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Testo sfumato

 

Due ore per scrivere una “stupida“ guida sull’offerta di conti correnti delle banche,quando il mio tenero gatto con un balzo è montato sulla tastiera, un nano secondo tutto svanito.
E va bene…fin dei conti mentre la scrivevo strizzavo il naso e brontolavo, sentivo quasi una forma di pena verso chi l’avrebbe letta, non tanto per il testo ma per l’obbrobrio delle offerte, ci prendono per il culo.
Se quando entri in una banca pensi di poter scegliere e fare un buon affare,ti sbagli!
Alla fine davanti al testo sfumato ho sorriso, ho risparmiato a qualcuno di leggere un enormità di cazzate.

p.s Dopo ciò non pensate che scrivere guide sia il mio lavoro, ma solo un hobby, ogni articolo è retribuito con cifre da scompisciarsi dalle risate.ma tutto sommato utile  e divertente

Islanda,utopia o realtà?

Un po’ per passione verso questo paese,un po’ per il mio masochismo utopico( ma volere è potere,sempre) non mi sono persa questa intervista a Ólafur Ragnar Grímsson.
Pubblico solo un estratto delle  risposte  di Grimsson,per via della lunghezza dell’intervista, se desiderate leggere l’articolo integrale potete leggerlo al link di rimando a piè pagina.

Ólafur Ragnar Grímsson: Se fate un paragone con quanto è successo in altri paesi dell’Europa, la riuscita esperienza islandese si è avverata in modo diverso su due aspetti fondamentali.

Il primo, consiste nel fatto che noi non abbiamo seguito le politiche ortodosse che da trent’anni in qua si sono imposte in Europa e nel mondo occidentale. Noi abbiamo lasciato che le banche fallissero, non le abbiamo salvate, le abbiamo trattate come le altre imprese. Abbiamo instaurato dei controlli sui cambi. Abbiamo cercato di proteggere lo stato previdenziale, rifiutandoci di applicare l’austerità in modo brutale.

Seconda grande differenza: abbiamo subito preso coscienza del fatto che questa crisi non era solamente economica e finanziaria. Era anche una profonda crisi politica, democratica e perfino giudiziaria. Ci siamo quindi impegnati in riforme politiche, riforme democratiche, e anche riforme giudiziarie [un procuratore speciale, dotato di una squadra, è stato incaricato di investigare sulle responsabilità della crisi, ndr]. Questo ha permesso alla nazione di affrontare la sfida, in modo più ampio e più globale rispetto alla semplice attuazione di politiche finanziarie o di bilancio.

…esito sempre nel dare raccomandazioni concrete ad altri paesi, perché ho sentito una caterva di pessime raccomandazioni propinate al mio!

Uno degli assi delle politiche ortodosse sta nel tagliare aggressivamente le spese sociali. Non è quel che abbiamo fatto. Abbiamo invece protetto i redditi più modesti.

Le nostre banche erano importanti. Pesavano dieci volte la taglia della nostra economia. Io non dico che la dimensione non conti, ma se la si mette in termini di dimensioni, allora chiedetevi: il Portogallo è un paese grande o piccolo?  La Grecia è un paese grande o piccolo?

Quelle banche erano private: perché mai delle imprese nel settore bancario dovrebbero essere trattate in modo diverso da altre aziende private di altri settori come le tecnologie informatiche, internet, le compagnie aeree? Queste imprese sono indispensabili alle nostre società, eppure lasciamo che falliscano. Anche le compagnie aeree. Perché mai le banche sono trattate come dei luoghi santi?

Sì, questa è l’argomentazione che viene avanzata; eppure badate a cosa è successo in Islanda con il caso Icesave. Il governo britannico e quello dei Paesi Bassi, sostenuti dall’Unione Europea, pretendevano che i contribuenti islandesi rimborsassero i debiti di questa banca privata, anziché lasciare che il liquidatore fosse il responsabile di tali debiti. A quel punto ho fatto fronte a una scelta: era il caso di sottoporre la questione a referendum? Un esercito di esperti e di autorità finanziarie mi dicevano: se voi autorizzate la gente ad esprimersi, isolerete finanziariamente l’Islanda per decenni. Uno scenario catastrofico senza fine... Ero davanti a una scelta fondamentale: da una parte gli interessi della finanza, dall’altra la volontà democratica del popolo. E io mi son detto: la parte più importante della nostra società – e l’ho detto anche ai nostri amici europei – non sono mica i mercati finanziari. È la democrazia, sono i diritti umani, lo Stato di diritto.

Banche addio... oppure i giovani islandesi che abbiano fatto studi superiori vi troveranno un impiego?

Le banche, che siano in Islanda o all’estero, sono diventate delle imprese molto tecnologiche, che danno lavoro a numerosi ingegneri, informatici e matematici. Attraggono talenti da settori innovativi, quali le alte tecnologie o le tecnologie dell’informazione.

Dopo la caduta delle banche, questi talenti si sono ritrovati sul mercato del lavoro. In sei mesi, avevano tutti trovato lavoro … E le imprese tecnologiche o di design hanno avuto un rapidissimo sviluppo nel corso degli ultimi tre anni. Centinaia di nuove aziende sono state create. Sono ben lieto di constatare che le giovani generazioni hanno risposto alla crisi in modo molto creativo.

Morale della favola: se volete che la vostra economia sia competitiva nel settore delle tecnologie innovative, il fatto di avere un grosso settore bancario, ancorché capace di notevoli prestazioni, è una cattiva notizia.

