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Fase di cazzeggio: Rispondere alla domanda della settimana di Rob Brezsny

Ognuno di noi ha una lacuna segreta. Riesci a scoprire qual è la tua? Cosa intendi fare per colmarla?
Insana tendenza alla pigrizia

Sono esperta a procrastinare soprattutto le cose che non mi garbano
Manco totalmente di precisione,la precisione mi stanca. 
Non ho studiato approfonditamente  argomenti che mi piacciono su  cui  vorrei  sapere di più  ma riesco a mancare bene anche di concentrazione                           

                         Per il resto sono quasi perfetta! E vi sfido a dire il contrario

Va bene,a questa domanda avrei dovuto dare una risposta più profonda, il seguito di questa domanda probabilmente si meriterebbe una più attenta riflessione alla ricerca di tutte le mie lacune,non oso immaginare che lungo elenco ne uscirebbe fuori, così nemmeno oso immaginare quali immani fatiche dovrei mettere in atto per aggiustarle tutte, quindi nel mio stile che ama la sintesi ( vabbè non sempre quando scrivo,vero joker?) ho dovuto nel tempo sviluppare altre doti per far fronte alle mie lacune scritte sopra, quindi credo che per aggiustarle,con calma e tempo,le affronterò   man mano che mi si presenteranno  e  nella   misura  che riesco a tollerare.La possibile riuscita del raggiungimento degli obbiettivi e rimandato a vera necessità  ( fai di necessità virtù) o alla prossima vita.

Detto ciò…

Sono storie, di persone

libro animato

(1)L’aspetto interessante di quest’opera, è che ci sono delle persone come protagoniste. Qualcuno dirà: “Bella scoperta, bravo”.Probabilmente sembrerà eccessivo a chi passa da queste parti: ma se c’è qualcuno che sta scomparendo da certi ambiti, sono proprie le persone. Gli individui.
Sempre più spesso, certi mezzi di comunicazione di massa ospitano una parodia della realtà, un insieme caricaturale di persone in perenne vacanza, a caccia dell’ultimo gingillo tecnologico, in adorazione della star del momento.

Nient’altro.

Poi, prendi un libro (questo, oppure un altro, uno qualsiasi); e ritrovi le persone. Semplici, come i vicini di casa, o certa gente conosciuta in giro. E la vita scorre, in maniera del tutto genuina e naturale. Colma di miserie, cattiverie, anche violenza; ma autentica, non contraffatta per raccontare storie che devono rassicurare, piacere, raccontare la storia di un perenne stato di benessere con appena una spruzzata di difficoltà. Ma appena.

Non è la letteratura delle grandi scoperte, delle epiche battaglie o dei grandi romanzi dell’Ottocento. Non è nemmeno puro intrattenimento. Sono storie, di persone. Di questi tempi, roba preziosa.

Estratto da Storie con dentro le persone di Marco Freccero

(1)L’opera a cui fa riferimento l’autore è Uomini famosi che sono stati a Sunne di Göran Tunström

Certi post ritornano

Le cose che vorrei aggiungere a questo post sono moltissime, così come  spiegare le ragioni  del perché lo ri-pubblico a distanza di molti mesi, l’ho pubblicato l’anno scorso a Novembre, è un articolo  che decisi  di salvare dalla chiusura del mio vecchio blog…e non per le mie  parole ma per quelle di David che furono davvero importanti per me in un momento in cui avrei voluto fare di più e mi sentivo impotente  difronte a molte cose, così impotente e priva di ogni mezzo per contrastarle  e  potere concretamente contribuire a costruire qualcosa di migliore. Fra le tante righe che mi scrisse David  una fu decisamente  la più importante  percèche mi aiutò  sia a ritrovare  lo spirito giusto  e il modo più equilibrato per affrontarle:Il mondo cambia, non per l'inerzia dei molti, ma per la convinzione incrollabile dei "pochi" .
In questi giorni, Mira scrive nel suo blog articoli che mi interessano e riportano a galla vecchie cose che   mi  toccano  e legate ad un momento  della mia vita,sempre quasi casualmente  riesco a recuperare un vecchio telefilm degli anni 80 e la prima puntata che rivedo finisce con la confessione di un giornalista che mi colpisce, vera troppo vera per essere un   solo  telefilm, mentre cerco il telefilm da scaricare, guarda cosa ti trovo un audio libro di Terzani, il suo ultimo libro, il libro si apre con Terzani che parla del giornalismo di ieri e quello di oggi, parole stupende e veritiere, fai una somma delle tre cose e nulla avviene per caso.A riguardo di queste ultime due spero di scrivere qualcosa,come vorrei farlo  io  con  i  toni che vorrei.
Ora se volete vi lascio a questo vecchio articolo…

Sempre più spesso mi ritrovo qui seduta davanti al pc con l’intento di scrivere ma  poi scivola via ogni intenzione.Stanchezza? Può essere ne accuso tutti i sintomi , lo sconforto, il vuoto, la ribellione, le parole che scivolano la cui forza sento vacillare difronte ai “discorsi della massa”,massa a cui mio malgrado anch’io appartengo e con mio dispiacere a volte mi ritrovo d’innanzi ai miei limiti e credenze consapevole del blocco che creano in me.
Da qualche tempo ho ritrovato il piacere di leggere gli altrui scritti pieni di significato, d’insegnamenti e di riflessioni, a volte inciampo nelle “parole che vorrei sentirmi dire” mi fanno sentire meno strana, meno fuori dalle righe,  come quelle di David Di Bella  che le definisce “le convinzioni dei pochi” altre volte cado nelle parole che vanno contro il mio sentire e allora provo un senso di soffocamento e l’arresa mi sembra l’arma migliore, o forse è il solo modo per rimanere immobile nella mia bolla privata lontana dalle battaglie discorsive, dallo sforzo che occorre per mantenere ferma la determinazione nel mio sostenere “che la terra in realtà è sferica e non piana come per la maggior parte delle persone per convenienze  vuole continuare a far credere”.

