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Fase cazzeggio : Senza chiedere permesso


 
 


Dovrei riassumere  uno intero capitolo di Big Magic per farvi comprendere cosa intendo con quanto scriverò.
Non ho voglia di riassumerlo e di fatto resta pur sempre uno di quei discorsi fra me e me, fra me ed Eghetta,  a noi è  tutto ben chiaro e questo è quanto basta.
Io ed Eghetta si va sempre più a pari passo  e questo è quanto basta.


Nella vita si passa attraverso molte fasi, spesso si ripassa pure dalla stessa. In questo preciso istante, e intendo dire proprio quello che ho scritto non da qualche tempo o da ieri ma adesso, sono rientrata in una fase già  da me conosciuta, vissuta e testata con risultati appena sufficienti e costellata da tentativi goffi,di quel tempo qualcosa fu definitivamente concluso molto altro invece rimase a mezz’aria.
Eccomi  rientrare  in quella fase che definirei di progettualità,  creatività  dirompente e incontrollabile, smania di fare che non sta più  nella pelle nonostante attimi di confusione.
Questo rientro in dote porta nuova consapevolezza e conoscenza permettendomi di viverla in modo più semplice di un tempo.

“Non mi è  mai passato per la mente di dover chiedere formalmente a qualcuno il permesso  di diventare  scrittrice. Non avevo mai visto nessuno nella mia famiglia chiedere il permesso di fare qualcosa .
Le cose si facevano e basta.
Ed è  questo ho deciso di fare io: cose.”
Da Big Magic

Ed è  questo che ho deciso di fare: cose.
Che sia dal dipingere una parete di tre colori a  smontare una cassettiera. Aprire un bad breakfast  o cucinare torte. Imparare il francese o dedicarmi a cose mai fatte...fare cose, ora conosco e inseguo solo questo obiettivo. Fare cose e basta e soprattutto: senza chiedere il permesso.



Ogni tanto penso: LIberi di usare le parole


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Questo passaggio è estratto da un vecchio post scritto da me,l' ho letto e riletto  alla fine l'ho archiviato per sempre nel cestino.
Tutto quel che ho salvato è questo passaggio tratto dal libro della Metzger,  riassume splendidamente tutto quel che c'è e si potrebbe dire sul peso delle parole e del silenzio.

Deeana Metzger scrive : "Quando ci dicono che non si deve parlare di una cosa.Il messaggio sostanziale è che quella cosa non dovrebbe esistere: non deve,non può, non esiste.In quel momento per noi la nostra realtà,di conseguenza la nostra vita subiscono un snaturamento,diventano vergognose e da cancellare.Cosi, per proteggerci iniziamo a parlare del mondo a una dimensione dove tutto è sicuro, acquisito, accettabile..."
Silenzio e parole...interagiscono nella nostra esistenza, parole scritte, parole orali...il silenzio è un bene prezioso quando libero e maturo, ogni imposizione volta a soffocare  la nostra natura è violenza.
Il diritto di espressione scritta o verbale è un bene che va difeso...sempre.

Ogni tanto penso: La vasca di coccodrilli.

Leggendo questo breve racconto non ho potuto fare a meno di sorridere.

Un giorno un Re chiamò i suoi sudditi a corte e disse loro: Ho deciso di lasciare in eredità il mio regno a chi dimostrerà la volontà, il coraggio e il potere di attraversare a nuoto la mia vasca di coccodrilli. Solo un eroe meriterà di essere il mio erede e di godere della mia ricchezza. – Il silenzio calò nel castello. Gli invitati erano sbigottiti. Il Re era malato? Era impazzito? Chi avrebbe avuto tanto valore, tanta follia, da sfidare quei coccodrilli affamati che popolavano una vasca lunga ben venti metri? All’improvviso, si udì un clamoroso tuffo. Tutti gli sguardi caddero su un giovane che schiaffeggiava l’acqua con la velocità del delfino per raggiungere la sponda opposta della vasca. Nuotava all’impazzata, mentre tutti i presenti, senza fiato, non potevano credere ai loro occhi. Il giovane uscì con un balzo dalla vasca, era incredulo, spaventato e guardandosi intorno, mentre il Re invitava le trombe a suonare per ricevere il nuovo sovrano, esclamò urlando: chi è che mi ha spinto?