Per concessione di MegaChip
Fonte: http://www.rue89.com/2013/02/28/le-president-islandais-trop-de-banques-cest-une-mauvaise-nouvelle-240109
Data dell'articolo originale: 28/02/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9452

Erika,la superficialità e la gente

Oggi vi scrivo e vorrei parlare di una cosa che credo sia importante per molti...
Oggi esistono ancora delle persone che vogliono davvero conoscere una persona per quello che è,in ogni su aspetto, anche quelli brutti, o le persone abituate a questa società diciamo "Ipocrita, e falsa",preferiscono vedere solo la parte superficiale delle persone? 
Quando credi che forse ti puoi far vedere anche fragile, è lì che le persone non lo sopportano…
E allora lì come si dovrebbe reagire? Cosa fare, quando le persone ti deludono, e vedi sempre di più che ormai di parlare di qualcosa di un po’ più serio non esiste perché semplicemente le persone vogliono essere superficiali in tutto quello che fanno?
Ho si dei problemi personali, ma non mi sono mai tirata indietro dall'aiutare gli altri, anche ora che ho avuto tanti calci, ma credo che se dovessi diventare vendicativa, fare agli altri ciò che loro hanno fatto a me, non sarei migliore di loro, anzi sarei a loro pari... e non è quello che voglio..
Erika Mellone

Le persone da sempre non hanno mai voluto conoscere una "persona"per quello che è in ogni suo aspetto,salvo un eccezione: i legami stretti e intimi,dove scavare oltre la coltre è indispensabile, e a volte fa male.
La parte superficiale delle persone risolleva da un lungo lavoro di introspezione prima  di tutto in noi stessi poi in chi ci sta difronte( noi ci riflettiamo negli altri) richiede un grande sforzo e la capacità di accettazione dell'altro.
Ma c'è chi ogni giorno ci prova nell'intento di conoscere "l'altro" ben più in là dell'apparenza,con il tuo post dimostri di essere una di queste, ma poi conoscere e scoprire non basta serve l'accettazione e per la nostra umana natura e il nostro Io capriccioso l'accettazione è un lavoro assai arduo.

La fragilità è un altro tema difficile,io direi: di quale tipo di fragilità si parla?
L'incapacità e lo stallo in un momento preciso della nostra vita,la stanchezza dovuta ad una situazione logorante, il dolore nell'affrontare una perdita o un momento difficile?
O la fragilità, del vorrei ma non posso, del vittimismo, della non accettazione delle responsabilità?.

Comunque sia le fragilità altrui fanno paura, specialmente quando noi siamo fragili,troppo fragili per farci carico anche quelle degli altri...e se comunque vai a scovare nei blog personali della gente vedrai che la fragilità non è sempre respinta,posso dire di avere avuto  belle esperienze sotto questo aspetto.
Nel mettere nero su bianco la mia "fragilità" ho ricevuto parole in soccorso, parole di soccorso che a mia volta ho tentato di dare,e ho avuto modo di notare come questo scambio diventava  in realtà una danza fra fragili: io conforto te,tu conforti me. E vedere i ruoli  inter scambiarsi: oggi io sono il forte tu il più fragile,e domani viceversa. Tutto ciò non pesa,tutt'altro è paradossalmente una allegra danza, la fragilità pesa quando è sempre e solo a senso unico e chi è più forte si sobbarca anche quella parte di vita che l’altro non riesce supportare,e non c’è da biasimare chi scappa quindi dalla fragilità che generalmente è respinta nel face to face quando si trasforma in una specie di piovra che soffoca "l'altro",il più forte.Ma forti all’infinito non lo si è mai.

Cosa fare quando le persone ti deludono? Chiederti perché ti deludono.

I discorsi seri non son mai ben accettati dalla maggioranza della gente,le ragioni credo siano nascoste in un elenco infinito,paura della propria ignoranza, paura di mostrare un lato troppo intimo di sé,insomma anche se parli di filosofia sei comunque costretto a mettere il tuo cervello su un tavolo,è lì in bella mostra sottoposto a giudizio.Se parli di spiritualità sei costretto a mettere la tua anima a nudo,cosa penserebbero gli altri <se dico credo in Dio>,l'ateismo e assai di gran lunga più di moda,un po' come dire mi piace Gigi D'Alessio: se lo dici sei finito!
Non tutte le persone voglio essere superficiali in quel che fanno o dicono, a noi stessi aspetta in buona parte il lavoro di mettere gli altri a nostro agio e senza  timore di giudizio.
E tieni sempre presente la citazione "non date perle ai porci" riserva il meglio di te a chi lo sa ascoltare, e dal canto tuo accetta che non siamo tutti uguali, se la massa è manipolabile una ragione c'è,così come ce ne una  per chi ha la capacità di  estrarsi dalla massa per intenti, ideologia e sentimenti.

"Capisco che ognuno ha la propria croce da portare,ma ciò non significa che non possiamo alleggerire quella di qualcun'altro aiutandoci a vicenda" come darti torto,e quel che predico da infinito tempo, quel che cerco di far comprendere che: non è nelle continue lagnanze, nel piangersi addosso, nell'inardirsi che troviamo la nostra salvezza  ma nel dare.
Ma l'Io"è una brutta bestia,difficile da domare,anche per noi che giudichiamo “l’altro”come superficiale, arido,egoista o stolto.

Infine capisco cosa voglia dire, guardarsi intorno e rendersi conto che nulla e nessuno ti assomiglia...ma bisogna cercare,cercare,e ancora cercare, e scoprirai che non tutte le persone sono come le descrivi.

