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Amo i libri

 

Amo i libri, non so da quando
Amo il loro profumo
Amo rigirarli nelle mani
Amo sottolineare frasi
Amo leggere anche solo un breve brano
per poi richiudere il libro 
e lasciare che il brano arrivi a scavare fino in profondità
fino ad imprimersi in me.
Amo tenerli sparsi sul letto
ed ogni tanto mi sono addormenta con un libro 
fra le braccia
Amo curiosarci dentro 
apro ogni libro che mi capita a tiro
ovunque
Certi libri mi hanno cambiato
altri mi hanno stizzato
ma uno dei primi libri che lessi
mi insegnò una cosa fondamentale
pensa,pensa sempre con la tua testa
qualunque cosa tu legga
Non tutte le parole sono d'oro
non tutti i saggi sono portatori di verità
Ma ogni libro vi è un segreto
e da un libro puoi imparare  ma anche disimparare
un libro lo puoi amare ma anche detestare
ogni autore è portatore di voce
assentire o dissentire aspetta solo a te.
Pensa

N.B
Pensa per me sta per: elaborare interiormente quanto si legge, lasciare riposare le parole senza alcuna critica e giudizio preliminare, lasciare che quanto hai letto segua la sua via...le risposte arrivano da sé.

Lettera a JOKER

                


                             Esiste forse qualcosa di più straordinario del Caos riflesso sull’acqua?


Caro Joker, leggo il tuo scritto ho più o meno l' idea di quel che parli,

<...Che periodo... che periodo...
Ho usato spesso la metafora della tempesta, una tempesta in arrivo. La sento prepararsi, la sento montare... ma no. Non riesco più ad usarla ora. Sono passati i giorni, si sono accumulati i pensieri e anche alcune letture...>

sarebbe presuntuoso dal canto mio sapere cosa in realtà monta la tua tempesta, generalmente si vive di ciò che si "ha dentro" ma spesso si vive di ciò che l'esterno  provoca intorno a noi.

<...E le fiere: le fiere sono le mie paure, le mie ossessioni, i miei limiti, mi sbarrano il passo verso la luce, verso la salvezza...e accettarle,amarle, ammiccarsele resta sempre l'azione migliore>

Quando si sceglie di rovistare dentro di noi, quando si muovono passi verso esperienze di meditazione, e che altro si voglia, non è mai sufficiente a riequilibrare tutto.
Si rovista e si scopre il peggio di noi  e allora servono gli strumenti per affrontare la tempesta, sarebbe naturale seguirla, farsi ammantare e trascinare  eppure paradossalmente
nella tempesta(e ne abbiamo già scambiato due parole) rimanere immobili e flessibili e lasciare che ci scorra addosso resta la soluzione migliore.

Si vola molto in alto quando a noi si aprono porte impensabili, ma presto l'effetto causa sarà quello di precipitare, se non si è prima imparato a rapportarsi con tutto quel che sul cammino s'incontra.
<...Ho avuto l'incontro con il mio Virgilio, che mi ha spiegato la necessità del mio viaggio. Avrò il coraggio e la volontà, di seguirlo fino in fondo? O la paura mi terrà inchiodato alla selva oscura, nella quale rimarrò prigioniero per sempre? Dovrò attraversare quello che non ho mai osato attraversare... aprire le porte che non ho mai osato aprire... affrontare mostri, che negli abissi del mio spirito mi divorano dall'interno...>

Mi vien da pensare che alla fine il Guardiano lo hai incontrato,ma  ora apri bene le orecchie,il cuore, il tutto...ti saprà guidare,lo devi solo seguire,lo devi solo ascoltare,tu non devi fare nulla, e oserai fare tutto e quel che non oserai fare sarà semplicemente perchè non è ancora il tempo giusto.
A volte i nostri limiti ci proteggono da noi stessi  quando avranno svolto la loro funzione svaniranno da sè.

Il guardiano avverte, dell'impossibilità di tornare indietro, quando attraverso frangenti, espedienti, si prende consapevolezza di una realtà diversa, quando i segreti si svelano, non potremo più chiudere gli occhi e pensare che non sia così, la consalpevolezza s'imprime in fondo alla coscienza, la consapevolezza diviene conoscenza, che sia brutto o bello, che sia pace o inferno, che sia amore o rabbia, non possiamo più fingere di non aver mai visto, di non sapere.
La soluzione di molti è rimanere imprigionati nel limbo delle due porte, inquitudine,ansia, il rosichio interiore incessante,il fiato corto, il timore,il disagio, a volte il manto umido dell'angoscia ci aggunata e a volte sembra di non poterla trattenere e lasciarla andare ci fa quasi sfiorare la sensazione della follia,tutto ciò sarà il prezzo del rifiuto a proseguire, per questo il Guardiano ti avverte...aprire la porta successiva, andare oltre, accettare il mistero, accettare che esiste anche il dolore e la malevolenza dentro di noi e intorno a noi.
 A volte è necessario anche con forza sfondare la porta successiva, è necessario muoversi, sarà un bagno di sudore, un incubo interiore ad occhi aperti...ma poi anche la follia si mostrà benevola,creativa, producente.

Joker certo che ce l'ha puoi fare,non so perchè ma ne sono quasi certa  che fin dei conti questo anche tu lo sai  e hai già messo in conto il tutto  nonostane tutto.

Un abbraccio dalla strega.




Respira e stai bene

A volte le tecniche più semplici sono anche le più efficaci.
È il caso della “pratica dei tre respiri“. In condizioni normali, la nostra mente divaga e che perdiamo del tutto il contatto con il nostro corpo e con il momento presente.
Quando ce ne accorgiamo, possiamo semplicemente arrestarci per qualche istante e fare tre respirazioni, con calma e agio.
Tutto qui. L’interessante di questa pratica è la sua facilità: è breve e semplice e la si può ripetere molte volte, nel corso della giornata, indipendentemente dall’umore, senza ricorrere a uno sforzo intenso o prolungato.
Si può praticare a vari livelli. Cominciamo dal più semplice.
1) Ogni volta che stai per compiere una certa azione (entrare in macchina, accendere il computer, entrare in casa, sederti a tavola per mangiare, andare in bagno), fermati un attimo, e per tre respiri completi riprendi semplicemente il contatto con il tuo corpo e la tua mente.
2) Ogni volta che “riprendi coscienza” per un attimo – cioè che emergi dai pensieri e dalla distrazione – formula l’intenzione di restare lì almeno per la durata di tre respiri completi.
Porta la consapevolezza sull’intera esperienza del momento, comunque essa sia. Se è ad esempio una condizione di impazienza, limitati a sentire pienamente la qualità viscerale dell’esperienza del momento presente, inclusa l’impazienza, senza volerla cambiare. Abita solo l’esperienza per la durata di tre respiri completi.
3) Ogni volta che ricadi in una delle tue solite abitudini compulsive, come fantasticare, navigare in internet o tenerti molto occupata/o, vieni a patto con l’io, concordando di tornare alla realtà solo per tre respiri, per poi essere disponibile a riprendere il comportamento abituale. Se ad esempio sei davanti al computer, passando distrattamente da una cosa all’altra e ingannando il tempo con attività compulsive. Se ti “svegli” per un attimo e ti accorgi di cosa stai facendo.
Fermati e, per la durata di tre respiri completi, fai piena esperienza della compulsione. È un’esperienza fisica, che comporta un senso di accelerazione e di energia nel corpo. Ma non devi spezzare la compulsione, bensì sentire il disagio che motiva il comportamento compulsivo. Dopo aver fatto così per parecchie volte, i circuiti del potere seduttivo della compulsione si rompono spontaneamente.
4) Quando ti trovi nel mezzo di un’esperienza dolorosa e angosciosa, vieni a patti con le resistenze dell’io, dicendogli che resterete con il disagio solo per la durata di tre respiri, dopodiché potrete decidere a cosa rivolgere l’attenzione. Il “patto” si può rinnovare più volte. Più entriamo deliberatamente in rapporto con questi attimi di sofferenza, più comprendiamo che rifiutare l’esperienza è più doloroso che sentirla appieno.

