Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Fase cazzeggio: io e miei pensieri, io e Natale-

Continua ad essere un saliscendi di emozioni, dalla tensione alla calma, più  percettibile a livello fisico che non  interiore. Interiormente mi sembra di essere alla finestra ad osservare cosa accade, non mantenendo sempre quella distanza che occorre.
I miei conflitti sono spesso d’una banalità  incredibile, la testa piena di pensieri che costruiscono castelli o li demoliscono, pensieri senza importanza, progetti che non meritano tanta attenzione.
Tutto questo però  non impedisce di trasferire al corpo la tensione, l’ansia  o l’eccitazione che si crea nella mia testa causato dal viavai di questi pensieri banali.

Anche se da qualche tempo le cose vanno meglio non mancano  motivi per cui provare qualche preoccupazione, quel mio cercare di penetrare il futuro ipotizzando sempre scenari diversi e diverse situazioni che potrebbero crearsi procurando in questo modo una continua sollecitazione allo stato d’ ansia.
Cosa che poi  si rivela puntualmente ed ovviamente stupida. Crucciarsi per qualcosa che a priori non è poi così importante, sapere ed essere consapevole di poter solo affidarti a Dio quasi in tutto resta una questione difficile, per quanto alla fine sia la scelta migliore.
Potrei godermi molto dall'inaspettato ma questo a volte comporta di dover dare risposte con azioni che mi procurano timore e un senso di smarrimento. Non mi resta  che dire speriamo che me la cavo anche questa volta come sempre.



Scrivo tanto per scrivere, per fare qualcosa. Qualcosa che mi porti in un altro stato d’animo . Cerco solo di entrare nel qui e ora, cerco solo di essere nel momento presente per non essere altrove.
Altrove dove l’ansia un po’ vince, dove i pensieri si accatastano. Pensieri fuori luogo, maleducati,  non mi piacciono e non mi piace che possano averla vinta. Scrivo scrivo e basta, di cosa? Ha importanza? Fuori potrebbe nevicare, sarebbe bello, Fra poco più  di un mese è  Natale.  Vorrei solo giorni sereni.
Giorni sereni
Giorni sereni
Giorni sereni
Io e il mio fischio nelle orecchie,acufeni. Io e le mie paure forse neppure sensate.
Io e i mostriciattoli dei miei pensieri.
Eghetta non dà peso a tutto questo, momenti così  ne ha passati molti, ed ora è solo stufa di tutti mostriciattoli che  gli rovinano i momenti migliori.
La bellezza dei sogni dei progetti,  ha voglia di godere di tutte le cose di cui nel tempo con pazienza si è  circondata costruendo il suo mondo. Mondo non fatto solo di cose che gli assomigliano, ma anche di tanti sforzi per renderlo armonioso, profumato positivo sereno. Niente e fatto a caso nemmeno la tazza rossa della cioccolata. Avrei tanta voglia di vedere la neve copiosa cadere  vorrei tanto respirare l’aria della notte mentre nevica, mentre il profumo della neve si diffonde,  la neve ha un suo profumo l’avete mai sentito?

Chi se ne frega di cosa pensa il mondo...è quasi Natale

Un Natale di luci e profumi,decorazioni e dolci. Questo è Natale.
I doni, mio Dio io li desto i doni a Natale.
Corse per negozi, soldi che stupidamente se ne vanno. I doni perché devi. I doni per "legge Natalizia" varata da chissà chi.
Non è questo  Natale. Stare insieme, ridere insieme, ritrovarsi, abbracciarsi, cantare questo è Natale.
I doni.Credo che nella vita vi siamo altre occasioni per fare davvero dei doni. Doni a chi ami. Doni sinceri. Niente presentini e nessuna data e ora obbligatoria da rispettare.
La sorpresa, i giochi, sono per i bambini. Loro che amano Babbo Natale. Loro che dipendono dagli adulti per vedere un loro desiderio seppur materiale realizzato. Ecco per loro il dono a Natale ci deve essere.
Gli adulti siano più sinceri con se stessi, e quando prendono fra le mani uno dei tanti  regali da acquistare  si chiedano se davvero valga la pena, se  vi sia voglia e sincerità nell'atto che stanno per compiere verso la persona che lo riceverà.
Io rimango sempre della mia idea. Natale è festa, calore, amicizia, legami che si stringono attorno ad una tavola. I soldi dei regali di Natale sarebbe bene conservarli, per un dono giusto e al momento giusto.
E comunque vale molto di più un regalo a sorpresa, senza una motivazione in ogni momento dell'anno che dieci a Natale per riparare a tutto quello che  di  non buono è stato fatto, alla nostra poca presenza, ai litigi continui, ai dissapori. E dopo Natale torna tutto uguale.

Chi si ama ed è amato ha già il miglior dono che possa ricevere, lo deve solo celebrare con una gran bella festa.








Fase cazzeggio: Cosa vorresti condividere?