Dal canto mio mi sono sempre sentita un brutto anatroccolo (in bellezza e in intelligenza) e ho avuto bisogno
di specchiarmi nelle acque del lago(la gente) per comprendere di essere in realtà un cigno,e a volte ne ho ancora bisogno.Specchiati negli altri e saprai riconoscere i tuoi simili,sono molti più di quel che credi.

Ciao Carola

Cosa scrivo

            Questa sera guardando il mio blog mi sono chiesta <cosa scrivo nel mio blog questa sera?>
In questi giorni penso di avere scritto kilometriche righe di parole,ho scritto un lungo commento  che  diventerà un guest post, una guida sulle Tigri bianche,bellissime! Le loro immagini hanno rallegrato tutta la mia giornata  di ieri! Mi entusiasmo per poco?Si,vero.
Ho scritto una guida sui conti correnti di una certa banca,pur tappandomi il naso:<io odio le banche> e in fine una guida su Cyrano De Bergerac,al di là della bellezza dell’opera letteraria di Rostand, mi viene da dire < ma che storia d’amore sfigata>,ho sparso qualche commento qua e là giusto per seminare il “Carola pensiero” e ribadire al mondo che esisto,caso non se ne fossero accorti…ma qualcuno eccome se se ne accorto.
Ho scritto tanto da essere vuota, soddisfatta,ma il premio Pulitzer rimane un sogno….
Sento odore di bruciato…noooo, il cavolfiore sta bruciando in forno!

                                                               
Pausa scrittura …
*“…alle sedie e ai tavoli preferivo la terra,gli alberi,le caverne,perché là io sentivo di potermi appoggiare alla
guancia di Dio”.È quello che mi servirebbe in questi giorni.

*Clarissa Pinkola Estés da Donne corrono coi lupi




Quando un libro traccia la tua vita…

                                                  Quando un libro traccia la tua vita…

Suso Cecchi D’amico:
Un libro che ho amato sia sentimentalmente che culturalmente e che ha avuto un influenza enorme nella mia vita è stato L’idiota di Dostoevskij .
Ho letto
l’Idiota che avevo tredici,quattordici anni.Naturalmente mi innamorai perdutamente del principe Myškin,credo per il carattere,per quella fiducia nell’umanità che mi ha molto influenzata.
Ho trovato in questo romanzo tanti suggerimenti per il mio lavoro,l’ho saccheggiato,gli devo tanta gratitudine.
chi si ricorda Rocco e i suoi fratelli,il film che ho scritto con Visconti,può riconoscervi molti personaggi ispirati all’Idiota : Il principe è Rocco,Rogožin è Simone,Nastasja Filippovna è… lo sapete?
da Amata scrittura di Dacia Maraini
Note:
Suso Cecco D’amico

Concentrarsi

 

Scrive Tiziano Bellucci:L’esercizio della concentrazione è il fondamento da cui parte ogni pratica occulta perché la concentrazione è necessaria per guidare la coscienza di veglia verso stati superiori della coscienza.

Prosegue Bellucci nel suo articolo:<Senza il pieno possesso della tecnica della concentrazione, che conduce all’esperienza del pensiero libero dai sensi, non vi è meditazione, preghiera o rito che non sia soggetto pericoli per l’anima e per il corpo: tuttavia, nel migliore dei casi, ogni pratica sarà puro tempo perso>.
 
Cos'è la concentrazione nella meditazione?
È creare silenzio nella coscienza,estraniarsi da ogni percezione esteriore che possa essere motivo di disturbo interiore e esteriore.

L' esercizio  proposto da Bellucci consiste nell'evocare nella coscienza un oggetto prodotto dall’uomo, descrivendo a sé stessi l’aspetto e la funzione dell’oggetto, sino a condensare il tutto in una specie di immagine di sintesi. Dopodiché tale immagine va tenuta davanti alla coscienza per almeno 3 minuti,avendo cura di non voler vedere altro che quella.
 

1° FASE: costruzione delle immagini
Forma e colore – origine dell’oggetto - Costruzione dell’oggetto – funzione e applicazione
 
Dapprima la rappresentazione dell’oggetto viene formata e descritta dalla memoria, anche se ciò che è stato già pensato nell’esercizio di ieri non dovrebbe essere ripetuto meccanicamente a memoria, perché ciò non sarebbe più pensare.
Il pensare dovrebbe attuarsi assolutamente nel presente, e ogni volta in forme nuove, con intensità uniforme. Ricordare ciò che è stato pensato ieri non è pensare attivo, ma passivo; sopratutto non è creativo. Si può pensare lo stesso oggetto ogni giorno, senza rappresentarselo allo stesso modo. Ogni esercizio deve essere un’occasione per inventarsi ogni giorno un modo nuovo per illustrare un medesimo oggetto.
Dapprima serve molto materiale rappresentativo per immergersi nel tema, poi piano piano l’area del tema diventa sempre più piccola. Accade da sé. Il pensare si attiva e si avverte di essere padroni nel proprio mondo di rappresentazione; comincia a vivere. Non è più faticoso rimanere concentrati quanto lo era invece prima, diviene quasi spontaneo quello stato, piacevole. E’ uno stato in cui si avverte una lucidità senza uguali, in cui le preoccupazioni e i pensieri abituali non penetrano, non si insidiano per loro volontà. Accade un’unificazione fra pensare e volere.
Diventa un gioco. Un piacevole gioco mentale. Sorge una piena felicità; ogni cosa che si pensa diventa spontanea. Non si deve più sforzarsi a pensare, ma il pensare avviene in modo semplice e naturale. Questo stato non può essere mantenuto in modo costante o permanente, e non deve diventare un’occasione in cui bearsi, come giunti ad una fase di liberazione conseguita. Sarebbe una distrazione. Deve esistere solo il tema, di nuovo; non si deve dimenticare il tema per considerare la propria beatitudine o alla propria leggerezza. Il tema è l’ideale, non il successo o l’insuccesso dell’esercizio. Anche il pensare le istruzioni per eseguire l’esercizio è distrazione.
Successivamente, il cerchio su qui muoviamo il tema deve diventare più piccolo da solo, non lo si deve diminuire volontariamente. Deve spontaneamente avvenire che il pensare diventi più intenso e più lento. Si deve smettere di pensare con le parole. Più si pensa in immagini, più il pensare si intensifica, basandosi sempre meno su se stesso.
E’ utile annotare (finito l’esercizio) ogni ulteriore intuizione riguardante la tecnica, che sopravvenga durante l’esercizio.
Pensare le immagini senza usare troppe parole significa aver conseguito rettamente un buon grado di concentrazione.
 
