Leggendo questo breve racconto non ho potuto fare a meno di sorridere.
Un giorno un Re chiamò i suoi sudditi a corte e disse loro: Ho deciso di lasciare in eredità il mio regno a chi dimostrerà la volontà, il coraggio e il potere di attraversare a nuoto la mia vasca di coccodrilli. Solo un eroe meriterà di essere il mio erede e di godere della mia ricchezza. – Il silenzio calò nel castello. Gli invitati erano sbigottiti. Il Re era malato? Era impazzito? Chi avrebbe avuto tanto valore, tanta follia, da sfidare quei coccodrilli affamati che popolavano una vasca lunga ben venti metri? All’improvviso, si udì un clamoroso tuffo. Tutti gli sguardi caddero su un giovane che schiaffeggiava l’acqua con la velocità del delfino per raggiungere la sponda opposta della vasca. Nuotava all’impazzata, mentre tutti i presenti, senza fiato, non potevano credere ai loro occhi. Il giovane uscì con un balzo dalla vasca, era incredulo, spaventato e guardandosi intorno, mentre il Re invitava le trombe a suonare per ricevere il nuovo sovrano, esclamò urlando: chi è che mi ha spinto?
Sorrido per come grandi e profondi concetti raccontati per mezzo di parabole possano palesarsi con tale semplicità ed essere di una tale chiarezza da farmi sentire quasi stupida per non averci mai pensato prima o meglio dire per non averli mai intuiti. La vera conoscenza è da lì che arriva, dall’intuizione. Le verità celate della natura umana e del suo inconscio si manifestano esplicitamente tanto da farmi dire “caspita è vero”, provo un po’ la sensazione uguale a come quando cerco qualcosa che ho sempre avuto sotto gli occhi e quando mi accorgo che è sempre stata lì mi rendo conto che la fretta, un pensiero di troppo, la poca presenza di sé la nascondevano ai miei occhi.
La verità o conoscenza, come meglio si preferisce definirla si svela a volte in modo quasi tragicomico per mezzo delle parabole, ma per quanto si possa prenderne consapevolezza tale presa di coscienza spesso non è sufficiente per poter modificare definitivamente comportamenti errati o per affrontare totalmente le nostre paure, almeno non da subito. Come una medicina anche la presa di coscienza ha i suoi effetti collaterali, può non piacere e per di più non metterla in pratica significa esasperare la sua negazione fino a trasformarla in nevrosi.
Dal momento che s’apprende o s’ intuisce quanto ci accade dentro e accade attorno a noi nel ventre dell’inconscio, per così dire chiamiamola “illuminazione” viene lavorata come avviene in gestazione fino a quando sarà pronta per essere partorita..
Esiste di contro anche l’ opzione di negare quanto si è compreso e di non permettere alla consapevolezza di partorire e far nascere la nuova creatura dentro di noi...ma qui ci perdiamo in altro terreno e in un’altra storia troppo lunga e complessa per poterne parlare ora, quel che posso aggiungere in conclusione è di assicurarvi che quest’ultima opzione è dolorosa e devastante per noi stessi.
Sorrido di questa parabola per il concetto che esprime. Quante volte nella nostra vita e chissà quante altre volte ancora lo faremo, siamo rimasti davanti ad una vasca di venti metri piena di coccodrilli aggrappati alla nostra logica pur sapendo che attraversandola si sarebbe raggiunto il trionfo. Rimanendo immobili facendo e disfacimento piani per come poterla attraversare indenni senza mai realmente muovere un passo o addirittura cercando di schivarla in tutti modi, accade poi qualcosa di inaspettato: qualcuno ci spinge dentro e riusciamo ad attraversare la vasca. Resta incredibile e inesplicabile come senza ma e senza se siamo riusciti a compiere tale impresa, piccola o grande che sia. Per i nostri coccodrilli interiori anche la cosa più banale può essere una enorme montagna da scalare.
