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Raccontarsi, quale il limite?




Non saprei da dove iniziare… in questi ultimi giorni c'è un argomento che mi ritorna di sovente, un argomento in cui inciampo spesso, "quasi"casualmente:l'importanza delle parole e della scrittura,nelle sue molteplici forme e usi.
Un amico attraverso il suo post  si pone la questione del perché le persone scrivano tutto di sé nei loro blog, quale senso può avere mettere nero su bianco la propria vita e dare la propria intimità in pasto a degli sconosciuti?.
Ho gettato là, la mia risposta al suo scritto limitandomi alla mia personale esperienza non potendo scavare nelle realtà altrui ma  credo che in linea di massima le ragioni per cui ciò accade si trovino nel bisogno di comunicare,di confrontarsi e di sfidare se stessi,in alcuni casi vi sono soggetti a cui non manca un po' di protagonismo e per altri si tratta di una fortuita via per  esternare un vittimista che cerca appoggio alle sue lamentele.
Tempo fa scrissi di quanto fosse fondamentale almeno per me il diritto di esprimersi sia  in modo verbale che scritto, rileggendo in questi giorni il libro della Metzger ritrovo la conferma di quanto sia essenziale usare la scrittura come catalizzatore,e mi rendo conto del perché i blog hanno avuto tanto successo.
La Metzger nel suo libro partendo da se stessa fa esempi di casi in cui le persone ad un certo punto smettono di scrivere o di esprimersi a causa di atteggiamenti di censura  da parte di chi gli sta intorno,la Metzger stessa racconta di quando sua madre leggendo i suoi libri la incalza  chiedendogli perché mette a nudo se stessa o scrive  di argomenti  intimi (tabù), molto bella la sua risposta:< perché lo scrittore ha il dovere di rivelare la verità,mi sforzo di spiegare>. Mi includo anch'io nella sua lista, ho passato  dei periodi di chiusura e apertura in continuo alternarsi dovuti per lo più a atteggiamenti provenienti dall'esterno, e sinceramente questi sali scendi non sono ancora terminati.
Forse la risposta della Metzger alla madre non trova uguale valenza nel rappresentare lo scrivere dei blogger,  quanto si tratta di diari personali, ma fin dei conti quando si scrive di noi sarebbe già uno sgarbo mentirci da soli o cercare di apparire quel che non siamo, anche scrivere di noi include una verità da cui il Sé scrittore non si può esimere, tutt’al più si terrà quanto scritto nel cassetto, rinviando a tempi migliori la scelta del suo destino,se finire nel cestino, conservarlo gelosamente o condividerlo.

Deena Metzger scrive : "Quando ci dicono che non si deve parlare di una cosa. Il messaggio sostanziale è che quella cosa non dovrebbe esistere: non deve, non può, non esiste. In quel momento per noi la nostra realtà, di conseguenza la nostra vita subiscono un snaturamento, diventano vergognose e da cancellare. Cosi, per proteggerci iniziamo a parlare del mondo a una dimensione dove tutto è sicuro, acquisito, accettabile..."
Il pensiero sopraccitato di Deena potrebbe essere un buon esercizio di riflessione davanti ad  un nostro scritto che sia personale o che entri in merito ad argomenti delicati;da sfruttare quando il dubbio di dire o non dire ci blocca, una meditazione per soppesare se quanto vogliamo rendere pubblico corrisponda a quello che davvero vogliamo,se per quanto intimo il nostro pensiero o vissuto non abbia nulla di cui vergognarsi se non davanti a pregiudizi e false credenze.
Per quanto mi riguarda ho  una zona invalicabile che non oso e non voglio oltrepassare nemmeno quando scrivo di me, come ci sono argomenti che considero estremamente difficili da esporre o che prediligo per ragioni personali non condividere.
Una riflessione mi ha portato comunque a valutare che alcune cose non le scrivo per una forma di pudore verso le mie azioni o non azioni, sentimenti e pensieri, in effetti la Metzger ha ragione sotto sotto abbiamo qualcosa da nascondere o da preservare a tutti i costi, qualcosa di cui  fin dei conti  ci vergogniamo rispetto a quelli che sono i dogmi della società in cui si vive,  fin dei conti mettere la nostra vita su un foglio di word e spedirla nel web non è cosa   di poco conto.
L'importante è sapere perché lo si fa e cosa si pensa di ricavarne,e soprattutto dove lo si fa( facebook è un amico spione che spiattella in giro tutto di noi), consapevoli del giudizio e  delle critiche che ci attiriamo addosso.
Fantablog di Ida
"Perché mai dovrei raccontare che ho rubato il dentifricio, solo perché mi garbava l'idea
perché mai dovrei raccontare che ho tradito mio marito e mi sono pure divertita
perché mai dovrei dire che con una sassata ho rotto il finestrino dell'auto del capo
perché mai dovrei raccontare che ho volontariamente rovesciato il caffe sul vestito da 500 euro di quella snob della mia ex amica
perché mai dovrei raccontare che passo giornate amare e piango, e già a volte piango,anch'io
perché mai dovrei raccontare a questa fottuta gente sconosciuta che io Ida non sono perfetta, come la fottuta gente che mi conosce crede
Non lo scriverò mai nel mio blog,perché dovrei?Opss<inviato>."
Oppure
non abbiamo segreti come quelli di Ida ma desideriamo semplicemente proteggerci e proteggere la nostra vita seminando qua e là paletti,ma in questo caso, secondo al contesto in cui ci troviamo si potrebbe dare un immagine un po’ artefatta di noi,ma ben venga  la riservatezza “vitale” e siano abolite invece le cadute di stile dove è l’eccesso;in tutti i sensi, a dare un immagine artefatta di se stessi.
Comunque sia...
 
