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Ho chiuso gli occhi

Chiedi e ti sarà dato 
Domanda e ti sarà risposto
 
Questa mattina ho preso a caso  alcuni cd da ascoltare in macchina.
Ho chiuso gli occhi.
Non mi aspettavo che fra loro vi fosse quel cd
Dieci anni della mia vita in quelle canzoni
Mi ha sorpreso, mi  ha spezzatto, mi ha reso felice,ho pianto all'andata e al ritorno.
Sarei dovuta essere sola in macchina,invece no,s'è affolallata di persone e ricordi,compresa la mia cagnolina.
Mi voglio male,ma trovo in certi momenti una benefica follia,e l'ho riascoltata questa sera.
Un cielo di quelli che nemmeno se ti impegni riesci a dipingere, l'aria di settembre che ancora sa d'estate, un profumo di quelli inimitabili.
Giù i finistrini,volume a palla,lacrime a scrosio.Cazzo!
Qualcosa lì giù in fondo se n'è andato a farsi benedire.
Fra un un pesiero e l'altro,prepotentemente uno molto insistente si è fatto avanti...
Era da poco che che mi ero separata, quando un  caro amico mi disse:
-non ti mancano?-
ed io risposi
-no-
Ero persa nella nuova vita, ero felice,e guardavo solo avanti:
La sua risposta fu il silenzio, eppure avevo intuito le sue parole nascoste
-fai pure piccola,goditela pure, ma il giorno arriverà-
Me lo sono chiesto spesso in questi ultimi anni,perchè la mia cagnolina, i miei amici,lui,quella che era la mia vita prima di quel 14 febbraio così di botto non mi mancavano, nemmeno fossi evasa da una prigione.
L'ho compreso questa sera...in realtà non li avevo mai lasciati andare.Eppure era necessario voltare pagina e cambiare,ma anni di condivisione e di vita,seppur desideri  andare avanti, non si gettano via come cartaccia, non possono non lasciarti segni,non puoi non affrontarli.
È solo da qualche anno che a tratti hanno iniziato ad affacciarsi ricordi e un po' di  nostalgia, è solo da un po' di tempo che ho compreso che avevo molte cose da smaltire...e questa sera è stato il botto finale.

P.s Ti voglio bene sempre ,avevi ragione...ma il tempo non serve forse a questo? A prepararti. È semplicemente arrivato il momento di lasciare andare.

P.s La foto  vi parrà che non c'entra una minchia,in realtà è legata ad un bellissimo ricordo.

Long time Sun for friends

Ascolto Snatam Kaur quando:
Ho bisogno di trovare quiete
Quando desidero dare un senso profondo alle cose che faccio
Quando voglio fare pace con la rabbia
Quando voglio connettermi con il tutto
Quando è inverno tutto è grigio e desidero dargli colore
L’ascolto quando desidero rendere leggera la vita,i miei desideri, e avvicinarmi a quel che credo.

                                                         Questa è fra le mie preferite

                                                   

                                             Visto che sta un po’ così così  questa sotto  è per Joker 
                                                Visto il titolo facciamo anche per Adhara  e Lilly 
                                               per oggi la mia buona azione  l’ho fatta ihihihihiih


                                                            

La politica del ribelle

                                    


                                                                Michel Onfray

                                                        Da La Compagnia degli Erranti

                                                    Antigone ovvero la politica del ribelle

Michel Onfray
è un filosofo francese, della corrente definita libertaria e antiautoritaria, è un rappresentante della sinistra alternativa, ipnotizzatore di un progetto di «capitalismo libertario». Fortemente critico con l’insegnamento della filosofia nelle scuole, solo come storia della filosofia e non come apprendimento del “ragionare filosofico”, metodo logico da utilizzare come strumento di vita.
Per Onfray l'onestà intellettuale e la conoscenza del mondo sono strumenti inevitabili, per cui la filosofia deve unirsi alla psicanalisi, alla sociologia e alle scienze naturali per potere fornire delle analisi che siano aderenti alla realtà. Nella sua opera “La politica del ribelle: trattato di resistenza e di insubordinazione” Onfray apre una riflessione sulla politica e sull’ipotesi di una società libertaria. Nella dedica omaggia Nietzsche “Odioso m’è seguire e far da guida” ed apre confessando onestamente “L’autorità mi è intollerabile, la dipendenza insostenibile, la sottomissione impossibile.”

Per Michel Onfray, ogni politica propone un’arte per soggiogare l’individuo e per farne un assoggettato, sfruttando i difetti ed i vantaggi che la persona concede. Il soggetto è sempre soggetto a qualcosa o a qualcuno, per cui l’autorità ama il soggetto sottomesso, tanto quanto odia, teme e detesta l’individuo combattivo. Il soggetto si definisce rispetto all’autorità, in buono o cattivo soggetto, in brillante o mediocre, distinguendo così coloro che cedono al principio di sottomissione rispetto gli altri, le pecore nere. Tenendo sempre presente la coscienza che si ribella e non accetta. Come dice Robert Antelme, il soggetto non si definisce tanto per la sua libera coscienza, quanto per il suo intelletto soggiogato, costruito per accondiscendere all’obbedienza.

