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La sua lama

                         “Lei è ancora una lama, esce ed entra dalla mia vita,dalla mia ferita” by Francesco

Lei è una lama, esce ed entra dalla mia vita,dalla mia ferita,la mia deformità interiore è
iniziata il giorno che Lei ha affondato la sua lama nel mio io, nel mio cuore, nel mio tutto.
Con la sua lama ha tagliato a pezzetti ogni mia normalità interiore, mi ha reso un un'anima deforme.Gobbo dentro.
La sua lama in certi giorni è ancora viva, la sento penetrare ovunque...ovunque vi sia uno spazio in me libero da lei.
Gira e rigira la lama nello squarcio che mi ha lasciato nel cuore, entra ed esce nella mia mente affettando un qualsiasi pensiero che mi faccia rendere conto "che senza di lei,io posso stare".
Eccome se posso, e forse non sono mai stato meglio.Era a questo che pensavo l'altra notte a letto con Bea, era questo che almeno credevo mentre i nostri corpi si strofinavano,ansimavano, entravo e uscivo da lei, e supponevo di stare bene.
Quando all'alba mi sono svegliato, mi sono sentito traditore, si traditore come solo un vedovo può sentirsi,in colpa per avere tradito la sua memoria. La lama è penetrata ancora più in fondo,fa male da morire.
Davanti allo specchio, nudo con la mia deformità e lo squarcio al torace della sua lama, sono crollato come un bambino,sul pavimento,rannicchiato,in lacrime.
Dopo qualche ora, mi sono ripreso.
Bea era seduta accanto a me.Dio è  tanto bella da non sfigurare alla memoria di Lei.
Sorride.È dolce tanto da non bruciare sulle ferite.Fresca come acqua, tanto da risanare ogni male.
Chiudo la porta di casa sua,piano.Lascio Bea sotto la doccia. La lascio  lì sola per un' incombenza che non posso più rimandare.Un solo biglietto sotto il piattino del suo caffè "tornerò presto,aspettami".
Ad ogni passo Lei torna, e colpisce con la sua lama,accelero il passo, il cuore lo posso sentire ovunque,nelle orecchie,nello stomaco,fa male.
Mi fermo al negozio di Alice:-un mazzo di fiori dei più belli,il più grande-.
Mi incammino verso la casa di Lei, m’inginocchio davanti al portone.
Con la mano destra dalla mia tasca sfilo la sua foto "cara come sei bella",la poso a terra,lì davanti al suo portone insieme ad un biglietto "ti ringrazio per avermi liberato da te".La intravedo attraverso la sua finestra, sembra infastidita, forse s’aspetta che gli  porti i fiori. 
Depongo a terra i fiori con la cura e lo struggimento con cui si depongono su una tomba.
Prego.Mi alzo e vado via.Resterai nella mia memoria,appunto solo nella mia memoria,già destinata a sbiadire.
Bea  sulla porta  mi chiede sorridendo- dove sei stato?-È felice di rivedermi.
- Ad un funerale,nessuno d'importante,non più-.

By Carola

7 commenti:

Accipicchia.... ho la pelle d'oca!

 

Una persona che è morta dentro di noi, per il nostro cuore o la nostra mente, che esiste ma è come se non ci fosse più realmente. So che cosa significa ed è ancora più doloroso quando si tratta di un genitore perché non esiste figura che lo possa sostituire...

 

Joker,allora copriti,in effetti fa un po' freschino :-))

Ben ritrovata Sea,si più o meno credo di avere provato in passato una cosa simile, non fa stare bene.

 

"Resterai nella mia memoria,appunto solo nella mia memoria,già destinata a sbiadire."
"La sua lama in certi giorni è ancora viva, la sento penetrare ovunque...ovunque vi sia uno spazio in me libero da lei." Sono felice che la mia semplice frase abbia scaturito una cosa così belle. In alcuni punti rispecchia tanto la situazione che mi ha portato a quella frase che sembra tu fossi nella mia vita

 

Francesco, mi diverte vedere cosa esce fuori da una semplice frase, ma c'è da dire che anche le frasi devo essere belle e con un contenuto per poter creare tutto il resto.
Dai va' che diventeremo famosi io per i racconti tu per gli aforismi :-)

 

Sei come Karen Blixen che con una frase inventava una storia incantevole!

 

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