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Islanda,utopia o realtà?

Un po’ per passione verso questo paese,un po’ per il mio masochismo utopico( ma volere è potere,sempre) non mi sono persa questa intervista a Ólafur Ragnar Grímsson.
Pubblico solo un estratto delle  risposte  di Grimsson,per via della lunghezza dell’intervista, se desiderate leggere l’articolo integrale potete leggerlo al link di rimando a piè pagina.

Ólafur Ragnar Grímsson: Se fate un paragone con quanto è successo in altri paesi dell’Europa, la riuscita esperienza islandese si è avverata in modo diverso su due aspetti fondamentali.

Il primo, consiste nel fatto che noi non abbiamo seguito le politiche ortodosse che da trent’anni in qua si sono imposte in Europa e nel mondo occidentale. Noi abbiamo lasciato che le banche fallissero, non le abbiamo salvate, le abbiamo trattate come le altre imprese. Abbiamo instaurato dei controlli sui cambi. Abbiamo cercato di proteggere lo stato previdenziale, rifiutandoci di applicare l’austerità in modo brutale.

Seconda grande differenza: abbiamo subito preso coscienza del fatto che questa crisi non era solamente economica e finanziaria. Era anche una profonda crisi politica, democratica e perfino giudiziaria. Ci siamo quindi impegnati in riforme politiche, riforme democratiche, e anche riforme giudiziarie [un procuratore speciale, dotato di una squadra, è stato incaricato di investigare sulle responsabilità della crisi, ndr]. Questo ha permesso alla nazione di affrontare la sfida, in modo più ampio e più globale rispetto alla semplice attuazione di politiche finanziarie o di bilancio.

…esito sempre nel dare raccomandazioni concrete ad altri paesi, perché ho sentito una caterva di pessime raccomandazioni propinate al mio!

Uno degli assi delle politiche ortodosse sta nel tagliare aggressivamente le spese sociali. Non è quel che abbiamo fatto. Abbiamo invece protetto i redditi più modesti.

Le nostre banche erano importanti. Pesavano dieci volte la taglia della nostra economia. Io non dico che la dimensione non conti, ma se la si mette in termini di dimensioni, allora chiedetevi: il Portogallo è un paese grande o piccolo?  La Grecia è un paese grande o piccolo?

Quelle banche erano private: perché mai delle imprese nel settore bancario dovrebbero essere trattate in modo diverso da altre aziende private di altri settori come le tecnologie informatiche, internet, le compagnie aeree? Queste imprese sono indispensabili alle nostre società, eppure lasciamo che falliscano. Anche le compagnie aeree. Perché mai le banche sono trattate come dei luoghi santi?

Sì, questa è l’argomentazione che viene avanzata; eppure badate a cosa è successo in Islanda con il caso Icesave. Il governo britannico e quello dei Paesi Bassi, sostenuti dall’Unione Europea, pretendevano che i contribuenti islandesi rimborsassero i debiti di questa banca privata, anziché lasciare che il liquidatore fosse il responsabile di tali debiti. A quel punto ho fatto fronte a una scelta: era il caso di sottoporre la questione a referendum? Un esercito di esperti e di autorità finanziarie mi dicevano: se voi autorizzate la gente ad esprimersi, isolerete finanziariamente l’Islanda per decenni. Uno scenario catastrofico senza fine... Ero davanti a una scelta fondamentale: da una parte gli interessi della finanza, dall’altra la volontà democratica del popolo. E io mi son detto: la parte più importante della nostra società – e l’ho detto anche ai nostri amici europei – non sono mica i mercati finanziari. È la democrazia, sono i diritti umani, lo Stato di diritto.

Banche addio... oppure i giovani islandesi che abbiano fatto studi superiori vi troveranno un impiego?

Le banche, che siano in Islanda o all’estero, sono diventate delle imprese molto tecnologiche, che danno lavoro a numerosi ingegneri, informatici e matematici. Attraggono talenti da settori innovativi, quali le alte tecnologie o le tecnologie dell’informazione.

Dopo la caduta delle banche, questi talenti si sono ritrovati sul mercato del lavoro. In sei mesi, avevano tutti trovato lavoro … E le imprese tecnologiche o di design hanno avuto un rapidissimo sviluppo nel corso degli ultimi tre anni. Centinaia di nuove aziende sono state create. Sono ben lieto di constatare che le giovani generazioni hanno risposto alla crisi in modo molto creativo.

Morale della favola: se volete che la vostra economia sia competitiva nel settore delle tecnologie innovative, il fatto di avere un grosso settore bancario, ancorché capace di notevoli prestazioni, è una cattiva notizia.

Per concessione di MegaChip
Fonte: http://www.rue89.com/2013/02/28/le-president-islandais-trop-de-banques-cest-une-mauvaise-nouvelle-240109
Data dell'articolo originale: 28/02/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9452

4 commenti:

Ciao Carolina, lo sai che proprio l'altra sera ho visto una puntata de "Il testimone" di Pif (non so se conosci la trasmissione) che parlava della crisi in Islanda nel 2008?Te la consiglio e poi a me Pif piace molto. A presto!

 

Grazie Lilly, non conosco la trasmissione vedrò se la trovo in streaming :-)

 

La trovi tranquillamente in streaming sul sito di Mtv nella sezioni Programmi tv. Ti assicuro che è davvero interessante, non mi stanco mai di consigliarla :)

 

L'Islanda, un paese che come presidente ha una donna e pure lesbica...
Non riesco ad immaginare nulla di più avanti.

Quanti secoli ci vorranno perché ci arriviamo anche noi?

 

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