La figura dell’individuo, fuori da ogni riferimento sociale e culturale, afferma Onfray, appare piuttosto come unica ed indivisibile, in una sorta di solipsismo, “solus ipse” in virtù della quale ogni individualità è condannata a vivere la sua sola vita, e soltanto quella, a sentire, a sperimentare il positivo come il negativo, per sé sola e da sé sola. Tutto ciò, si conosce si sperimenta da soli, senza potere trasmettere nulla della proprie emozioni ad altri, se non sul piano partecipativo. La politica, sfruttando la debolezza a costruirsi come entità, eccelle come tecnica di integrazione dell’individualità in una logica olistica dove l’atomo perde la sua natura, la sua forza e la sua potenza. Tutti i progetti di società che hanno avuto la pretesa di ricorrere alla scienza, alla positività, all’utilitarismo, hanno posto questo assioma: l’individuo deve essere distrutto e poi riciclato, integrato in una società, in una comunità fornitrice di senso. Tutte le teorie di controllo sociale si basano su questa logica:
• Fine dell’essere indivisibile
• Abbandono del corpo proprio
• Avvento del corpo solidale il solo abilitato ad essere individualità
Una politica che scriva per la monade è ancora da inventare, avvisa Onfray, per ora la politica propone da secoli delle variazioni fatte sul tema di negazione dell’individuo. Esso è percepito come particella e frammento che invoca per essere; la sua sottomissione e la sua soggezione è in nome del tutto che si induce a farla finita con la parte, la quale comunque trionfa come un tutto a sé stante. Tutte le politiche hanno mirato a questa trasmutazione dell’individuo in soggetto: la monarchia in nome del re, i comunisti in virtù del corpo sociale, i fascisti nel nome della patria militarizzata e sana, la nazione omogenea, le chiese in nome di Dio ed il capitalismo in nome del denaro e del mercato.

Il sacrificio del diverso è sempre celebrato in nome di queste ideologie celebranti: Dio, Re, Socialismo, Comunismo, Stato, Patria, Nazione, Società, Razza, Denaro, e altri artifici. In tali mondi, in cui si celebra il culto degli universali, poco spazio resta per l’individuo, che è una quantità trascurabile. Lo si tollera e si celebra solo quando mette la sua esistenza al servizio della causa a cui tutti celebrano il culto. “Dove sono gli individualismi solari e solitari, magici e magnifici?” si chiede Onfray. Una politica libertaria – afferma - è possibile, è una politica che ribalta le prospettive e che sottomette l’economico al politico, pone la politica al servizio dell’etica, fa primeggiare l’etica della convinzione sull’etica della responsabilità; infine riduce le strutture al solo ruolo di macchine al servizio degli individui e non il contrario. La politica libertaria vuole una società aperta, in cui i flussi di circolazione siano liberi per le individualità suscettibili di andare e venire, di associarsi, poi separarsi, di non essere trattenute e contenute da una ragione di autorità che le metterebbe in pericolo; danneggerebbe la loro identità fino ad ucciderla.

L’unità della specie umana rende falso e folle ogni tentativo di scavare differenze tra gli individui, il trasformare leggere crepe in solchi incolmabili: è su questi abissi che si costruiscono i regimi di asservimento e di sfruttamento, nei quali l’unità della specie umana diviene una mostruosità ontologica, per cui gli individui vengono posti in condizione id essere sfruttati o sfruttatori. Il trionfo dell’ideologia della divisione, presuppone la negazione dell’unicità ed unità della specie umana: questo frazionamento artificiale pone la base per gli sfruttamenti ed i regimi disciplinari. Il solo modo di relazionarsi, in tali contesti, rimane la sottomissione, l’assoggettamento; la legge darwiniana della sfruttamento del più forte sul più debole. In questa volontà di gerarchia, in questo desiderio di compartimento, di ripartire e strutturare gli individui, tali regimi si impegnano per svilire, umiliare. Agiscono per trasformare, marchiare e disumanizzare per poi invitare a constatare l’animalità dell’individuo assoggettato e schiantato. Tutto ciò avviene, non solo nei regimi totalitari e nei campi di concentramento, ma anche nelle nuove “cattedrali del dolore” come le fabbriche, le aziende, le periferie, le suburre moderne, e in ogni luogo in cui il capitalismo organizza e gestisce l’esistenza umana.