Silenzio e parole...interagiscono nella nostra esistenza, parole scritte,parole verbali... il silenzio è un bene prezioso quando libero e maturo,quanto il proteggere i nostri sentimenti, ogni imposizione(quale la censura morale e culturale) che è volta a soffocare la nostra natura è sempre comunque una forma di violenza.
Ai bambini "taci!"non si dice...
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Troppi stimoli poca attenzione: l’era della comunicazione globale

Non voglio dare un giudizio sulla persona, anche se una riflessione su di lui l’ho brevemente fatta, preferisco dare spazio alle sue parole.

La questione, allora, è questa. Come poter creare, all’interno di un mondo collegato a livello globale da velocissimi mezzi di comunicazione, un secondo spazio in cui si possa imparare a vivere il tempo in modo profondo, in armonia con gli altri esseri umani, le altre creature e il mondo in cui tutti viviamo?”

                                         …parole che  mi sembrano più che sensate, a dirle è Jeremy Rifki


Trovo anche sensato dare un seguito all’espressione  sopra di Rifkin riportando il post di Luisa Carrada

Fermate il web: voglio scendere. E’ il titolo dell’articolo di Jeremy Rifkin che l’Espresso pubblica questa settimana.
Un pezzo lucido e semplice, che pone una questione serissima: siamo connessi con tutto e con tutti, abbiamo a disposizione una quantità enorme di informazioni, possiamo fare parecchie cose alla volta, ma paradossalmente tutto questo mette in pericolo alcune nostre capacità cognitive ed emotive proprio ora che ci sarebbero più utili.
Il mondo interconnesso non crea nuovi pericoli solo per i nostri corpi e le nostre esistenze – il terrorismo, i virus biologici e tecnologici, il surriscaldamento terrestre -, ma anche per le nostre menti e le nostre coscienze.
Se possiamo navigare con quattro finestre del browser aperte e contemporaneamente telefonare e ascoltare musica, dove finisce l’attenzione focalizzata ed esclusiva che la soluzione di un problema comunque richiede? E a cosa serve essere connessi con mille persone se la nascita di empatia e consonanza tra persone esige da sempre lo stesso tempo per svilupparsi? Se gli stimoli diventano troppi, dove dirigeremo e fermeremo i nostri occhi?
Una società complessa richiede una capacità di attenzione e riflessione che per svilupparsi hanno bisogno anche del silenzio, di pause, di solitudine, di meditazione.
Siamo ben oltre l’information overload, secondo Rifkin, anzi andiamo verso una società affetta dalla sindrome di mancanza di attenzione.

Luisa Carrada conclude con un domanda “Già, come?”, come uscire da questa questa mancanza di attenzione, la trovo una buona domanda su cui riflettere.

Fase Cazzeggio

                                                                    Fase Cazzeggio
                                     Avevo molto tempo per pensare, ma non ne avevo voglia
                                        Avevo molto tempo per fare,ma non ne avevo voglia
                                             Il meglio che sono riuscita a fare è questo:
                                                     Tag di Technorati:
Immagine (3)
                     Gli ho messo anche il Copyright, si sa mai che mi  volessero rubare quest’opera d’arte.
                                                
                                                           Tag di Technorati:

                Gli  ho aggiunto anche la tag, è sempre importante essere trovati nel web,lo dicono i Seo.

L’entusiasmo


           Fra tutte le citazioni possibili e aforismi dedicati all'entusiasmo quella di Russel è per la più incisiva
                                     L’entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo
                                                                     Bertrand Russel


L'entusiasmo ha un sapore che tutti hanno conosciuto,ma nella memoria ciò che più  rimane impresso sono i giorni della sua assenza, i giorni dell'entusiasmo perduto, quando a fatica fra i problemi irrisolti e quelli da risolvere, fra i cambiamenti non voluti e quelli cercati,la sua fiamma è molto simile a quella di una candela che sta per spegnersi.
L'entusiasmo è figlio dell'ottimismo o viceversa, non saprei,di certo è un stato d'animo  essenziale ed eccezionale  da cui dipende il nostro procedere nella vita.
L'entusiasmo è una liana a cui aggrapparsi per non cadere
L'entusiasmo è la carta del baro quando la partita si fa dura
L'entusiasmo, è ciò che qualcuno disse dell'ottimismo:è il sale della vita.
L'entusiasmo è il fuoco dell’energia che ci brucia dentro.

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"en-tu-sià-smo
dal greco: [en] dentro [thèos] dio. Il dio dentro.
È una delle mie parole preferite in assoluto.
Quello dell'entusiasmo non è uno stato d'animo che si riduce ad una semplice eccitazione partecipe. È qualcosa di estremamente più profondo, potente, massiccio. È il risvegliarsi di una forza che ci invasa tramite la quale non c'è meta che non sia a portata di mano, non ostacolo che non possa essere abbattuto, non collettività che non ne possa essere travolta e coinvolta. È lo stato d'animo attivo, centrato e sorridente che schiude l'infinita realizzabilità dei sogni."
http://unaparolaalgiorno.it/
Posso solo condividere questo pensiero

Infinito diario

 

 

index

Infinito diario

Sempre caro mi fu
questo diario,che mai scrissi...
Che su quest' ultimo foglio
scrissi fine, ancor prima dell'inizio
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là e di qua della mia stanza,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura.
E come il vento
odo stormir le mie parole, io quella.
Infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien che è meglio
che smetta di pensare,
e la penna riporre nel calamaio
Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare..
e che Leopradi non s'offenda.