 
2° FASE: contemplazione della sintesi delle immagini; intuire l’idea.
Si tratta in tale fase di scorgere la pura idea o concetto puro dell’oggetto.
Non si deve cercare una rappresentazione o un immagine di questo, ma di ricercare “l’elemento comune” a cui ci siamo riferiti per poter attuare il lavoro di costruzione rappresentativa precedente.
Occorre attendere che si riduca spontaneamente il cerchio (la quantità) delle rappresentazioni create.
Dopo aver pensato l’origine, la costruzione, l’uso e la funzione dell’oggetto inizierà la seconda fase: quando produrremo molte possibili versioni dell’oggetto, secondo le varie forme che possa apparire. Per far questo dovremo riferirci a un elemento comune che percorre le singole differenti forme. Solo questo elemento comune ci da la possibilità e il diritto di poter creare i singoli oggetti diversi.
D’ora in poi questo “riferimento” ideale, o elemento comune, diventa il tema della concentrazione.
La particolarità di questa “idea” è che completamente trasparente al pensare; non si sostanzia in una forma o un immagine, ma appare simile alla sensazione che si trae di fronte ad una formula matematica o una figura geometrica.
Un’altra particolarità è che non è mai finita. Non essendo conchiusa in una forma, non si percepisce l’inizio e la sua fine.
E’ diversa da una rappresentazione: quest’ultima viene richiamata e prelevata dalla memoria, tramite uno sforzo volitivo e dopodiché può essere osservata. Qui invece non è chiesto né sforzo produttivo, né mnemonico. Essa viene recepita come un “quid” che era presente anche durante il processo di costruzione, essendo l’elemento di riferimento tramite cui ciò si è reso possibile: soltanto che non era consciamente sperimentabile.
La si avverte come un flusso, una corrente in movimento, una luce, una musica.
In questo attimo, il tema e il pensare sono uniti. Non esiste tema al di fuori del pensare. Il pensare stesso è tema e idea. Concentrandosi su tale tema-idea, si può dire che si osserva la propria attività pensante.
Non ci dovrebbe essere nulla da osservare. Al  momento opportuno sorge da sé la sensazione che è in atto un’esperienza di sperimentazione cosciente del proprio pensare, che si sta vivendo il processo pensante. E’ osservazione solo in senso figurato: non si vive un “dentro” e un “fuori”. Non vi è oggetto. L’oggetto coincide con il soggetto. La coscienza ottenuta esiste accanto al pensare. Essa è la fonte stessa del pensare, il vero io sono. Appare il Sé umano. Un essere sovrasensibile.
Quando si attua in noi la consapevolezza di aver attuato in noi questo stato, si può prendere in esame un tema più universale, come quello di triangolo o cerchio. Anche se è bene proseguire con il tema iniziale.
Si potrebbe anche dire che il lavoro di costruzione precedente è stato solo un pretesto per poter conseguire questo stato o fase; da questo punto in poi si può eleggere qualsiasi altro tema, da cui partire per avviare o una contemplazione su idea universale (forme geometriche o mantra) o una meditazione su un sentimento oggettivo (fratellanza, giustizia, gioia).
La seconda fase è assai più suscettibile di distrazione, poiché in essa il tema esiste solo grazie alla nostra propria attività. Non vi sono immagini, ma solo riferimenti ideali. Non vi sono elementi concreti. E’ una fase di conoscenza non-mediata.
Con l’apparire della coscienza del Sé, i sentimenti egoici diventano più superflui. I sentimenti si liberano, poiché l’io non ha bisogno di nulla per affermare se stesso.
L’ego si sente, mentre invece l’io è.
L’ego ha bisogno di esprimere se stesso tramite pensieri, sentimenti, azioni, per soddisfare le sue ambizioni, per affermarsi, mentre l’io non pensa, non sente, non vuole: è semplicemente qui, è tutto, non gli serve e non desidera nulla perché ha tutto in sé, è tutto.
L’ego si regge sul bisogno di autoaffermazione avvalendosi di cose a lui esterne; l’io non ha bisogno di nulla, perché contiene tutto.
 
