Raccontarsi, quale il limite?




Non saprei da dove iniziare… in questi ultimi giorni c'è un argomento che mi ritorna di sovente, un argomento in cui inciampo spesso, "quasi"casualmente:l'importanza delle parole e della scrittura,nelle sue molteplici forme e usi.
Un amico attraverso il suo post  si pone la questione del perché le persone scrivano tutto di sé nei loro blog, quale senso può avere mettere nero su bianco la propria vita e dare la propria intimità in pasto a degli sconosciuti?.
Ho gettato là, la mia risposta al suo scritto limitandomi alla mia personale esperienza non potendo scavare nelle realtà altrui ma  credo che in linea di massima le ragioni per cui ciò accade si trovino nel bisogno di comunicare,di confrontarsi e di sfidare se stessi,in alcuni casi vi sono soggetti a cui non manca un po' di protagonismo e per altri si tratta di una fortuita via per  esternare un vittimista che cerca appoggio alle sue lamentele.
Tempo fa scrissi di quanto fosse fondamentale almeno per me il diritto di esprimersi sia  in modo verbale che scritto, rileggendo in questi giorni il libro della Metzger ritrovo la conferma di quanto sia essenziale usare la scrittura come catalizzatore,e mi rendo conto del perché i blog hanno avuto tanto successo.
La Metzger nel suo libro partendo da se stessa fa esempi di casi in cui le persone ad un certo punto smettono di scrivere o di esprimersi a causa di atteggiamenti di censura  da parte di chi gli sta intorno,la Metzger stessa racconta di quando sua madre leggendo i suoi libri la incalza  chiedendogli perché mette a nudo se stessa o scrive  di argomenti  intimi (tabù), molto bella la sua risposta:< perché lo scrittore ha il dovere di rivelare la verità,mi sforzo di spiegare>. Mi includo anch'io nella sua lista, ho passato  dei periodi di chiusura e apertura in continuo alternarsi dovuti per lo più a atteggiamenti provenienti dall'esterno, e sinceramente questi sali scendi non sono ancora terminati.
Forse la risposta della Metzger alla madre non trova uguale valenza nel rappresentare lo scrivere dei blogger,  quanto si tratta di diari personali, ma fin dei conti quando si scrive di noi sarebbe già uno sgarbo mentirci da soli o cercare di apparire quel che non siamo, anche scrivere di noi include una verità da cui il Sé scrittore non si può esimere, tutt’al più si terrà quanto scritto nel cassetto, rinviando a tempi migliori la scelta del suo destino,se finire nel cestino, conservarlo gelosamente o condividerlo.

Deena Metzger scrive : "Quando ci dicono che non si deve parlare di una cosa. Il messaggio sostanziale è che quella cosa non dovrebbe esistere: non deve, non può, non esiste. In quel momento per noi la nostra realtà, di conseguenza la nostra vita subiscono un snaturamento, diventano vergognose e da cancellare. Cosi, per proteggerci iniziamo a parlare del mondo a una dimensione dove tutto è sicuro, acquisito, accettabile..."
Il pensiero sopraccitato di Deena potrebbe essere un buon esercizio di riflessione davanti ad  un nostro scritto che sia personale o che entri in merito ad argomenti delicati;da sfruttare quando il dubbio di dire o non dire ci blocca, una meditazione per soppesare se quanto vogliamo rendere pubblico corrisponda a quello che davvero vogliamo,se per quanto intimo il nostro pensiero o vissuto non abbia nulla di cui vergognarsi se non davanti a pregiudizi e false credenze.
Per quanto mi riguarda ho  una zona invalicabile che non oso e non voglio oltrepassare nemmeno quando scrivo di me, come ci sono argomenti che considero estremamente difficili da esporre o che prediligo per ragioni personali non condividere.
Una riflessione mi ha portato comunque a valutare che alcune cose non le scrivo per una forma di pudore verso le mie azioni o non azioni, sentimenti e pensieri, in effetti la Metzger ha ragione sotto sotto abbiamo qualcosa da nascondere o da preservare a tutti i costi, qualcosa di cui  fin dei conti  ci vergogniamo rispetto a quelli che sono i dogmi della società in cui si vive,  fin dei conti mettere la nostra vita su un foglio di word e spedirla nel web non è cosa   di poco conto.
L'importante è sapere perché lo si fa e cosa si pensa di ricavarne,e soprattutto dove lo si fa( facebook è un amico spione che spiattella in giro tutto di noi), consapevoli del giudizio e  delle critiche che ci attiriamo addosso.
Fantablog di Ida
"Perché mai dovrei raccontare che ho rubato il dentifricio, solo perché mi garbava l'idea
perché mai dovrei raccontare che ho tradito mio marito e mi sono pure divertita
perché mai dovrei dire che con una sassata ho rotto il finestrino dell'auto del capo
perché mai dovrei raccontare che ho volontariamente rovesciato il caffe sul vestito da 500 euro di quella snob della mia ex amica
perché mai dovrei raccontare che passo giornate amare e piango, e già a volte piango,anch'io
perché mai dovrei raccontare a questa fottuta gente sconosciuta che io Ida non sono perfetta, come la fottuta gente che mi conosce crede
Non lo scriverò mai nel mio blog,perché dovrei?Opss<inviato>."
Oppure
non abbiamo segreti come quelli di Ida ma desideriamo semplicemente proteggerci e proteggere la nostra vita seminando qua e là paletti,ma in questo caso, secondo al contesto in cui ci troviamo si potrebbe dare un immagine un po’ artefatta di noi,ma ben venga  la riservatezza “vitale” e siano abolite invece le cadute di stile dove è l’eccesso;in tutti i sensi, a dare un immagine artefatta di se stessi.
Comunque sia...
 