Questo insegnamento è tratto dai materiali del ritiro on line “Tre mesi con il corpo”, organizzato dai monaci del monastero zen di Plum Village e tuttora in corso.
Da lamentemente.com

Note: Questo articolo lo trovo molto simpatico, fin dei conti cosa sono tre respiri rispetto ad ore di ansia?

Come ti defenisci in tre parole?


La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
Theodor Adorno, Minima moralia, 1951
                                                                              
                                                              Strisciolina serale

Come ti defenisci in tre parole? Un giorno mi chiesero.
Pagana in amore, anarchica politicamente,taoista nello spirito.
Fosse stato per la mia anima avrebbe detto " nè bianca nè nera,semplicemente sono"
Ma l'Io a questo mondo deve dare delle risposte, e per istinto ho risposto, chiusa nelle eticchette del mondo delle catalogazioni a tutti i costi sono e rimmarò errante.

Se difendo un "idea" è solo perchè la trovo più vicina alla Verità  della Liibertà e più impregnata d'umanità di molte altre".

Note :
La parola "libertà" compare scritta per la prima volta su una tavola sumera cuneiforme col termine amargi, che vuol dire "ritorno alla madre", mentre si narra della rivolta del popolo contro il re tiranno. [1]
La libertà indica in generale, facoltà di vivere, di muoversi, di agire in modo autonomo, secondo la propria volontà e la propria natura, senza essere sottoposti a limitazioni e costrizioni. Se la società nasce dalla costrizione, è pur vero che da un minimo di iniziativa individuale può nascere la libertà.
da ita.anarchopedia.org

Non so cosa sia accaduto



 

 Non so cosa sia accaduto,
non so nelle origini della mia  psiche cosa possa voler dire,
non riesco nemmeno a percepire il sussurro delle parole negli arcani della mia anima.
Ma quest'anno per la prima volta nella mia vita:non ho fretta.
Non ho fretta che l'inverno lasci il posto alla primavera,
tutt'altro, in alcuni istanti vorrei fermare gli attimi bianchi della neve e immortalare il candore del gelo,vorrei stringere la nebbia che  mi avvolge,
nebbia che dopo un tempo immorabile sono tornata ad odorare,
Oh si! Quel profumo particolare che la nebbia porta con sè, è stato come ritrovare un ricordo disperso nella memoria,
La sua  fraganza antica e perduta, ora ritrovata.
Questo sole,
pallido e timido sole,
quasi quasi mi importuna,
fa correre il tempo,tempo che vorrei rallentare,
io non ho fretta.

Giò disse a Chiara...

                                                 Cazzeggio serale di scrittura creativa

Giò si sedette accanto a Chiara posandole una mano sulla spalla, dentro di sé aveva chiaro quali parole usare:
*<Meglio così, che quelli che parlano parlano parlano parlano, senza avere niente da dire...
Devi solo far ordine nei tuoi pensieri e poi scatenare una bella eruzione>
Giò rimase in attesa di una reazione, Chiara fece un sorriso incredula del fatto di non avere parole, anzi le parole c'erano, eccome se ne aveva di parole lei  ma in quel momento riusciva solo a restare in silenzio.
-Giò ha ragione-pensò Chiara -ordine ai pensieri,ordine ai valori,ordine alle priorità,inizio a detestare tutto questo  cazzo di ordine!-
Chiara guardò Giò e disse:< hai ragione ci vuole ordine, incominciamo col andarci a bere una birra>
< ma non sei astemia?>
<fa nulla tu bevi,io parlo>.
<Giò,ma secondo te,,,si potrà mai nascondere una divinità dietro ad un grosso perperone rosso?>
< Che ne so! Le vie del signore sono infinite,ma per certo so che si nasconde una divinità in quella "gnocca" seduta dietro di noi>
<Chiara rise, i pensieri tornarono in ordine,aveva sbagliato via, quello di cui aveva bisogno era solo di una  bella grassa grossa risata di quelle che solo Giò riesce a fargli fare >.

Pesonaggi e fatti e luoghi sono inventati, nessun collegamento  all'autrice e commentatori del blog :-))
 *Citazione su gentile concessione di Joker




Caro amico


 





Caro Amico, in questo giorno in cui mi sorridi e mi abbracci dicendomi "sei grande"  io sento la mia sicurezza franare, nasce in me la paura che un giorno potrei deluderti.

                                                                        Mi abbracci e mi dici "mai"

Amico mio ti ricordo che sono fatta di testardaggine, voglio sempre avere ragione e non mi piego mai a volte posso apparire arrogante e lo so bene, altre rido amara e tu sai perché.

Certo sono fatta anche di risate, allegria e ironia, credo nelle cose impossibili e questo ti diverte molto.
Ma tu lo sai che sono anche piccola? A tratti fragile...
Cosa ti aspetti da me?
Che io abbia sempre la risposta giusta a tutto?
Che io sia sempre divertente e disinvolta?
Che la mia intelligenza non possa mai trasformarsi in idiozia?Per favore non ti aspettare nulla di tutto questo aspettati la sola cosa che meglio mi riesce fare e darti :"la mia amicizia "

Scusami per miei silenzi, scusami quando mi infiammo davanti alla tua debolezza o quando mi dici che ormai non vali nulla, che per te la corsa è alla fine  ma è solo perché ti voglio bene e c'è molto per te nel mondo se solo tu le volessi davvero "cambiare le cose".

