Lo stereotipo nella scrittura

Era un da un po’ che non postavo più nulla sulla scrittura,non trovavo parole che mi colpissero abbastanza da volerlo fare,oggi le ho trovate.

“Che cos’è uno stereotipo, se non un’espressione linguistica [...] che tante persone hanno maneggiato e sporcato prima di noi, una miscela linguistica assolutamente inadatta a quella parte intima di quella vostra visione che volevate esprimere?

Usare uno stereotipo significa assecondare un’interpretazione scontata, prendere una scorciatoia, riproporre qualcosa di comodo e di familiare invece di osare qualcosa di vero e insolito. È un fallimento estetico ed etico: in parole semplici, significa non dire la verità.

Quando gli scrittori riconoscono un fallimento, preferiscono ammettere quelli più piccoli: per esempio, in tutti i miei romanzi c’è qualcuno che ‘fruga nella borsa’ in cerca di qualcosa, perché sono stata troppo pigra, sbadata e addormentata per separare la ‘borsa’ dal suo vecchio, ostinato amico ‘ frugare’. Frugare in una borsa è pronunciare una frase come un sonnambulo: un tradimento in sé abbastanza piccolo, ma pur sempre un tradimento. E per quanto mi riguarda, io scrivo proprio per non vivere tutta la mia vita come una sonnambula.

Ma ammettere di aver scritto una frase che fa accapponare la pelle è facile; meno facile è riconoscere che a molti scrittori capita di scrivere paragrafi, o interi personaggi, o addirittura interi libri che il lettore attraversa come un sonnambulo e per i quali l’unica definizione davvero calzante è ‘privi di autenticità’” (Zadie Smith, “Il fallimento riuscito”, Internazionale 725, 28 dicembre 2007, pp. 10-11).

Vero, mi sono detta. Però una certa tassa di stereotipia, quando si raccontano storie, mi sa che bisogna pagarla. Altrimenti i personaggi e i loro intrecci risultano non credibili, finiscono per non essere capiti. Insomma, in letteratura il troppo vero stroppia.

Si potrebbe metterla in termini di dosaggio: troppi stereotipi portano al sonnambulismo di cui parla Zadie, troppo pochi portano all’incomprensione. La giusta dose? Come il sale in cucina: quanto basta.Giovanna Cosenza

Dal blog di Giovanna Cosenza D I S . A M B . I G U A N D O

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