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Costruire o piantare




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Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.

Paulo Coelho estratto da “Brida”....


Questo è un post datato, i commenti sotto non sono del tutto coerenti con il testo in quanto era presente nel post una mia poesia  a cui fanno riferimento i commenti, poesia  che oggi ho deciso di cancellare, lasciando solo questo passo del libro di Coelho

7 commenti:

Mi ricorda il mio giardino segreto dove mi nascondo quando la realtà è troppo dura da affrontare! Nel mio giardino mi riapproprio di me stessa e mi preparo ad affrontare serenamente la realtà! Bellissimo il tuo scritto!

 

Un piccolo giardino segreto è necessario a tutti,guai se non ci fosse,l'importante è non rinchiudersi in esso.
Grazie Mira

 

Beh no, io l'avrei voluta leggere la poesia però! ^^
Mannaggia... ma avrai i tuoi motivi per averla cancellata :)
E allora, restando al post che posso leggere, c'è del vero ma non del tutto secondo me, perchè quando smetti di costuire qualcosa... secondo me non hai davvero finito, puoi aggiungere altro a quella costruzione, o attorno, o da tutt'altra parte... insomma, di progetti nuovi ce ne possono essere svariati, non si è costretti a fermarsi :)

 

Ciao Carola.
Sono d'accordo con Maurizio; avrei voluto leggere la tua poesia. E inoltre, sebbene questo post mi offra un punto di vista nuovo e valido, credo anche io che ci si possa non limitare ad una costruzione. Costruire per sopravvivere. Ricostruirsi, magari.
Un abbraccio.

 

Ciao Kore sono contenta di leggerti qui.
Ciao Maurizio, Rispondo a entrambe,la poesia non mi piaceva più cosí come l'avevo scritta.
Per quanto riguarda il brano di Coehlo non avete tutti i torti si può continuare a costruire e solo a costruire sovrapponendo piani su piani, muri su muri ma giungerà sempre il limite prima o poi.Costruire riempie occupa, mentre l'atto del piantare e con esso tutte quelle azioni che fanno parte della cura della natura hanno funzione é finalità ben diverse dal costruire. Seminare, concimare, estirpare, nascere e morire, rinnovare e apppassire quindi lasciar andare, affrontare la ciclicità delle stagioni, riempire e svuotare ecco tutto questo non è possibile nell'atto della costruzione. Costruzione è uno schema statico certo creativo ma statico non soggetto,se non marginalmente, alle intemperie della vita e hai suoi mutamente.La vita invece chiede da parte nostra di metterein atto medesime azioni insite nella natura stessa.
Un progetto ad esempio lavorativo o scolastico si costruiscono ma, la "costruizione" dei nostri rapporti, il nostro posto al mondo, la nostra interiorità questi sono lavori da giardiniere.
Mi rendo conto solo che se avessi lasciato quella poesia sarebbe stato tutto più chiaro fin da subito le differenza che vi sono fra costruzione e piantare.
Un abbraccio a tutti e due

 

Fatto stante il fatto che quando uno costruisce o pianta basta una bella tempesta per mettere i bastoni tra le ruote di entrambi, l'esempio di Coelho, che pure un tempo fu uno dei miei autori preferiti, non è che mi piaccia troppo, anche se ne capisco il senso. Ci sono progetti che durano una vita, e anche di più. Ci sono giardini che sono fatti per durare solo un paio di stagioni. Però Brida non lo ricordo, forse il senso è dato meglio dal contesto...
www.wolfghost.com

 

Ciao Wolf,e un passo che lascia spazio a libera interpretazione. Il giardino è metafora della vita, il giardiniere siamo noi stessi, l' esempio di Coelho, pur non essendo uno dei miei autori preferiti, credo che vada ben oltre il fine inteso come progetto o scopo ma sia più in sintonia con quello che è e dovrebbe essere la vera concezione dell'esistenza stessa.

 

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