulla pagina del libro aperto che alcune righe erano state sottolineate,"...della felicità che non ti è stata data e che per te non è possibile" Lolita scoppiò in un pianto fragile e sincero come non era nello stile del suo personaggio invece pieno di rabbia e con una estenuante voglia di riscatto, una donna che il dolore aveva  reso sempre più cinica, per sopravvivere lei non sarebbe finita come quella là, - ma lui si,lo stupido scrittore lo avrebbe voluto-.

Romeo la guarda impotente,nel silenzio piange con lei.

Lolita sente un profumo, sente un pianto...Lolita si veste, sta per uscire di casa,quando nello specchio intravede l'immagine di un uomo alle sue spalle, spaventata si volta, non vede nessuno
-Lolita-,lei lo ha sentito bene, allora era vero qualcuno era lì con lei, forse un personaggio dimenticato dall'autore.

Lolita passava i giorni a guardare Romeo attraverso gli specchi, ne comprò altri, tanti, per vederlo sempre.
Lui gli sorrideva, lui gli parlava a gesti,e a volte riusciva anche a sentirne la voce.
Riuscivano a ridere, a divertirsi, e attraverso lo specchio unire le mani palmo a palmo.
Lei lo amava.

Non poteva essere così ingiusto l'autore,non poteva non avere alcuna pietà per le sue creature.

Lolita,pianse tutta la notte.Fino a quando...

"....Lolita e Romeo, presero poche cose con sé, quel che bastava per ricominciare insieme,altrove..."

Lolita si svegliò fra le braccia di Romeo.
Lui era lì, in carne ed ossa,lo poteva toccare.Romeo gli sorrise e gli raccontò che lo scrittore durante la notte si è commosso del loro amore,così gli ha fatti incontrare e gli ha detto -forza andate,uscite da questo libro,con la mia benedizione-.

Lo scrittore si sentiva felice,dopo anni di drammi,d’infelicità, di tutte quelle cose che strizzano  il cuore della gente e fanno vendere libri, aveva fatto una cosa buona, aveva scritto il finale che avrebbe voluto vedere avverarsi nella sua stessa vita.

Lo scrittore uscì di casa facendo le scale di corsa, rischiando di far ruzzolare Rosa e i suoi pomodori,corse lungo il viale, col fiato corto arrivò a casa di Estella.
Lei lo osservò sorpresa e un po' divertita,lo scrittore prese fiato,iniziò a dire tutto quello che aveva dentro, quando Estella...il finale sceglietevelo  voi.

Buonanotte,un titolo più banale di così non lo potevo trovare.