Maggio 2012
                               Per chi scrivere : un grazie indiretto a Filosofo Controcorrente

Sempre più spesso provo piacere a commentare gli scritti di altri che io li condivida o meno, mi sento ascoltata e partecipativa  mentre questo mio blog mi appare come un deserto  di anime  dove i soli due commenti esistenti sono come oasi…eppure spesso sento il bisogno di scrivere e buttare fuori tutto il “compostaggio di pensieri e sentimenti” ormai fermentato e maturo per essere libero di scorrere e allora mi siedo qui e mi dico –Per chi scrivere? Per me! Come rispose un  Re di cui non ricordo il nome alla domanda del suo servitore d’innanzi alle rovine e alla sconfitta
-Re che ne resta ora?” -
-Come cosa che ne resta?Resto io-
Ma questo passo può essere inteso in  due modi
Uno :la vittoria dell’io, l’importanza di uscire inermi da una catastrofe e mettere
l’io quindi se stessi al centro di tutto, conservare l’idea che “avere” se stessi è già una grande fortuna e un gran dono.
Oppure : questo io salvifico che si mette al centro di tutto appare desolante  e solo davanti alle rovine, al vuoto, alla miseria umana e dalla forma di un io che tiene alta l’autostima si trasforma in una giungla di egoismi.
–Per chi scrivere? Per me!- Se da un lato è un abbraccio verso ciò di cui più caro ho: la mia essenza, dall’altro lato ha un gusto amaro manca la condivisione, la partecipazione, il confronto…e se al mio io può bastare soddisfare il bisogno di sfogarsi, la mia anima si ritrova in una landa desolata, o forse è il contrario? L’anima basta a se stessa mostrandosi nuda e cruda attraverso lo scritto mentre è l’io infante che cerca attenzione attraverso l’ascolto?
Credo che forse la domanda esatta sia la seconda…ma non ha importanza ora.
A volte scrivo di come il mondo o meglio il mondo oscuro ai più gira,scrivo delle mie convinzioni,idee, della spiritualità dimenticata dai più, ma sempre mi ritorna la stessa domanda “ a cosa serve,a chi serve?”, ho trovato piacevole leggere  l’articolo ( a me non piace chiamarli post) Vivere, o lasciarsi vivere? di  Di Bella, ho ricevuto dal  suo commento al mio  nel suo blog  quello che io  definirei “Un saggio abbraccio” e nelle sue parole
“Il mondo cambia, non per l'inerzia dei molti, ma per la convinzione incrollabile dei "pochi"  ho ritrovato la ragione per cui scrivere…che s’era smarrita fra i dubbi, il mio l’equilibrio precario e la polvere dello sconforto, frantumata dalla rabbia quella rabbia che non vince ma alimenta la controparte  di chi ti vuole arrabbiato,debole, impaurito… e soprattutto ignorante.
Carolina Verzeletti
Il commento:
David Di Bella08 maggio 2012 07:06
Ci confrontiamo spesso con la frangia sbagliata dell'umanità: la massa incolore. Lì dentro, tutti sono nessuno, e nessuno è se stesso. Heidegger chiamava questa sfera dell'inautenticità, la dimensione del "si" dice; del "si" fa. Sono tanti, è vero; ma eccezionalmente immaturi e stupidi, lì dentro. La ragione? Sono in fuga dalla "responsabilità"personale; una responsabilità inscindibile dal senso di individualità. Chi pensa, e agisce, per "sentito dire", non è individuo in senso proprio. Avere un corpo, che si muove per le strade, non significa avere un'anima.
Una seria scienza dell'io, è a mio avviso il nuovo traguardo spirituale dell'umanità. Ne sappiamo ancora poco o nulla, della nostra fortezza invisibile. Eppure i santoni la demonizzano, le religioni e le varie forme di collettivismo ideologico la attaccano.
Sta a noi, quindi, difenderla. E per difenderla, dobbiamo imparare a conoscerla.
E' sulle spalle di ricercatori solitari, ma coraggiosi, il compito di cominciare a scrivere un nuovo capitolo dell'evoluzione spirituale umana. Un capitolo che tratti, finalmente, di un'"anatomia" della coscienza. Sta a noi farlo; e i modi sono: conoscere noi stessi; e comunicare...
Il re ha proprio ragione: "Come, cosa ne resta? Resto io!" Un'affermazione degna, di un guerriero spirituale.
Ma questo non significa che la terra dell'io debba restare desolata. Che il suo, sia un viaggio solitario. E' che è difficile, in un clima di prevalente mediocrità, condividere i sintomi di un'eccellenza morale, e di una trasparenza d'animo. Si fa fatica, in primis, a riconoscerle per tali.
Ma è' più per eccellenza e purezza, che per vera depressione, che le persone capaci di interrogarsi incontrano momenti di sconforto. Carenza di specchi della propria moralità, della propria genuinità....Questo, mi ha insegnato la mia strada ad oggi.
Essere individualisti, perseguire il sentiero dell'auto-determinazione, non significa certo non avere bisogno di incontrare specchi della propria anima, nel mondo là fuori. O non avere bisogno di amare. Credo al contrario, che solo gli individui degni di questo nome, gli "individui" in senso proprio, siano pienamente capaci di dare, e ricevere, vero amore, in ogni sua forma. Di instaurare, cioè forme di comunicazione finalmente autentiche.
Gran bel post. Complimenti!
Un filosofo controcorrente

Tanto forte,incredibilmente tanto vicino

 

 

L’ignoranza è forse una benedizione? Non lo so.. ma a pensare si soffre tanto. Ditemi, a cosa mi è servito pensare? In che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso.. penso.. penso.. pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

Da tanto forte,incredibilmente vicino
di  Jonathan Safran Foer

Parole sante!

Piangere è…



E’ una valvola di sfogo per fare sì che le emozioni accumulate, la tristezza, siano espulse dal sistema: è una profonda pulizia.
Ogni uomo e ogni donna dovrebbero imparare a piangere perfettamente.
E a goderselo! È una cosa così rinfrescante, ti alleggerisce!
E dopo aver pianto, non solo i tuoi occhi diventano freschi, ma tutto il tuo essere diventa puro, semplice, innocente.
Ritorni alla verginità che una volta ti apparteneva e che hai perso… ritorni immacolato.
Dopo un bel pianto ti senti come dopo aver fatto un bel bagno, è come se l’anima avesse fatto una doccia.
Osho
Note: decisamente ci vuole stile anche a piangere,ci vuole anche una dose di consapevolezza, serve molto piangere e sentirsi comunque “eroi” magari goffi e fragili ma eroi,forse anche incazzati, serve a poco piangere e sentirsi solo vittime…esclusivamente e unicamente vittime, in quest’ultimo caso dal pianto s’impara poco, diventa un po’ un vizio di forma,tanto da far sembrare un cretino Osho nelle sue affermazioni.

