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Caro R


 
                                               Dal diario

                                                                    
Caro R.
da qualche tempo non ti scrivo più, da un po’ di tempo i miei pensieri si sono placati.
Pensa, non mi sono nemmeno accorta del tempo che è passato e nel frattempo un nuovo anno è iniziato,
e un anno nuovo si è aggiunto alla mia vita..
Il tempo è trascorso come un soffio fingendo che certe cose non mi toccassero,che il punzecchiare
di quel vuoto in fondo allo stomaco non fosse mio,fra i miei sorrisi una lacrima si nascondeva, ma non mi apparteneva.
A volte mi è capitato di ascoltarmi mentre parlo, mi suona estranea la mia voce,non è la mia.
Caro R.questa mattina mi sono svegliata con un pensiero in testa: non mi chiedo mai come sto,
le mie emozioni e i miei stati d’animo mi scivolano via,vivo sensazioni che non so spiegare.
Gli altri  a volte me lo chiedono,ma preferisco fingere e rispondere “benone”, non ho voglia di giustificare il mio malessere,che fin dei conti è solo mio.
Fin dei conti nel mondo la fragilità e la sofferenza sono assai difficili da essere comprese,e spesso non è compresa la differenza fra provare  “un dolore”e la disperazione, fra il guardare lontano e vedere una strada e il guardare lontano e scorgere il nulla.
So che si sbaglierebbero e giudicherebbero la mia esistenza una vita piena di sofferenza al pari dell’eroina di un libro.
Conoscono poco le persone il dolce della lacrima,quando scivola fra i ricordi,il palpitare del cuore nella nostalgia,non sanno che quegli attimi sono rigeneranti per la mia creatività e per ri-inventarmi una vita,
Una vita sempre nuova dopa la sconfitta,dopo l’abbandono,dopo tutto ciò che ti può accadere in una vita.
Sono calma e ho fiducia nei miei desideri,credo nelle risorse che la mia mente e del mio cuore mi mettono a disposizione.
Una cosa sola vorrei, potere arrivare a te,o incontrarti a mezza strada,per parlarti ancora e ridire con te,ridere in abbondanza da dimenticare che si può anche piangere.
Inizierò a chiedermelo più spesso come sto e smetterò di fingere che “quel dolore” non è mio,che quelle lacrime hanno tutto il diritto di essere versate, più sarò sincera verso il dolore tanto lo sarò quando rido, consapevole che chi ride felice sono io, che quella persona che respira vita e di vita vive: sono Io.
T.v.b Ovunque ora tu sia
Nota:
Ogni tanto dal cassetto qualche vecchio scritto ritorna a vivere…

2 commenti:

Il dolore fa parte di noi, così come la gioia. Noi siamo quel dolore... così come siamo la gioia.
Questo che scrivi lo conosco... anche tu hai un piccolo Manuel da abbandonare. Farlo non è facile, ma se vuoi andare avanti lo dovrai fare per forza...

 

Ciao Joker,a rigurado se vuoi del Mio piccolo Manuel" da abbandonare che si chiama "Carola", per me non è esattamente qualcuno da abbandonare.
Leggendo il tuo post,nel tuo blog, mi ha ricordato un mio scritto di alcuni anni fa,che posterò,e un fatto particolare che è avvenuto, troppo difficile da raccontare.

Quanto ho scritto sopra è un qualcosa che riguarda il passato,fogli che ho ripreso in mano,e se tu non avessi commentato,ero intenzionata di cancellarlo e di non proseguire a scrive gli altri,ma a questo punto vuol dire che invece è cosa buona e giusta,nulla avviene per caso.
Vorrei anche precisare che da quel tempo molte cose sono cambiate in me,e ancora ne devono cambiare...







































 

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