 

 

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Kahlil Gibran

 

               “ …ti lascio,oh mia stanza, e mi reco in chiesa,dove menzogne vengono innalzate sull’altare
                    della religione e l’ipocrisia veste abiti della virtù e della tradizione…”

<<Un giorno o l’altro prenderò un astuccio di colori e una bottiglia di inchiostro e me ne andrò a fare l’eremita.
Il vero eremita va nel deserto non per perdere ma per trovare se stesso L’uomo può trovare se    stesso ovunque,ma nelle grandi città bisogna farsi largo con la spada per vedere anche solo l’ombra di sé>>.
da La stanza del profeta di Francesco Medici

 


Kahlil

Khalil Gibran 
Nasce a Bsharri  il  6 gennaio 1883 – New York, 10 aprile 1931 è stato un poeta, pittore e filosofo libanese.
Gibran cercò nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale.
Biografia

Il cospirazionismo

Dopo molto tempo e la mia scelta di tenere certe argomentazioni nel mio privato e fuori dal mio blog  torno a parlane anche se solo con due righe all'introduzione dell'articolo pubblicato
su Anticorpi.info, di cui ne riporto solo dei brevi paragrafi.
Articolo di cui condivido riflessioni e dubbi.
Non lo pubblico per perpetrare una denuncia verso il cospirazionismo come ormai è tanto di moda, né per creare altro pessimismo, di cui non abbiamo bisogno e né per creare sentimenti di frustrazione e impotenza, ma a beneficio d'informazione e nella speranza di una riflessione verso idee e atti positivi che possano creare le intenzioni giuste per non rimanere prigionieri di questo pantano,in cui ci hanno,nostro malgrado ma al medesimo tempo con il nostro tacito e ignaro consenso,gettati.

                                         Il Cospirazionismo fa Parte della Cospirazione?

“Siamo sicuri che il cospirazionismo non sia che una semplice enorme egregora energetica, una forma pensiero condivisa collettivamente?” Di certo, l’unico modo di non farne parte, è rimanere imperturbabili nella Luce, proseguendo le nostre vite costruttivamente centrati nella positività, in un incessante cammino verso il continuo perfezionamento di noi stessi e del mondo.

Perché oggi si parla tanto di cospirazionismo, dando in pasto alla massa incolta, soprattutto quella televisiva, verità che a tutta prima sembrano così scomode al potere? È mai possibile che vogliano svegliarci improvvisamente dal nostro letargo? A chi giova parlarne? Siamo di fronte a ciò che troppo superficialmente viene definito il processo rigenerativo della disclosure, oppure si tratta di un affinamento della strategia del potere per un’ulteriore e più radicale manipolazione mentale?

Com’è possibile, mi chiedeva il mio amico, che un canale televisivo a larga diffusione ci conceda il privilegio di mostrarci determinate verità di natura cospiratoria, ancora sconosciute alla maggioranza, che dovrebbero essere assai scomode per chi detiene il potere globale? Tanto più che provengono da network televisivi, di assoluta dominanza sul pubblico mondiale, molto vicini, se non dirette emanazioni, di quegli imperi economici, politici e mediatici che li controllano?
Due considerazioni. La prima è banale: il vero potere è e rimane nascosto, altrimenti che potere è? Se si parla tanto degli Illuminati, oppure del gruppo Bilderberg, che tra un po’ verrà citato anche nei programmi di ricette gastronomiche, è perché si è deciso di addebitare a queste, o simili compagini, tutte la responsabilità degli eventi.
La seconda considerazione è meno banale e vale la pena meditarci sopra. Quel che appare in questi tempi è che il potere abbia compiuto un notevole salto di qualità nella manipolazione di massa delle menti. Ormai si punta direttamente non solo a controllare la conoscenza, ovvero i pensieri della gente, ma anche e soprattutto la loro anima.

Mi spiego meglio. A chi giova veramente il portare a conoscenza che tutto è manipolato, che tutto ciò che ci hanno raccontato, a cominciare dalla scuola, è solo il frutto di una infinita serie di menzogne? Ci sono due possibili risposte a questo genere di informazioni, entrambe estremamente funzionali a chi dirige il gioco.
Ci sono quelli che sembra abbiano scoperto chissà cosa, vedono che finalmente qualcuno dice come stanno realmente le cose, si sentono completamente d’accordo e rispondono con un sentimento di grande indignazione ed hanno quindi la reazione di schierarsi da una parte, contro i manipolatori cattivi. Il risultato è quello di creare un’ulteriore separazione tra gli uomini, un’altra divisione tra bene e male, inaugurando un altro conflitto su cui dominerà ancora meglio chi lo gestisce attraverso il famigerato dividi et impera. Il che implica, prima ancora di questo, una separazione interiore, perché la rabbia divide dentro e toglie la possibilità di esprimere amore e accettazione di se stessi e dell’altro.
Ci sono poi gli altri che invece si sentono annichiliti da queste rivelazioni, ammutoliscono, sono così sconvolti da creare un pericoloso vuoto dentro di loro. Si dicono: ma allora io dove ho vissuto fino ad oggi? Se ho basato tutta la mia vita su questo ed ora mi dicono che non è vero niente, con che cosa lo sostituisco? La sensazione è quella di venir derubato di tutto, tutto ciò per cui ho costruito la mia vita.

Il risultato in entrambi i casi è quindi la paura, il vuoto, la frustrazione, la rabbia e il conflitto.

Occorre molto equilibrio interiore per digerire e metabolizzare certe rivelazioni; soprattutto occorre che insieme alle informazioni mi si dia qualcosa che possa riempire e sostituire immediatamente il vuoto terribile che si viene a creare, dentro e fuori di me.
Se per esempio oggi si insiste molto, da parte di numerosi fonti, che Gesù Cristo è tutta un’invenzione di certe elites politiche, che i vangeli sono stati radicalmente modificati ad hoc, che tutto ciò che ha sempre predicato la Chiesa era funzionale alla manipolazione mentale [clicca per approfondire →, n.d.H.], e poi non si dice che prima ancora di essere eventualmente una figura storica, il Cristo è il simbolo di un’energia spirituale cosmica, l’energia cristica, appunto, che agisce nella storia e all’interno di ciascuno di noi, e che esistono modi e pratiche per entrarvi concretamente in contatto a livello interiore, si sta facendo solo un’operazione di un’ulteriore riduzione in schiavitù della nostra sovranità individuale.
Possiamo dunque comprendere bene quale possa essere la strategia brutale e spietata di dare in pasto alla massa impreparata del pubblico televisivo certe pseudo-verità che, lungi comunque dall’essere complete, sono solo funzionali alla solita e inveterata volontà del potere di dominare sempre più profondamente sulle persone.
Estratto da: Il Cospirazionismo fa Parte della Cospirazione?
Introduzione di Heartaware
articolo di L. Antinozzi
sito Anticorpi.into