La lettura è una specie di porta d’ingresso

 

 

La lettura è una specie di porta d’ingresso su altri secoli, altri Paesi, su moltitudini di esseri più numerosi di quanti ne incontreremo mai nella vita, talvolta su un’idea che trasformerà la nostra, su un concetto che ci renderà un po’ migliori o almeno un po’ meno ignoranti di ieri.
Marguerite Yourcenar

Gli Stati,i governi e un’altra possibile via

                                            La Natura degli Stati e dei Governi

                                                         di Tom G. Palmer
                                                  Traduzione di Anticorpi.info

 

“Prendiamo  atto che si tratta di cose già nostre. Lo Stato può aggiungere valore quando ci aiuta a farlo, ma i diritti e la società sono anteriori allo Stato. Ricordare tutto ciò è fondamentale quando qualcuno vuol farti credere che "tutto ciò che hai costruito, lo devi al sistema allestito dallo stato.”

Quando si medita su ciò che significa vivere da persone libere non dobbiamo mai dimenticare che non è lo Stato a concederci la nostra identità ed i nostri diritti.

L'evoluzione della libertà coinvolge un lungo processo per portare al potere il diritto. L'imposizione della forza ha comunque lasciato una forte impronta nelle nostre menti. Alexander Rustow, sociologo di primo piano e padre della rinascita post-bellica della libertà in Germania, meditando in merito alle origini violente e predatorie dello Stato persistente afferma che: "Tutti noi, senza eccezione, portiamo dentro tale veleno ereditato in forme e luoghi diversi e inaspettati, spesso sfidando la percezione. Tutti noi, collettivamente e individualmente, siamo complici del più grande peccato di tutti i tempi, un vero e proprio peccato originale, un difetto ereditario asportabile solo con grande difficoltà e lentamente, con un approccio terapeutico, con una grande volontà di recuperare, con il rimorso di tutti." Ci vuole lavoro per liberare le nostre menti dalla nostra dipendenza dallo Stato.

 

…Ad esempio, consideriamo il passaporto. Spostarsi nel mondo oggi è vietato se si è sprovvisti di un documento rilasciato dallo stato. In realtà, non è più possibile nemmeno viaggiare all'interno degli Stati Uniti senza un documento rilasciato dallo stato. I passaporti sono invenzioni molto recenti. Per migliaia di anni le persone sono state libere di andare dove volevano senza dover richiedere autorizzazioni allo Stato. Sulla parete del mio ufficio c'è un annuncio preso da una vecchia rivista tedesca, in cui è raffigurata una coppia in uno scompartimento ferroviario di fronte a un ufficiale di frontiera esigente, "Il vostro passaporto, prego!" L'annuncio illustra come i meravigliosi passaporti esistano per concedere la libertà di viaggiare nel mondo.

Questo, chiaramente, è assurdo, dal momento che i passaporti limitano la tua libertà. Il viaggio ci è precluso in assenza di un permesso, ma l'ideologia statalistica ci ha impregnati così profondamente, interiormente, che molti vedono il passaporto come un qualcosa che conferisce libertà, piuttosto che limitarla. Una volta mi fu chiesto, dopo una lezione, se fossi a favore dei certificati di nascita rilasciati dallo stato. Dopo un attimo di esitazione ho risposto che non vedevo motivo che giustificasse tale pratica burocratica, dunque la mia risposta è stata negativa. L'interrogante mi ha aggredito! "E allora uno come dovrebbe fare a conoscere la propria identità?" Anche l'identità personale, a quanto pare, sarebbe conferita dallo Stato.

Articolo integrale su Anticorpi.info

Note sull'Autore.
Tom G. Palmer è senior fellow presso il Cato Institute. Ha scritto il saggio La Realizzazione della Libertà: Teoria, Storia e Pratica Libertaria, ed è coautore de La Moralità del Capitalismo. E' vice presidente esecutivo per i programmi internazionali presso l'Economic Research Foundation Atlas.

Articolo in lingua inglese, presente nell'archivio dell'organizzazione Cato
Link diretto:http://www.cato.org/sites/cato.org/files/pubs/pdf/catosletterv10n4.pdf
Traduzione a cura di Anticorpi.info

Note : Ci provo ancora, ma temo che serva a ben poco…molto difficilmente un numero  notevole  persone riesce a concepire anche solo l’idea di una società senza uno Stato. Quindi non insisto, approvo e rigiro un articolo per me semplicemente  interessante…

Caro Poppy



Ciao Poppy,tutto passa ma certe cose a volte mi chiedo quand'è che passeranno...a parte questo pensiero un po' malinconico il resto del tempo scorre tranquillo mai privo di sorprese e meraviglie.
Finalmente Poppy è arrivata l'estate, finalmente giornate di sole e caldo e si può godere di vivere all'aria aperta più del solito,non corro subito a casa a rintanarmi per sfuggire al freddo.
Trovo detestabile il freddo, ma lo dico con una punta di dispiacere, non dovrebbe essere così,tutto sommato spesso ho avuto riprova di come la stagione invernale abbia i suoi aspetti positivi,ed è un vero piacere svegliarsi dal tepore di casa uscendo all'aria gelida,ti riporta al mondo,ti ammonisce: "sii presente ,sii qui".
E cosa dire poi quando si gode della fortuna della neve,è come infilarsi i tappi nelle orecchie, il rumore diventa appena percettibile,cosa dire poi del suo bianco,quel lucente  bianco che è tanto un peccato sciupare.
Vedi Poppy,nonostante che l'estate rimanga la mia stagione preferita negli anni qualcosa in me è impercettibilmente cambiato,ho avuto modo di accorgermene solo questo inverno,quando per strano non avevo alcuna fretta di arrivare in primavera, tanto che ho amato anche i giorni di pioggia.
Sarà che a forza di correre arriva un bel momento che ti stanchi e allora rallenti il passo, rallenti il tempo e ti rendi conto che non puoi vivere a stagioni alterne, e che non è possibile che il meteo regoli le uscite serali, la voglia di una passeggiata, il sostare un attimo in più difronte ad una vetrina,un caffè in compagnia, soprattutto quel che più te ne fa rendere conto è il fatto di "non avere famiglia"-gatto a parte-quando hai famiglia nei mesi invernali vivi comunque, il tuo mondo è tutto all'interno di casa tua, da soli ci vuole un po' di addestramento a comprendere che tutto sommato la "tua famiglia" non poteva essere tutto il tuo mondo, ti rendi semplicemente conto che si vive di quello,per loro e ma anche di molto altro ancora.