Sorrido per come  grandi e profondi  concetti  raccontati per mezzo di  parabole possano palesarsi  con tale  semplicità  ed essere di una tale chiarezza da farmi  sentire quasi stupida per non averci mai pensato prima o meglio dire per non averli mai intuiti. La vera conoscenza è da lì che arriva, dall’intuizione. Le verità celate della natura umana  e del suo inconscio si manifestano esplicitamente tanto da farmi  dire “caspita è vero”, provo un po’ la sensazione  uguale a  come quando cerco qualcosa che ho sempre avuto sotto gli occhi e quando mi accorgo che è sempre stata lì mi rendo conto che la fretta, un pensiero di troppo, la poca presenza di sé la nascondevano ai miei occhi.
La verità o conoscenza, come meglio si preferisce definirla si svela  a volte in modo quasi tragicomico per mezzo delle parabole, ma per quanto  si possa  prenderne consapevolezza tale presa di coscienza spesso non  è sufficiente per poter  modificare definitivamente comportamenti errati o per affrontare totalmente le nostre  paure, almeno non da subito. Come una medicina anche la presa di coscienza ha i suoi effetti collaterali, può non piacere e per di più  non metterla in pratica significa esasperare la sua negazione  fino a  trasformarla  in nevrosi.

Dal momento che s’apprende o s’ intuisce quanto ci accade dentro e accade attorno a noi nel ventre dell’inconscio, per così dire chiamiamola “illuminazione”  viene lavorata come avviene in gestazione fino a quando sarà pronta per essere partorita..
Esiste  di contro anche l’ opzione di negare quanto si è  compreso e di non permettere alla consapevolezza di partorire e far  nascere la nuova creatura  dentro di noi...ma qui ci perdiamo in altro terreno e in un’altra storia troppo lunga e complessa per poterne parlare ora, quel che posso aggiungere in conclusione è di assicurarvi che quest’ultima opzione è dolorosa e devastante per noi stessi.


Sorrido di questa parabola per il concetto che esprime. Quante volte nella nostra vita e chissà quante altre volte ancora lo faremo, siamo rimasti davanti ad una vasca di venti metri piena di coccodrilli aggrappati alla nostra logica pur sapendo che attraversandola si sarebbe raggiunto il trionfo. Rimanendo  immobili facendo e disfacimento piani per come poterla attraversare indenni senza mai realmente  muovere un passo o addirittura cercando di schivarla in tutti modi, accade poi qualcosa di inaspettato: qualcuno  ci spinge  dentro e riusciamo ad  attraversare la  vasca. Resta  incredibile e inesplicabile come senza ma e senza se siamo riusciti a compiere tale  impresa, piccola o grande che sia. Per i nostri coccodrilli interiori anche la cosa più banale può essere una enorme montagna da scalare.
Quante volte davanti a problemi o in situazioni difficili  ci siamo detti: “non c'è la posso fare” ma travolti e presi in causa dagli eventi abbiamo reagito, abbiamo dovuto farlo, siamo stati costretti a compiere un’azione o fare una scelta magari come  il giovane della parabola l’abbiamo fatto  con impulso e per  sopravvivenza, con paura o rassegnati fino all’accettazione che tale cosa andava fatta, o in fine costretti da pressioni esterne senza possibilità  di fuga o replica  ecco che queste azioni non azioni scelte non scelte, in quanto indotte dall’esterno e ancora sconosciute a livello conscio o se volete a livello consapevole, pur apparendoci negative e come un atto di violenza verso la nostra psiche ci hanno reso in realtà  vittoriosi.

Ciò  è  capitato spesso  nel corso della mia vita, tutte le  volte  che ho attraversato la “vasca” mi sono sempre sentita un po’ ridicola e stupida per le mie paure inventate, per la mancanza di fiducia in me stessa, per gli ostacoli creati dalla mia mente, per tutti quei coccodrilli dentro di me. Ho fatto cose che se qualcuno mi avrebbe  predetto io avrei risposto con un secco: impossibile non c'è la farò  mai.  Eppure travolta dagli eventi quando l’unica legge imperante   era di: soccombere o vincere ce l’ho fatta tanto da sentirmi orgogliosa e sorpresa di me stessa al contempo. Da quando ho compreso tale meccanismo le cose sono migliorate davanti al nuovo o quando mi trovo ad affrontare qualcosa di diverso  di cui  penso non essere all’altezza. Prendo l’evento con più  calma, mi dico lascia che sia,  ci sono ancora determinate cose per cui  può  accadermi di dover aspettare  che qualcuno  mi faccia cadere  nella  vasca, tant’è vero che  in certi casi mi capita di  pregare affinché   qualcuno prima o poi  lo faccia, ciò potrebbe apparire come uno sgarbo nei miei confronti  ma  tutto sommato si rivelerà  in futuro essere una benedizione e in un valido  aiuto nonostante i suoi primi aspetti negativi.