Difficoltà
Se durante la concentrazione la coscienza cade in uno semi sognante, è bene interrompere l’esercizio perchè è richiesto invece uno stato pienamente lucido e cosciente.
Può accadere anche che l’oggetto evocato cominci ad animarsi; ciò non è buon segno, perché significa che esso ha assunto un aspetto indipendente, ossia è “mosso” da qualcun’altro che è esterno alla nostra volontà. Ogni cosa che creata da noi, nell’esercizio, deve essere completamente sotto nostro dominio.
Qualora la concentrazione non si realizzi, ma ci si distragga spesso, può essere utili raccontare a voce sussurrata i pensieri che solitamente vengono elaborati mentalmente, come se volessimo raccontarli ad un’altra persona.

Tiziano Bellucci

fonte : Riflessioni.it
articolo:Esercizio della concentrazione

Note:auguri, sembra facile ma non lo è !
Ma non scoraggiatevi.

Donne corrono coi lupi



Questo libro è ormai da diversi anni che mi fa compagnia,non l’ho mai finito di leggere tutto, forse perché non mi sono mai sentita pronta davvero ad andare avanti.
Ogni tanto lo riprendo fra le mani, lo leggo,lo sfioro, ma ogni volta arrivo ad un punto in cui sento che qualcosa deve maturare in me,un po’ come  il mosto che deve fermentare
Nei miei anni ho letto un discreto numero di libri,quasi tutti li ho amati,ma se oggi qualcuno dovesse chiedermi di estrarre i  passi che preferisco da questo libro non saprei da dove incominciare,se fosse per me lo riscriverei parola dopo parola.
Un susseguirsi di grazia e dolcezza,d’enfasi e passione,questo è Clarissa Estés  attraverso le sue parole di Cantadora  della donna Selvaggia.
Le sue parole per quanto mi riguarda spesso sono la medicina e  la medicazione per la mia anima selvaggia.


Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia.
Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento.
Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio.
Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti.
Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi,nei nostri giorni,nelle nostre notti.
Ovunque  e sempre, l’ombra ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
La fauna selvaggia e la Donna Selvaggia sono specie a rischio.
Nel tempo,abbiamo visto saccheggiare.respingere,sovraccaricare la natura istintiva della donna.
Per lunghi periodi è stata devastata.come la fauna e i territori selvaggi.
Per alcune migliaia di anni,e basta guardarsi indietro perché la visione si ripresenti,
resta relegata nel più misero territorio della psiche.
I territori spirituali della donna selvaggia,nel corso della storia,sono stati
saccheggiati o bruciati,le caverne sono state distrutte,i cicli naturali
costretti a diventare ritmi innaturali per compiacere gli altri.
Clarissa Pinkola Estés

Viaggio alla fine del millennio

                                                

                                   Viaggio alla fine del millennio  di Abraham Yehoshua
<< Tutti gli uomini della Terra>>dice Yehoshua << si dividono in tre categorie: i vivi,i morti e coloro
     che solcano i mari che non sono né vivi né morti,ma possono solo sperare>>.
da Amata scrittura di Dacia Mariani

Non ti scrivo da molto tempo


È un timido ciao il mio, si sono proprio io, sono timorosa a scriverti dopo tanto tempo
e forse troppo ne ho lasciato passare.
Non ti scrivo dagli anni della mia adolescenza, ho lasciato scorrere nel silenzio.
ma oggi camminando  e pensando per casa  il mio sguardo è caduto sul titolo di un vecchio  libro,non sono  ben riuscita prenderlo fra le mani nel tentativo di sbirciare fra le sue pagine,ed è caduto,l'ho appoggiato sul letto, e ho aspettato diversi minuti prima di sfogliarlo.
Ho preso respiro e mi sono chiesta se ero  sicura di volerlo leggere, so che fra  le sue righe potrei scoprire qualcosa che non mi piace e c’è il rischio che potrei ripercorrere la strada  della mia vita dal lato inverso.
Ci vuole coraggio! Benetto il Dio ad alzare gli occhi per guardarsi dentro,e forse a volte non vale
nemmeno la pena di farlo.
Forse a volte molte cose non valgono  la pena di farle, imprecavo, quando è caduta la tua fotografia dalle sue pagine, un mistero come si trovasse lì.

È caduta tra i miei piedi, un sorriso doIce,appena accennato, come hai sempre fatto,la testa inclinata di lato,il grembiulino e quelle scarpette di feltro che odiavi tanto,il viso sempre un po’ pallido e le tue labbra appena colorate di rosa,ma il  tuo sorriso è unico,dolce,furbo,di chi ha occhi grandi,forse troppo per la tua età  quegli occhi che ti facevano vedere tutto da un angolatura diversa.

Sono partita, portando poco con me,a volte se ci ripenso non  ricordo se quel giorno mi hai
rimproverato, anzi a dire il vero mi è sembrato di più un tacito consenso e mi hai detto:
”ciao,a presto,tornerai...”
io ti ho risposto:
” forse si”.