Amo i miei inverni in singlettudine, nel mio caso solo abitativa, come tu sai Poppy lui vive lontano,e come tu mi hai insegnato ogni luogo non è mai tanto lontano quando si vuol bene, comunque io ho imparato  che il vivere o non vivere insieme non è mai la vera fonte del problema o il punto di completezza di una coppia, tutt'altro per la mia esperienza direi che vivere insieme va bene  ma solo sullo stesso pianerottolo sarebbe l'ideale...ma forse sono troppo drastica e questa cosa lui  non la digerisce molto.
Sai Poppy può darsi che abbia  ragione lui  fin dei conti quando dice che sarà molto difficile tirarmi fuori dalla mia tana, e che le affinità col mio gatto non mancano,troppo indipendente, troppo bisogno di rintanarmi nella mia cuccia,troppo intollerante ad una continua presenza,mi sento stretta.Sempre.
Non che io non ami la condivisione, quel che non amo è quel gioco assurdo di ruoli, di compiti,di tempi, e soprattutto quella parolina compromesso, venirsi incontro, ma alla fine il più forte prevale sempre e va a farsi benedire tutto. Tu non sai come non le sopporto quelle parole:per amore si cambia,per amore si cambiano abitudini,per amore si fa...'na prigione altro che amore.

Caro il mio Poppy,in tanti anni di convivenza col mio gatto, a parte piccoli momenti di tensione e qualche divergenza d'opinioni sulle pappe e gli orari di sveglia e nanna, di fatto lui per me non è mai cambiato e tanto meno io per lui  e se siamo cambiati è stato tutto in naturalezza e scevri da doveri,eppure si vive sempre bene insieme, ognuno nel suo disordine e nel suo ordine,ognuno coi suoi tempi e le sue preferenze, sul lato umano-animale vi è un prendersi cura reciproco e il rispetto per gli spazi e una piacevole condivisione di spazi in comune.
Ecco vedi Poppy, questo fra uomo e donna avviene raramente e quando avviene si può dirsi terminata la convivenza,si passa dalla possessività al menefreghismo,si va dal sempre insieme al più lontani possibile è meglio,eppure a me non sembra così difficile...io lo chiamo lasciar che una persona sia se stessa,ma a volte l'egocentrismo di una persona può arrivare ad essere talmente marcato e ad avere talmente tanti bisogni da pretendere di diventare il centro di un'altra persona e questo è l'inizio della fine.Catastroficamente la fine nel caso s'abbia a che fare con una come me, nel caso contrario uno prevale, l'altro soccombe e  si  snatura   fino a  tal punto da diventare l'immagine riflessa dell'altro...alla faccia dell'amore.
Poppy prendi con cautela le mie parole, è molto più probabile che io non abbia ben fatto i conti  con me stessa e il segno lasciato dalle mia esperienza, tanto da esserne “negativamente”(?) influenzata, sebbene alla fine mi son sempre più lasciata trascinare dalla corrente anziché contrastarla quanto ti ho confidato prima sono pensieri che mi accompagnano da un tempo  di cui non ho memoria e tutta questa faccenda mi ha sempre convinto poco, ancor prima della mia esperienza di quella tal cosa che chiamano convivenza.
Ti saluto Poppy...stai sempre bene.

La loba: cantare significa usare la voce dell’anima

                                 
                                                       La Loba parte II
La Loba conosce il passato personale e l’antico,perché è sopravvissuta generazione dopo generazione,ed è vecchia al di là del tempo.È l’archivista della concezione femminile.Conserva la tradizione femminile.Le sue vibrisse sento il futuro;ha l’occhio latteo lungimirante della vecchia rugosa;vive simultaneamente indietro e avanti nel tempo,ne corregge uno danzando con l’altro.
Tutti noi cominciamo come un mucchietto di ossa abbandonato da qualche parte  in un deserto,uno scheletro smantellato sotto la sabbia.Sta a noi ricuperare le parti.È un processo impegnativo: meglio affrontarlo quando le ombre sono diritte ,perché molto bisogna guardare.La Lupa indica cosa dobbiamo cercare:la forza  vitale indistruttibile,le ossa.
la lupa canta sulle ossa che ha riunito.Cantare significa usare la voce dell’anima.Significa dire nel respiro la verità del proprio potere e del proprio bisogno,soffiare l’anima  nella cosa che soffre o ha bisogno di reintegrarsi.Si fa discendendo nel più profondo umore dell’amore grande e del sentimento ,finché il desiderio di una relazione  con l’Io selvaggio straripa,fino a esprimere l’anima da questa struttura  mentale.Questo è cantare sulle ossa.
Non possiamo commettere l’errore di cercare di coprire questo grande sentimento di amore da un amante ,perché questa fatica delle donne di trovare e cantare l’inno  della creazione è un lavoro solitario,un lavoro che si svolge nel  deserto della psiche.
Da Donne corrono coi lupi di  C. Pinkola Estés
La Loba parte I
Note: Vorrei  aggiungere due righe sul fatto che ricercare l’amore che ci manca attraverso l’altro è un errore che commettiamo spesso e del perché abbia ragione L’Estés ad affermare che l’inno della creazione è un lavoro solitario, ma lascio andare, non è forse giornata, o semplicemente è uno di quei tanti concetti che s’apprendono dentro di sé e difficilmente si pensa di poterli spiegare con chiarezza,ma credo che le parole di Pinkola siano abbastanza chiare senza aggiungere altro.