Mi ero fatto una domanda, quasi casuale. Mi ero chiesto se avrei voluto gli amici e le persone a cui volevo bene insieme a me, a dividere lo sforzo della salita finale. La risposta fu netta: no. Dovevo arrivare da solo. Li avrei voluti all’arrivo piuttosto, ad attendermi per celebrare con me la fine di quel viaggio.
Quella risposta si estese nella mente, come una lenta esplosione di luce. Conoscevo già quella sensazione. Mi resi conto in quell’attimo di lucidità che durante il percorso non avevo mai desiderato di avere qualcuno accanto a me per dividere le difficoltà, il dolore, la fatica, lo sconforto, il maltempo. Neanche quando, solo nella neve, arrancavo sulle caviglie doloranti. Forse ero un egoista, a voler tenere per me tutte quelle sfide, ma non desideravo la presenza di nessuno.
Ma la gioia, oh, la gioia! Quella sì che va condivisa!
( Francesco Grande, La strada giusta)

È quello che mi sono sempre detta anch'io. Per anni come molti ho sempre creduto. anche se non molto convinta, a quelle  stronzate che si leggono ovunque su come deve essere un amico o un' amica vera, senonché col passare degli anni ho potuto costatare che nel momento della "sofferenza"o delle difficoltà qualcuno c'è sempre, magari un'anima sola, ma c'è. Vuoi per via dell'immedesimazione (una specie di transfert empatico), vuoi per tenere pulita la coscienza o per compiere il senso del dovere qualcuno c'è sempre. Nel momento di condividere le cose belle e semplici sto lì a chiedermi dove sono finiti tutti. Oppure accade il contrario si presentano sull'uscio quando hanno bisogno.
Io non desidero,non l'ho mai desiderato, avere amici attorno per condividere i miei guai o per risolvermi problemi ma per ridere con loro al pub. Giusto per intenderci.

Lo so, sto dissacrando il luogo comune del "quando hai bisogno d'aiuto non c'è mai nessuno"  eppure a me è questo che è accaduto e accade
Con ciò non di mi astengo di avere colpe, qualcuna ne ho. Forse di comunicazione, forse il mio carattere un po' da orsa, forse anche tante altre cose; di contro è anche vero che sono una che sorride sempre, che ha la risata facile, sono una che non passa ore ore a parlare dei suoi guai (tutt'altro il solo parlarne per me è come se li invitassi ad amplificarsi); cerco sempre soluzioni, per me i termini  "non si può" e "non si risolve" non esiste,  diciamo che sono un ottimista ponderata e obiettiva, e ho altre qualità buone.

Però qualcosa nel mio inconscio non funziona e riesco ad attrarre solo un tipo di persone...migliorerò.

 

La negazione della sofferenza…

Un altro vecchio post che esce fuori dal cassetta, non richiede molto modifiche nel contenuto. la penso ancora uguale. Lo arricchisco di due link con due link. Uno porta ad un articolo utile e interessante di Gennaro Romagnoli( lo trovate linkato in fondo al post) e l'altro al sito di GIACOMO PAPASIDERO "diventare felici". che vale la pena di visitare per curiosità o se avete le idee un po' confuse in termini di felicità.

L'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva
della felicità di oggi. LEO BUSCAGLIA



im16
La negazione della sofferenza come stato appartenente all’uomo e la sua negazione come valore intrinseco alla vita stessa ha generato
Il boom dei psicofarmaci: vendendo fumo
Disumanizzato l’essere umano e reso debole sin a tal punto da renderlo facilmente ricattabile e suggestionabile.
Ha reso  l’uomo  schiavo del potere
Ha generato il bisogno di sostanze alternative come alcol,droga, fumo per protrarre la costante ricerca di una chimera chiamata felicità.
Ha innalzato i livelli di ansia, si vive nella paura di perdere tutto…
L’educazione attuale di questa società abolisce la sofferenza ma anziché farlo ricercando la pace , la convivenza , la compassione, la condivisione, la semplicità, crea modelli effimeri di felicità.
Una felicità precaria che dura lo stesso istante di una sigaretta nasce alla prima boccata e muore quando si spegne.
Accettare la sofferenza è il solo modo  per crescere  e iniziare a non soffrire, fra l’inizio e la fine di tale accettazione, esiste un enorme mare, solo sperimentando questo stesso percorso si può intendere la sua importanza, la sua essenza, solo percorrendo questo sentiero si può scoprire che la sofferenza non è sempre poi un mostro, che non è affatto vero che non ha fine, e solo provando davvero si può comprendere e vivere l’esperienza del rinascere, del risplendere dopo il buio, del riemergere dopo l’annegamento, del respirare dopo il soffocamento.
Ricorda per quanto può sembrare irreale tutto passa
Ricordatelo e ripetilo “anche questo passerà”
Va accettato che la sofferenza come la felicità sono cicliche nella nostra esistenza, ma esiste una stato constante l’equanimità, il giusto equilibrio fra sofferenza e felicità, essendo in realtà non due stati d’animo distinti fra loro ma la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia, ambedue intrinseche ed essenziali all’esistenza.
 
Un libro:
KAHLIL GIBRAN - Parlaci del dolor,  tratto dal Profeta
Allora un donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore: Ed egli
rispose: La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
Quanto
più a fondo si scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
Quando
siete gioiosi, guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete
che è proprio ciò che ieri vi ha fatto penare a darvi ora la gioia.
E
quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e vedrete che
state in realtà piangendo per quello che ieri vi ha dato godimento
Ma
io vi dico che gioia e dolore sono inseparabili. Essi giungono insieme,
e quando l'uno si siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che
l'altro è addormentato sul vostro letto.
 
Un articolo
Equanimità

Il VIDEO
 

 Perché nella crescita personale non c’è spazio per il lato oscuro?
 Accettazione o resa?
 L’ iper valutazione del pensiero positivo!
 Affrontare piuttosto che scappare… è una cosa da imparare
 Si tratta di coltivare l’atteggiamento di chi “riesce a stare con”…
 “Stare con i mostri”
  questo e molto altro lo potete trovate nell'articolo di Romagnoli  e nel suo podcast correlato al post

 Psico-Halloween: Affrontare i mostri senza voltarsi!