“Una morale di padroni, associata alla loro potenza, incrocia i desideri, i sogni, le aspirazioni di anime erranti e senza destino. Poveri e proletari condividono con il deportato la privazione, la miseria, l’assenza di futuro. […] Speranze vietate; diritti per i padroni, doveri per gli schiavi.” Responsabilità della società è evitare che qualcuno sia portato agli estremi nella rivendicazione del proprio bene, in virtù dei suoi diritti naturali. Quali sono questi essenziali diritti naturali? Vivere, o almeno sopravvivere, equivale alla soddisfazione dei bisogni del corpo e della mente nella misura in cui, così appagati, essi autorizzano l’esistenza di un corpo che sia e che resti lontano dalla sofferenza, come pure di un’anima nelle stesse condizioni, purché essa sia mantenuta nella dignità. Il corpo ha diritto, secondo il principio vitalistico ed edonistico, di tutto ciò che permette il mantenimento della salute, ovvero lo sviluppo ed il recupero della stessa. Ricevere assistenza e cure appropriate e, infine, quando muore ha diritto ad una sepoltura degna di tale nome. Il capitalismo non è assolutamente civilizzato perché ha trovato più di una interdizione o un rifiuto di questi bisogni naturali essenziali, che si riconoscono come diritti naturali. Per mangiare e per bere bisogna pagare, per dormire bisogna pagare, per avere livelli di salute accettabili bisogna pagare delle quote aggiuntive e delle integrazioni, a volte dei servizi non forniti. Per la morte poi la civiltà capitalistica propone uno dei mercati più lucrosi che si immagini. Ecco la gestione sociale del capitalismo in cui i ricchi percorrono tutto il tragitto, riportando molti meno danni di chi ha poco o nulla. Figurarsi se tale società può acconsentire a bisogni spirituali! Le trasgressioni spirituali non sono visibili per cui appaiono meno gravi e spesso si lascia correre, ma se le trasgressioni sul corpo fisico portano alla morte, quelle spirituali portano alle anime morte e agli spiriti corrotti, inariditi, inaciditi, cupi. Sono questi gli abitanti delle terre desolate, afferma Onfray, in cui ritroviamo gli astenzionisti, gli elettori dei partiti protestatari simbolici, e peggio ancora tutti i sostenitori di falangi armate, di fronti nazionali, di aggregazioni fasciste che incitano a politiche di divisione ed oppressione.

Anche le politiche culturali sono divenute festivi e tribali, olistiche e gregarie, semplicistiche e triviali, non tanto provocatorie occasioni di praticare l’arte del ribelle, ma piuttosto l’occasione di assumere il ruolo del consumista soddisfatto. Resta solo l’amicizia come fortuna casuale di affinità elettive e di elezioni singolari, una virtù che manca e che invece dovrebbe celebrare la fine di un secolo che è stato tanto carente di principi comunitari. Queste intersoggettività sfolgoranti rendono ancora possibile l’incontro di opere e di saperi critici, lontani dal pensiero delle mode del tempo, che fanno della cultura un mezzo per impossessarsi del mondo e per cambiarlo, per farlo diverso e migliore. La sconfitta del pensiero non è ancora totale, ed il trionfo della barbarie non è definitivo. Il disegno del pensiero critico libertario consiste nell’opporre la cultura a tutte le forze oscure e gregarie, far rivivere in modo attualizzato lo splendore dell’epoca dei lumi. Nella sua arringa per la specie umana, Onfray richiama al coraggio alla disobbedienza di Antigone, alla definizione di vita di Bichat, per cui essa è l’insieme delle forze che resistono alla morte, in onore all’obiettivo nietzschiano di “Nuocere alla stupidità”.
Buona erranza.
Sharatan ain al Rami

Domani

Ammetto che è da due ora che pirlo in giro per il web,sbirciando qua e là nei blog degli altri a leggermi i fatti loro,lo faccio anche con distacco, una riga un pensiero.
Abbandono i fatti degli altri per curiosare fra i blog a tema, un po’ d’arredamento un po’ di make up, fra un po’ di fai da te e decoupage  e l’outfit del giorno, la giusta dose di blog migliora te stesso, finalmente le palpebre iniziano a cedere.

Cala la notte(incipit che andrebbe bene per un libro) e mi lascio alle spalle una settimana che mi ha strizzato come i panni nella lavatrice,metafora per nulla casuale.
I panni in lavatrice si lavano, si  depurano,e alla fine una volta asciutti profumano di pulito e sano…mi trovo nel bel mezzo di una potente reazione depurativa, non esattamente come quella intesa come nell’articolo linkato, ma la frase l’ho trovata azzeccata.

In poco più di due settimane sono accadute poche cose, ma sufficienti a cambiare molte cose,o forse una sola me,o forse hanno solo spinto in avanti quello che era in attesa d’emergere.
Ho parlato tanto, mi sono presa una pausa,ho riparlato e chissà se ho messo con quest’ultima mossa di oggi fine ad un rapporto con una collega che mi sono accorta essere diventato simbiotico, in cui il mio amore per la tolleranza è stato scambiato per un –mi puoi manipolare-.