Il mio shopping alla Kinsella…o forse anche no

“Un negozio ha sempre un buon profumo!Un negozio può risvegliarti la libidine per cose di cui neanche immaginavi di aver bisogno” dal film  I love shopping

 

Non ho mai letto un libro di Kinsella, ma credo che dovrei farlo,potrebbe essere terapeutico per il mio shopping.Premetto, io non faccio shopping  ma "compro cose" e generalmente quando lo faccio entro in un negozio e so già quello che voglio, ma esistono le eccezioni.
Eccezione è :quando sento nel mio stomaco uno stato d'animo che non sto a definire per la sua complessità.Quando  ciò avviene mi infilo in un negozio senza ragione e senza tempo,per un lungo tempo che sembra non voler finire mai,fino a quando esco con un qualcosa.
Ebbene oggi era il giorno dell'eccezione, tenendo  ben lontano da me il senso di colpa e ogni riserva per la mia situazione finanziaria, ignorando le due bollette sul tavolo sono uscita spedita di casa,decisa a regalarmi qualcosa.

“Wow quanti bei vesti!" giro e giro,fino a quando...eccolo là,bello, rosa,in pizzo,corto, con un nastrino di raso sempre rosa,che fa tanto bon ton, da allacciare sotto il seno con un bel fiocchetto.
Lo afferro,questo è il verbo esatto, entro nel camerino,lo indosso:" bello,come mi sta bene..." ma commetto un tremendo errore,mi volto per guardare come mi sta da dietro,eccola lì,la prova della loro avanzata sul mio polpaccio sinistro, eccoli mostruosamente e tremendamente innocenti i capillari che hanno preso d'assedio anche quel pezzettino di pelle.
Mi sfilo l'abito a velocità supersonica,mi rivesto:"non si può fare, decisamente no",mi sento invecchiata di almeno tre anni o più.Sto per mollare quando..."caspita che carino" a fiorellini sempre dai toni rosa,lungo ai lati, corto il giusto davanti e dietro, fa molto gipsy “va bene lo prendo” proseguo il tour e cosa vedo?"Cavolo,il vestito che cercavo"ha solo un piccolissimo problema è corto, dannatamente corto,lo provo ugualmente, mi giro e rigiro davanti allo specchio "ma che caz.. mi frega dei capillari" è mio.
Felice e con un largo sorriso alla I love shopping di Kinsella  a passo deciso mi avvio alla cassa,e…accade che il mio sguardo viene attratto da una maglietta tutta bianca con una scritta nera,leggo cosa c'è scritto e... inutile a dirsi l'hanno fatta per me:" Sono già simpatica,non posso essere anche figa" decisamente è mia.

Esco dal negozio più o meno felice;in stile shopping Berverly Hills con le borse sotto braccio come è tanto di tendenza oggi,fa molto fashion, ma di fatto più o meno felice perché l'ombra del mio conto corrente mi perseguita,e il mio amico interiore m’incalza,"certo però con tutto quello che hai da pagare",alla fine  mando a fanculo tutti e due, conto e grillo parlante e entro in libreria.
Una capatina in libreria non può mancare,quando vado in libreria so già che dovrò prendermi molto tempo libero, ci posso stare anche due ore a leggere qua e là, solo per il gusto di curiosare cosa ci sta scritto dentro i libri di ogni genere,anche quelli dei bambini.
Ma questa volta è stato diverso, mai stata così veloce, giro fra i libri a vuoto per alcuni minuti,sento che non è giornata quando noto l'espositore con i “libri da vendere a tutti i costi” gli metterebbero scritte d'oro se potessero, mi avvicino e lo prendo fra le mani,il titolo non mi dice nulla,la copertina non mi dice nulla, sta lì e basta...ma poi sento che dovrei almeno dargli una sbirciatina, leggo l'ultima  frase, dell’ultima pagina,io certi  libri li scelgo per la battuta finale, sul retro del libro c'è scritto "fatevi un favore,leggete questo libro,la vostra vita sarà migliore " Nicholas Sparks, a questo punto sento che è da quando  mi sono svegliata  che avrei bisogno di farmi un favore,ma quale? Apro il libro, sorvolo sul fatto che è considerato il caso letterario dell'anno, quando li pubblicizzano così vuol dire che nemmeno l'editore è certo che qualcuno lo compri(mia nota personale),l'ultimo libro considerato un best seller che ho acquistato l'ho fatto volare fra la carta da riciclare,ritornando al libro leggo una,due ,tre righe e sento un groppone in gola, sento luccicare gli occhi,sto per sciogliermi in un pianto apparentemente senza ragioni,ecco è questo che cercavo qualcosa che mi commuova,ho bisogno di commuovermi, follia?No ha una sua ragione.
Senza pensarci molto il libro viene via con me,solo quando mi avvio alla cassa  noto lo sguardo fisso della cassiera su di me:"si mi sono commossa e allora?"Non gli dico nulla,sorrido,pago,lei mi continua a guardare,che l'abbia commossa?.

Il libro: Wonder di R.J Palacio,la storia di un bambino affetto dalla sindrome di Treacher-Collins

Perché questo libro?Perché ho bisogno di commuovermi? Perché in questo fottuto mondo che mi vorrebbe,cinica,arrivista,opportunista, in questo  folle mondo che mi vuole fottere ad ogni occasione,dove i beati sono solo i primi mentre gli ultimi sono tutti dei  perdenti utopisti, io ho bisogno di commuovermi e sentire che nonostante tutto non ho perso il cuore,quello non se lo sono fottuto ancora e terrò duro.
Perché a volte ho bisogno di uscire dal razionale-ragionevole, ho bisogno di scappare da questo boia di mondo, e di piangere per commozione,semplice commozione e meraviglia. A questo punto quella sensazione che mi accompagnava dal mio risveglio è svanita,così com'è arrivata.
Ed io amo i libri per questo,ti sanno dare la risposta giusta al momento giusto.

Chi disse ama e sarai libero,non disse una cazzata!

