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Amanda e il sogno

 
Foto di Lilly


"Un giorno io ho perso una parola sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta.Io le mie poesie le ho buttate non avevo fogli su cui scriverle...",Amanda richiuse in fretta il libro,come a volersi tappare le orecchie,quelle del cuore,quelle orecchie in cui le parole rimangono imprigionate come in un mulinello,cosi talmente silenziose che quando odono una parola riecheggiano nella mente.
   
<<Quando la verità ti centra,ti fa gran male>> pensò Amanda mentre si preparava una tazza di tè,con cura aveva posato il libro sulla sedia a dondolo, con la stessa cura con cui si sistema un cucciolo,gli venne quasi istintivo coprirlo con un lembo della copertina per riparalo dal vento,lo amava cosi tanto quel libro, ne conosceva a memoria ogni parola,ogni virgola e tutti i capoversi.
Tollerante, la tolleranza era un qualcosa che sentiva venirgli meno,sentiva che la stava abbandonando.Sarebbe dovuta essere più tollerante con Enrico, con sua madre,con tutti, ma dopo anni di comprensione,sentiva di essere stanca,sentiva che non poteva continuare a  giustificare capricci, atti di pigrizia, e a volte di viltà.Amanda sentiva che se c'era una persona che aveva bisogno della sua tolleranza questa  era se stessa.
Si soffermò per un  istante ad osservare la sua immagine riflessa nei vetri della veranda,sfiorò appena i suoi capelli, "caritevole" doveva essere più caritevole verso la sua figura esile e suoi capelli scompigliati, il suo seno piccolo,le sue occhiaie, più generosa e meno critica <<devo amarti di più>>  disse rivolgendosi alla sua  immagine, e ritornò a sedersi in veranda,riprese il libro fra le mani, non senza prima averlo accarezzato come di consuetudine"...spazio spazio, io voglio, tanto spazio,voglio spazio per cantare crescere, errare e saltare il fosso della divina sapienza" s'addormentò coccolata dal l'ultimo verso letto.

Amanda si risvegliò di soprassalto,era quasi ora di cena <<nemmeno i sogni che faccio sono originali, ricordi che vogliono ricordarmi chi sono stata">>si disse con un un velo  d'ironia.
Enrico arrivò a casa trafelato,Amanda avrebbe voluto parlargli dei suoi sentimenti, di tutto quello che da un po' di tempo provava ma sapeva bene in che verso Enrico prendeva certi discorsi, diceva sempre: "è tutta filosofia, per lui erano quisquilie, cose lontane dal mondo pratico,come se al mondo esistesse solo un lato pratico,lavoro,denaro,tempo,tutto il resto erano solo quisquilie...";non c'è tempo per l'umano sentire si disse fra sé Amanda mentre apparecchiava la tavola.
Sorrise ad Enrico, ma lei sapeva che il suo sorriso era solo un palliativo per risolvere la sua tensione,un debole tentativo per  far leva sull'ammonizione verso  se stessa di restare in silenzio e lasciare le così dette quisquilie a tempi migliori, semmai tempi migliori sarebbero arrivati.
Enrico cominciò a raccontare di tutti i pettegolezzi di " Miss zabetta Silvana ",così piaceva ad Enrico sopranominarla, e fin dei conti non aveva tutti i torti.Silvana s'impiccia di tutti, e quando chi ciarla non lo fa direttamente con lei,allora tende le orecchie per origliare e non si limitava in questo modo di assecondare la sua curiosità  ma andava  poi a raccontarle in giro,a volte colorandole un pochino, giusto per mantenere alta l'attenzione dei suoi ascoltatori.Amanda si risollevò un po' il morale ascoltando Enrico,quando lui improvvisamente le chiese <<ti va di fare una passeggiata sul viale dei noccioli?È una bella sera d'estate> lei rimase un po' esterrefatta "ma quando mai? Lui che desidera passeggiare" Amanda si tenne il suo  pensiero per sé e con il capo annuì.