Da domani, se durerà,cambio orario di lavoro, un orario che mi lascerà più spazio,più tempo per molte cose…e questo è bene, più di quanto pensassi quando mi è stato comunicato annebbiata dal pensiero –cazzo adesso Teresa s’incazza!-,invece di pensare a me stessa –idiota- questo l’ho pensato dopo.
Ho avuto una notte e un giorno per pensarci o meglio esaminare me stessa, ho sbagliato in qualcosa?No ho tolto qualcosa a qualcuno volontariamente e iniquamente?No.Il responsabile l’ha deciso,l’ha fatto in base a delle valutazioni, bene allora seppur in amicizia fanculo Teresa, nel mentre nella mia testa echeggiava  una frase di Osho “ non è un problema tuo,come gli altri reagiscono alle cose che accadono e alla tue scelte”.Unica mia mossa,dopo una lunga riflessione e un  attento ascolto interiore,l’ho chiamata preavvisandola della decisione dell’azienda,giusto per essere in pace  e trasparente.Ora si giochi lei le sue  carte  aveva un poker in mano e l’ha gettato via.Attenzione in questo cambio non c’è promozione né  un aumento di stipendio,ma questo  cambio d’orario porta altri benefici uno dei quali che uscendo alle 12.30 mi taglia fuori da tutto, intrighi, liti, e dal farmi un culo grosso  come una casa.

È da questa mattina che sento in me una dicotomia,se mi guardo indietro io e l’altra abbiamo ben poco in comune, non so se questo è un bene, né se sia solo una breve percezione che mi è utile in questa fase, di un o  se sia qualcosa di definitivo, provo però una punta di disagio mi sembra di avere tradito qualcosa di me, la percepisco un po’ come una sindrome d’abbandono,insomma per anni convivi con una certa “te” e così di botto quella te non c’è più e ne arriva una sconosciuta.

Quanto parlo

E parlo,parlo,parlo…è da venerdì scorso che non smetto,tranne forse quando dormo, anche il mio gatto non mi ha mai sentito parlare tanto con lui.
Più parlo più vorrei tornare al mio stato naturale,quando riflettevo prima di dire,quando avevo bisogno di fare e non dire.
Parlo così tanto che alla sera mi sento stanca.
Non è che parlo del più e del meno, nemmeno di cose campate in aria, nemmeno di gossip, è  come se attraverso la parola in realtà vomito tutto quello che ho sullo stomaco.
Ho detto tutto quello che avevo da dire   a tutti .  Ma ora ho davvero bisogno di tornare al silenzio…ma come cazzo fanno i logorroici ?Io sono arrivata al punto di stancarmi  a  sentirmi parlare…ma vabbè avevo da dire, ora credo di essere finalmente vuota.
                                                   da un po’ di tempo faccio anche questo     
          Ho quattro piante Vienna,Armonia,Jasmine e l’ultimo arrivato il piccolo Banny
          Ebbene sì,hanno un nome,ascoltano musica classica,e sono il grande miracolo 
          della mia vita,prima d’ora nessuna,e dico nessuna pianta era sopravvissuta più
          di una settimana nelle mie mani.
         Da ciò  ho  compreso che  qualcosa sta  cambiando nel mio essere  ho  iniziato a   prendermi      cura davvero  della vita con una sensibilità diversa

La mia leggerezza dell’essere

 

Pensavo che leggere Kundera mi avrebbe rilassato,invece è riuscito ad affossare il mio stato d’animo e ad appiccicarmi addosso un ulteriore sensazione spiacevole, anche l’animo deve essere predisposto a certe  letture.
L’ oroscopo     della settimana  dice – ora che si va verso l’autunno alleggerisciti e non in senso fisico ma dicendo addio a cose e persone che non ti fanno stare bene- comincio a pensare che troppo spesso l’oroscopo e la mia vita sono sincronizzati, mai profezia è stata più esatta di questa.
Per le cose nessun problema è in corso da questa  estate la pulizia in casa, è  un continuo buttare ciò che è legato a questo o quello e ciò che non mi rappresenta più, creo spazio, creo essenziale e sto bene.
Per le persone è tutto assai più difficile, una a cui dovrei dire addio, ci lavoro e a meno che non cambi lavoro, ci devo convivere, ma da lunedì credo  che  l’addio sarà platonico ma quasi doveroso, un altro addio che dovrei dire…ma   lasciamo   perdere sarebbe come spiegare il teorema di Fermat,e  in fine un bell’addio anche solo spirituale verso ricordi e persone ci sta bene, non sono una persona che vive legata al passato, ma a volte restano  residui non elaborati,arriva il momento di sputarli.

Oggi mi sono svegliata prestissimo,pioveva e mi sono detta – figo, piove,me ne sto sotto le coperte- ma quell’entusiasmo è durato poco,una telefonata,un mio errore di valutazione, e la discussione è partita per due interminabili  ore, e poco è servito dire con calma scusa non volevo, è che sto un po’ così così,solo quando ho alzato la voce,scoppiata in un pianto,riattaccato il telefono, poi mi è   stato   chiesto- cosa succede?,come stai?
Una botta di vittimismo la mia?No non sono alla ricerca di pena   cerco   solo   un eremo  in cui andarmi a nascondere per  qualche mese, anche se scappare non è la soluzione, ma ogni tanto per schiarirsi  le idee è quasi doveroso.

Lo so chi stava dall’altra parte del telefono ha  una serie di problemi più importanti dei miei banali momenti,in cui il mio io si sente ferito  e tradito da una amica stronza, e altre cosette,ma ogni tanto mi piego anch’io e non sono sempre pronta  ad ascoltare,capire e farmi carico del malessere di qualcuno,mi si perdoni, se cado nella leggerezza della fragilità di quando in quando anche per banalità.