Note: Treacher-Collins è una malformazione genetica davvero tremenda,che deforma il viso,ho voluto approfondire e ho cercato qualcosa in rete, non nego il dispiacere di sapere che persone ne siano affette e mi rendo delle difficoltà enormi da superare sia per chi ne è affetto e per chi gli vive intorno.
Sebbene abbia scelto quel libro per le ragioni scritte sopra, non l’ho fatto con al solo puro scopo di “speculare” alla ricerca di un emozione  sfruttando una realtà così difficile che ha poco di commovente e favoleggiante in chi la vive, ma per  il messaggio che mi trasmette: amare,amare,amare… e per  imparare ad andare oltre le apparenze,superare il proprio limite, vedere con occhi diversi e trovare la meraviglia là dove le apparenze vogliono farti credere che la meraviglia non c’è,ed è questo che mi ha commosso la “meraviglia” di aver visto l’essenziale che è invisibile agli occhi.

                                                                 Ecco il mio segreto.È molto semplice.
                                                                     Non si vede che con il cuore.
                                                                  L’essenziale è invisibile agli occhi
                                                                
                                                                      Antoine de Saint-Exupéry
                                                                            Il piccolo principe

Outfit che sfida me stessa

Ho indossato il tubino bianco,il mio mio prediletto di alcuni anni fa,poi un giorno è rimasto appeso nell’'armadio in attesadel tempo perfetto per essere indossato.
Ho messo le scarpe bianche nascoste in un angolo della scarpiera ormai dimenticate,ho rispolverato la borsa bianca e blu e sopra le spalle il cardigan tricot un po' vintage.
Ho provato e riprovato a raccogliermi i capelli nella speranza di avere un'aria un po' bizzarra, presente le acconciature quelle un po’ spettinate che fanno stranamente sexy?
Ora dovrei uscire...mi sento incollata alla sedia.
Resto qua,attratta dalla forza di gravità dell'armadio, togliermi l'abito e indossare i miei soliti jeans,la maglietta,le scarpette basse, e lasciare il mito di Sharon Stone a qualcun’ altra.
Mi specchio per la decima volta, potrei andare,ma dovrò scendere le scale,arrivare al portone e poi alla macchina, entrare al super mercato e in seguito al lavoro, mi guarderanno,fin dei conti due gambe scoperte anche se non perfette qualcuno le guarda sempre.
Mi sento fin troppo osservata,e la forza di gravità mi spinge sempre più verso i miei jeans.
Fanculo,esco così.Ormai è tardi.

Vengo da Tanto Lontano


Sono salita un giorno sulla giostra della Vita, in una notte di qualche tempo fa, era inverno o forse estate,non so.C'era una grande luna,e qualcuno mi dondolava per calmare il mio pianto,un pianto di gioia o forse di sofferenza,quando nasci vieni qui e abbandoni quel luogo che ben conosci e non sai quando vi farai ritorno,scorreranno i giorni,scorrerà molto di quel tempo prima di fare ritorno a casa.
Mi hanno affidato ad un'anima che si chiama Roberta,ma tutti mi dicono di chiamare mamma,e poi c'è Tizio che arriva e scompare,e poi ritorna ancora e parla sempre.
Tizio è un tutor, quel che  non ho ben compreso è se abbia sempre davvero ragione.
Qui le cose vanno,non si può dire se bene o male,vanno e basta.
A volte è buio altre volte è chiaro, a volte fa freddo in altri momenti fa caldo,sembra quasi che tutto cerchi di mantenersi in equilibrio fra due cose opposte ma simili al medesimo tempo, dov'ero io prima c'è n'era una sola,era tutto più semplice.Tizio dice che mi trovo qua perché  mi devo distillare, si ha detto  proprio così distillare,per raggiungere la quintessenza.Per distillarmi devo fare un lavorone incredibile,devo provare anche le cose che non mi piacciono e quelle che mi fanno stare un tantino male, le distillazioni da come dice Tizio  da fare sono cinque,odio-amore cattiveria-bontà e infine equanimità.
Tutto ciò non mi convince molto, ma quelli che l'hanno fatto prima di me,dicono che nonostante tutto è meraviglioso se riesci a trovare le strade giuste,le risposte giuste, a fare e a dire le cose giuste,troppe cose giuste per i miei gusti.
Tizio mi ha detto che incontrerò molte,ma davvero molte persone,certi saranno strani,alcuni giusti e altri sbagliati,ma saranno pur sempre simili a me,anche se non comprenderò mai bene perché, ma è così.Di tutte le persone che incontrerò,sempre Tizio dice che di alcune sarò contenta se si leveranno dalle palle,ha usato proprio queste parole, mentre di altre quando se ne andranno mi dispiacerà,ma che alla fine qui è così che vanno le cose, è un via vai di gente,che sale e scende dalla tua giostra e che anch'io farò uguale sulle giostre degli altri.
E poi ci sono cose,tante cose che mi piaceranno,alcune penserò pure di non poterne fare a meno, ma Tizio dice che sarà solo un illusione,perché in realtà qui avrò bisogno di tutto e di nulla,che ogni cosa che credo di possedere è solo un illusione dei Maghi,prima o poi svaniranno,e nel caso che non svanissero prima o poi capirò che non mi servivano a nulla e sarà in quel preciso momento che tutto quel che avrò costruito con sudore, ansia, paura,arrivismo,invidia,gelosia e...insomma tutte queste cose che non conosco, crolleranno e io dovrò ripartire da zero.
Per ora ho scoperto una sola cosa che mi piace,quella che chiamano musica, ha qualcosa di famigliare,molto simile al luogo da dove vengo, mi fa fare cose strane,come  uscire acqua dagli occhi, o mi fa  muovere come le scimmie,l'altro giorno ne ho sentita una che mamma chiama valzer, ascoltavo con incanto e sognavo di girare e rigirare su me stessa, con le braccia aperte e mi sentivo tanto bene,alcune mi fanno battere il cuore,come lo chiamano qui,altre mi fanno sentire tanta nostalgia di un qualcosa di mai visto o vissuto, qui li chiamano sogni.
Tizio, mi ha spiegato che serve molta...come l'ha chiamata? Ris...res...resilienza,questa cosa serve a non farsi fottere, così ha detto:fottere,da tutto quello che mi accadrà di spiacevole e da chi vuole rendermi un ameba vivente nel mondo, un parassita che per vivere deve stare  attaccato a un congegno strano e complesso chiamato SM(sistema mondiale),insomma qui ci sono dei Caio  e Sempronio che non vogliono vederti felice, proprio per niente, si cibano... ha continuato a dire Tizio delle tue energie,della tua mente e se non stai attenta, splash ! Un bel giorno il tuo cervello è fritto come le uova in padella,e la tua anima non vuole più saperne di interagire con il te fisico, ti volta le spalle e ti ritrovi a vivere pur non vivendo, una noia boia ha concluso così dicendo Tizio,ma la cosa che più mi ha agitato;penso che si dica così, è stato quando Tizio ha detto che se mi faccio abbattere da tutto questo, mi tocca  ricominciare da capo, quando il mio corso qui finisce,invece di tornare a luogo Tanto Lontano, mi risbattono qui,e sinceramente non so se è  buona cosa, insomma mi sembra già tanto stancante da adesso,figuriamoci alla seconda,terza e poi ancora e ancora un'altra volta,eppure tutti quelli che tornavano a luogo Tanto Lontano si dicevano felici,commossi,grati, si sentivano arricchiti e che il CpC(Corso per Crescere) è stata una decisone saggia da parte di Creator.
Quello che ancora non ho ben compreso è se tutti quelli che sono qui,compresi i Caio e i Sempronio arrivano tutti da luogo Tanto Lontano,o da altre parti, per i Caio e i Sempronio ho i miei dubbi,o sono sempre stati qui o arrivano da qualche luogo Bastardo dalle provincie dell'Universo,molto lontano da Genesis,ma Tizio dice che su di loro vige il segreto,un giorno saprò.Tizio,che oltre a parlare sempre, gesticola continuamente mi ha detto di stare attenta all'oppio, è una sostanza che crea una realtà illusoria, e dà dipendenza,così allo stesso modo devo stare attenta a quelle cose chiamate religione,politica,denaro sono uguali all'oppio, t'illudono e ti fottono ha detto pieno di sé Tizio con tutto il fiato e il petto in fuori.
A questo punto,il mio entusiasmo credo che sia spappolato come un istrice finito sotto la ruota di una macchina,ma Tizio s'è raccomandato anche di questo,mai fare spappolare  l’entusiasmo e se è possibile nemmeno l'istrice,altrimenti sei sempre fottuta e ti trasformi in una strasfigata, e a quel punto nemmeno il tuo tutor può aiutarti in quel caso e s'è anche raccomandato molto,mi ha detto Tizio:prega e ama,costantemente prega e ama.
Che il tuo cuore sia sempre risplendente e chiaro come un  zaffiro, che i tuoi pensieri siano sempre felici e di pace come l'anima di un zaffiro, solo così non perderai mai il tuo legame con il luogo Tanto Lontano,detto ciò Tizio sorprendentemente con le lacrime agli  occhi  scoppiò subito  dopo in un pianto  così scrosciante da far invidia anche  alla  più poderosa delle piogge, mi abbracciò come un polipo tenace, e mi disse devo andare,ti lascio sola quaggiù, e non capii bene.
Come sola quaggiù?Panico.
Cara io sarò sempre qua ma è come se non ci sarò,non mi vedrai,non mi sentirai come ora, tutto dipenderà da te.A quel punto vidi Tizio svanire e io cominciavo a sentirmi sola nonostante tutta  questa gente, mi aggrappai forte a Roberta,alla coperta,alla luce,alla musica,al pianto,alle risa,a me stessa.Chiusi per un istante gli occhi,e sempre per un istante vidi luogo Tanto Lontano, mi lasciai andare,mi lasciai cullare,riaprii gli occhi e vidi il sole,sentii il vento, e allora compresi cosa dovevo fare e perché mi trovavo qua.
Ogni notte,quando chiudo gli occhi qualcosa di me muore e qualcosa di me rinasce,Tizio mi disse che questo si chiama creazione,crescere,divenire,distillare la quintessenza dello spirito.
Ogni notte quando chiudo gli occhi sento la voce di Tizio che mi dice:che la luce ti illumini la via...e ricordati ama,prega e vivi!...non farti fottere!

