Tornando a parlare di scrittura...

 consolare 2

A volte mi capita di leggere qua e là su riviste o libri frasi che non so se definirle come vere epifanie o altro, assomigliano a porte che misteriosamente si aprono o solamente si schiudono lasciando intuire cosa vi si trovi oltre la soglia.
Frasi, ad esempio come questa “non so cosa penso finché non lo scrivo”. L’ho pescata nel libro della Gilbert, ve la ricordate ? L’ autrice di “Mangia Prega Ama”.
Questa donna per quanto mi riguarda riesce ad essere sempre e semplicemente in modo disarmante, almeno per me e nella mia vita, una boccata di aria fresca e leggerezza. Quella leggerezza che occorre per fidarsi di qualcosa di immensamente grande, quel qualcosa o qualcuno di misterioso a cui ti affidi e il tuo compito è semplicemente quello di vivere e accogliere.
L'ho provato svariate volte nella mia vita, quando ciò accade ogni cosa va al suo posto, ogni cosa si definisce con chiarezza, tanto da sembrarti assurdo e ridicolo tutto quel dimenarsi senza poi in realtà concludere nulla se non di sfiancarti e arrivare veramente esausta alla conclusione che forse sarebbe meglio arrendersi.
Tornando alla frase sopra citata di una certa Johan Didion; non so chi sia ma so ciò che è vero, almeno per quanto mi riguarda. Non so cosa penso finché non lo scrivo; e aggiungerei non so nemmeno quello che vivo dentro di me finché non lo scrivo, a volte neppure cosa desidero davvero finché non lo scrivo, solo ora lo comprendo con consapevolezza.
Quel che penso e sento esce a nudo solo quando scrivo per questa ragione questo periodo di silenzio monastico nei riguardi della scrittura é stato  una prigione interiore, stavo scoppiando, mi stavo riempiendo a dismisura di sentimenti, sensazioni che non riuscivo a  liberare. Razionalizzavo, catalogavo, etichettavo senza arrivare mai a nulla, anzi l’ansia incalzava ancora di più, bastardamente girava il coltello nella piaga, alzava la voce per farsi sentire: -alla fine mia cara dovrai pure guardarmi in faccia se scappi ti bracco, non ti mollo, scendiamo a patti e guardami. Buh ! Visto non sono così spaventosa, bruttina ma non spaventosa. Magari severa, assegno compiti onerosi e antipatici certo ma tu devi essere “educata alla vita” .
Addestrata a stare nel mondo con tutto il tuo essere, combatti i tuoi demoni. Sei figlia della creatività, sei donna e da tale devi vivere. Sii degna di esserlo-.

La Gilbert con questo suo ultimo libro ha colpito ancora...ancora mi porto appresso la nostalgia di Mangia Prega Ama e tutto quel che ho lasciato da allora incompiuto che oggi ritorna con questo altro libro per ricordarmi appunto quel che ho lasciato incompiuto.
Ed eccomi qui in questa domenica al parco che stava scazzando, grigia e incerta come me d'altronde quando ad un certo punto qualcosa dal mio profondo esplode, smania, sgomita. Non ho più tempo di aspettare che ci sia il sole per riconquistare il sacro e santo diritto d’essere, lo voglio adesso.

Se non scrivo divento matta proprio come la Gilbert stessa scrive, non importa cosa ne per chi purché scriva e la mia anima riacquisti la parola. Solo così mi conosco davvero, mi vedo per quel che sono e vedo le discrepanze fra chi sono in quel che racconto è quel che sono nel mondo.
Solo così Eghetta amata sorella ed io ci confrontiamo, scazziamo, litighiamo, facciamo pace.
Solo così la mia anima vive davvero, presente e infinita.
immagine di  Jung Eun Park, Shiori Matsumtotto




Commenti

  1. I tuoi post mi lasciano spesso interdetto per le incredibili somiglianze "emotive" che ci accomunano.
    Anche per me certe frasi aprono metaforicamente delle porte del mio essere più profondo e mi fanno raggiungere angoli che non conoscevo. È la meraviglia che ti regala chi ti offre un pezzo della tua verità!
    Comprendo perfettamente anche la necessità di mettere nero su bianco quello che senti e vivi, perché la provo anche io. È un modo di rendere tangibile e visibile quello che abbiamo dentro. È un modo di guardare la realtà, ma anche di fare ordine.
    E, cosa non da poco, quando si condivide quello che si prova su un blog, questo può aiutare qualcuno che è nella stessa situazione, che magari prova le stesse cose ma non sa esprimerle. Puoi aiutare qualcuno ad aprire una porta.
    Ricordati che questa capacità di analisi e di espressione sono un grande dono.
    A presto.