Oggi sono “sfatta” dal caldo,da una situazione lavorativa che sta diventando un po’ pesante fra colleghe,tanto  che per la prima volta in più di sette anni che lavoro lì, la mia collega amica-nemica “Tere” –come la chiamo io- mi ha addirittura chiamato a casa per sfogarsi, lei che il lavoro non lo porta a casa con sé –così dice,non le ho mai creduto-,lei “l’inespressiva, che se il mondo gli casca addosso non fa una grinza, ha sbottato, sta sbottando. Mi sentivo così sfatta che mi sono stesa sul letto –solo un momento-mi sono detta, erano le otto mezza, mi sono addormentata stanca e di gusto,e fanculo tutto il resto…ho fatto pure un bel sogno  non succedeva da un po’.
Con gli  occhi semi chiusi, e ancora un po’ addormentata ho letto un racconto molto carino.
Tralascio la morale scritta sotto che ognuno lo interpreti come gli pare…
Io torno sul letto…sono pacificamente addormenta e in pace…non posso crederci in questi due giorni un briciolo di “illuminazione” buddhista mi avvolge .  Sto  davvero in pace, me l’assaporo finché dura .
                                                           Buonanotte
C’era una volta un punto piccolo, rotondetto, nero. Come ben sapete il destino di alcuni punti è deciso, loro stanno alla fine. Alla fine della frase o alla fine del capitolo o alla fine del libro. Punto. Il nostro punto era alla fine di un libro. Era proprio il punto dell’ultima frase dell’ultima pagina del libro.
Il punto vedeva solo la lettera alla sua destra, mentre alla sua sinistra e sotto c’era il bianco spazio vuoto.
Come tutte le lettere e i segni di punteggiatura il punto stava buono buono dentro il libro in attesa di essere letto.
Ovviamente lui aspettava più di tutti sebbene ci fosse qualcuno che passava di lì prima che in altre pagine. Quando i lettori arrivavano alla fine… beh… a quel punto poteva finalmente vederli in faccia: il loro sguardo si rilassava in un’espressione sognante e felice ed era per quello che il nostro punto era sicuro di far parte di un bellissimo, appassionante libro. Gli sguardi “dell’ultima pagina” non potevano mentire.
A volte prima di chiudere il libro il lettore leggeva e rileggeva le ultime righe, riluttante a lasciarle. E quando accadeva il nostro punto chiedeva a gran voce un aiuto: “Ma che cosa c’è mai scritto nel mio libro? Dimmelo! Abito qui da una vita e non lo posso sapere! Qualcuno mi risponda!”.
Nessuna risposta arrivava dai lettori mentre a volte le lettere, le virgole o qualche altro compagno di pagina si spazientiva e ribatteva: “Basta con questo chiasso! Lasciaci in pace, ma che vuoi?”.
Fu in una di quelle frustranti occasioni che gli venne in mente la soluzione. Lui vedeva la lettera che aveva di fianco, era una “e”, ma non vedeva quella successiva. Ma certo! Potevano fare una catena! Chiese alla lettera “e” di dirgli quale lettera avesse vicino. Riluttante quella gli disse: “Una “r”…”. E poi chiese alla “e” di chiedere alla “r” di guardare quale fosse la lettera a lei vicina e di fare passaparola fino a lui.
La collaborazione non fu molta, ci mise un po’ di tempo a convincere i compagni di riga ma dopo circa una giornata di tentativi aveva sentito diverse lettere ed era riuscito a comporre la prima parola, che poi era anche l’ultima del libro: a-m-o-r-e. Amore!
L’ultima parola era amore! Era entusiasta, lo gridò a tutti, spiegò che insieme potevano fare una cosa grandiosa: se si fossero aiutati, lettera dopo lettera, parola dopo parola potevano leggere il libro, un libro meraviglioso che finiva con “amore”.
Tutte le lettere della pagina iniziarono a pensarci su: “Ma sì… perché no?” borbottarono. “Forse il punto ha ragione, con un po’ di pazienza possiamo capire cosa c’è scritto nel libro, di che storia facciamo parte”. Il libro era la loro casa e non ne conoscevano che una piccola parte.
Fu così che la più grande catena letteraria mai vista incominciò la sua opera. Lettera dopo lettera, in sequenza, tutti collaborarono al passaparola comunicando al punto finale la lettera che ciascuno aveva al proprio fianco.
Quando quelli dell’ultima pagina completarono il loro compito convinsero quelli della penultima a fare altrettanto e così via. Il nostro punto registrava ogni nuova lettera che gli comunicavano e componeva le parole.
Era così entusiasta e determinato che memorizzava ogni parola e a fine giornata ripeteva a gran voce a tutto il libro la parte del testo che gli era arrivata. Ogni sera tutti aspettavano trepidanti la “lettura giornaliera”.
Fu così che giorno dopo giorno tutto il libro venne trasmesso al nostro punto. Quando la prima lettera della prima pagina del primo capitolo venne infine comunicata ci fu una gran festa. Il punto era il più felice di tutti: aveva conosciuto uno dopo l’altro tutti i suoi fratelli. Era il primo punto nella storia che, pur stando alla fine, conosceva l’inizio.
Quel giorno il punto declamò tutto il libro, questa volta dall’inizio alla fine. Ogni lettera ascoltò attentamente il racconto e comprese che faceva parte di una storia bellissima che lasciava negli occhi un’espressione sognante e felice.
Nel libro era descritta la storia di un punto coraggioso che voleva conoscere il libro a cui apparteneva. Iniziava così: “C’era una volta un punto piccolo, rotondetto…”.
Luca Sbragion
www.raccontiamicidispirito.blogspot.it

Trovato su Visione Alchemica

Maledetti Captcha


 capcha rigolo

Dunque,avendo trovato spalla nell'amica A(anonima), pur se con santa pazienza ho cercato  di sopportare i Captcha ai commenti in altri blog, è arrivato il momento di dirvi come cavolo si tolgono,se non lo sapete e se volete toglierlo, in caso contrario porterò ancora pazienza ma solo per affetto, il mio istinto sarebbe di sabotarvi il blog.