Mentre passeggiavano lei era con la testa lontano, non seguiva i suoi discorsi,ad Amanda a volte i sogni li sembravano reali, famigliari come la sua vita di tutti giorni,sarà perché dentro di lei li viveva come reali,tutti i giorni, per fino pieni di dettagli e con una cronologia minuziosa dei fatti,una vita dentro un'altra vita, ma quel che più gli faceva venire il magone era quando stremata al pensiero di non sapere come fare per rendere quell'altra vita reale,chiudeva  i suoi discorsi dicendo è <<un'utopia>>ma questa volta lo disse ad alta voce.
Enrico si fermò di colpo e chiese<< "utopia?>>
Amanda sorrise e disse <<no,nulla era solo un mio pensiero,quisquilie>>
ma questa volta Enrico le prese una mano e la invitò a sedersi sull'erba << e cosa sarebbero queste quisquilie?>>
Amanda in tutta risposta percepì solo un enorme vuoto dentro sé, aveva così tante cose da dire ed ora nulla,si sentiva come sprofondata nell'oblio,dimentica di se stessa e di tutte le cose che desiderava.
Posò la sua testa sulla spalla di Enrico,lui intuì tutto il suo bisogno di essere protetta,ma avrebbe avuto tanto piacere  di sapere da cosa doveva proteggerla.
Enrico si sedette sul ciglio del letto <<mi manchi Amanda>>
Amanda fu colta dalla sorpresa ,e questa giornata di sorprese ne stava riservando davvero molte,gli sorrise <<ti manco?Sono sempre qui>>.
Lo sguardo di Enrico si fece cupo << non è vero,sei sempre assorta nel tuo mondo,nei tuoi libri,forza dimmi tutto quello che vorresti dire>>
<<le hai sempre chiamate quisquilie,cose di poco conto,tutta filosofia>>ribattè Amanda
Enrico sorrise e disse<<solo perché avevo paura di non saper dare risposte, di non saper agire nel modo giusto>>
Amanda    istintivamente prese il   blocco  e la  penna,con un sorriso gioviale di  chi   sa di avere dalla sua parte il destino,disse a Enrico di aspettarla,andò a sedersi in veranda,apri il blocco e iniziò a scrivere.
Quando Amanda tornò in camera Enrico s'era addormentato,posò il blocco sul suo comodino e si mise a letto.

Il mattino seguente Enrico era già uscito, non la svegliò nemmeno per la colazione, e a lei non restò altro che aspettarlo fino a sera, si aspettava un viso rammaricato, o l'atteggiamento di chi non aveva compreso,si disse che forse la fortuna non era proprio dalla sua parte.
Enrico entrò in casa in silenzio,Amanda scrutò il suo viso,lui l'abbracciò tirandola a sé, << questa mattina ho letto quello che mi hai scritto,io non so se posso aiutarti  a  realizzare  tutte le  cose   che  vorresti,non so nemmeno se alcune vorrei condividerle, ma so che mi manchi,che ti amo,comprendo che è giusto che tu sia semplicemente te stessa,mi piacerebbe solo sapere che desideri condividere la vita che vuoi con me>>.
Amanda   tirò fuori dal mobile la sua vecchia macchina fotografica,era solo questo che voleva tornare a fare il suo vecchio lavoro, quello che faceva prima di sposarsi,prima di fermarsi per stargli sempre vicino, solo  adesso Amanda si rende conto che lui non gli aveva mai chiesto di smettere di farlo,che fu lei a credere che era giusto così,pensava che fare la fotografa in giro per il mondo apparteneva ad una vita in cui Enrico non c'era,era lei giovane, era lei sempre con la valigia in mano,le due vite non le sembravano  conciliabili,ma si sbagliava.
Uscì in giardino a fotografare le margherite, quando Enrico la invitò a passeggiare, andarono in tre lei,Enrico e la macchina fotografica.
Amanda fece le foto ai noccioli,a Enrico,ai papaveri, lei lo amava e niente l'avrebbe portata tanto lontano da lui quanto non essere veramente se stessa.


5 commenti:

Che emozione forte Carola! Che emozione vedere la mia foto nel tuo post. Che emozione leggere il tuo racconto che mi rimanda a quella vita fa di cui parlavo nel mio post...e pensare che ho deciso di tirare fuori la macchina fotografica dall'armadio proprio ieri!non sono bellissimi questi parallelismi, questi scambi?

 

ops dimenticavo ... bravo Enrico

 

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