Hai sorriso silenziosamente,ma tu sapevi già tutto,ne sono certa  ancor di più  oggi che tu sei sempre stata la più saggia.
Mi scappa un sorriso  sto anche piangendo,ma Carola è passato un sacco di tempo,
avrei voluto dirti… avrei voluto raccontarti molte cose,cose che fin dei conti tu  già sai.
Mi sorridi e inclini la testa,stai in silenzio,sei sempre stata in silenzio tu, mentre io ora parlo forse anche troppo a volte.
Ma  se un modo esistesse come per incanto vorrei incontrarti ancora,vorrei poterti abbracciare,vorrei regalarti
quell'aquilone,vorrei poterti dire:< stai tranquilla,perché nel futuro ti aspetteranno grandi cose,sarai
grande,vivrai di cose belle e alcune brutte,ma non temere mai nulla, ogni cosa passerà sempre, ogni ostacolo per quanto sembri irraggiungibile lo supererai>.
Vorrei andare ancora  contro il vento, veloce veloce giù per la discesa con la bicicletta, allargando
le braccia per prendere il volo.Ti ricordi quando lo facevi?Chiudevi gli occhi e importava poco se saresti
andata a sbattere,stavi volando,questo ti bastava,vorrei poterlo fare oggi ma questa volta insieme a te.
Ma  lo sappiamo  noi due che non ci sarà mai al mondo una magia che ci farà incontrare,sebbene del tutto non ne sono sicura.
Perché io ti sento ridere,ti vedo,perché  esiste un luogo fra il sonno e la veglia dove potrebbe accadere, ho una cosa importante da dirti “ti voglio bene Carola” ed è solo il tuo sorriso,il tuo silenzio che mi incoraggiano a rialzarmi in volo ancora una volta,mille volte,sempre.

Ringrazio sempre  la piccola Carola ( Carolina non gli è mai piaciuto tanto), amo i suoi occhi aperti sul mondo che guarda gli adulti in silenzio,che fa spallette quando non capisce, che mentre il mondo gira lei sogna il mondo gira e lei sta seduta a guardare le stelle,spesso resta in silenzio, e aspetta, perché lei ci crede si compirà  una magia qualcosa accade sempre di magico.
Amo quella bambina,ci siamo lasciate senza dolore,senza paura,lei lo sapeva  che sarei dovuta andare e forse un pochino ho tradito le sue aspettative, mi sarei dovuta prendere più cura di lei,ma io ho bisogno di lei, di guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

Una notte in sogno mi disse: tornerai, e aveva ragione.
Sono tornata per il tempo breve che è concesso di varcare la soglia del mondo, il tempo per prenderla per mano e dirgli “ staremo  sempre insieme,diventeremo grandi insieme,non dubitarne,Ti voglio bene.
Ha sorriso…lei sa, lei conosce già ogni cosa,da sempre.
Io e la me bambina siamo separate da molto tempo, non la trascino a forza con me,la lascio vivere nel suo tempo e a suo modo,  noi comunichiamo sempre, so solo di dovergli molte cose e di dovermi prendere cura di lei.
Noi attraversiamo stadi nella vita, siamo bambini,adolescenti e diventiamo solo la bozza di un adulto, ma questi tre protagonisti vivono separati ma al medesimo tempo uniti, non vi deve essere pena nel voltarsi indietro,né amarezza e nostalgia, ma  solo un grande atto d’amore e rispetto.
Inevitabilmente noi cambiamo ad ogni passo,ciò che resta dietro di noi è solo un eco, ma fra l’età adulta e l’infanzia avviene una cosa misteriosa, è come se il Sé bambino viva di suo, indipendentemente, ed altrettanto è misterioso e raro come possa a volte  succedere d’incontrarsi ancora solo per un istante.

Le ragioni per cui tieni un blog


                   

        Le ragioni per cui tieni un blog le scopri man mano che ci scrivi dentro.
                       

Io alcune di queste ragioni le conosco,ma un post di Amy Gahran sul suo Contentious Blog me ha fatto aggiungere un’altra alla mia lista.
Un blog – scrive Amy – è un piccolo e personale sistema di knowledge management. Il nostro cervello procede per associazioni,immagini, illuminazioni, di cui è facilissimo perdere la memoria. Il blog ci aiuta a conservarle e a tenere traccia dei nostri pensieri,delle nostre letture, giorno per giorno, minuto per minuto.
Non solo: tutte queste cose possiamo connetterle tra loro, con altri pensieri e altri testi sparsi per il web, farli conoscere ad altre persone che a loro volta li connetteranno le loro esperienze.Insomma, un blog può anche essere visto come un piccolo “cervello di back-up”.
Io sono una precisissima smemorata e per questo sempre piena di post-it e di allarmi sul palmare. Quante volte, quando qualcosa mi colpisce per la strada, quando ascolto o leggo, quando esco dal cinema o da una mostra, mi dico istintivamente:“Questo me lo devo assolutamente bloggare subito”. E quasi sempre lo faccio.
E perché – conclude Amy – non farci anche dei privati e personalissimi blog, da tenere nel segreto dei nostri pc, in cui annotare giorno per giorno idee, letture, avvenimenti? Alla rinfusa, ma con un bel motore di ricerca.