Amanda e il sogno

 
Foto di Lilly


"Un giorno io ho perso una parola sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta.Io le mie poesie le ho buttate non avevo fogli su cui scriverle...",Amanda richiuse in fretta il libro,come a volersi tappare le orecchie,quelle del cuore,quelle orecchie in cui le parole rimangono imprigionate come in un mulinello,cosi talmente silenziose che quando odono una parola riecheggiano nella mente.
   
<<Quando la verità ti centra,ti fa gran male>> pensò Amanda mentre si preparava una tazza di tè,con cura aveva posato il libro sulla sedia a dondolo, con la stessa cura con cui si sistema un cucciolo,gli venne quasi istintivo coprirlo con un lembo della copertina per riparalo dal vento,lo amava cosi tanto quel libro, ne conosceva a memoria ogni parola,ogni virgola e tutti i capoversi.
Tollerante, la tolleranza era un qualcosa che sentiva venirgli meno,sentiva che la stava abbandonando.Sarebbe dovuta essere più tollerante con Enrico, con sua madre,con tutti, ma dopo anni di comprensione,sentiva di essere stanca,sentiva che non poteva continuare a  giustificare capricci, atti di pigrizia, e a volte di viltà.Amanda sentiva che se c'era una persona che aveva bisogno della sua tolleranza questa  era se stessa.
Si soffermò per un  istante ad osservare la sua immagine riflessa nei vetri della veranda,sfiorò appena i suoi capelli, "caritevole" doveva essere più caritevole verso la sua figura esile e suoi capelli scompigliati, il suo seno piccolo,le sue occhiaie, più generosa e meno critica <<devo amarti di più>>  disse rivolgendosi alla sua  immagine, e ritornò a sedersi in veranda,riprese il libro fra le mani, non senza prima averlo accarezzato come di consuetudine"...spazio spazio, io voglio, tanto spazio,voglio spazio per cantare crescere, errare e saltare il fosso della divina sapienza" s'addormentò coccolata dal l'ultimo verso letto.