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  2. MrLoto grazie,grazie davvero per quello che hai scritto è qualcosa che conserverò.Un abbraccio.

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  3. Bé, questo tuo post è l'esemplificazione di ciò che ho spesso lettoe sentito dire, ovvero che scrivere, per diverse persone, è il modo per eccellenza di esprimere sé stessi. E in fondo... non è forse vero che noi esseri umani ormai pensiamo quasi esclusivamente... "per iscritto"? Con parole e frasi anziché con immagini e suoni come, probabilmente, fanno gli altri animali.
    E per chi ama scrivere, "pensare per iscritto" è un passo inevitabile :-)
    Forse io non sono a questi livelli, ma certamente mettere i pensieri "nero su bianco" ha spesso aiutato anche me in passato :-)
    www.wolfghost.com

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  4. Mamma mia com'è vero che non sai cosa pensi finché non lo scrivi!Moltissime volte mi sono messa a scrivere, anche se molte altre lo evito, durante momenti di rabbia o delusione, ed ogni volta mi sono resa conto di aver messo nero su bianco cose che..non avevo pensato :-P

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  5. La scrittura mi ha letteralmente riportata in vita nel periodo più buio che ho vissuto e dal quel momento me ne sono innamorata. Scrivere fa esplorare l'io interiore, fa vedere nuovi mondi e vivere ancora più intensamente i sentimenti. Ringrazio Dio per avermi fatto appassionare alla scrittura :) Un abbraccio di cuore ♥

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  6. Ciao Wolf, generalmente penso per immagini ma poi nasce la necessità di trasformarle in parole e di dare consistenza a qualcosa di impalpabile come le emozioni.

    Ciao Paola.da te è qualcosa che mi aspetto,entri sempre nel profondo, e quel che sta nel profondo può uscire solo a ruota libera.

    Ciao Vivy è vero vivi è un grande strumento,come quasi tutta l'arte e molte altre attività che riesco a collegarci al nostro mondo interiore.E come dici bene tu grazie a Dio che a ognuno ha dato la sua giusta strada per esprimersi.
    Un abbraccio.

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  7. Il linguaggio è uno strumento mutevole e suscettibile di essere utilizzato per scopi diversi. In generale la traduzione in parole implica una razionalizzazione, una sistematizzazione e ricollocazione dei pensieri e delle emozioni sulla base di criteri logici, ma... non sempre questo accade. Può esservi una presa di distanza ed una oggettivazione della propria interiorità, che quindi viene riletta da una prospettiva esterna piuttosto che interiore, ma non saprei dire se questa oggettivazione possa chiamarsi "sapere". A volte il fiume di parole scarica la piena interiore, a volte al contrario, il raccontarsi con le parole qualcosa di sé o altri funziona da mezzo di persuasione e di adesione ad una data interpretazione e carica dei sentimenti indotti da quella interpretazione. Le parole sono oggetti magici da maneggiare con cautela e rispetto, ma forse anche il mare di palline soffici e colorate in cui tuffarsi con gioiosa spensieratezza ed il silenzio... il silenzio Carolina ha un senso preciso, come la cascata o la roccia che rompe il corso del fiume, come la pausa nella melodia musicale. Non rimpiangere mai le tue parole e neanche i tuoi silenzi: bentornata Carolina :-)

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  8. ..non so cosa pensa finchè non lo scrivo..per me è leggermente diverso perché io non capisco quello che penso finchè non lo scrivo.
    Penso anche a tutte le volte in cui mi chiedevo se quello che avevo in testa potesse avere senso e, l'unico modo che ho trovato per capirlo, era scriverlo. Se fossi riuscito a scriverlo allora sarebbe stato qualcosa che valeva la pena condividere.
    Grazie!

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  9. Ciao Stefano, grazie a te di passare a trovarmi ogni tanto.
    Credo che poi alla fine la sostanza sia quella scrivere aiuta.

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