Dialogo fra blogger: Io e Ste’

                                                                           Io e Ste’
                                             Quando scrivere diventa comunicazione e condivisione

“La scrittura è sempre relazione.Ci sono persone che sanno che non diventeranno mai romanzieri e nemmeno lo vogliono,ma desiderano una proiezione più ampia;e questo è un bisogno insito nello scrivere che è un fatto razionale.Anche la scrittura privata si deve per forza porre in una scena più ampia di quella che prevede l’io e la carta o il computer: deve trovare un ascoltatore” da Amata scrittura di Dacia Maraini
Prefazione
Mi sono un po’ divertita a dare un tono professionale, con titolo,sottotitolo e prefazione, a questo post. Mi sono divertita a crearlo un po’ come se fosse un’ unica pagina di un libro,libro  in realtà composto da molte altre pagine invisibili.
L’invisibile è la comunicazione, la condivisione, l’aprirsi verso l’esterno e la grande fortuna è di trovare un attento ascoltatore.
Si parte scrivendo per una necessità del proprio io o sé(come si preferisce definirlo), si pensa il più delle volte di farlo solo per se stessi,ma al primo accenno di un “ascoltatore” si comprende che alla fine si è “parlato” rimanendo in attesa di un eco, in attesa che qualcuno  pescando,
fra le maglie della sua rete  possa trovare  imbrigliate le tue parole, di questo qualcuno che con interesse sensibile o per sola curiosità si preda  la briga con pazienza di sbrogliare  le tue parole dalla matassa della rete e ne ricomponga il senso: svelando,scoprendo e comunicando col  tuo essere.
Le 5 C del mio blog

Ciao Carola,perdona se ti disturbo sulla tua mail personale, ma ho letto il tuo post bio "mio"grafia 2.
Non ti scrivo un commento sul blog perché ho bisogno di qualche riga in più,in realtà non ti scrivo neanche un commento perché non c'è nulla da commentare sulla vita di una persona.
Perché ti scrivo? Non lo so, o forse, lo so ma non mi rendo conto. E' come se avessi bisogno di dire la mia.
Le cose vanno così e oggi non possiamo fare altro che prenderle come sono. Ci troviamo soltanto in alcuni momenti a dirci che se avessimo fatto o se avessimo detto chissà ora dove saremmo...ma sappiamo benissimo in cuor nostro che la situazione di oggi è quella che in fondo abbiamo voluto anche noi.
Ognuno di noi ha la sua storia fatta di bello e di meno bello (brutto non mi piace perché non identifica qualcosa che comunque ha contribuito a renderci ciò che siamo) e ognuno ha le sue cose da raccontare, e considero davvero coraggioso chi ha la capacità di condividere la propria vita con tutti (in fondo chiunque può leggere dal tuo blog ciò che decidi di scrivere) mettendo a nudo il proprio sé.

Ciao Stefano, grazie della tua email,mi ha fatto molto piacere.
Ho avuto tanti blog aperti e cancellati, blog in cui trattavo di argomenti diversi,mai così tanto sul personale, fino a  alcuni mesi fa non andavo nemmeno alla ricerca di blog personali, avendone letti alcuni che trovavo davvero molto stupidi e pieni delle solite cose trite e ritrite, ma qualcosa ad un certo punto in me è cambiato, ho cancellato i miei vecchi blog, ho scremato gli argomenti che avrei voluto trattare e soprattutto un argomento che mi sta a cuore ho deciso di viverlo solo nel privato, mi sono detta scriviamo di me, mettiamo questa mia vita apparentemente banale e anonima, come scrivi tu, su un foglio bianco e vediamo cosa succede,l'ho fatto anche un po' incitata da un vecchio libro,in cui l'autrice sostiene che nulla è veramente banale e anonimo se lo vivi con poesia, l'ho fatto e in cambio ne ho ricevuto un immensa sorpresa, la gente commentava e partecipava che si trattasse dal descrivere un giorno di pioggia o qualcosa di più profondo, a quel punto ho sentito di dover fare un'altra cosa, mettermi alla ricerca di blog personali e tuffarmi nella vita delle persone, e sorpresa cerca cerca fra i tanti blog copia incolla o frivoli ne trovo tanti belli,veri,sinceri, autentici e leggo di gente che si mette a nudo, allora capisco che devo fare un ulteriore passo, iniziare a commentare, cosa che spesso evitavo per diverse ragioni, ed ecco che un’ altra dimensione si apre, rispondono ai miei commenti, ci confrontiamo, ci cozziamo o ci
troviamo in accordo, ma ho visto la comunicazione verso l'esterno crescere, da me a loro,da loro a me.
Stefano: Apprezzo il coraggio, ma ancora di più la consapevolezza. Chi si racconta con lucidità è una persona che ha vissuto, metabolizzato, digerito e riflettuto. Aver soltanto masticato un po' non basta. Per crescere bisogna fare esperienza di ciò che succede. E questo è un passaggio complicato, lungo o breve quanto serve per farne dell'utile, ma pieno di soddisfazioni perché tutto ciò che accade ci dà quella capacità di presentarci davanti a chiunque chiedendo il conto, mai con la paura di dover dare qualcosa.
Fino ad oggi ho fatto tutto quello che dovevo (ma dovevo non perché mi è stato imposto, perché si è presentato davanti ai piedi e mi ostacolava in un certo senso) e sono felice.
Come un nonno sulla sedia a dondolo ascolto tutto  ciò che  arriva fino a me e  chi  ha voglia, o per necessità o per desiderio0 di raccontarmi di sé, alle volte vivo soltanto in ascolto di quello che vedo fuori dalla mia finestra o altre volte salto fuori andando alla ricerca di quello che mi manca.
Non saprei definire la mia vita, anzi, se posso non voglio neanche provarci.
Quello che faccio è limitarmi, ogni tanto, a prendere nota di qualcosa. Questo mi rende felice.