Forse può apparire come un discorso egoistico e lo sarebbe se ti dicessi che dalla tua felicità dipende la mia ma non è cosi: io rido, io vivo, io sogno anche quando la tua testa è china e scompari per nasconderti dal mondo.

Desidero che tu possa essere felice semplicemente perché ti voglio bene.
A dispetto dei tuoi discorsi bui e sebbene la tua visione della vita è lontana dalla mia ti voglio bene ugualmente, la tua felicità può essere un valore aggiunto alla mia vita ma per te è invece l'essenza della tua stessa vita.

DEUS ABSCONDITUS

                                                          DEUS ABSCONDITUS 
Spostati, mi togli il sole disse Diogene ad Alessandro Magno. 
Ma lo disse anche la mia vicina di casa e non ad Alessandro Magno, 
bensì al marito meteorologo che aveva tre cani, due fucili ed una figlia a Malta. 
Corsi e ricorsi storici – in un solo giorno ne ricorrono infiniti - 
Come qui, ora, adesso, nel terzo millennio, nel mercato di Ponte Milvio. 
Stamani sono in anticipo e posso permettermi una sosta sulla terra ferma. 
Mai toccato dalla Grazia, mai avuto il piacere di conoscere alcun Dio, 
mai affannatomi troppo a negarlo o calunniarlo, 
ma qualcosa se non di trascendente di almeno meno immanente del solito 
si presenta e si presenta al banco della fruttivendola col dente d’oro. 
E’ il rosso vulcanico dei peperoni, ma anche il giallo dei limoni, 
che continuano ad ignorare i poeti laureati, ed anche quelli diplomati, 
o, perché no, l’enigma violaceo delle melanzane,  
con quel riflesso bianco che risalta come un abito da sposa, 
o l’estrosità del peperoncino, afrodisiaco del corpo 
e l’odore viscerale del pecorino sardo, afrodisiaco dell’animo. 
E infine l’arancio: aprire un’arancia e’ aprire un cosmo. 
Un cosmo di oli essenziali, minerali benefici e complessi incroci chimici. 
Sì insomma, se la divinità si nascondesse dietro un grosso peperone, 
io sinceramente non avrei nulla da ridire. 
No signora, non insista, lo so che la sua frutta è la migliore, 
ma non posso andare al lavoro con un chilo di susine. 
Qual è il mio lavoro ? Non so, presto farò un corso da Junior Engineer,
 o da Project Manager Developer, o da disoccupato, 
dipende cosa offre il mercato, il suo offre delle pesche noci da favola? 
E va bene, aggiudicate, le nasconderò nell’armadio, dietro i faldoni dell’Irap. 
Forse mi sto innervosendo, forse e’ questa pioggerellina scialba, 
che non ti sciacqua, non ti purifica, ti rompe solo i coglioni. 

Andrea D'Urso

Ho scoperto da poco questo poeta,non c'è dubbio è un poeta 

E già...

Ma può mai essere che dentro ho un vulcano pronto ad esplodere di cose da dire...ma non esce una parola? Si può essere.

Potete saltare la premessa e leggere Galeano

Premessa:

Qualche tempo fa presi una decisione, di chiudere un mio vecchio blog e di allontanarmi per contenuti in uno prossimo ( questo blog) da alcuni discorsetti.
Sono stata per un po' fra le file dei complottisti, ma sono scappata dopo aver visto le lotte interne, a niente è servito dire "ehiii se si litiga fra noi si fa il loro sporco gioco".
Sono anarchica( se proprio mi devo definire in un qualche modo) di un anarchia quasi paradossale perchè sono anarchica anche dall'anarchia stessa quando questa diventa un sistema in cui vige la gerarchia e tante altre piccole cosette.
Dopo lotte di religione,guerre, mafia e molto altro ancora arrivata allo stremo psichico mi sono resa conto che dovevo fare un passo indietro,prendere le distanze, ogni lotta è una lotta a perdere quando non viene tenuto conto del fattore "x" che un uomo(in senso di umano) è pur sempre tale e le lotte vanno fatte prima contro il nostro "io" altrimenti come il mio  papà usava dire: inevitabilmente quando ci si reca al mulino ci sporca di farina ,che tu sia comunista,pacifista,anarchico, se non domi te stesso e l'appagamento personale è solo una triste storia che si ripete diventi come "loro".
Odio, gli day-qualunque cosa,non sopporto le campagne passaparola,  l'ultima la campagna di cui ho letto è la No Captcha day non sapevo se ridere o piangere ma è vero che Captcha sono una stronzata ,non tollero più nel mio blog manifestini vari,slogn di tutte le salse:contro Israele,contro il mondo,contro tutto.., un tempo  tenevo uno slogan che mi stava a cuore contro la mafia ma fra senso d'impotenza e amarezza nel costatare come queste campagne fanno da spalla ai soliti stronzi ingordi e balordi l'unico posto in cui resta quello slogan è nel mio cuore, triste è costatare come a volte proprio quei mezzi come slogan,passaparola,informazione,campagne che dovrebbero essere al servizio della solidarietà,del cambiamento, diffondere la verità, diventino un trend del momento,qualcuno si ricorda ancora del Tibet? ...In Tibet non è cambiato nulla,tranne una piccola apertura al turismo di curiosi che almeno porta qualcosa.
Ho preso le distanze dalle organizzazioni umanitarie in genere,dopo la mia musata con Saven the Children e le loro notizie distorte sulla guerra in Libia al tempo di Gheddafi, dopo la mia lettera al direttore italiano di Saven the Children che gentilmente ha risposto,dopo due chiacchere con un giornalista presente in Libia, mi sono ritrovata ancora una volta alla nausea, la verità sta sempre nel mezzo e viene sempre depaurperata allo scopo di arrivare distorta e darci la visione che a loro i signori dalle mani forti fa comodo,storie che impietosiscono e ingrassano le casse delle organizzazioni umanitarie .
Ho preso le distanze da tutto,limitandomi a scrivere delle mie passioni, e forse a volte anche qualcosa di banale come raccontare di una giornata col mal di testa, ma è anche vero che però non posso fare a meno di ringraziare chi nella lotta è dentro, chi si sbatte davvero,chi rischia davvero,chi per lo meno ci prova, non posso fare a meno di leggere un articolo di Eduardo Galeano e provare un emozione condivisa nelle idee, non posso fare a meno di rompere il silenzio su certi argomenti e tornare a parlarne, non posso fare a meno di ammettere a me stessa che quella passione che mi smuove e la fermezza delle mie idee nonostante tutto non muoiono,vanno oltre al senso d' 'impotenza, vanno avanti  a dispetto del fatto che il mio raggio di azione è limitato e mi scuso anche con il mio post di avere rubato spazio all' articolo di Galeano il vero articolo che vorrei che leggeste...il mio è solo uno sfogo, domani passa ma quanto scritto da Galeano resta.