Una casa per amica : Giunta al giro di boa



 scaricare gli sfondi Altri macchinari e attrezzature,  pesce vela,  Star of India,  NUVOLE Sfondi gratis per la risoluzione del desktop 5000x3321 — immagine №573508



È quasi settembre...

“Come se l’anno fosse una regata, siamo ora al giro di boa, ritornando verso il punto di partenza ma più ricchi della strada fatta e del ricordo del vento che ha soffiato nelle vele”
L’ho letto  su una rivista, una di quelle citazioni che ti fanno pensare e penso che...

Il mio "personale anno" sta arrivando al capolinea, arriverà  presto il giorno del ritorno a casa, e forse quello sarà anche il giorno della somma di tutte le cose. Cosa  ho fatto bene e cosa potevo fare meglio, e tutte le solite menate che ci si dicono quando dobbiamo tirare le somme. In verità non ho somme né conclusioni da trarre.
Non so di preciso quanto sono più ricca di ieri, non so nemmeno cosa davvero di me sia cambiato con questa esperienza.  quel che so per certo e che non  porto con me nessun ricordo del  “vento che ha soffiato nelle mie vele” durante questi mesi, non ne ho ricordo perché tutt’ora lo sento soffiare, lo respiro e in lui mi perdo lasciandomi trasportare.
Ma temo che domani possa diventare  solo un ricordo e qualcosa di cui avere nostalgia.

Sono al giro di boa, ma io non mi voglio fermare, non voglio tornare al punto di partenza. Questa è la sola verità.
Qui ho imparato a fare i conti con me stessa.
Qui ho compreso i miei errori, ritrovato i miei sogni smarriti, portato a termine le cose incompiute. Quando accetti tutto questo e lo senti parte di te dopo il dolore iniziale qualcosa  di inspiegabile rende tutto speciale. È  parte di ciò che sei, sai di essere anche quel errore  o quella cosa incompiuta. di essere i tuoi sogni rimasti nel cassetto insieme a tutte le tue parole non dette.

Misteriosamente qualcosa mi sussurra che tirare le somme alla fine di questo anno servirà  solo per decidere in quale porto attraccare momentaneamente ma non per solcare il mare, ho anche compreso che eludere quanto non piace serve solo a ricommettere  gli stessi errori. No, se vuoi  andare avanti per davvero quel che non ti piace lo devi guardare bene in faccia e farci i conti. E se qualcosa nella vita seppur avendo messo  tutto il tuo  impegno, se anche dopo aver osato, non si compie allora vuol dire  semplicemente che non  è  ancora il momento o che non sei venuta al mondo per quello, forse era qualcosa che non ti apparteneva e che fin dei conti in realtà  non volevi ma qualcun altro lo voleva per te. Il vero amaro lo assapori  quando sai di non averci nemmeno provato o aspetti che qualcuno o un colpo di fortuna lo faccia per te ma quando ci hai messo anima e cuore  non è  un fallimento e solo la vita che ti spiega che non era cosa per te. E come a volte nella vita mi é  capitato quel fallimento si  è  trasformato  in realtà  in una fortuna. Ed io so di averci provato. Non sapevo nulla quando sono partita, non sapevo cosa avrei fatto e trovato in questi mesi, il risultato è qui. In questo specchio che riflette la mia immagine, un’altra me, un altro modo di vivere e percepire il mondo.
Fra un mese  sarò  giunta al giro di boa, questo anno sabbatico sarà terminato e tornerò  a casa. O meglio tornerò dove tutti si aspettano che io torni, e sinceramente dove anch’io fin dall’inizio ero che certa  che  sarei tornata,
Quello che non immaginavo e non potevo sapere che invece  il vento che spinge le mie vele mi avrebbe raccontato una storia diversa e mostrato diverse possibilità. Tornerò a casa ma non sono certa che sarà per restare...continua.




p.s 
é il continuo del mio racconto Una casa per amica, lo scrivo perché in passato qualcuno ha creduto che fosse vero :-)

Fase cazzeggio: A volte penso, di aver perso l'entusiasmo di scrivere

Molto sinceramente non so cosa fare, un po' me l'ero ripromesso un blog solo e solo quello.
Questo blog, credo di averlo raccontato già più volte  l'ho aperto dopo esperienze ed esperimenti vari, dietro ai suoi contenuti esiste una precisa scelta, e nemmeno il fatto che qui,  in questo spazio parlo di me è semplicemente casuale.
Sono  mesi e mesi, come si può notare i miei post  che si sono diradati, che giro a vuoto pur avendo dentro una quantità enorme di parole e cose da esprimere. Mancanza di idee o di impulsi emotivi? Non so e la ragione non è poi così importante, almeno per voi, come poi forse non lo è nemmeno il resto di ciò che qui dentro. Scrivo rivolgendomi a voi, in realtà adesso sto solo scrivendo a me stessa, pur consapevole che chi da tempo mi segue è presente e reale, ingiusto sarebbe dire che lo ignoro,non lo ignoro.
Sento il bisogno di fare altro, scrivere altro...
qualche giorno fa ho scritto questo post, che pubblico solo ora, e renderà meglio l'idea del tutto.