Sarà per questo che le prime pagine di    La leggerezza dell’essere invece che rilassarmi mi sono cadute addosso come un macigno, per un attimo mi sono ritrovata nel protagonista difronte  alla   sua Tereza, mi sono ritrovata   nel gioco delle coincidenze che sono segni da interpretare, mi sono sentita stritolare alla sola idea di una vita che non voglio.

E mi dispiace se il mio egoismo,se di egoismo si tratta, non  mi   porta  talvolta nella  direzione di chi mi circonda, ho scelto la leggerezza dell’essere,almeno per ora e fino a fatti contrari.

Svegliarsi tutti i giorni e sentirsi dire da una persona a cui vuoi bene- con la vita ho chiuso,ho chiuso con tutto - tu impotente di cambiare la sua cazzo di vita (che in parte da solo si è creato) ti ammazza, ha ragione Kundera nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova verso un altro,al posto di un altro,prolungato per echi interminabili , e se a volte appaio egoista è solo perché    cerco di salvare la mia vita, il mio precario equilibrio  dal dolore di qualcun altro, perché  io  invece al mio   dolore    so   dargli un nome,un inizio e una fine, a quello di qualcun altro no!.

Osservare la mente

 

                                                             immagine da meditare.net

Osservare la mente, osservarla come un fiume che scorre, senza fare nulla. Senza pretendere che sia diversa da come è. Lasciando arrivare pensieri, immagini, sensazioni. Lasciandoli andare, come le nuvole del cielo.
Questa è l’essenza della meditazione.
Se osserviamo la mente, senza aspettative, senza desideri, senza pretese; se accogliamo tutto ciò che arriva, dopo qualche tempo sperimentiamo un affinamento dei sensi, ci sentiamo più connessi e arriviamo alla pace e alla gioia.
Krishnamurti, La ricerca della felicità

Sabato in pareggio

Questa mattina sono uscita a fare colazione nel mio bar preferito,arrivata scopro che che oggi c’è la festa delle associazioni, dopo il mio bel caffè e brioche, vado a farmi un giro fra gli stand , mi fermo ad uno stand  di libri usati, non mi fermo per acquistarli
ma per chiedere alla signora se gli farebbe piacere se gli regalassi dei libri da vendere,mi dice di si,le prometto che nel primo pomeriggio torno a portarglieli.

Torno alla festa con  i libri,la signora li guarda contenta, e mi prega di prendere qualche libro in cambio, io insisto di no, non mi piace l’idea di ricevere qualcosa in cambio per qualcosa  che regalo, quando lo sguardo cade su un libro,preciso preciso su quel libro,lì tutto solo,La leggerezza dell’essere di Kundera, non ci credo!.
Quel libro era nella mia lista dei prossimi acquisti, desideravo molto leggerlo dopo averne letto spezzoni qua e là per la rete.
Accetto,vada  per quel libro e solo quello, mi fermo a parlare con il signore vicino a lei di Kundera, mi dice –vedrà che lo apprezzerà-.

Torno contenta verso casa, ormai sono certa certe cose accadono davvero, e  gli insegnamenti del Tao non sbagliano.
Salgo in macchina, faccio benzina e litigo con tipo, mi dimentico degli insegnamenti Taoisti, ma alla fine il punto è che quel cretino –aveva ragione- sono io che sono incazzata con il mondo.Oggi.

Vado a comprarmi al Brico le assi di legno per fare il mio davanzale interno alla finestra della camera,una cosa stile nordico, da quelle parti tutte le finestre o quasi hanno davanzali interni su cui loro ci mettono di tutto, dalla piantine alle candele,statuine e caffettiere ,tazzine, insomma l’ho visto su una rivista mi è piaciuto,così ho pensato di farlo in legno.Niente trapano niente tasselli, non demordo trovo una colla della Bostik che a detta loro attacca anche le mensole senza chiodi.
Tornata a casa l’impresa non è stata facile,sembravano non reggere, per ora reggono e sono bellissime.

Mah…prima di tornare a casa, devo prelevare i soldi, senza le mie Sigarette, il sistema nervoso ne risente, prelevo, ma qualcosa non mi torna, provo a fare il saldo, il bancomat  va  fuori di testa e mi scrive – tonta il pin è errato- così una volta,poi due e mi arrendo.
Allora vado alla filiale in cui ho il conto, il pin non è errato,lo ricordo bene, al bancomat della mia banca succede uguale –ma allora insiti,tiè mi trattengo la tessera-.
Vorrei sbattere la testa, e mi dico – cazzo lo sapevi,perché ci hai  provato  un’altra volta?- Mi rispondo- perché non mollo,quando mi fisso non mollo-.
Pazienza! Lunedi andrò a riprenderlo.Il tutto è dovuto con probabilità al cambio della banca, si sono   fusi,   lunedì  diventano  una    banca  più  grande, e in questo fine settimana stanno lavorando al sistema.

Tirando le somme due stronzate e due cose buone, vado in pari.