Amanda si risvegliò di soprassalto,era quasi ora di cena <<nemmeno i sogni che faccio sono originali, ricordi che vogliono ricordarmi chi sono stata">>si disse con un un velo  d'ironia.
Enrico arrivò a casa trafelato,Amanda avrebbe voluto parlargli dei suoi sentimenti, di tutto quello che da un po' di tempo provava ma sapeva bene in che verso Enrico prendeva certi discorsi, diceva sempre: "è tutta filosofia, per lui erano quisquilie, cose lontane dal mondo pratico,come se al mondo esistesse solo un lato pratico,lavoro,denaro,tempo,tutto il resto erano solo quisquilie...";non c'è tempo per l'umano sentire si disse fra sé Amanda mentre apparecchiava la tavola.
Sorrise ad Enrico, ma lei sapeva che il suo sorriso era solo un palliativo per risolvere la sua tensione,un debole tentativo per  far leva sull'ammonizione verso  se stessa di restare in silenzio e lasciare le così dette quisquilie a tempi migliori, semmai tempi migliori sarebbero arrivati.
Enrico cominciò a raccontare di tutti i pettegolezzi di " Miss zabetta Silvana ",così piaceva ad Enrico sopranominarla, e fin dei conti non aveva tutti i torti.Silvana s'impiccia di tutti, e quando chi ciarla non lo fa direttamente con lei,allora tende le orecchie per origliare e non si limitava in questo modo di assecondare la sua curiosità  ma andava  poi a raccontarle in giro,a volte colorandole un pochino, giusto per mantenere alta l'attenzione dei suoi ascoltatori.Amanda si risollevò un po' il morale ascoltando Enrico,quando lui improvvisamente le chiese <<ti va di fare una passeggiata sul viale dei noccioli?È una bella sera d'estate> lei rimase un po' esterrefatta "ma quando mai? Lui che desidera passeggiare" Amanda si tenne il suo  pensiero per sé e con il capo annuì.

Mentre passeggiavano lei era con la testa lontano, non seguiva i suoi discorsi,ad Amanda a volte i sogni li sembravano reali, famigliari come la sua vita di tutti giorni,sarà perché dentro di lei li viveva come reali,tutti i giorni, per fino pieni di dettagli e con una cronologia minuziosa dei fatti,una vita dentro un'altra vita, ma quel che più gli faceva venire il magone era quando stremata al pensiero di non sapere come fare per rendere quell'altra vita reale,chiudeva  i suoi discorsi dicendo è <<un'utopia>>ma questa volta lo disse ad alta voce.
Enrico si fermò di colpo e chiese<< "utopia?>>
Amanda sorrise e disse <<no,nulla era solo un mio pensiero,quisquilie>>
ma questa volta Enrico le prese una mano e la invitò a sedersi sull'erba << e cosa sarebbero queste quisquilie?>>
Amanda in tutta risposta percepì solo un enorme vuoto dentro sé, aveva così tante cose da dire ed ora nulla,si sentiva come sprofondata nell'oblio,dimentica di se stessa e di tutte le cose che desiderava.
Posò la sua testa sulla spalla di Enrico,lui intuì tutto il suo bisogno di essere protetta,ma avrebbe avuto tanto piacere  di sapere da cosa doveva proteggerla.
Enrico si sedette sul ciglio del letto <<mi manchi Amanda>>
Amanda fu colta dalla sorpresa ,e questa giornata di sorprese ne stava riservando davvero molte,gli sorrise <<ti manco?Sono sempre qui>>.
Lo sguardo di Enrico si fece cupo << non è vero,sei sempre assorta nel tuo mondo,nei tuoi libri,forza dimmi tutto quello che vorresti dire>>
<<le hai sempre chiamate quisquilie,cose di poco conto,tutta filosofia>>ribattè Amanda
Enrico sorrise e disse<<solo perché avevo paura di non saper dare risposte, di non saper agire nel modo giusto>>
Amanda    istintivamente prese il   blocco  e la  penna,con un sorriso gioviale di  chi   sa di avere dalla sua parte il destino,disse a Enrico di aspettarla,andò a sedersi in veranda,apri il blocco e iniziò a scrivere.
Quando Amanda tornò in camera Enrico s'era addormentato,posò il blocco sul suo comodino e si mise a letto.

Il mattino seguente Enrico era già uscito, non la svegliò nemmeno per la colazione, e a lei non restò altro che aspettarlo fino a sera, si aspettava un viso rammaricato, o l'atteggiamento di chi non aveva compreso,si disse che forse la fortuna non era proprio dalla sua parte.
Enrico entrò in casa in silenzio,Amanda scrutò il suo viso,lui l'abbracciò tirandola a sé, << questa mattina ho letto quello che mi hai scritto,io non so se posso aiutarti  a  realizzare  tutte le  cose   che  vorresti,non so nemmeno se alcune vorrei condividerle, ma so che mi manchi,che ti amo,comprendo che è giusto che tu sia semplicemente te stessa,mi piacerebbe solo sapere che desideri condividere la vita che vuoi con me>>.
Amanda   tirò fuori dal mobile la sua vecchia macchina fotografica,era solo questo che voleva tornare a fare il suo vecchio lavoro, quello che faceva prima di sposarsi,prima di fermarsi per stargli sempre vicino, solo  adesso Amanda si rende conto che lui non gli aveva mai chiesto di smettere di farlo,che fu lei a credere che era giusto così,pensava che fare la fotografa in giro per il mondo apparteneva ad una vita in cui Enrico non c'era,era lei giovane, era lei sempre con la valigia in mano,le due vite non le sembravano  conciliabili,ma si sbagliava.
Uscì in giardino a fotografare le margherite, quando Enrico la invitò a passeggiare, andarono in tre lei,Enrico e la macchina fotografica.
Amanda fece le foto ai noccioli,a Enrico,ai papaveri, lei lo amava e niente l'avrebbe portata tanto lontano da lui quanto non essere veramente se stessa.


Ricominciare

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto,
per essere quello che vuoi essere.

Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei,
non esiste una regola in questo.

Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio,
spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti,
spero che tu possa avere emozioni sempre nuove,
spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi,
spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo,
spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

Dal film Il curioso caso di Benjamin Button.

 

note:
Quel “zero” a volte lo amo,a volte lo detesto
È da alcuni giorni che penso che vorrei ripartire da un punto ben preciso, vorrei percorre la medesima strada riaggiustando le cose,sembra impossibile eppure non lo è,una via da percorrere c’è.