Amo "ascoltare" le persone raccontarsi. La lettura è un ottima attività d’ascolto, un ascolto particolare privo di suono ed espressioni, un ascolto cieco e sordo che richiede fede in quel che leggi non vi sono altro che righe formate da parole . Eppure è un ascolto che se usato in modo appropriato riesce persino a donare la vista all’intelletto e accrescere l'intuizione.
Leggere fra le righe richiede il "crisma" del non-giudizio con cui impartire a chi scrive il "sacramento di esistere" per quel che è. è un attività più che di riflessione di percezione delle sensazioni interiori degli altri.
Ragionamento e razionalità possono fuorviare e portare lontano dal vero intento d’espressione dell’autore. Non serve a nulla se nel contempo che leggiamo dialoghiamo con noi stessi al fine di costruire una critica totalmente negativa o positiva che sia in tal caso la nostra personale visione e percezione si sostituisce a quella dell'autore.
Possiamo permetterci di avere tutto il tempo che volgiamo, a differenza del dialogo verbale che avviene lì per li con la lettura abbiamo tutto il tempo di rimandare a domani ogni qualsivoglia risposta lasciando scemare ogni atteggiamento stizzoso e superbo del nostro io, abbiamo tutto il tempo di studiare e osservare quali sensazioni ed emozioni suscita questo semi dialogo non-verbale in noi, perché al di sopra di tutto per la buona riuscita del gioco bisogna rivolgere lo sguardo a noi stessi rispecchiandoci nelle parole degli altri non viceversa, senza fare discernimento fra chi dice bene o male, chi ha ragione o torto...ti devi solo rispecchiare con tutte le distorsioni possibili.
La regola quindi è che quando leggiamo gli scritti degli altri; di qualunque natura essi siano, è quella dell’ascolto silenzioso senza pensieri di sottofondo combattendo contro ogni giudizio o pregiudizio, questa “mia personale regola” vuole ricordarmi che non è la mia persona ad esprimersi ma è il frutto dell'altrui coscienza e che desidero solo osservare quale effetto provoca dentro di me.
Sondare l'interiorità di se stessi a volte sconosciuta anche all'autore stesso in alcuni casi fa emerge un “io” imbestialito, rancoroso, in altri si eleva al livello della stupidità, cosi come l’ignoranza può manifestarsi con un fraseggio nonsense, in molti altri casi invece emerge tutta la pienezza dell’anima, della conoscenza e dell’esperienza ma di fatto nel bene e nel male tutti siamo lì con la nostra storia e la nostra verità.
A volte invece può succedere che spinta da un strano smanioso bisogno frugo fra gli scritti degli altri alla ricerca delle parole che vorrei sentirmi dire.
Quando mi incammino verso questo tipo di ricerca so già dall’inizio che ciò che ricerco sono esattamente “quelle parole” di cui ancora non ho prova della loro esistenza, ancora non hanno consistenza né dentro di me né ho prova che esistono davvero ma qualcosa mi dice: -che, si! Da qualche parte esistono- .
Sono quelle parole che raramente hai occasione di sentirti dire ma dentro di te vivi lo struggente bisogno che ti vengano dette, o semplicemente non arrivano quando dovrebbero e solo allora la mia diventa una ricerca senza sosta né stanchezza risoluta a proseguire la ricerca mai abbastanza mai abbastanza appagata.
Fino a quando una notte persa nella spasmodica ricerca finalmente "udii" da un racconto un breve scambio di battute fra due persone avvenute al momento di salutarsi dopo aver insieme percorso un ricco lungo viaggio in treno, un viaggio compiuto fra sensazioni e scoperte interiori fra due persone che prima di allora era due perfetti sconosciuti l'uno per l'altro.
Eccole finalmente ! Le parole che volevo sentirmi dire: “-Ricorda ancora: “la notte è incinta ”! Partorirà sempre un nuovo giorno.
-Per cui non aver mai timore, amico.”
”Non avere mai timore” leggerle mi regalarono forza ed entusiasmo.
Quel “non avere mai timore” arrivò direttamente nelle orecchie del mio profondo,si trasformarono in un abbraccio rassicurante e protettivo, fu un po' come ricevere il bacio della benedizione sulla fronte. Chi non ricorda; se almeno una volta nella vita ne ha ricevuto uno, la fantastica sensazione “d’immortalità” seppur passeggera che lascia impresso sulla pelle e nell’anima.
Chi più ti ama ti benedice nel nome di Dio o degli dei, e a te mai potrà accadere nulla, nulla che non possa risolversi al rinascere di un nuovo giorno, sei benedetta dall’amore di chi ti ama, ora e per sempre.
Carolina grazie, è un post meraviglioso.
RispondiEliminaLe tue considerazione donano proprio quelle parole che uno cerca e che non sa ancora bene quali siano, ma le sente che spingono dal di dentro come un fuoco, come una potente energia che aspetta di essere liberata.
Un abbraccio e un :-).
Grazie ancora Marcello
RispondiEliminaMa sai che è proprio vero?
RispondiEliminaAccade leggendo i blog, accade leggendo i libri. Accade perfino ascoltando le conversazioni di persone che non conosci mentre aspetti all'aeroporto o alla fermata del treno. E questo è meraviglioso... è come se ci fosse una Potenza che aleggia intorno a te e ti porta, lieve, quello di cui hai bisogno, proprio in quel momento. E questo si che fa sentire amati!
Buon fine settimana.
Thank you for thhis
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