Tiro fiato mi immergo nel mio mondo,lì mi perdo  – finalmente è quiete-.

Fase cazzeggio: la pagina bianca

pagina bianca

                                                       Illustrazione di Stefano Misesti

È da qualche giorno che vorrei scrivere,vorrei sedermi qui bella tranquilla e scrivere qualcosa,qualunque cosa.Ma niente.
Davanti al foglio bianco del notes mi sembra di essere sotto interrogatorio
- dai scrivi !-
-scrivi o no?-
-Va bene,mi appello alla facoltà di non scrivere-

Intanto che cazzeggiavo per la rete ho trovato questo blog I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo
non vi è dubbio che anche i contenuti siano validi,ma se state un po’ in crisi cercate nel blog le vignette

Cave Canem

                                                                Mi ci ritrovo…

Tutti illuminati,ma dai lampioni

 

Ho letto questo articolo: 10 Malattie Spiritualmente Trasmissibili – di Mariana Caplan,di corsa,non mi sono soffermata su tutti punti, che più o meno gli ho presenti da sempre e che condivido,non mi interessa molto fare polemiche né convincere persone, ma quello che davvero mi sta sulle palle è quando sento le persone parlare di percorsi spirituali, o di psicanalisi,a patto che ne trovino uno giusto di analista, come se si trattasse di una gita sul Po.
Vuoi in primis per esperienza sulla mia pelle, o anima dovrei dire, vuoi per tante letture e testimonianze che ho sentito, ci tengo a dirlo…andare alla ricerca di se stessi, qualunque sia il metodo o percorso che si scelga, non sarà come andare in vacanza, quello che in pochi apertamente dicono, dai psicanalisti ai guru spirituali odierni, è che se davvero vai alla ricerca di te stesso quello che ti aspetta è di attraversare un enorme mare di merda, starai un male cane, vedrai di te tutte le cose che non ami, vedrai il mondo capovolto, e solo poi giunto a riva vedrai e godrai del  meglio, ma detto ciò nemmeno desidero d scoraggiarvi,ma esserne consapevoli è la prima cosa,non per nulla molti mollano quasi subito,e se vi sembra troppo facile avete scelto un percorso probabilmente poco veritiero.Va bene non volevo essere così terra terra…ma chi pensa di aggiustarsi la vita solo con tre consigli di un analista, e i sani principi dei guru non ha capito un cazzo, e chi la pensa così non è alla ricerca del proprio sé ma dell’ennesimo appagamento del proprio io, e se c’è qualcuno dentro di noi che non molla, è continuamente frustrato, alla ricerca di approvazioni e bisognoso di cure è proprio il nostro io.
Ora qualcuno dirà, ma che serve allora darsi tanta pena, se poi si sta male? La risposta trovatela da solo, scava bene in fondo a te stesso.
Per quando mi riguarda n’è valsa e ne vale la pena, qualunque sia il livello  che raggiungi è meravigliosamente ineguagliabile.E come l’ultimo punto cita,mai cadere nell’illusione di essere arrivati,non si arriva mai…non si smette mai di evolversi,ricredersi, provare, e la meraviglia vera è in tutto questo.


Le seguenti 10 classificazioni non si intendono come definitive ma sono offerte come uno strumento per rendersi consapevoli di alcune delle più comuni malattie spiritualmente trasmissibili:

1- Spiritualità Fast-Food: Mescolando la spiritualità con una cultura che celebra la velocità, il multitasking e la gratificazione istintiva il risultato è molto simile ad una Spiritualità Fast Food.  E’ un prodotto della fantasia comune e comprensibile secondo cui il sollievo dalla sofferenza della condizione umana può essere veloce e facile. Una cosa è chiara comunque: la trasformazione spirituale non può essere  ottenuta con una soluzione tampone.

2- Spiritualità d’imitazione: è la tendenza a parlare, vestirsi e comportarsi come immaginiamo farebbe una persona spirituale. E’ un tipo di imitazione spirituale che emula la realizzazione spirituale così come una fabbrica di  pelle di leopardo imita la vera pelle di un leopardo

3- Motivazioni confuse: sebbene il nostro desiderio di crescita sia genuino e puro, finisce spesso mischiato con motivazioni minori come il desiderio di essere amati, il desiderio di appartenenza, il bisogno di colmare il nostro vuoto, la credenza che il sentiero spirituale eliminerà la nostra sofferenza e ambizione spirituale, il desiderio di essere speciali, migliori di, essere “gli unici”.

4- Identificazione con le Esperienze Spirituali: In questa malattia l’ego si identifica con le nostre esperienze spirituali ritenendole “le proprie”, e iniziamo a credere di incarnare intuizioni sorte in noi in certi periodi. Nella maggior parte dei casi non dura per sempre, sebbene tenda a durare più a lungo per quelli che ritengono di essere illuminati e/o fungono da insegnanti spirituali.

5- L’Ego Spiritualizzato: Questa patologia si produce quando la struttura della personalità egoica  diviene profondamente intrisa di concetti e idee spirituali. il risultato è una struttura egoica “anti-proiettile”. Quando l’ego diventa spiritualizzato siamo invulnerabili all’aiuto, a nuovi stimoli o a feedback costruttivi. Diventiamo esseri umani impenetrabili e bloccati nella crescita spirituale, tutto nel nome della spiritualità.