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                                       Perché il mondo premia i propri saccheggiatori?

Eduardo Galeano

Tradotto da  Elisa Bertelli


Il lanciatore di scarpe iracheno, che scagliò le proprie calzature verso Bush, è stato condannato a tre anni di carcere. Non merita invece un’onorificenza?
Chi è dunque il terrorista? Il lanciatore di scarpe o il suo bersaglio? Il serial killer che ha volutamente determinato la guerra in Iraq su un terreno di bugie massacrando una moltitudine d’individui, legalizzando e ordinando la tortura di altri non è forse il vero terrorista?




Il popolo di Atenco, in Messico, i Mapuche, indigeni del Cile, i Kekchies del Guatemala, i contadini senza terra in Brasile, tutti accusati del crimine di terrorismo per aver difeso i loro diritti e la loro terra, sono forse i colpevoli? Se la terra è sacra, anche se la legge non lo specifica, coloro che la difendono non sono altrettanto sacri?

Il luogo più pericoloso al mondo è la Somalia, secondo la rivista «Foreign Policy». Ma chi sono i pirati, gli affamati che assaltano le navi o gli speculatori di Wall Street che hanno attaccato il mondo per anni e che adesso vengono ricompensati con milioni e milioni di dollari per i loro sforzi?

Perché il mondo premia i propri saccheggiatori?

Perché la giustizia è una donna ciclopica e cieca? La Wal-Mart, la corporation più potente della terra, proibisce i sindacati. Anche McDonald’s. Per quale motivo tali corporation, che godono impunità penale, violano il diritto internazionale? È forse perché, nel mondo in cui viviamo oggigiorno, il valore del lavoro è minore di quello della spazzatura e i diritti dei lavoratori hanno un valore ancora più irrisorio?

Chi sono i virtuosi e chi i malvagi? Se la giustizia internazionale esiste veramente, per quale motivo i potenti non sono mai soggetti a giudizio? Le menti che hanno partorito i più efferati dei massacri non sono mai state dietro le sbarre. È forse perché sono proprio questi carnefici che posseggono le chiavi della cella?

Per quale motivo i cinque paesi detentori del diritto di veto in seno alle Nazioni Unite sono inviolabili? Questo diritto di veto ha forse origini divine? Chi riporrebbe la propria fiducia in qualcuno che, per mantenere la pace, approfitta della guerra?

È giusto che la pace nel mondo sia proprio nelle mani di quelle cinque nazioni che sono anche le principali produttrici di armi al mondo? Non vorrei peccare d’irriverenza nei confronti dei narcotrafficanti, ma tale situazione non potrebbe essere un altro esempio di crimine organizzato?

Stranamente, chiunque reclami la pena di morte non si pronuncia in merito a chi tiene le redini del mondo. Ancor peggio, tali rivendicatori si lamentano da sempre degli assassini armati di coltello, ma non si sono mai pronunciati sugli arciassassini armati di missili.

Per giunta, mi domando: dal momento che questi impuniti padroni del mondo sono così affascinati dall’assassinio, perché non sperare che indirizzino la loro inclinazione omicida verso l’ingiustizia sociale? È forse giusto un mondo in cui, ogni minuto, tre milioni di dollari vengono sprecati in ambito militare mentre, nello stesso arco di tempo, quindici bambini muoiono di fame o di malattie curabili? La comunità internazionale è armata fino ai denti, ma contro chi? Contro l’indigenza o contro gli indigenti?

Come mai i patrocinatori della pena capitale non dirigono la loro ira verso i valori della società consumistica che costituiscono una minaccia quotidiana per la sicurezza pubblica? O il costante bombardamento pubblicitario non costituisce forse un invito alla criminalità? Questo bombardamento non stordisce forse i milioni e milioni di giovani disoccupati o sottopagati, inculcandogli incessantemente le fandonie del tipo “avere = essere”, e possedere macchine o scarpe di marca significa esistere? Si continua a ripetere di avere, avere, insinuando che chi non ha nulla, quindi, non esiste.

Perché la pena di morte non si applica alla morte stessa? Il mondo è organizzato in funzione della morte. Non è forse vero che il complesso militare industriale fabbrica morte e divora gran parte delle nostre risorse ed energie? Per adesso, i padroni del mondo condannano la violenza solamente quando questa è perpetrata da altri. Se gli extraterresti esistessero, questo monopolio della violenza parrebbe loro incomprensibile. Ciò è in realtà insostenibile per noi terrestri stessi. Contro ogni certezza, speriamo ancora di sopravvivere: noi umani siamo gli unici animali specializzati nel mutuo sterminio, nonché sviluppatori di una tecnologia di distruzione che annichilisce simultaneamente il nostro pianeta e tutti i suoi abitanti.

Tale tecnologia si mantiene grazie al terrore. È il terrore del nemico che giustifica la dilapidazione di risorse da parte delle forze militari e di polizia. Per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte, perché non mandiamo al patibolo la morte stessa? Non sarebbe doveroso porre fine a questa dittatura universale di allarmisti professionisti? I seminatori del panico ci condannano alla solitudine, tenendo la solidarietà lontano dalla nostra portata: a torto, ci insegnano che viviamo in un mondo in cui le regole sono dettate dalla competizione, che chi può deve schiacciare i propri colleghi, che dietro al prossimo aleggia il pericolo. Attenzione, ripetono incessantemente, quella persona ti deruberà, l’altra ti violenterà, i mussulmani hanno piazzato una bomba in quel passeggino, e quella donna dallo sguardo innocente che ti sta osservando ti trasmetterà sicuramente l’influenza suina.

In questo mondo che gira alla rovescia, sono riusciti a incuterci timore anche quando si tratta del più semplice atto di giustizia e di buonsenso. Nel momento in cui il Presidente Evo Morales ha dato il via alla ricostruzione in Bolivia, cosicché questa nazione a maggioranza indigena non avrebbe più provato vergogna guardandosi allo specchio, le sue azioni suscitarono il panico. In verità, dalla prospettiva tradizionale dell’ordine razzista, il difficile compito di Morales si è rivelato catastrofico: i sostenitori di tale opinione non accettavano altre soluzioni per la Bolivia. Secondo questi ultimi, è stato Evo a trascinare la Bolivia in un clima di caos e di violenza: questo presunto crimine giustificava gli sforzi volti a spazzar via l’unità nazionale, mandando in mille pezzi la Bolivia. Quando Rafael Correa, Presidente dell’Ecuador, si è rifiutato di pagare i debiti illegittimi del proprio paese, tale notizia destò sgomento nel mondo finanziario e l’Ecuador venne minacciato con punizioni terribili per aver solamente osato di dare il cattivo esempio. Se le dittature militari e i politici furfanti sono sempre stati viziati dalle banche internazionali, non ci siamo già lasciati condizionare e non abbiamo forse già accettato questa situazione come un futuro inevitabile, un futuro in cui le persone pagano per le ingiustizie che si abbattono su di loro e per l’avidità che li depreda?