"A volte penso, di aver perso l'entusiasmo di scrivere, non che si accaduto qualcosa in particolare. Bugia. Rileggendomi so bene che è una bugia.
Il tempo, i problemi, la voglia di dedicarmi ad altre cose mi hanno portato un po' lontano dalla scrittura.
Mancano, mancano le parole giuste, il ritmo perfetto, mi manca quello che vorrei ottenere dalle cose che scrivo.
Leggo libri, leggo blog e apprezzo le loro parole  che per me  raccontano qualcosa di sensato.
Scorrono libere, toccano il cuore, a volte si sente che chi le sta scrivendo è  un'anima bella altre volte solo un'anima incazzata.
Forse qualcuno ci mette molta fantasia e qualcun altro è fin troppo realista e te la racconta così nuda e cruda. Io invece sono in bilico fra la voglia di raccontare e la mancanza di parole, di ritmo.
Scrivo di me ma,"io sono" è un argomento che mi è venuto a noia, scrivendo di me mi  pongo  al centro invece, vorrei di più, vorrei raccontare di altri, vorrei scrivere di cose che possono servire, vorrei le parole giuste.
Vorrei raccontare la storia di qualcun altro...e forse lo farò, non so come ma lo farò.

Quanto scritto sopra l'ho scritto ieri sera giusto per svuotare la mente; oggi scorrendo blog a casaccio arrivo nel blog Il sole che ride, manco a farlo a posta ho il piacere di leggere un post molto bello che guarda a caso è in sintonia con i miei pensieri del momento

A volte mi siedo dietro alla tastiera, o davanti – il punto di vista è relativo – e mi sento come un pianista. Un pianista che non legge il pentagramma ma suona improvvisando, seguendo il ritmo di qualcosa che è dentro e che vuole venire fuori.

Questi sono i momenti in cui ringrazio di avere questo modo di comunicare, tra me e me. Ringrazio di avere la possibilità di ascoltare il concerto improvvisato di una vita che scorre, la mia.

Ilsolecheride  "






In fine:
Bene, ecco cosa vorrei: riuscire a donare qualcosa a qualcun altro. Scrivere qualcosa che possa tornare utile, magari anche un po' frivolo, pur non tralasciando me stessa che qua dentro continua ad esserci, esprimersi, raccontarsi. La Cantadora per certi periodi e per certi versi può ammutolirsi e diventare un po' latitante ma non smette mai di vivere, amare, incespicarsi, riprovare, rialzarsi, gioire e condividere. Senza di lei non credo proprio di poterci stare.
È solo un "work progress" non è un blog definitivo e non so neppure se vi scriverò per un giorno, mesi o per un tempo indeterminato, so solo che mi serve per ritrovare un po' qualcosa della Cantadora e per ritornare qua dentro con un po' più di entusiasmo e forza creativa. Eccolo il mio blogghino nuovo La boîte magique/I miei appunti dal web


Fase cazzeggio : un po' per me un po' per voi.

Ieri era una giornata un po' così di quelle che non sanno né di carne  né  di pesce. Una di quelle giornate che aspetti che qualcosa accada, in cui fra il fare e non fare sembra che non vi sia alcuna  differenza.
Una giornata di quelle che sei in zona di assestamento e, ringrazi Dio se la mente riesce anche per brevi istanti a stare in silenzio.
Una di quelle giornate in cui Eghetta ha tutto il campo libero per fare quello che vuole e dire le cose come le pensa davvero,  così ha ben pensato di ficcare il naso in facebook. Ad un tratto la sento ridere come una matta. ed ogni tanto  parlare da sola: - si, si ,si- ; - vero, vero.  ah ah ah ah-.
Il risultato è questo; un post di immagini eloquenti che non richiedono molte parole.

 Questo è per tutti quelli che non sanno dire davanti quello che gli riesce bene e liberamente dire dietro... Comunque sia di far questo nella vita mi è sempre riuscito bene chi voleva talvolta darmi della deficiente o della stronza l'ho sempre fatto rimaner male: l' ho sempre preceduto togliendoli le parole di bocca e infelice di non poterlo segretamente raccontare in giro.

                                                                          
GIà          





ihihiiihhi ohhhohoho ahahahhaha

  


                                                                                 
Un po' bastarda ma esserlo  a volte è come quando mi godo il cioccolato 



                                                                                   godimento puro


Me lo ricorderò

                                                                         

Questo sempre 
                                                              
   
Un must
                                                                                  
                                                                   Comunque sia....
                                                                                       
in fine
Un abbraccio a tutti 

                     

Immagini prese da L'allegra Società dei Vaffanculo

Costruire o piantare




image
Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.

Paulo Coelho estratto da “Brida”....


Questo è un post datato, i commenti sotto non sono del tutto coerenti con il testo in quanto era presente nel post una mia poesia  a cui fanno riferimento i commenti, poesia  che oggi ho deciso di cancellare, lasciando solo questo passo del libro di Coelho

Fase cazzeggio: quando la luna è di traverso

http://oltreluna.women.it//nadia%20magnabosco/nadia%20magnabosco%20img/nadiamagnabosco8in%20gabbia.jpg

                          Spesso due occhi bendati vedono meglio di una mente cieca

Quando la luna è di traverso e c’è Eghetta stesa sul divano che si lamenta e sbuffa, io che passeggio in su e in giù perché mi sento una sardina in scatola, un pecora nel recinto o qualsiasi altra benedetta cosa succede che scrivo un post come questo. E mi chiedo pure –ma che minchia fai lo pubblichi?- . Perché parliamoci chiaro fra me e me resta un discorso chiaro e senza una piega fra me e voi sinceramente non so.
Ultimamente va così…

Il nostro destino si forma tramite le nostre decisioni. Decisione è azione, scelta. Questo determina ciò che diventiamo e dove andiamo.
Questo è quanto di più ovvio dovrebbe essere ed accadere nelle nostre vite avere progetti, fare scelte, determinare in qualche modo il nostro intento e soprattutto farlo costantemente.
Ecco invece cosa accade a me  grande esperta di incostanza, per quanto sia migliorata la matrice dell' incostanza è sempre ben presente nel mio DNA.
Accade che dei progetti mi sento stufa. Stufa perché si accatastano e pesano nella mia mente. Non è mai il momento buono, c'è sempre qualcosa che ha la precedenza rispetto a quanto avevo progettato e l'imprevisto non manca mai. Sono piccoli progetti nulla di che, oddio qualcuno è anche importante, però ammetto di voler percorrere una via preferenziale e non trovarmi sempre davanti ad ostacoli e imprevisti che non ho richiesto. Chiedo troppo? Certo che sì.