Carola:Fai bene a non voler definire la tua vita, le definizioni sono sempre abiti troppo stretti, il solo fatto che sia "vita" include già tutto quello che ci deve essere.

Stefano:La mia storia personale è un sali-scendi di avvenimenti come molte vite abbastanza anonime, con decisioni prese consapevolmente ed altre un po' azzardate. Fermandomi a guardare ciò che è successo avrei molto da dire, ma visto che tutto ciò che posso modificare è ciò che deve ancora succedere cerco di concentrarmi su quello che sto facendo per far sì che quello che succederà risponda almeno minimamente ad un idea di fondo che mi sono posto (con tutte le variabili del caso ovviamente).
 

Carola: togli dal tuo vocabolario quella brutta parola"anonima" non lo è mai davvero anonima, prova a buttare giù su un foglio due episodi che ti capitano durante la giornata,alla rinfusa,così come vengono, rileggili e prova a metterli giù sotto forma di racconto o poesia e ti renderai conto che non sono per nulla scontati,tutt'altro.

Stefano:Quello che nella mia testa deve succedere non è altro che un disegno a matita, che modifico pian piano cercando di fare attenzione a quello che sto vivendo, non si tratta di un disegno preciso, ma di un soggetto non ben definito. Se sarà un cielo non so se ci saranno disegnate delle rondini in volo o delle nuvole cariche di pioggia, ma so per certo che alla fine.sarà un bel disegno, dai contorni definiti e dai colori carichi. E' questo ciò che mi interessa. Chi guarderà questo disegno saprà per certo di cosa si tratta e potrà farsi un'idea di quello che è stato.

Carola:Ti ringrazio per la tua condivisione,ma soprattutto per avere sentito di volermi dire "un qualcosa", in questo tempo di austerity e di crisi almeno per  quel che mi riguarda ciò che davvero più sento che mi manca è la condivisione, un condivisione nero su bianco,senza compromessi, senza bisogno di essere diversa, una condivisione che lascia spazio ad ognuno di essere così com'è, senza sforzo e soprattutto senza il timore d'essere sempre giudicati,e ancor di più d’imparare  ad accettare chiunque, non per  similitudine a me  ma bensì per la sua diversità da me,sebbene poi alla fine scavando e scavando siamo più simili di quel che non si creda,salvo alcuni casi dove certi atteggiamenti e idee sono davvero troppo irritanti  da tollerare e lontani dal mio essere, e il mio limite umano non mi consente di comprendere così vi possa essere dietro a tali comportamenti.

Con la gentile collaborazione e concessione dei brani tratti dalla “email” di Stefano Iovino
Il suo blog  Esistenza
Note:
Immagine di Patrizia Pisano, se cliccate sul l’immagine potete raggiungerla nel suo simpatico e  interessante blog.

I libri secondo Tiziano Terzani

poesia_infantil

Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri:
parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio.
Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.

Tiziano Terzani
http://logopsicosofia.blogspot.it

Bio “mia”grafia 2

 

Allo scritto che segue sento di volere fare una premessa onde evitare di sentirmi dare risposte che ho già sentito e in qualche modo è anche lecito pensare.
Quando mio padre morì avevo solo diciannove anni,poco più di un anno prima arrivò nella mia vita il ragazzo con cui ho convissuto alcuni anni e in seguito ci sposammo,avevamo iniziato la nostra convivenza (supportati meravigliosamente da mia mamma)si può dire che eravamo ancora due adolescenti,ma lui fu un grande aiuto morale per me,voglio anche aggiungere che sono figlia unica e anche ciò ha avuto la sua parte, mi sono ritrovata un compagno e un fratello allo stesso tempo.

Nel tempo questo amore adolescenziale si è trasformato in profonda amicizia, come ho scritto più che un compagno avevo trovato un fratello, gli anni passarono e fra una cosa e l'altra non ti fermi a pensare,ma poi un giorno ti accorgi che quell'amore è diventata  un’amicizia, un rapporto  fatto di complicità,confidenze,progetti differenti anche per ideologia, e allora ti rendi conto di come stanno davvero le cose,tutto quello che c'era da fare era solo di trovare il coraggio di fare l'ultimo passo e lasciare che ognuno prendesse la sua strada,e di comune accordo così avvenne.
Fra la separazione e il matrimonio avvennero dei fatti che per la prima volta ci misero l' uno contra l'altra, fino al giorno della separazione di fatto in cui tutto fu chiarito,e lui mi disse "ci sarò sempre...".
Fine premessa.