Mi chiedo se ci sia sempre stata una scissione tra il buonsenso e la giustizia.

Il buonsenso e la giustizia non erano forse fatti per essere strettamente legati e avanzare di pari passo?

Il buonsenso, e anche la giustizia, non sono in accordo con lo slogan femminista, secondo il quale se noi uomini potessimo restare incinti, l’aborto diventerebbe un sacramento. Perché non legalizzare l’aborto? Forse perché in seguito l’aborto cesserebbe di essere l’appannaggio delle donne che possono permetterselo e dei dottori che ne traggono guadagno?

La stessa osservazione si può fare per un altro caso scandaloso che nega sia la giustizia che il buonsenso: perché le droghe non sono legali? Alla stessa maniera dell’aborto, questo non è un tema che riguarda la salute pubblica? Il paese in cui vi è il più alto numero di tossicodipendenti al mondo, quale autorità morale ha per condannare i narcotrafficanti? E i mass media, con tutta l’attenzione che consacrano alla guerra contro il flagello delle droghe, perché non divulgano mai che è l’Afghanistan che, da solo, soddisfa all’incirca tutta la domanda di eroina mondiale? Chi tiene le redini dell’Afghanistan? Non è forse occupato da un paese messianico che si è attribuito il potere di portare tutti noi verso la salvezza?

Perché le droghe non vengono legalizzate una volta per tutte? È forse perché rappresentano il miglior pretesto per invadere un paese militarmente, oltre che a fornire i guadagni più proficui alle più grandi banche che, nell’oscurità, si tramutano in centri di riciclaggio di denaro sporco?

Nel mondo, oggigiorno, regna la tristezza a causa del calo delle vendite di automobili. Una delle conseguenze della crisi mondiale è il declino di industrie automobilistiche che, altrimenti, sarebbero fiorenti. Se avessimo almeno un briciolo di buonsenso e un mero frammento di senso della giustizia, perché non festeggiare questa buona notizia?

Chi potrebbe negare che una diminuzione del numero di automobili è una cosa positiva per la natura, che tirerebbe un respiro di sollievo da questa situazione? Chi potrebbe negare l’enorme valore di questa diminuzione, constatando che meno pedoni moriranno?

Ecco come la Regina Bianca di Lewis Carroll spiegò ad Alice come si distribuisce la giustizia nel mondo attraverso lo specchio: “Quello è il Messaggero del Re. Adesso è in prigione poiché deve scontare una pena e il processo non comincerà prima di mercoledì prossimo: ovviamente, il crimine verrà commesso per ultimo.”

L’Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, a El Salvador, affermò che la giustizia, come fosse un serpente, mordeva soltanto coloro che erano scalzi. Morì a causa di ferite da arma da fuoco per aver proclamato che all’interno della sua nazione gli indigenti venivano condannati dall’inizio vero e proprio, ossia dal giorno della nascita.

Il risultato delle elezioni a El Salvador non potrebbe essere visto, in qualche modo, come un omaggio all’Arcivescovo Romero e alle migliaia di persone che, come lui, hanno perso la vita combattendo per far andare la giustizia nel verso giusto in questo regno di ingiustizia?

A volte i racconti della Storia finiscono in maniera avversa, ma la Storia, lei, non finisce mai. Lei, quando dice addio, dice invece: tornerò.




Per concessione di ComeDonChisciotte
Fonte: http://www.globalresearch.ca/i-hate-to-bother-you-is-justice-right-side-up/14767
Data dell'articolo originale: 24/01/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9181



Grecia :Sappiamo farlo senza di loro

Con un comunicato pubblicato l’8 febbraio 2013, gli operai della fabbrica Vio.Me annunciano l’inizio dell’autogestione della produzione.

“Lo stato sta cercando con ogni mezzo di sabotare la nostra lotta. E le alte burocrazie sindacali tentano di bloccarci. Hanno paura di perdere il loro potere. D’altronde se autogestiamo la fabbrica non hanno più motivo di esistere!”

 Più di un centinaio di solidali avevano sfidato l’afa e le strade roventi della capitale per ascoltare le parole degli operai della Vio.Me: “siamo convinti che per vivere, e vivere bene, abbiamo bisogno solo di noi stessi e di quello che sappiamo fare insieme! Non abbiamo bisogno dei padroni, dello stato, o del capitalismo per produrre! Sappiamo fare tutto senza di loro!”.

Ricordo il discorso calmo e determinato con cui un operaio della fabbrica illustrò il progetto di autogestione, e ricordo bene anche la forza delle sue parole, quando spiegava che era tempo di andare anche oltre alla forma di lotta dello sciopero sindacale, per passare immediatamente alla realizzazione della solidarietà tramite l’autogestione e la cooperazione. Dopo circa sei mesi quella forza ha raggiunto l’obiettivo. E in fabbrica si festeggiano le prime giornate di produzione completamente autogestita. E’ un primo piccolo, grande, passo in avanti delle lotte in Grecia.
 
 Fonte :Infoaut.org

Nota:
Quel che questa gente forse non sa in cuor suo  anche questo modo di gestire le cose è una forma di anarchia,di libertà dallo stato.Un punto su cui riflettere.


Guidare le emozioni

  1. Riconoscimento. Se siamo arrabbiati (o in preda ad una forte emozione) non dire: “sono arrabbiato”, ma: “so che in me c’è rabbia”.
  2. Accettazione. Quando siamo arrabbiati, non negarlo. Accettiamo quello che c’è in noi. Sediamoci e immobilizziamo il corpo: questo ci aiuterà a calmarci.
  3. Abbraccio. Prendiamo “in braccio” la nostra rabbia come una madre tiene “in braccio” il suo bambino che piange. La consapevolezza abbraccia l’emozione e già questo, di per se, può calmare la nostra rabbia e noi stessi.
  4. Osservazione profonda. Quando siamo abbastanza calmi, possiamo guardare in profondità per capire che cosa abbia provocato questo accesso di rabbia, cosa stia provocando disagio al nostro bambino interiore.
  5. Comprensione risvegliata. Dobbiamo riflettere in profondità su ciò che ha provocato la nostra sofferenza. La comprensione profonda ci indica che cosa fare e che cosa non fare per cambiare la situazione.
                Thich Nhat Hanh, Il cuore dell’insegnamento del Buddha, Neri Pozza

                                                            DA PROVARE!