Da Msc (il mestiere di scrivere)  di Luisa Carrada

Caro R


 
                                               Dal diario

                                                                    
Caro R.
da qualche tempo non ti scrivo più, da un po’ di tempo i miei pensieri si sono placati.
Pensa, non mi sono nemmeno accorta del tempo che è passato e nel frattempo un nuovo anno è iniziato,
e un anno nuovo si è aggiunto alla mia vita..
Il tempo è trascorso come un soffio fingendo che certe cose non mi toccassero,che il punzecchiare
di quel vuoto in fondo allo stomaco non fosse mio,fra i miei sorrisi una lacrima si nascondeva, ma non mi apparteneva.
A volte mi è capitato di ascoltarmi mentre parlo, mi suona estranea la mia voce,non è la mia.
Caro R.questa mattina mi sono svegliata con un pensiero in testa: non mi chiedo mai come sto,
le mie emozioni e i miei stati d’animo mi scivolano via,vivo sensazioni che non so spiegare.
Gli altri  a volte me lo chiedono,ma preferisco fingere e rispondere “benone”, non ho voglia di giustificare il mio malessere,che fin dei conti è solo mio.
Fin dei conti nel mondo la fragilità e la sofferenza sono assai difficili da essere comprese,e spesso non è compresa la differenza fra provare  “un dolore”e la disperazione, fra il guardare lontano e vedere una strada e il guardare lontano e scorgere il nulla.
So che si sbaglierebbero e giudicherebbero la mia esistenza una vita piena di sofferenza al pari dell’eroina di un libro.
Conoscono poco le persone il dolce della lacrima,quando scivola fra i ricordi,il palpitare del cuore nella nostalgia,non sanno che quegli attimi sono rigeneranti per la mia creatività e per ri-inventarmi una vita,
Una vita sempre nuova dopa la sconfitta,dopo l’abbandono,dopo tutto ciò che ti può accadere in una vita.
Sono calma e ho fiducia nei miei desideri,credo nelle risorse che la mia mente e del mio cuore mi mettono a disposizione.
Una cosa sola vorrei, potere arrivare a te,o incontrarti a mezza strada,per parlarti ancora e ridire con te,ridere in abbondanza da dimenticare che si può anche piangere.
Inizierò a chiedermelo più spesso come sto e smetterò di fingere che “quel dolore” non è mio,che quelle lacrime hanno tutto il diritto di essere versate, più sarò sincera verso il dolore tanto lo sarò quando rido, consapevole che chi ride felice sono io, che quella persona che respira vita e di vita vive: sono Io.
T.v.b Ovunque ora tu sia
Nota:
Ogni tanto dal cassetto qualche vecchio scritto ritorna a vivere…

Protagonista o no

Bisogna il più possibile scrivere come si parla, e non troppo parlare come si scrive.
(Charles A. Sainte-Beuve)


Quando mi accingo a scrivere una pagina del mio blog,non so mai cosa voglio davvero,
se essere la protagonista o la voce fuori campo.
Il web,come i libri, e a volte anche se raramente le “voci” per strada
della gente comune
sono piene di profondità e significati.
Esistono testi che la sola idea di una loro  riscrittura, mi fa star male, l’autore ha raggiunto la perfezione
e l’originale resta il migliore, il più esplicativo e il più naturale.
Nasce dalla sua anima, c’è poco da riscrivere con un gioco di parole che possono solo cambiare di posizione
c’è poco da usare le “parole tue” per quanto t’immergi non sarai mai immersa abbastanza per esprimere la
sua “anima” come lui ha saputo fare,per farlo forse dovresti affogare nella sua.

Il Mistero

“C'è un posto che non ha eguali sulla terra... Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo. Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio. E per fortuna... io lo sono.”Tratto dal film Alice in wonderland

Il Mistero è in questo mondo,ma in un altro regno
è in terra come in cielo 
è lontano ma vicino
Non ha senso per la ragione
ma ha più senso della ragione
Nel luogo del mistero l’impossibile è possibile
Nel luogo del mistero ogni cosa non ha il suo posto
eppure è al suo posto.
Le case possono essere in cielo e il cielo sotto i tuoi piedi
il sole può tramontare anche due volte al giorno altrettante sorgere
nel luogo del mistero puoi camminare  a testa in giù 
o camminare come un funambolo su fili per aria.
Sederti in cielo come in terra
entra solo chi non ha paura di conoscere
è ammesso solo chi vede senza vedere,chi sente senza sentire, chi comprende senza la ragione.

“Capellaio Matto: Credi ancora che sia un sogno, non è vero? Alice: Ma certo, è solo un'invenzione della mia mente. Cappellaio Matto: Questo vorrebbe dire che non sono reale? Alice: Temo di sì, ma non mi sorprende che io sogni un mezzo matto. Cappellaio Matto: Ma dovresti essere mezza matta anche tu per sognare uno come me. Alice: Evidentemente lo sono... mi mancherai quando mi sveglierò. “

                     Il mistero è meno inquietante del fatuo tentativo di eliminarlo attraverso spiegazioni stupide
                                                                   Gòmez Dávila


 

Chi è nel creato, se non gli sono aperti gli spazi dei misteri, è prigioniero di ciò che lo circonda e confinato nell’edificio del proprio io.
(Ibn Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico, Adelphi 1994)

 

I libri: Erri de Luca

Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch’io un pezzo dell’idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l’acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui…

Erri de Luca

Note: Condivido

Pausa draghi

Ho scoperto per caso che qualcuno nel Web ha organizzato la giornata del Drago, io non sono per queste cose, ma dell’articolo due citazioni che ho letto mi sono piaciute, visto che ne scrivo, per correttezza  se vi interessa andate qui .

Io, semplicemente amo i draghi e le loro storie da tempo, si può dire da sempre…

«I cieli di questo mondo sono fatti per i draghi. Certi bambini (...) guardano su nel cielo azzurro d’estate e aspettano qualcosa che non arriva mai.»                                                                                    
(Robin Hobb)

E se è vero che

“Nessuno può spiegare un drago  (U.K. Le Guin) è bene ricordare che ciò che non si può spiegare va tutelato, protetto, indagato, non certo distrutto. “
da Il rifugio degli Elfi