Avevo continuato a scrivere la mia Bio“mia”grafia, avevo scritto due testi, rileggendoli il mio unico rammarico è di non poterli stampare per dargli fuoco.
Nella vita  non si butta mai via nulla,né si piange molto sul latte versato ma quando il latte è acido va buttato comunque, sarà che quando rileggi una parte della tua vita,ammesso che non  bari, li vedi tutti  i tuoi piccoli e grandi errori e non solo quelli.In questi giorni, fra l'incidente e tutto quello che n’è seguito, è come se per la prima volta nel corso di questi otto anni riesco a vedere quello che forse per affetto ho negato di vedere, o forse semplicemente non l'ho visto perché mi è sfuggito,va fanculo, sto mentendo non lo volevo vedere.Non volevo vedere come le persone cambiano, una in particolare, non volevo credere che l'ambizione e un status sociale che ti include  fra i benestanti più In in un tempo di nuovi poveri emergenti, come  possa cambiare le persone, se vogliono lasciarsi cambiare.
Era da molto tempo che ormai guardandomi intorno a casa loro quando per cortesia o su invito improvviso, passavo  a prendere un caffè,ascoltavo zitta i loro discorsi sulla politica, sulla ditta, di come facendo  una crociera si può imparare a vivere davvero, e già  una cosa che s’impara è che proibito sedersi al tavolo in pantaloncini e canottiera a cena è d'obbligo l'abito da sera, i discorsi su uno stupido club d'imprenditori che m'assomiglia quasi ad una loggia massonica,e vorrei sbagliarmi di cuore, tutto quello che pensavo  ascoltandoli era un semplice "grazie a Dio per avermi evitato tutto questo".

Quando la gente mi chiede perché ho divorziato,la risposta è sempre quella" amore concluso" oggi aggiungerei " perché siamo diventate due persone completamente disuguali,e chi gli sta vicino ora è molto più simile a lui..”
Lo so forse non ho pianto abbastanza quando avrei dovuto,ma c'è poco tempo per piangere quando raccogli i cocci anche se alla fine non è una scelta subita ma voluta,lo so non l'ho detto mai che in certi momenti il calore e la sicurezza di quella che era la mia famiglia mi è mancato, lo so non mi sono fermata a pensare e a respirare ma  ho corso come un treno verso qualcosa che non conoscevo ma che aveva tutto il sapore di un nuovo inizio, nemmeno sapevo che un giorno avrei provato nostalgia,rammarico, un filo di rabbia passeggiera nei momenti di sconforto verso chi metteva il culo su una BMW  che è un optional  di una fortuna a cui anni prima avevo contribuito a creare,mentre lei ha ottenuto tutto senza fare una mazza.
Me ne  sono andata con le briciole, nulla ho chiesto, a parte una casa,che cazzo almeno quella, e non crediate che ne abbia ricavato un attico in una zona residenziale, ma una piccola casa in un quartiere  che quando ne pronunci il nome la gente sorride per non dire “in quel posto del cazzo là”.
Quando mi chiedono perché non ho chiesto di più, alzo solo le spalle e dico va bene così, ma dietro al quel va bene così  si nasconde dell’orgoglio.
Mi disse : non penserai che ti mantenga tutta la vita?" quello che al tempo non risposi a questa frase fu" no cretino non l'ho penso e non voglio  nulla da te” mi  limitai a dire solo "il giusto".
Quel che nel presente non gli ho ancora detto è che a quel tempo gli feci un favore la ditta  attraversava un periodo  che non era dei migliori andargli incontro mi sembrava giusto semplicemente  perché  gli volevo bene.
Al tempo che  eravamo  una coppia separata  serena  una sera seduti in birreria  mi disse: "ci sarò sempre" sorrisi e basta, tanto io ai “per  sempre” non ci ho mai creduto nemmeno da bambina, ma in realtà mi brucia perché alla  sua amicizia ci credevo,ed era tutto quello che volevo.In questi due giorni di difficoltà ho solo compreso che uno stupido idiota corso d'inglese è più importante che lasciarmi a piedi, ho compreso che lui e lei sono quel tipo di persone che se hai bisogno di una mano ti rispondono" aspetta che guardo in agenda se sono libero".

In questi anni mi sono chiesta se non avessi sbagliato in qualche mio comportamento verso di loro,se addirittura con lei avessi sbagliato approccio, tanto da rendere nel tempo sempre più radi i miei incontri con loro e la condivisione della mia vita, ma finalmente ho compreso di non avere sbagliato in nulla, se non nel fatto che mi sono sentita estranea allo loro elite,diversi   per  ideologia e per carattere.
Con la scusa dell'incidente ho provato a rimediare a quello che avevo considerato un mio errore di qualche anno prima che la portò a dire "per natale ti regalo la tessera del l'Aci"credevo di avere sbagliato a non coinvolgerla e con il mio atteggiamento di avergli  dato modo di pensare che fra me e lui continuava a  esserci da parte mia un rapporto simbiotico, ma con tutto il cuore avevo chiamato lui come si chiama un amico quando rimani a piedi, ebbene due giorni fa ho compreso che non avevo sbagliato: è stronza così di suo.
Va bene mi ha dato una mano e un passaggio, ma la sua grande opera è finita lì per quanto la riguardava  ieri sarei anche potuta  tornare a casa dal lavoro a piedi aveva il corso d'inglese,irrimandabile!.
Ho anche riflettuto se quando suo padre si ammalò in quel caso avessi  sbagliato  in qualcosa, magari sarei dovuta essere più presente,ma non lo sono stata  solo perché  mi sembrava giusto essere più discreta.

Ora che la turbolenza che mi ha investito in questi giorni è passata,e rimane solo un po' di preoccupazione per la macchina, ora che con calma riesco a vedere oltre la rabbia e il senso di smarrimento che ho provato di ritrovarmi sola fra persone che avevano tanto da fare da non potermi dare una mano, ma di loro tutto sommato mi importa poco,le persone a volte sono così si dimenticano di quanto ti sei sbattuta per loro, quel che resta invece è un magone in gola per la persona a cui tenevo di più, per quella persona per cui provavo un profonda amicizia con cui ho condiviso quattordici anni della mia vita, che un giorno mi disse " ci sarò sempre"...che in realtà dopo avermi acquistato casa,anticipato i soldi della macchina forse ha pensato di avere pareggiato il conto di quattordici anni insieme,pensando che tutto di quello  di cui  avevo bisogno era solo  qualcosa di materiale, quella persona a cui vorrei dirgli "sei un cretino" perché tutto quello che volevo era solo che continuassi a fare come hai sempre fatto quando passavi sotto casa mia,mi telefonavi e dicevi "Dari,mi preparami un caffè o che ne dici di un panino?".
Ho  il magone in gola perché  quel ragazzo che stimavo per come sapeva essere e conoscevo non c'è più, al suo posto c'é  solo  un uomo che si è affermato ed e entrato nelle elite  del nulla,in uno di quei club dove la persona non esiste per ciò che è ma per ciò che ha.
Ora che il cielo si è schiarito dalla turbolenza,tutto quel che sento è qualcosa di simile a quando qualcuno a cui vuoi bene sta partendo per un lungo viaggio e non sai bene se mai tornerà.
La sensazione che si prova quando un legame si spezza, e ancora una volta ho dei cocci da  raccogliere perché forse otto anni fa non li raccolsi tutti, né  definitivamente.