L'immaginazione nella nostra vita





                                                   L'immaginazione nella nostra vita
L'anima si manifesta nella luce degli occhi,nell'emozione del viso,nel riso e nel pianto. Può esprimersi anche nelle parole,ma il suo vero linguaggio regna al di là del linguaggio: siede sul trono dell'immaginazione.
Facciamo dell'immaginazione uno strumento per avvolgere il mondo con il mantello dell'impensato.
( Maurizio Zani)

"Un immagine si mette al centro del nostro essere immaginante.Ci trattiene,ci fissa.Ci infonde dell'essere." Bachelard


Secondo Sartre:<< l'atto dell'immaginazione è un atto magico.È un incantesimo destinato a far apparire l'oggetto pensato,la cosa desiderata in modo che se ne possa prender possesso.In tale atto c'è sempre qualcosa di imperioso e di infantile>>mentre per il filosofo scrittore Nicolás Gómez Dávila dell'immaginazione dice:<< Senza l'immaginazione, la realtà è uno spettacolo noioso che l'intelligenza esamina e classifica...Compito dell'immaginazionè la redenzione della realtà>>anche per il poeta Leopardi  l'immaginzione è essenziale:<<L'immaginazione è la prima fonte della felicità umana.Quanto più questa regnerà nell'uomo tanto più l'uomo sarà felice.>>

Nietzsche nell'immaginazione trova uno strumento per solleverci  dai nostri momenti  cupi e dai nostri ostacoli<<Ho dato un nome al mio dolore lo chiamo "cane"-esso è altrettanto divertente,altrettanto intelligente come ogni altro cane-e io posso apostrofarlo e sfogare cosi i miei cattivi umori :come altri fanno con i loro cani>>.

Nota:
 Sull'argomento immaginazione avrei voluto avere parole sufficienti e abbastanza determinanti per riuscire ad esprire totalmente la gioia della sua esistenza, mi ritrovo invece, sarà un po'per la giornata a non avere parole sufficienti...
Prova ad ammirare un tramonto, prova ad immaginarlo in una giornata grigia, se infondo a te stesso senti l'immensità pari a quando i tuoi occhi ne sono stati colmi nella realtà, ecco quello che "senti" è il forte potere dell'immaginazione.

Approfondimenti:
L'immaginazione in Satre
 
Nicolás Gómez Dávila- Biografia
Nietzsche-Biografia





La mia città invisibile

                                                     La mia città invisibile

A volte basta il titolo di un libro per dirti tutto quello che volevi sapere, altre volte capita di leggerne le sue pagine e sembra quasi incomprensibile, arrivi pure a chiederti che cosa in molti vi abbiano trovato tanto di straordinario.

lo leggo in superficie non riesco a tuffarmi nel suo profondo e nemmeno vi trovo qualcosa per cui possa considerarlo tale... sono irrequieta, non è colpa del libro.

Sono i soliti pensieri ricorrenti... ma uno di questi mette a tacere tutti gli altri, si apre una strada, una via che non avevo percorso.
Io cerco, io provo, ma cosa poi? Solo ora mi rendo conto di non avere mai dato forma alla mia idea, al mio desiderio, allora cosa voglio davvero?
Si fa spazio sgomitando, arriva prepotente, io voglio, ma cosa?
Che forma ha, quale colore? Ha forse sapore?

La mia città invisibile, ho forse mai iniziato veramente a costruirla? No, mai!

Voglio la vita che "vorrei" ma l'ho sempre lasciata vagare senza direzione, senza mai dargli un punto preciso in cui approdare.
Voglio la vita "che desidero" ma non ho mai scritto una sola pagina su di lei, non ho mai raccontato, romanzato i suoi personaggi, i suoi ambienti, lo svolgersi della sua storia.

E solo ora mi rendo conto che ogni ostacolo, ogni ripetersi dei fatti, ogni passo indietro è dovuto proprio a ciò, come posso vivere "la vita che vorrei" nella mia città invisibile, se nemmeno ho mai disegnato il progetto delle sue fondamenta, raccontato la sua storia, dipinto i suoi muri, costruito le sue case, le sue finestre, le vie, i ponti, il porto, la stazione...

Ho vissuto cercando, ma non potevo trovare che solo il nulla, perché quello era ciò che avevo disegnato e con le mie mani plasmato, avevo scavato solo una grossa buca senza edificarvi mai nulla su di essa, avevo solo tracciato grandi linee sbiadite del suo progetto, avevo iniziato a scrivere la sua trama partendo dal futuro "domani, un giorno, se sarà, se verrà, se potrà". Solo le favole iniziano con "c'era una volta" rivolgendosi a ciò che ora non vi è più e solo gli oroscopi si scrivono con il verbo rivolto al futuro, la vita la si inscrive al presente anche quella che arriverà domani e dopodomani ancora.

Calvino scrive in Le citta invisibili: "talvolta le città diverse si succedono sullo stesso suolo e sotto lo stesso nome e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili fra loro... così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilla com'era, ma un'altra città che per caso si chiamava Maurilla come questa"
Resta inutile allora fare sorgere la "tua nuova citta" sul suo passato, inutile aggrapparsi a quanto di confortante e conosciuto ci circonda tutto muta in continuazione come Maurilla sullo stesso suolo che oggi già non ha più nulla a che fare con ieri.

Sino a due ore fa questo libro mi era incomprensibile e sfuggevole, solo due ora fa ancora non avevo compreso e incomprensibili mi apparivano i miei tentativi falliti, solo un attimo fa la mia città invisibile era trasparente... ora tutto ha un altra luce e tutto inizia ad avere forma.

Quello che il film "Lincoln" non dice su Lincoln


                        Quello che il film "Lincoln" non dice su Lincoln           
                                     
                                                   di  Vicenç Navarro
                                
                                          Tradotto da  Alba Canelli
                                                                                            

Il film "Lincoln", prodotto e diretto da uno dei registi più conosciuti degli Stati Uniti, Steven Spielberg, ha riacceso un grande interesse per la figura di Lincoln, uno dei presidenti che, come Franklin D. Roosevelt è sempre intervenuto nell’ideologia statunitense con un grande ricordo popolare. Si evidenzia questa figura politica, come il garante dell'unità degli Stati Uniti, dopo aver sconfitto i confederati che aspiravano alla secessione degli stati del sud dallo Stato federale.

E' anche una figura che risalta nella storia degli Stati Uniti per aver abolito la schiavitù e dato la libertà e la cittadinanza ai discendenti di popolazioni immigrate di origine africana, vale a dire la popolazione nera, che negli Stati Uniti è conosciuta come afro-americana.
 