6- Produzione di Massa di Insegnanti Spirituali: Ci sono diverse tradizioni spirituali trendy che producono persone convinte di essere ad un livello di illuminazione spirituale, o Maestria, che è ben al di là del loro reale livello. Questa malattia funziona un pò come un nastro trasportatore spirituale: metti su questo bagliore (put on this glow?), ottieni questa intuizioni, e — bam! — sei illuminato e pronto ad illuminare altri in modo simile. il problema non è che questi insegnanti insegnino, ma che rappresentino se stessi come maestri spirituali.

7- Orgoglio Spirituale: nasce quando il praticante, dopo anni di sforzi laboriosi ha effettivamente raggiunto un certo livello di saggezza e usa questo traguardo per giustificare la chiusura verso un’ulteriore esperienza. Un sentimento di “superiorità spirituale” è un sintomo di questa malattia trasmessa spiritualmente. Si manifesta come una sottile sensazione del fatto che “Io sono migliore, più saggio e al di sopra degli altri perchè sono spirituale”.

8- Mente di Gruppo: Anche descritta come pensiero-di-gruppo, mentalità cultica o malattia dell’ashram, la mente di gruppo è un virus insidioso che contiene molti elementi della tradizionale co-dipendenza. Un gruppo spirituale sigla in modo inconscio e sottile degli accordi rispetto al modo corretto di pensare, di parlare, vestire e comportarsi. Individui e gruppi contagiati dalla “Mente di Gruppo” rigettano individui, atteggiamenti e circostanze che non si conformano alle regole, spesso non scritte, del gruppo.

9- Il Complesso dei Prescelti: Il Complesso dei Prescelti non è limitato agli Ebrei. E’ la credenza che “Il nostro gruppo è spiritualmente più evoluto, potente, illuminato e, per farla semplice, migliore di ogni altro”. C’è un’importante differenza tra il riconoscere di aver trovato il sentiero, l’insegnante o la comunità giusta per se stessi, e l’aver trovato L’Unico sentiero.

10- Il Virus Mortale: “Sono arrivato”. Questa patologia è così potente da essere terminale e mortale per la nostra evoluzione spirituale. E’ la credenza che “Io sono arrivato” all’obiettivo ultimo del sentiero spirituale. Il nostro progresso termina nel momento in cui questa credenza si cristallizza nella nostra psiche perchè appena cominciamo a credere di aver raggiunto la fine del sentiero cessa ogni crescita ulteriore.

Da Le dieci malattie spirituali

Se c’è un libro che mi sento di consigliare è Cuore saggio di Jack Kornfield, non tanto per il suo contenuto,che potreste ritrovare in altri libri, ma per la sua onestà intellettuale,per il modo in cui semplicemente ti dice,tradotto in parole povere: questo è il tuo cammino, questo è il tuo dolore,questo è lo strumento che hai a disposizione per guarirti l’anima, non sarà sempre tutta luce né tutto buio, ma saprai cos’è luce e cos’è buio, senza temerli entrambi, perché questo è guarire.Almeno per me.

Sono in vena: Namasté.

Il mistero della respirazione cosciente

                          Provo con questo esercizio, magari è la volta che smetto di fumare                           
                                 Esercizio: il mistero della respirazione cosciente

Esercizio: il mistero della respirazione cosciente: imprimere i desideri nell’aria da respirare 
Si tratta di inserire coscientemente un idea, un immagine, un proposito o un desiderio entro la sostanza aerea che andremo a respirare: impregnare l’aria di un idea. Si deve stare seduti, e respirare attraverso il naso. Si immagini che qualsiasi cosa desideriate, entri nel corpo attraverso i vostri polmoni: tramite l’ossigeno che penetrerà nel sangue ogni tessuto del corpo verrà permeato dall’idea pensata. E’ fondamentale nutrire in sé la più completa convinzione che nell’aria inspirata sia contenuta la “forza” che andrà a realizzare il nostro proposito. Si pensi: io inspiro la forza che alimenta il mio coraggio. Oppure: inspiro l’energia che guarisce il mio corpo.
I desideri impressi e assunti tramite l’aria avranno maggiormente influenze sui processi del piano psichico quali passioni, istinti.
E’ tassativo dedicarsi solo all’inspirazione di idee pure, non egoistiche, che mirino al perfezionamento di noi stessi, dal punto di vista della mente, del carattere e del corpo.
Si cominci con 7 respirazioni, aumentando gradatamente giorno dopo giorno la quantità di respirazioni. Mai respirare oltre mezz’ora.
E’ consigliabile non dedicarsi alla realizzazione di più desideri, ma perseverare univocamente con un solo desiderio: attendere sino a che non si sarà realizzato. E possono occorrere giorni, settimane e mesi.
Altri fattori importanti sono: 1) la natura della vostra idea. Il pensiero che inalate deve essere positivo ed interessare il vostro benessere spirituale. 2) Il grado di persuasione. Dovete mantenere un atteggiamento di assoluta fiducia nella realizzazione rapida della vostra idea.
Rielaborazione di insegnamenti di Franz Bardon a cura di Tiziano Bellucci