A te
Lo so qualcuno dirà "era ora che ti svegliavi" ma il fatto è che porto ancora nel cuore il giorno( eravamo già separati) che ti chiamai perché  avevo bucato una gomma mentre ero al lavoro, quel giorno nevicò molto e quando uscita dal lavoro salii in macchina ci trovai una busta con dentro i miei doposci e un biglietto con scritto "Dari, ho pensato che ti sarebbero tornati utili,T.v.b".

Buone ragioni per fare un “buon yoga”

Mi sono semplicemente piaciute, originali e  creative rispetto ai soliti elenchi delle buone ragioni
per praticare yoga, ma ciò non toglie che siano vere.

10 buone ragioni per praticare lo yoga

1. perché quando cominci cerchi qualcosa, ma finisci per trovare qualcos’altro, in genere più interessante
2. perché quando stai per terra o in ginocchio sul tuo tappetino, ti accorgi che puoi fare a meno di un sacco di cose inutili
3. perché senti che il tuo corpo, da solo, è una macchina perfetta e mandi al diavolo le macchine di acciaio delle palestre
4. perché quando ti accorgi che ci sono mille modi diversi di respirare, pensi che forse ci sono mille modi diversi di fare quello che devi fare tutti i giorni
5. perché i mantra all’inizio ti sembrano una gran stupidaggine, ma quando non riesci più a distinguere la tua voce dalla vibrazione che ti avvolge non lo pensi più, anzi
6. perché il sanscrito è la mamma delle nostre lingue europee e i nomi delle posizioni yoga sono tutti bellissimi
7. perché anche se non hai letto il Bhagavad Gita o le Upanishad, il soffio che entra ed esce con il respiro ti riporta alle sensazioni più vere della vita
8. perché è bello vedere ogni tanto il mondo a testa in giù
9. perché a volte ti senti davvero di stirarti come un cane, dire ciao alla luna o ruggire come un leone
10. perché è un gran bel modo per prendersi cura di sé.

Da Mestiere di scrivere di  Luisa Carrada

Quando non scrivo

Quando non trovo il tempo,di scrivere io sono consapevole di non trovare il tempo per me stessa,Quando denigro ciò che ho scritto,mi accorgo subito che sto offendendo me stessa.
Quando la scrittura è banale e convenzionale,mi rendo conto che ho cominciato a negare o a reprimere la mia identità.Così,quando mi sento dissociata da me stessa e voglio sapere come sono,osservo ciò che sto scrivendo,o non sto scrivendo,e lo so.
Deena Metzger

Bio “mia” grafia speculativa

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Sono nata in un giorno d'inverno,nel giorno più atteso dai bambini,in quel  giorno che una vecchia signora a cavalcioni su una scopa porta i doni.
Non sono voluta andare all'asilo, per questo ho iniziato con un po' di ritardo, sono cresciuta in un grande cortile, dove giocavo e ancora giocavo dal pomeriggio alla sera, ero l'unica bimba fra maschi, ma mi sono adattata bene.
Ho conosciuto il primo batticuore ha 14 anni,ma a dire il vero per lui avevo un infatuazione da quando ne avevo sette,è stato un amore tormentato,di quelli che strizzano lo stomaco e ti fanno stare male,davvero tanto male,ho aspettato tanto e quando il sogno finalmente s'avverato ecco che spunta lei, la sua ex, ovviamente vinse lei.

Di quel giorno ho un ricordo forte e chiaro,in lacrime gli chiesi di non lasciarmi, ma d'un tratto mi passò un pensiero per la testa,non si può obbligare nessuno ad amarti, non si può chiedere a nessuno di restare se vuole andare via,e così da quel giorno davanti a frasi tipo:" non ti amo più","amo un'altra",ecc ho iniziato a sorridere e dire <ok> senza aggiungere altro, in seguito ho scoperto che ciò faceva incazzare di più che una sceneggiata scespiriana, sinceramente rimanevo sgomenta e  mi dicevo "ma perché ti incazzi tanto se non mi ami più?> ho provato anche a chiederlo ma non scrivo cosa mi è stato risposto...va bè problema suo.
Nella vita sono stata anche “lasciata” per testare la mia reazione, ma la mia impassibilità esteriore ha fatto scoppiare una reazione  di tipo isterico, chiarita la cosa non ho ben capito perché mi sarei dovuta strappare i capelli, urlare e piangere solo per dimostrare che l'amavo, e lì mi sono detta <non ha capito un cazzo> e da allora ho compreso che esiste anche un mondo di uomini-bambini, cercano sempre una tetta a cui attaccarsi, per confortarsi, per sentirsi al sicuro o per sincerarsi che il loro castello non stia per crollare,un po' come i bimbi che a due anni vorrebbero ancora succhiare latte dal seno e rifiutano lo svezzamento, perché crescere è uno shock emotivo, il distacco è per loro  molto traumatico.