Lincoln è stato anche uno dei fondatori del Partito Repubblicano, che all'origine fu proprio l'opposto del Partito Repubblicano attuale, oggi fortemente influenzato da un movimento - il Tea Party - sciovinista, razzista ed estremamente reazionario dietro al quale ci sono interessi economici e finanziari che vogliono eliminare l'influenza del governo federale nella vita economica, sociale e politica del paese. Il Partito Repubblicano, fondato dal presidente Lincoln era, al contrario, un partito federalista, che considerava il governo federale come garante dei Diritti Umani. E tra questi, l'emancipazione degli schiavi, tema centrale del film Lincoln, a cui Lincoln diede maggiore enfasi. Eliminare la schiavitù significava che lo schiavo sarebbe diventato lavoratore, padrone del proprio lavoro. 
 
Tuttavia Lincoln, anche prima di diventare presidente, considerò anche altre conquiste sociali come parte anche dei diritti umani, e tra questi, il diritto del mondo del lavoro di controllare, non solo il lavoro in sé, ma anche il prodotto dello stesso. Il diritto di emancipazione degli schiavi trasformava lo schiavo in una persona libera salariata, unita, secondo lui, in vincoli fraterni con gli altri membri della classe operaia, a prescindere dal colore della loro pelle. Le sue richieste affinchè lo schiavo cessasse di essere tale e affinchè il lavoratore – tanto bianco quanto negro – fosse il padrone, non solo del proprio lavoro, quanto anche del prodotto dello stesso, erano in egual misura rivoluzionarie. L'emancipazione della schiavitù era necessaria affinché la persona fosse  proprietaria del proprio lavoro. L'emancipazione della classe operaia significava che essa fosse padrona del prodotto del suo lavoro. E Lincoln ha enunciato i due tipi di emancipazione. Tuttavia, il secondo tipo nemmeno è citato nel film Lincoln. In realtà, viene ignorato. E uso il termine "ignorato" invece di "nascosto", perché è del tutto possibile che gli autori del film o del libro su cui si basa, nemmeno conoscono la vera storia di Lincoln.
 
La guerra fredda nel mondo culturale e perfino accademico degli Stati Uniti (che continua a esistere) e l'enorme dominio di quella che lì è chiamata la Classe Corporativa (la classe dei proprietari e gestori del grande capitale) sulla vita, non solo economica, ma anche civile e culturale, spiega che la storia formale degli Stati Uniti che viene insegnata nelle scuole e nelle università è molto parziale purificata da ogni contaminazione ideologica del movimento operaio, che sia socialismo, comunismo o anarchia. La stragrande maggioranza degli studenti americani, anche delle università più prestigiose e conosciute, non sanno che la festa del 1° maggio, celebrata in tutto il mondo come la Giornata Internazionale del Lavoro, è un tributo in onore di sindacalisti americani che sono morti in difesa dell'orario di lavoro di otto ore al giorno (invece di dodici), vittoria che lanciò questa richiesta di rivendicazione con successo nella maggior parte dei paesi del mondo. Negli Stati Uniti, oggi, 1° maggio, oltre a non essere festivo, è il giorno della Legge e dell'Ordine, Law and Order-Day (vedi Storia del popolo libro degli Stati Uniti, Howard Zinn). La vera storia degli Stati Uniti è molto diversa dalla storia ufficiale promossa dalle strutture di potere statunitensi.
Le simpatie ignorate e/o nascoste di Lincoln 
Lincoln, già quando era membro della Camera legislativa dello Stato dell'Illinois, simpatizzava chiaramentecon le esigenze del movimento operaio socialista, non solo degli Stati Uniti, ma anche di tutto il mondo. In realtà, Lincoln, così come ho indicato all'inizio dell'articolo, considerava come un Diritto Umano, il diritto del mondo del lavoro di controllare il prodotto del proprio lavoro, posizione chiaramente rivoluzionaria in quel periodo (e che continua a esserlo oggi), e che né il film né la cultura dominante negli Stati Uniti ricorda o conosce, convenientemente dimenticata nell'apparato ideologico dell'establishment statunitense controllato dalla Classe Corporativa. In verità, Lincoln riteneva che la schiavitù era il massimo dominio del capitale sul mondo del lavoro e la sua opposizione alle strutture di potere degli stati del sud, si deve proprio al fatto che queste strutture erano percepite come sostenitrici del un sistema economico basato sullo sfruttamento assoluto del mondo del lavoro. Ecco perché vedeva l'abolizione della schiavitù come la liberazione non solo dei neri, ma di tutto il mondo del lavoro, beneficiando anche la classe operaia bianca, il cui razzismo vide che era contro i propri interessi. Lincoln ha anche detto che:
"il mondo del lavoro precede del capitale. Il capitale è il frutto del lavoro, e che non esistiterebbe senza il mondo del lavoro, che lo ha generato. Il mondo del lavoro è superiore al mondo del capitale e merita maggiore considerazione (...) Nella situazione attuale, il capitale ha tutto il potere e bisogna invertire questo squilibrio".
I lettori degli scritti di Karl Marx, contemporaneo di Abramo Lincoln, ricorderanno che alcune di queste frasi erano molto simili a quelle utilizzate da cotanto analista del capitalismo nella sua analisi del capitale/lavoro, nell'ambito di tale sistema economico.
 
Sorprenderà molti lettori sapere che gli scritti di Karl Marx influenzarono Abraham Lincoln, così come documenta con grande dettaglio John Nichols nel suo eccellente articolo "Reading Karl Marx with Abraham Lincoln Utopian socialists, German communists and other republicans” (Leggere Karl Marx con Abraham Lincoln socialisti utopisti, comunisti tedeschi ed altri repubblicani), pubblicato in Political Affairs (27/11/12), e da cui estraggo le citazioni così come la maggior parte dei dati pubblicati in questo articolo. Gli scritti di Karl Marx erano conosciuti tra i gruppi di intellettuali che erano profondamente insoddisfatti della situazione politica ed economica degli Stati Uniti, come nel caso di Lincoln. Karl Marx scriveva regolarmente sul New York Tribune, il giornale intellettuale più influente negli Stati Uniti in quel periodo. Il suo editore, Horace Greeley, era considerato un socialista e un grande ammiratore di Karl Marx, che invitò ad essere editorialista di questo giornale. Nelle colonne del suo giornale incluse molti attivisti tedeschi fuggiti dalle persecuzioni avvenute nella Germania di quel tempo, una Germania altamente tumultuosa, con un nascente movimento operaio che metteva in discussione l'ordine economico esistente. Alcuni di questi immigrati tedeschi (noti negli Stati Uniti da quel momento come "Repubblicani Rossi") hanno poi combattuto con le truppe federali durante la guerra civile, guidati dal Presidente Lincoln. 