Fonte:http://divinetools-raja.blogspot.it/

Le Parole

 


                        Le parole non hanno occhi né gambe, 
non hanno bocca né braccia, 
non hanno visceri
e spesso nemmeno cuore,
o ne hanno assai poco.
Non puoi chiedere alle parole 
di accenderti una sigaretta
ma possono renderti più piacevole il vino.
E certo non puoi costringere le parole
a fare qualcosa che non voglion fare.
non puoi sovraccaricarle
e non puoi svegliarle quando decidono di dormire.
Qualche volta gli scrittori 
si uccidono
quando le parole li lasciano.
Altri scrittori
fingeranno di averle ancora
in pugno
anche se le loro parole
sono già morte e sepolte.
Le parole sono 
uno dei più grandi 
miracoli al mondo,
possono illuminare 
o distruggere menti, 
nazioni,
culture.
Le parole sono belle
e pericolose.
Se vengono a trovarti,
te ne accorgerai
e ti sentirai
il più fortunato
della terra. Nient'altro avrà più 
importanza
e tutto sembrerà importante.
Ti sentirai
il dio sole,
riderai del tempo che fugge,
ce l'avrai fatta,
lo sentirai
dalle dita 
fino alle budella,
e sarai diventato,
finché 
dura,
un fottutissimo scrittore
che rende possibile 
l'impossibile,
scrivendo parole,
scrivendole,
scrivendole.
Charles Bukowski


Cosa mi manca questa sera

Sarà che in questa sera di fine estate non ho nulla da fare la ragione per cui mi sono smarrita in youtube  andando a spolverare vecchie canzoni, sarà che a causa di quelle canzone  mi è saltato in mente di andare a rileggere un mio vecchio blog vagate per il web…sarà che anche quando scrissi quel post era estate,sarà che allora provavo più o meno quello che sento adesso… che mi fa balenare l’idea di rispolverarlo postandolo qui.

È una bella sera d'estate...cosa mi manca ‘sta sera?
Mi manca un amico di quelli sinceri magari un po' filosofo da cui hai sempre qualcosa da imparare, un’amica di quelle genuine belle per   cosi per come sono, un tavolino di un bar all'aperto, i profumi dell'estate, tre caffè e molte chiacchiere interrotte da qualche risata...ma più di tutto mi manca la loro autenticità di volermi bene cosi per come sono non per quello che potrei essere o potrei dare.
E ancora più di tutto mi manca che non ci sono!

Io non ho bisogno di denaro
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini (Terra d'Amore 2003)

Giovedì 14 Giugno 2012

Fase cazzeggio della domenica mattina

                                  Alzarsi dal letto e ballare la sigla di Lamù

                                                            A volte mi prende così

Deve per forza avere un titolo?


 

La mia distrazione non ha limite, la mia pigrizia è assai invitante...riesco sempre a lasciare due o tre cose a metà.
Riesco ad essere semplicemente me stessa fin in fondo, ormai ci rinuncio non cambierò mai,la perfezione in questo o in quello non mi apparterrà mai.
Sarò sempre,credo, così straordinariamente distratta e fra le nuvole.
Lontana da tutto e allo stesso tempo dentro tutto.
Mi stanco facilmente delle battaglie, mi stanco incredibilmente quando tento di dare un giudizio,
Vivo, e non sto a chiedermi per troppo tempo cosa sia giusto o sbagliato,ormai è da tempo che tutto mi appare come un'illusione.
Ormai è da tempo,che ho smarrito l'elenco dei valori e delle virtù, sto cominciando a non riconoscere più i sensi di colpa,ed ogni cosa scorre,vive semplicemente perché così è.
Sempre meno m'importa che mi venga riconosciuta un qualità,sempre meno m'importa di arrivare o avere.
Letto così,per convenzione, appare come la confessione di una persona afflitta da apatia o che abbia mollato la presa.Invece è pace.
Sempre più spesso mi accade, di non avere un obiettivo,di non desiderare a tutti i costi, di accettare quello è  senza volerlo cambiare, sempre più spesso mi accade di sentirmi persa in qualcosa di immenso e allora comprendo come tutto è stupidamente inutile, tutto tranne che vivere davvero, qui e ora.
Ci sono cose che vorrei...le immagino,le penso ma non mi angustia più il fatto che  si avvereranno o meno .
Potrei stare qui a scrivere chissà per quanto, ma tanto non servirà a nulla.Sarebbe come cercare di descrivere qualcosa che non ha volto e forma,ma che semplicemente vive.
Sono nel mondo, ci sarà sempre qualcosa che mi creerà sgomento, qualcosa che mi pungerà e mi farà male, ci sarà sempre  qualcosa che sentirò ostile... e continuerò a sbagliare,ma quel che è diverso è il modo in cui lo vivo,lo elaboro,lo accetto.

                                                    Che la tua notte sia serena