                                   e credo che l’ultima citazione sopra non valga solo per i draghi…

…puntini

                                                 Sssssssst…

Mira si chiede



Sbuffa Mira, si sente un po’ adirata Mira
<grazie,prego, passi pure, buongiorno, come va oggi?…gestualità e parole smarrite> pensa Mira.
È mai possibile? Si chiede Mira sgomenta, e borbotta : <la cortesia ormai è come la peste da evitare, oppure ci si deve scansare quando ci viene incontro, ti fa perdere tempo,ti cambia, ti fa apparire rammollita>
Ha troppa fretta la gente, al bar come al cinema, al lavoro come per strada,oddio speriamo di no quando fa l’amore,ma caspita invece si.
< Un sorriso,un semplice sorriso, presente quella mimica che fa distendere le labbra e alzare gli angoli della bocca? > brontola Mira fra sé.
La gente sorride poco, sorride tirata, sorride in circostanze doverose, ma di fatto sorride poco
Mira si chiede:
< Maleducazione? Forse>
<Forse stress?Mmmhhh di certo incide>
<Frenesia? In effetti corrono tutti>
Mira sbuffa, infastidita ma lei imperterrita continua a dire, grazie,prego, per favore…
 Mira è un po’ come il personaggio di una “parabola” del caro Leo Buscaglia

Un uomo distinto tutti giorni si reca in edicola a comprare il quotidiano
e tutti giorni la scena si ripete
<buongiorno> dall’altra parte silenzio
l’edicolante gli porge il giornale con gestualità da automa
il distinto signore  mentre s’appresta  ad uscire  risaluta con un sorriso <buona giornata>.
Tranquillo e per nulla disturbato prosegue per la sua via.
Un giorno un amico accompagna il distinto signore all’edicola, si ripete la scena e questa volta
l’edicolante è pure nervoso e stizzoso, il distinto signore saluta con cortesia,prende il giornale e insieme
all’amico escono dall’edicola.
L’amico dice< ma come puoi tollerare un simile comportamento?Io gli avrei detto di andare a quel paese>
il signore con un sorriso risponde< non sono gli altri con il loro comportamento che devono insegnarmi chi devo essere e come comportarmi, l’edicolante faccia pure come crede>.
In sostanza la storiellina era così.

Per gli Stoici come per il Taoismo, i desideri smisurati, quelli impossibili per intenderci, il troppo voler possedere beni con cui ci si identifica, la paura di perdere beni materiali e non,  sono la matrice del “bisogno”, il bisogno opera come un corrosivo lentamente e silenziosamente.
Questo lo dicevano gli stoici in epoca lontana, prima di loro lo ribadiva l’antica filosofia orientale.
Malessere,forse questo il nome di ciò che viene generato dalla incapacità di comprendere l’essenziale di ciò che realmente ci occorre, l’incapacità di dare misure ai nostri desideri, e sopra ogni cosa la capacità di essere presenti a se stessi.

Sarà forse questa incapacità di essere presenti a se stessi, che crea la fretta, la distrazione, che non ci fa alzare la testa? Sarà per colpa di questa presenza-non presenza che non si seminano più, forse da tempo memorabile, i semi della cultura dei  buoni sentimenti,del rispetto e della gentilezza,semi da tramandare da generazione in generazione, ma qualcosa ha interrotto questo rito *orale ed esemplificativo di conoscenza.
la possibilità di sperimentare questi stati interiori e poterli confrontare con il negativo e solo così comprendere
la gioiosità di compiere un atto gentile.

*Non parlo in questo contesto della “buona educazione” quella forzata, quella del si fa perché così si deve,  quella che si fa così o sarai punito, questo è il tipo di educazione crea  futuri tiranni che appena liberi  dal regime autoritario daranno sfogo del peggio di sé che non hanno mai potuto esprimere. Forse anche questa autorità ha avuto la sua parte in tutto questo malessere e apparente maleducazione.


Sarà forse sempre questa mancanza di essere davvero presenti a sé e al mondo intorno che ci porta ad ascoltare ma  non a sentire, a guardare ma non a vedere, a perdere per strada le mollichine dei valori e delle piccole gioie a attenzioni che contano,verso se stessi e verso gli altri?
E quel bisogno smisurato di avere? Avere per apparire,possedere per essere, avrà anche lui una colpa in tutto questo?
E cosa dire della disillusione dei sogni impossibili, di quei sogni che poi in realtà nemmeno sono fatti per noi e forse non sono nemmeno quello che vorremmo davvero per noi, ma  sai com’è li fanno tutti…oppure a volte succede  che in realtà sogniamo il desiderio di qualcun’altro.
Questi desideri che se non si compiono allora la vita vale poco o nulla di essere vissuta, il famoso ritornello del “sarò felice quando avrò, sarò felice quando farò, sarò felice quando non sarò più in tempo per esserlo”
E tutta questa  felicità in standby, diventa rabbia, invidia, arroganza, paura, o al contrario apatia( ma non quella intesa dagli Stoici) tristezza e malinconia.Anche questi desideri hanno  la loro parte di colpe nella nascita di questa specie di  indifferenza  e assuefazione generale
In conclusione come sopravvivere a tutto questo? Casualmente ho trovato la risposta che più mi conforta e mi coccola : AMA, AMA, AMA e tutto andrà molto bene (1)
Note:
Mira: Marcella Nicolosi,La cortesia è morta

Apatia per gli stoici :L'apatia è strettamente legata al concetto di provvidenza: poiché lo stoico sa che tutto è come deve essere, egli non si esalta né si abbatte, fermamente convinto che ogni evento, anche spiacevole, sia teso verso il bene. Con essa, credevano i filosofi stoici, l'uomo poteva essere veramente felice, perché se ci si lasciava attrarre troppo dall'entusiasmo, una volta che le cose fossero andate storte, si sarebbe caduti nella delusione. È questa la differenza essenziale tra la tristezza e l'apatia.
da it.Wikipedia.org
(1) NO time for Karma di Paxton Robey