Silenzio e parole...interagiscono nella nostra esistenza, parole scritte,parole verbali... il silenzio è un bene prezioso quando libero e maturo,quanto il proteggere i nostri sentimenti, ogni imposizione(quale la censura morale e culturale) che è volta a soffocare la nostra natura è sempre comunque una forma di violenza.
Ai bambini "taci!"non si dice...
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Commenti

  1. Non saprei davvero rispondere... Scrivere è libertà! E' come la musica, è semplicemente tradurre la propria anima in qualcosaltro. E' come quando ho voglia di ballare: perché dovrei farlo? Ma cazzo, è bello, mi piace, lo faccio.

    Ed è ovvio che escano cose "di me" quando scrivo: la mia anima parla di me, di chi altri potrebbe parlare?

    Scrivere è emozione, vibrazione... Perché mai dovrei amare? Eppure amo! Perché mai dovrei osservare le stelle? Eppure mi piace guardarle e lo faccio... Stare nudi sotto una cascata è una cosa stupida, eppure l'ho fatto: e alcune persone che sono passate da lì, vedendomi, invece di correre via scandalizzate si sono spogliate e si sono unite a me.

    Scrivere è tutto questo, è libertà, è passione, è uno dei tanti modi in cui si esprime la voce del nostro cuore. Piuttosto che "perché farlo?" la domanda giusta è "perché NON farlo?" :)

    Un abbraccio!

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  2. Sai perché scrivo? perché nella mia vita ho imparato a mie spese cose davvero meravigliose. Voglio (anche se voglio è una parola che uso raramente) parlarne a tutti. Molti possono pensare che ho semplicemente scoperto l'acqua calda, ma ti assicuro che è quello che senti dentro che è incredibile e che va raccontato. Voglio che tutti sappiano la bellezza dell'aver imparato una cosa nuova, ma di averla imparata davvero. Voglio che le persone imparino a rintracciare quella sensazione che io sto cercando da anni e che voglio continuare a ricercare perché mi fa stare bene. Voglio condividere perché sono stato solo abbastanza anche se ogni tanto ho bisogno di ritornare nella mia solitudine per poter ritrovare il punto di partenza. Voglio che chi legge almeno ci provi a capire quanto dico e se penserà che sono tutte stupidate non c'è problema, penserà che sto vivendo una vita stupida. Voglio scrivere perché la carta mi ascolta sempre e per tutto il tempo che mi serve. Voglio scrivere perché la carta è paziente e, prima o poi, troverà qualcuno che leggerà ciò che avevo da dire.
    Taci non si dice a nessuno! Non soltanto ai bambini.

    Un caro saluto, un bacio.

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  3. Ciao Joker mi piace questo tuo entusiasmo :-)

    Cia Stefano, molto bello quello che scrivi, e condivido :-)

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  4. Ciao Carolina! Ho letto con molto interesse. Perché scrivo? Perché per anni mi era stato fatto capire che era meglio se stavo zitta (appunto). Scrivo perché per troppo tempo ho dato troppa poca importanza a quello che sentivo dentro. A questo punto davvero non me ne frega più niente. Dico tutto quello che mi passa per la testa. Sconosciuti o non sconosciuti che mi leggono, se sono interessati bene, ci si confronta, altrimenti chissene. Se poi si scandalizzano, beh, non è un problema mio. Non ho ancora capito quanto posso condividere di me, fino a dove posso spingermi. Nel mio blog ci metto tutta me stessa (o almeno una buona parte di me stessa), non ti nego che a volte mi inquieta.

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