Accade che mi sono inventata un gioco nuovo, vuoi per rompere gli schemi, vuoi per farla in barba; in questo caso si può parlare di costanza; alla mia costante indecisione, più indotta da fattori economici che per indecisione pura del tipo: non so cosa voglio, cosa voglio lo so bene però il mio attuale stato economico non la pensa uguale a me. Non si tratta solo di questo ma anche per darmi una mossa e avvicinarmi a qualcosa di diverso che scarto a priori perché nelle mie scelte uso troppo la ragione, me ne sono resa conto.
L'ho capito quando casualmente mi è capitato fra le mani un libro e leggendolo sempre per caso mi è piaciuto mentre qualche mese prima  l'avevo scartato: mi sembra una stronzata avevo detto, poi però  ho comprato un altro libro che si è rivelato davvero una stronzata. La stessa cosa è accaduta con  degli abiti, poi con altre cose a quel punto mi son detta che è arrivato il momento di smettere di ragionare troppo nelle scelte fra questo e quello.

Bene da oggi sento che lascerò fare al caso per certi versi. Acquisterò il primo libro che ho davanti, il primo vestito che vedo, la prima rivista su cui mi cade lo sguardo, il primo bagnoschiuma che mi capita sottomano  e vedrò cosa ne uscirà fuori, lascerò semplicemente che le cose accadano anche perché negli ultimi tempi i miei acquisti migliori e le cose belle che mi sono accadute sono state proprio quelle inaspettate, non valutate e soppesate.

Cosa c'entra con quello che ho scritto sopra inizialmente? C’entra perché non solo questo mi accade nelle piccole cose ma anche per cose un po' più grandi e se voglio che il tutto prenda una certa direzione devo iniziare a ragionare di meno e fare di più quel che sento in termini di scelte di vita. Sono mesi che vorrei riprendere un attività che ho lasciato in sospeso ormai da troppo tempo, potrebbe andare pessimamente oppure dare una svolta al mio stato attuale ma quel maledetto meccanismo  mi fa dire : questo mese no sarà per il prossimo, succede che il mese prossimo poi non è  per certi versi buono nemmeno quello, e così sta andando avanti da tempo. Allo stesso modo per altre cose sebbene, almeno una sforzandomi e un po' violentandomi ho ricominciato a prenderla in mano.Troppi ma e se, troppi non ora, troppi non si può adesso, e tutto questo mi fa sentire pressata o meglio limitata e di questo limite mi sono rotta le scatole.
Perché come ora ora ho appena letto in un libro…"Ma se non si esce un po' dalle proprie abitudini, dalle proprie convenzioni, e dalle proprie routine, è difficile che si realizzi più di quanto non si sia riuscito a fare finora.”

             Eppure ho il presentimento che, prima o poi, andrà tutto bene.
Ok questa frase non è mia è il titolo di un post  del sito La mente è meravigliosa, di fatto nonostante le cose che ultimamente mi sono accadute quello che sento nel profondo dello stomaco è proprio quel presentimento: che prima o poi andrà tutto bene e mi comporto di conseguenza, a volte lo trovo pure strano e fuori luogo ma ve lo assicuro è quel che sento.

                        

 

Fase cazzeggio: La filosofa cinica.


   La filosofa cinica
Eghetta parla



Ultimamente non so...ho iniziato un'abitudine pressappoco inutile o forse avrà il suo lato positivo recondito, non so.
Appunto quasi tutto anche le marca dei biscotti, ricette che non farò, indirizzi e pagine di siti e blog da leggere ma chissà  quando li leggerò . Appunto titoli di canzoni che poi puntualmente non scaricherò, appunto idee di lavoretti creativi che chissà quando e se li farò, ad oggi solo una di queste idee può considerarsi missione compiuta e anche abbastanza soddisfacente...ma...Esiste un ma o meglio un maaa,dietro a tutto questo si nasconde una ancora più  recondita verità.
Sono un anima in pena con una grande voglia di viaggiare nello stile mollo tutto e tutti e vado via.
Vorrei essere una nomade digitale.
Come si diventa nomadi digitali? Non so.
Come si fa a mollare tutto e andare via?Non so
Come si diventa una blogger famosa? Non so
Come faccio a vivere di rendita perché ho scritto il libro gemello di mangia prega e ama  rivisitato? Non so
Come si fa ad applicare la legge dell'attrazione alla perfezione? E puff ogni desiderio si avvera. Non so, eppure oggi è uno di quei giorni che funziona, trovo subito parcheggio!
Come si fa a scrivere un libro come The Power e crederci davvero a quello che scrivi? Non so. Lo dico perché crederci è una meraviglia.
Come si fa a conoscere un mucchio di bella gente che fra alti e bassi della vita ha voglia di ridere e divertirsi con semplici cose,ad esempio una birra al pub o una  salamella alla sagra del paese? Non so
Come si fa a conoscere almeno una persona che un po' la pensi e voglia vivere come me? Non so
Come si fa a liberarsi veramente della crosta neuronale che negli anni mi ha imbastito  più  che il cervello l'anima? Non so
Come si fa a guadagnare un sacco di soldi se non sei la BCE che li stampa dal nulla? Non so, forse la D'Urso potrebbe dirmelo.
Come faccio a farmi un pubblicare un libro che si intitola "Non puoi mollare tutto e ritrovare te stesso?
Non guadagni una mazza con il web,in borsa? Allora ti insegno come restare, essere al verde e vivere bene uguale". Troppo lungo come titolo? Boh!
Come si fa a scrivere un romanzo con lo Smartphone e vendere un sacco di libri? Non so, fatico a scrivere un sms per fare prima metto le faccine.
Come si fa a  prendere questo mondo sul serio? Non so.
Come faccio a diventare una coaching guru spirituale come Leo Babutta? Non so


In poche parole non so un cazzo...questo me l'appunto.