A scuola ero davvero un disastro, la mia timidezza mi impediva di dare il meglio di me, ho taciuto pensieri e considerazioni di cui solo oggi mi rendo conto che  avrebbero  suscitato  sgomento e perplessità,e forse anche un pizzico di irritazione  in quelle persone  che credono di trovare nella testa di una bambina-ragazzina solo bambole e giochi idioti, con questo non voglio dire che non giocassi con le mie bambole,nemmeno che non partecipassi a giochi idioti ma nella mia testa c'era spazio anche per altro, credo che sia cosi anche per molti  altri bambini ma il timore di esporsi è alto,così si continua a fare solo i bambini scemi ovvero quelli di tipo  "stereotipato" secondo preferenza del mondo adulto, e cosi via finché non si raggiunge l'età in cui ti permettono di parlare,o per lo meno di dire una parola in più.
Comunque sia di fatto ero un vero disastro,ed era per me una sofferenza stare alle regole, ancora oggi davanti alla parola "regole" sussulto, mi nasce una ribellione nello stomaco che poi sale su su fino ad esplodere.
Ma tutto sommato ne sono uscita indenne con un sufficiente e un calcio nel culo pur di non avermi più davanti, a qualche professore credo di avergli fatto pena, ma la loro pena mi ha fatto solo un favore, uscita da quell'aula ho voltato le spalle  e con la scuola avevo chiuso, il loro sistema mi nauseava, li consideravo degli assassini della cultura di stampo  libertario.
Mi sono pentita? Da un alto si da un altro no...ma come ogni buon spirito  libero e politicamente pendente verso l’anarchia  credo nella cultura da autodidatta, una cultura che si espande oltre i limiti imposti dai testi scolastici, una ricerca passionale e sincera di conoscere ed esplorare sentieri incolti, senza restrizioni e censure di sorta né da parte dello stato e né dalle religioni.
Se non lo sapete, ve lo dico:i libri di storia scolastici mentono,spudoratamente mentono per amor di patria.
Forse leggendomi qualcuno potrebbe sostenere "e si mia cara che sei un somaro si vede e soprattutto si legge" in risposta sorrido e m'inchino,ed io sola so perché.

alla prossima...

Ambizione,paga o chiede il conto?

               
              
                                “Ambizione” è l’andare di qua e di là alla ricerca di qualcosa"

Per Cesare Pavese ambizione è il sentimento che origina tutti i peccati, la chiamava" senso d'inferiorità" mentre Bruyère scrittore del seicento sosteneva che per guarire dall'afflizione dell'ambizione ne serve un'altra più alta quella di trascurare i piccoli onori,la fortuna ,il denaro, nemmeno  Tolstoj  fa dell'ambizione una grande qualità era dell'idea che l'ambizione non lega con la bontà ma con la crudeltà,l'orgoglio e l’ astuzia.

L'ambizione è un sentimento controverso per alcune scuole di pensiero è necessaria,per altri prosciuga quanto di buono ci può essere in una persona.
Ma l'ambizione è veramente necessaria? Cosa si nasconde davvero dietro a questo sentimento,che può raggiungere un livello tale da diventare devastante non solo per chi ne subisce gli effetti ,ma anche per se stessi.
 L'ambizione dovrebbe essere la propulsione per crearsi un obiettivo o dare un senso alla nostra vita, ma è esatto affermare ciò?L'esito della nostra vita dipende davvero dal raggiungimento di un obiettivo o meno?

Potrei cimentarmi in arti filosofiche e con una sana dialettica dare più forza ai contro o al medesimo modo dare favore all'ambizione, ma credo invece che una riflessione personale si più efficace che molte  parole.

Ambizione è un sentimento o una qualità? In essa vi è un solo significato univoco o maschera l'insieme di altri sentimenti o stati d’animo fra cui il senso di inferiorità?
Per il vocabolario ambizione è aspirazione a esaudire un desiderio,ottenere un risultato, in poche parole tagliare il traguardo  di un sogno, ma davvero ambizione e il desiderio di creare una vita sana e serena, o dare un senso al proprio talento sono la medesima cosa?.

Oggi il termine ambizione si è discostato dalla sua origine etimologica?
Il verbo “àmbio/ambìvi/ambìtum/ambìre”,da ambi(intorno; di qua e di là)+ire(andare),significa “andare in giro”.
Nell’antica Roma la parola veniva usata per indicare l’attività di chi,candidato ad una carica pubblica, andava casa per casa a cercare il voto elettorale. Perciò “ambizione” – all’origine – non è tanto desiderare, aspirare, cercare di avere, o bramare il successo, o pretendere un riconoscimento, come la intendiamo oggi;quanto piuttosto il darsi da fare col sollecitare personalmente il consenso elettorale. In alte parole: andare in giro a cercar voti,uno per uno presso tutti gli elettori raggiungibili.
da Libero ricercatore
                                                 
                                         "Fai quello che ami,ama quello che fai"

Che si tratti di lavoro,di un sport o un hobby artistico è sempre davvero necessario essere i migliori? Dove finisce la passione e nasce l'ambizione?
Maurizio Zani afferma "amare quello che facciamo:ecco il dono più creativo e prezioso.Farci avvertire che le cose che stiamo facendo ci appartengono perché ci rimandano la luce che la nostra anima proietta su di loro."

Facciamo cose che non ci piacciono per ottenere cose che ci piacciono o crediamo necessarie per essere accettati e in linea coi parametri richiesti dalla odierna della società ,sembra  quasi  paradossale ma soventemente accade,soprattutto nell'ambito lavorativo o nella scelta di un sport "quello più remunerato o quello meno profittevole ma che ci appartiene?"
Scrivere per passione o scrivere quello che gli altri vogliono leggere?Scrivere con un proprio stile o scrivere impoverendo il contenuto per seguire l'onda delle regole Seo ed essere i primi nella classifica di Google?

Insomma ma questa ambizione è madre di risultati positivi o figlia dei nostri bisogni interiori ?

Note
Maurizio Zani
filosofo olistico
Scrive articoli di filosofia sul mensile Riza