Quante volte davanti a problemi o in situazioni difficili ci siamo detti: “non c'è la posso fare” ma travolti e presi in causa dagli eventi abbiamo reagito, abbiamo dovuto farlo, siamo stati costretti a compiere un’azione o fare una scelta magari come il giovane della parabola l’abbiamo fatto con impulso e per sopravvivenza, con paura o rassegnati fino all’accettazione che tale cosa andava fatta, o in fine costretti da pressioni esterne senza possibilità di fuga o replica ecco che queste azioni non azioni scelte non scelte, in quanto indotte dall’esterno e ancora sconosciute a livello conscio o se volete a livello consapevole, pur apparendoci negative e come un atto di violenza verso la nostra psiche ci hanno reso in realtà vittoriosi.
Ciò è capitato spesso nel corso della mia vita, tutte le volte che ho attraversato la “vasca” mi sono sempre sentita un po’ ridicola e stupida per le mie paure inventate, per la mancanza di fiducia in me stessa, per gli ostacoli creati dalla mia mente, per tutti quei coccodrilli dentro di me. Ho fatto cose che se qualcuno mi avrebbe predetto io avrei risposto con un secco: impossibile non c'è la farò mai. Eppure travolta dagli eventi quando l’unica legge imperante era di: soccombere o vincere ce l’ho fatta tanto da sentirmi orgogliosa e sorpresa di me stessa al contempo. Da quando ho compreso tale meccanismo le cose sono migliorate davanti al nuovo o quando mi trovo ad affrontare qualcosa di diverso di cui penso non essere all’altezza. Prendo l’evento con più calma, mi dico lascia che sia, ci sono ancora determinate cose per cui può accadermi di dover aspettare che qualcuno mi faccia cadere nella vasca, tant’è vero che in certi casi mi capita di pregare affinché qualcuno prima o poi lo faccia, ciò potrebbe apparire come uno sgarbo nei miei confronti ma tutto sommato si rivelerà in futuro essere una benedizione e in un valido aiuto nonostante i suoi primi aspetti negativi.
Analisi interessante che dovrebbe valer per tuute le vasche, tutti coccodrilli, e tutti i sovrani in divenire. La parte che mi ha stimolato di più è questa " Come una medicina anche la presa di coscienza ha i suoi effetti collaterali, può non piacere e per di più non metterla in pratica significa esasperare la sua negazione fino a trasformarla in nevrosi." E il passaggio più profondo quello che spiega il motivo di tante negazioni personali.
RispondiEliminaDammi una spinta!
Quanto è vero..senza le difficoltà a spingerci, spesso non ci butteremmo nella vasca da soli..me ne rendo sempre più conto..
RispondiElimina
RispondiEliminaCiao Enzo, se proprio insisti ti do una spinta :-))
Ciao Malù, già, ma la cosa che lascia un po' l'amaro è quando scopri che non era difficile o orribile come si pensava e di aver lasciato scorre troppo tempo. Nulla accade per caso,ne sono certa, e quindi propendo a pensare che alla fine non si è lasciato passare del tempo ma si è fatto al momento giusto, quando la vita sa che si è pronti.
Un abbraccio
Per me quella vasca è materializzata nel guidare la macchina...vedo terribili coccodrilli e mi dico che non ce la farò. Da un mese sono stata costretta a guidare, ho visto da vicino i coccodrilli ma non mi hanno morso!
RispondiEliminaScrivi divinamente, brava!
Grazie Tina :-) ti capisco all'inizio era così anche per me, io non volevo nemmeno fare la patente poi qualcuno mi ha buttato nella vasca,il ex suocero mi ha iscritta senza dirmelo a cosa fatta non ho avuto scelta,ancora oggi,dopo anni i coccodrilli li vedo in autostrada e arrivata a destinazione mi sembra di aver attraversato il deserto e la giungla, quando scendo dalla macchina mi sento quasi un super eroina.
RispondiElimina