Ora ti chiedo se sei arrivato/a alla fine di questo post ma come c...o hai fatto a leggerlo tutto?

Se te sai qualcosa scrivimelo nei commenti sotto...me lo appunterò. Grazie.

Fase cazzeggio: A ritmo di blues

E resterò così, sdraiata sul letto mentre il blues mi culla. So che resterò così come sono, e per la prima volta nella mia vita la parola per sempre si fa avanti, per sempre così  come sono. A dispetto di tutto, anche del mio modo un poco cinico di vedere la vita, anche a dispetto di aver capito che certi sogni resteranno sogni per sempre.
Io resterò  così : immobile a suono di blues a  sognare le mie tante storie, le mie molteplici vite, la molteplice me. Nella mia fantasia sono tutto e niente, sono quel sono sono, ora lo so.

Il blues scorre, riempie, espande, mentre io resto fedele al  mio sogno dicendomi chissà, forse ora o forse fra cinque minuti o magari in un’ altra vita si avvererà. Ma non importa quando, e neppure se si avvererà o no : ho imparato a sognare. Perché  bisogna saper sognare, anche sognare è un'arte, ed io ho imparato a farlo. 

Sogno  solo per il gusto di farlo, vivermelo e godermelo tutto fin in fondo. Se poi è  accompagnato dal ritmo del bluse è  ancora più  intenso,tanto da sembrare reale.
Ormai  l’ho compreso, anche a dispetto delle poche probabilità  con cui  possa avverarsi un sogno continuerò a sognare per sempre.Perché sono fatta così un po’ vagabonda e sempre in cerca di un’emozione che mi faccia dire -anche solo un giorno purché sia così: vivo e intenso da valere una vita intera-
Fin dei conti sono gli attimi quelli che contano, sono quei piccoli  frammenti a costituire un’ intera esistenza, mica mille giorni uguali ma quei benedetti frammenti in cui ami come non hai mai amato, ridi come non hai  mai riso e  piangi come mai hai pianto per poi ridere ancora più  forte. Attimi in cui  a volte ti prendi pure il congedo di odiare come mai hai odiato per poi pentirti e dividerti  in due, divisa fra il male e il bene, rabbia e perdono. In  tutta questa   confusione tutto quel che so per certo è che si tratta di  attimi che arrivano  poi se ne vanno e poi ritornano e vanno avanti così.

"Keep calm and carry  on" in  quei momenti è  il motto preferito.
Stai calma e vai avanti in mezzo a questa orda di attimi senza voltarti senza fermarti e senza porre resistenza, Dio sa quel che tu non sai. Ed è  stato così  che ho imparato davvero a sognare, non prima quando i sogni erano solo disperati desideri, mancanze  o bisogni,quello non era sognare  quello era stare male...


Non ha più  importanza per me  che un sogno si realizzi o no: ho  imparato ha sognare. A sognare per il gusto di farlo non per  vederlo realizzato, la cosa più  assurda é che da quando ho iniziato a farlo in un modo o in altro qualcosa di ciò che sogno me lo ritrovo nella realtà  ed ogni volta resto sgomenta,sorpresa e piacevolmente contenta.
Adesso lo so, potrei avere anche il mondo ai miei piedi ma io avrò sempre qualcosa da sognare da vivere per i fatti miei.
Non posso farne a meno, e neppure lo voglio, sono è sarò  sempre alla  ricerca di quel emozione  che dura quanto un istante ma che  é  intensa quanto una vita intera. E non desidero nulla in più. 


Mi si appiccica addosso come profumo sulla pelle calda,si sprigiona intensamente e il mondo attorno a me sembra respirarlo con me lasciandosi trascinare.
Percepisco il mio essere vivere é respirare a ritmo di blues.
Se dovessi descrivere come vorrei  vivere interamente  la mia vita e di come in parte vivo  la vivo sia dentro che attorno a me, è così  che la vivo e che per sempre la vorrei: a ritmo di blues. 




Fase cazzeggio : Senza chiedere permesso


 
 


Dovrei riassumere  uno intero capitolo di Big Magic per farvi comprendere cosa intendo con quanto scriverò.
Non ho voglia di riassumerlo e di fatto resta pur sempre uno di quei discorsi fra me e me, fra me ed Eghetta,  a noi è  tutto ben chiaro e questo è quanto basta.
Io ed Eghetta si va sempre più a pari passo  e questo è quanto basta.


Nella vita si passa attraverso molte fasi, spesso si ripassa pure dalla stessa. In questo preciso istante, e intendo dire proprio quello che ho scritto non da qualche tempo o da ieri ma adesso, sono rientrata in una fase già  da me conosciuta, vissuta e testata con risultati appena sufficienti e costellata da tentativi goffi,di quel tempo qualcosa fu definitivamente concluso molto altro invece rimase a mezz’aria.
Eccomi  rientrare  in quella fase che definirei di progettualità,  creatività  dirompente e incontrollabile, smania di fare che non sta più  nella pelle nonostante attimi di confusione.
Questo rientro in dote porta nuova consapevolezza e conoscenza permettendomi di viverla in modo più semplice di un tempo.