Greeley e Lincoln erano amici. In realtà, Greeley e il suo giornale sostennnero dall'inizio la carriera politica di Lincoln, essendo Greeley colui che gli consigliò di candidarsi alla presidenza del paese. Tutti i fatti indicano che Lincoln era un avido lettore del New York Tribune. Nella sua campagna per la presidenza degli Stati Uniti invitò diversi "repubblicani rossi" a far parte della sua squadra. Infatti, già prima come membro del Congresso, rappresentante dei cittadini di Springfield nello stato dell'Illinois, sostenne spesso i movimenti rivoluzionari che stavano emergendo in Europa e più in particolare in Ungheria, firmando dei documenti a sostegno di tali movimenti.
Lincoln, grande amico del mondo del lavoro statunitense e internazionale
La sua conoscenza delle tradizioni rivoluzionarie esistenti in quel periodo non era casuale, bensì era il risultato del suo sostegno al movimento operaio internazionale e delle sue istituzioni. Incoraggiò i lavoratori degli Stati Uniti ad organizzare e formare sindacati e continuò a farlo da presidente. E diversi sindacati lo nominarono membro onorario. Nella sua risposta ai sindacati di New York sottolineò:  
"voi avete capito meglio di chiunque altro che la lotta per porre fine alla schiavitù è la lotta per liberare il mondo del lavoro, vale a dire, liberare tutti i lavoratori. La liberazione degli schiavi nel Sud è parte della stessa lotta per la liberazione dei lavoratori del Nord". 
E durante la campagna elettorale, il presidente Lincoln promosse la posizione contro la schiavitù indicando in modo esplicito che la liberazione degli schiavi permetteva ai lavoratori di esigere salari che consentono loro di vivere decentemente e con dignità, contribuendo in tal modo ad aumentare i salari di tutti i lavoratori, sia neri che bianchi. 
Marx, ed anche Engels, scrissero con entusiasmo della campagna elettorale di Lincoln, in un momento in cui entrambi stavano preparando la Prima Internazionale del Movimento Operaio. A un certo punto della sessione, Marx ed Engels proposero all'Internazionale di inviare una lettera al presidente Lincoln congratulandosi con lui per il suo atteggiamento e la sua posizione. Nella sua lettera, la Prima Internazionale si congratulava con il popolo degli Stati Uniti e il suo presidente, per la fine alla schiavitù, per aver favorito la liberazione di tutti i lavoratori, non solo degli Stati Uniti, bensì in tutto il mondo. 
Il Presidente Lincoln rispose, ringraziando e rispondendo alla nota che apprezzava il supporto dei lavoratori di tutto il mondo alle sue politiche, in un tono caloroso, che di certo, creò grande allarme tra gli istituti economici, finanziari e politici da entrambi i lati dell'Atlantico. Era chiaro che, a livello internazionale, come segnalò più tardi il leader socialista statunitense Eugene Victor Debs, proprio nella sua campagna elettorale, "Lincoln era stato un rivoluzionario e che per quanto paradossale potesse sembrare, il Partito Repubblicano aveva avuto nelle sue origini un tonalità rossa". 
La rivoluzione democratica che Lincoln ha iniziato e mai sviluppata
Inutile dire che nessuno di questi dati appare nel film Lincoln, né sono ampiamente conosciuti negli Stati Uniti. Ma, come bene fanno ben notare John Nichols e Robin Blackburn (altro autore che ha scritto molto su Lincoln e Marx), per capire Lincoln si deve capire il periodo e il contesto in cui ha vissuto. Lincoln non era un marxista (termine sovrautilizzato nella letteratura storiografica e che lo stesso Marx denunciò), e non era sua intenzione eliminare il capitalismo, se non correggere l'enorme squilibrio tra il capitale e il lavoro in esso esistente. Ma non vi è dubbio che sia stato molto influenzato da Marx e da altri pensatori socialisti, con cui ha condiviso le sue contigue aspirazioni, chiaramente simpatizzando con loro, prendendo la loro posizione ad alti livelli di radicalismo nel suo impegno democratico. E' una distorsione storica ignorare questi fatti, come fa il film Lincoln.
 
Non c'è dubbio che Lincoln fosse una personalità complessa, con molti chiaroscuri. Ma le simpatie sono scritte e ben definite nei suoi discorsi. Inoltre, gli intensi dibattiti in atto nella sinistra europea sono riprodotti anche nei circoli progressisti negli Stati Uniti. In realtà, la più grande influenza su Lincoln fu quella dei socialisti utopici tedeschi, molti dei quali si rifugiarono in Illinois fuggendo dalla repressione europea.
Il comunitarismo che caratterizzò tali socialisti influenzò la concezione democratica di Lincoln, interpretando la democrazia come il governo delle istituzioni politiche da parte del popolo, in cui le classi popolari erano la maggioranza. Il suo famoso detto (che è diventato lo splendido slogan democratico più conosciuto al mondo - Democracy for the people, of the people and by the people - chiaramente indica l'impossibilità di avere una democrazia del popolo, per il popolo, senza che sia realizzata e raggiunta dallo stesso popolo. Da ciò vedeva la liberazione degli schiavi e del mondo del lavoro come elementi essenziali di tale processo di democratizzazione. Il suo concetto di uguaglianza ha portato inevitabilmente un conflitto con il dominio di tali istituzioni politiche per il capitale. E la realtà esistente oggi negli Stati Uniti e che ho descritto nel mio articolo “Lo que no se ha dicho en los medios sobre las elecciones en EEUU” (Quello che non è stato detto dai media circa l'elezione negli Stati Uniti") (Público, 13.11.12) è una prova di ciò. Oggi la classe Corporativa controlla le istituzioni politiche di quel paese. 
Ultime osservazioni e una richiesta
Ripeto che nessuna di queste realtà appare nel film. Spielberg non è, dopo tutto, Pontecorvo, e il clima intellettuale statunitense  è ancora bloccato nella guerra fredda, impoverendolo intellettualmente. "Socialismo" è una parola che continua a essere malvista nei circoli dell'establishment culturale del paese. E nella terra di Lincoln, quel progetto democratico che egli sognava non fu mai realizzato a causa dell'enorme influenza del potere del capitale sulle istituzioni democratiche, influenza che ha notevolmente diminuito l'espressione di democrazia in quel paese. E il paradosso graffiante della storia è che il Partito Repubblicano è diventato lo strumento politico più aggressivo che esiste oggi al servizio del capitale. 
Di certo, apprezzerei che tutte le persone che troveranno interessante questo articolo lo diffondano ampiamente, compresa la distribuzione ai critici cinematografici, che nella loro promozione del film, sicuramente non parleranno dell'altro Lincoln sconosciuto nel suo paese (e in molti altri, tra cui la Spagna). Uno dei fondatori del movimento democratico rivoluzionario non è nemmeno riconosciuto come tale. L'emancipazione degli schiavi è una grande vittoria da celebrare. Ma Lincoln è andato oltre. E di questo non si parla.
Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.vnavarro.org/?p=8339
Data dell'articolo originale: 17/01/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9074