Dunque
Andate in blogger, poi in impostazioni, post e commenti arrivati lì(finalmente!) alla voce Mostra test di verifica, selezionate un gran bel NO!.
E se Dio vuole posso non mettere gli occhiali  per decifrare assurde parole e numeri sbiaditi per commntarvi :-)

                                                                       Grazie

Anna dai capelli rossi



Oggi ho ripreso fra le mani  un vecchio libro Anna di Green Gables  di  Lucy Maud Montgomery, meglio conosciuta  da queste parti  come Anna dai capelli rossi per via del   cartone animato del 1980,  ne ho riletto qualche riga qua e là, particolarmente le ultime righe del libro che al tempo ebbi cura di sottolineare per  non dimenticarle mai.Quando ho richiuso il  libro pensavo ad Anna che tutt'ora mi appare come una creatura davvero meravigliosa,  tanto da considerala un  spirito affine( come usava dire lei) a me ancora oggi.
Un senso di gratitudine è affiorato fra i miei pensieri,  gratitudine, che per me ancora così piccola, che nemmeno sapevo che al mondo c'erano tante cose e quali persone stupende potessero esistere, che non potevo immaginare che in alcuni libri si nascondessero personaggi così meravigliosi, o esistessero libri scritti da persone veramente grandi di spirito, mi sono sentita davvero  fortunata che qualcuno le avesse messe sul mio cammino senza che neppure le cercassi.

Gratitudine per qualcuno lassù, io non credo al caso, per avermi dato due grandi fortune, una di avere incrociato libri che mi hanno dato molto,di avere conosciuto molto presto il pensiero orientale,ero ancora una bambina, un pensiero in antitesi con la parte di mondo in cui era mio destino crescere, mi ha offerto la possibile soluzione alternativa al pensiero occidentale semmai ne avessi avuto bisogno,e non è tardato molto che questi insegnamenti  mi sono tornati utili,  in modo speciale ringrazio di avere avuto intorno pochi ma buoni esempi di persone che hanno affrontato con il sorriso, forza e determinazione  la vita in mezzo a tutti i loro problemi, senza rinnegare la vita, mai, una su tutte la mia mamma.
La seconda grande fortuna, di avermi dato il dono della fantasia e della creatività, ma sarebbe meglio dire di avermi   dato la possibilità di essere  consapevole  di  avere questi  due doni speciali, che tutti abbiamo ma troppo spesso rimangono soffocati  e nella peggiore  delle ipotesi   negli anni  vengono annientati dalla bruttura del mondo e dall’educazione che tende a snaturare l’animo umano, educazione  al servilismo che esiste in occidente, e se vogliamo anche dall’insulso insegnamento di quella “buona educazione” detta galateo.
Due doni che hanno reso la mia  vita diversa a dispetto di quello che le apparenze avrebbero voluto,e non parlo di negazione della realtà, ma di saperla guardare a testa in giù. Mi hanno spinto a cercare, a provare,e tutto ciò mi ha condotto a scoprire cose davvero bellissime e a saper guardare sempre oltre confine e oltre la coltre.Dalle cose più piccole e forse banali, alle cose più grandi.

Ho richiuso il libro, commossa e per un attimo ho sentito Anna tanto vicina e fortemente presente proprio come allora...Grande Anna.


La cosa che più mi ha fatto sorridere è stato riaprire il libro alla prima pagina e trovarvi una dedica scritta a penna, con  scrittura  incerta e infantile “dedicato a me stessa,perché io possa essere felice”.Dedica semi cancellata inseguito,nell’adolescenza,forse in un “momento” conoscendomi di breve durata, in cui  la  felicità mi appariva lontana e  difficile, ho voltato la pagina e l’ho riscritta oggi.