“Non mi è  mai passato per la mente di dover chiedere formalmente a qualcuno il permesso  di diventare  scrittrice. Non avevo mai visto nessuno nella mia famiglia chiedere il permesso di fare qualcosa .
Le cose si facevano e basta.
Ed è  questo ho deciso di fare io: cose.”
Da Big Magic

Ed è  questo che ho deciso di fare: cose.
Che sia dal dipingere una parete di tre colori a  smontare una cassettiera. Aprire un bad breakfast  o cucinare torte. Imparare il francese o dedicarmi a cose mai fatte...fare cose, ora conosco e inseguo solo questo obiettivo. Fare cose e basta e soprattutto: senza chiedere il permesso.



Ogni tanto penso: LIberi di usare le parole


image

Questo passaggio è estratto da un vecchio post scritto da me,l' ho letto e riletto  alla fine l'ho archiviato per sempre nel cestino.
Tutto quel che ho salvato è questo passaggio tratto dal libro della Metzger,  riassume splendidamente tutto quel che c'è e si potrebbe dire sul peso delle parole e del silenzio.

Deeana Metzger scrive : "Quando ci dicono che non si deve parlare di una cosa.Il messaggio sostanziale è che quella cosa non dovrebbe esistere: non deve,non può, non esiste.In quel momento per noi la nostra realtà,di conseguenza la nostra vita subiscono un snaturamento,diventano vergognose e da cancellare.Cosi, per proteggerci iniziamo a parlare del mondo a una dimensione dove tutto è sicuro, acquisito, accettabile..."
Silenzio e parole...interagiscono nella nostra esistenza, parole scritte, parole orali...il silenzio è un bene prezioso quando libero e maturo, ogni imposizione volta a soffocare  la nostra natura è violenza.
Il diritto di espressione scritta o verbale è un bene che va difeso...sempre.

Ogni tanto penso: La vasca di coccodrilli.

Leggendo questo breve racconto non ho potuto fare a meno di sorridere.

Un giorno un Re chiamò i suoi sudditi a corte e disse loro: Ho deciso di lasciare in eredità il mio regno a chi dimostrerà la volontà, il coraggio e il potere di attraversare a nuoto la mia vasca di coccodrilli. Solo un eroe meriterà di essere il mio erede e di godere della mia ricchezza. – Il silenzio calò nel castello. Gli invitati erano sbigottiti. Il Re era malato? Era impazzito? Chi avrebbe avuto tanto valore, tanta follia, da sfidare quei coccodrilli affamati che popolavano una vasca lunga ben venti metri? All’improvviso, si udì un clamoroso tuffo. Tutti gli sguardi caddero su un giovane che schiaffeggiava l’acqua con la velocità del delfino per raggiungere la sponda opposta della vasca. Nuotava all’impazzata, mentre tutti i presenti, senza fiato, non potevano credere ai loro occhi. Il giovane uscì con un balzo dalla vasca, era incredulo, spaventato e guardandosi intorno, mentre il Re invitava le trombe a suonare per ricevere il nuovo sovrano, esclamò urlando: chi è che mi ha spinto?

Sorrido per come  grandi e profondi  concetti  raccontati per mezzo di  parabole possano palesarsi  con tale  semplicità  ed essere di una tale chiarezza da farmi  sentire quasi stupida per non averci mai pensato prima o meglio dire per non averli mai intuiti. La vera conoscenza è da lì che arriva, dall’intuizione. Le verità celate della natura umana  e del suo inconscio si manifestano esplicitamente tanto da farmi  dire “caspita è vero”, provo un po’ la sensazione  uguale a  come quando cerco qualcosa che ho sempre avuto sotto gli occhi e quando mi accorgo che è sempre stata lì mi rendo conto che la fretta, un pensiero di troppo, la poca presenza di sé la nascondevano ai miei occhi.
La verità o conoscenza, come meglio si preferisce definirla si svela  a volte in modo quasi tragicomico per mezzo delle parabole, ma per quanto  si possa  prenderne consapevolezza tale presa di coscienza spesso non  è sufficiente per poter  modificare definitivamente comportamenti errati o per affrontare totalmente le nostre  paure, almeno non da subito. Come una medicina anche la presa di coscienza ha i suoi effetti collaterali, può non piacere e per di più  non metterla in pratica significa esasperare la sua negazione  fino a  trasformarla  in nevrosi.

Dal momento che s’apprende o s’ intuisce quanto ci accade dentro e accade attorno a noi nel ventre dell’inconscio, per così dire chiamiamola “illuminazione”  viene lavorata come avviene in gestazione fino a quando sarà pronta per essere partorita..
Esiste  di contro anche l’ opzione di negare quanto si è  compreso e di non permettere alla consapevolezza di partorire e far  nascere la nuova creatura  dentro di noi...ma qui ci perdiamo in altro terreno e in un’altra storia troppo lunga e complessa per poterne parlare ora, quel che posso aggiungere in conclusione è di assicurarvi che quest’ultima opzione è dolorosa e devastante per noi stessi.


Sorrido di questa parabola per il concetto che esprime. Quante volte nella nostra vita e chissà quante altre volte ancora lo faremo, siamo rimasti davanti ad una vasca di venti metri piena di coccodrilli aggrappati alla nostra logica pur sapendo che attraversandola si sarebbe raggiunto il trionfo. Rimanendo  immobili facendo e disfacimento piani per come poterla attraversare indenni senza mai realmente  muovere un passo o addirittura cercando di schivarla in tutti modi, accade poi qualcosa di inaspettato: qualcuno  ci spinge  dentro e riusciamo ad  attraversare la  vasca. Resta  incredibile e inesplicabile come senza ma e senza se siamo riusciti a compiere tale  impresa, piccola o grande che sia. Per i nostri coccodrilli interiori anche la cosa più banale può essere una enorme montagna da scalare.
Quante volte davanti a problemi o in situazioni difficili  ci siamo detti: “non c'è la posso fare” ma travolti e presi in causa dagli eventi abbiamo reagito, abbiamo dovuto farlo, siamo stati costretti a compiere un’azione o fare una scelta magari come  il giovane della parabola l’abbiamo fatto  con impulso e per  sopravvivenza, con paura o rassegnati fino all’accettazione che tale cosa andava fatta, o in fine costretti da pressioni esterne senza possibilità  di fuga o replica  ecco che queste azioni non azioni scelte non scelte, in quanto indotte dall’esterno e ancora sconosciute a livello conscio o se volete a livello consapevole, pur apparendoci negative e come un atto di violenza verso la nostra psiche ci hanno reso in realtà  vittoriosi.

Ciò  è  capitato spesso  nel corso della mia vita, tutte le  volte  che ho attraversato la “vasca” mi sono sempre sentita un po’ ridicola e stupida per le mie paure inventate, per la mancanza di fiducia in me stessa, per gli ostacoli creati dalla mia mente, per tutti quei coccodrilli dentro di me. Ho fatto cose che se qualcuno mi avrebbe  predetto io avrei risposto con un secco: impossibile non c'è la farò  mai.  Eppure travolta dagli eventi quando l’unica legge imperante   era di: soccombere o vincere ce l’ho fatta tanto da sentirmi orgogliosa e sorpresa di me stessa al contempo. Da quando ho compreso tale meccanismo le cose sono migliorate davanti al nuovo o quando mi trovo ad affrontare qualcosa di diverso  di cui  penso non essere all’altezza. Prendo l’evento con più  calma, mi dico lascia che sia,  ci sono ancora determinate cose per cui  può  accadermi di dover aspettare  che qualcuno  mi faccia cadere  nella  vasca, tant’è vero che  in certi casi mi capita di  pregare affinché   qualcuno prima o poi  lo faccia, ciò potrebbe apparire come uno sgarbo nei miei confronti  ma  tutto sommato si rivelerà  in futuro essere una benedizione e in un valido  aiuto nonostante i suoi primi aspetti negativi.

Le fiabe : Il secolare si è separato dal sacro

dipinto di 
 shawna erback

Le fiabe
Le fiabe e i miti non sono soltanto le  mappe di un viaggio
ma  sono soltanto anche i mezzi di trasporto

Ai bambini non è  per caso che si raccontano favole, miti e leggende ancora prima che le storie reali  si paesino nella loro vita. E non è  un caso che bambini dei nostri giorni, soffrano di una grave deprivazione culturale e spirituale per non essere più  nutriti del latte dell’immaginazione materna.
   Il secolare si è  separato dal sacro
Negli anni recenti le fiabe sono state cosi  trascurate, svuotate e banalizzare che hanno perso l’antica funzione di presentare al bambini la realtà del mondo e di creare un contesto per il cui  mezzo  egli posso in seguito organizzare e comprendere la propria esperienza.
Il giorno in cui il secolare si è  separato dal sacro, la definizione di umano si è  gravemente ridotta e una sempre maggiore quantità  di esperienza è  diventata tabù. È  strano pensare alla fiaba  e al mito come tabù ma in realtà  questa è  la conseguenza quando si nega il loro contenuto profondo.
 
La favola non è  intrattenimento
C’è una profonda differenza fra il raccontare una fiaba per intrattenimento o l’ apprezzarne il senso nascosto che ci apre alla saggezza. Come esattamente c’è una sostanziale differenza fra il vedere l’infanzia come qualcosa da superare diventando adulti  e il vederla come una condizione da recuperare per il posto che vi occupano l’intuizione, l’ innocenza ,lo stupore. Per fare poter fare ciò  questi tre elementi devono perdurare in noi.
 Qual'è sia la nostra età siamo comunque bambini
Quale sia la nostra età torniamo bambine nel momento  che ci raccontano una fiaba.
All’inizio tutti amiamo sentir raccontare che la principessa è  bellissima, la matrigna cattivissima, il re coraggiosissimo o avarissimo, che il regno è grande o piccolo piccolo, così piccolo
che il nostro eroe può essere alto un pollice e dormire in un guscio di noce. Ma per quanto sia innocente l’inizio, presto arriva il momento in cui vogliamo sapere quanto graffiano i rovi, come si ridurranno le scarpine d’argento se ci si balla tutta la notte, quando dovrà  camminare il principe alla ricerca della sua amata, quanto è  triste e sola la principessa nella torre prigioniera.
E vogliamo sentirlo ripetere e ripetere.
Ai bambini piccoli e agli adulti coraggiosi piace conoscere la verità. Cosí  vogliamo sapere quanto è  buio il bosco poiché  sospetti amo di dover affrontare la realtà  del buio più  buio. Vogliamo sapere quanto è  alta la montagna poiché  la storia implica che anche noi dobbiamo scalarla.
Vogliamo sapere quanto possono essere affettuoso o crudeli gli adulti, come e può  essere protettiva e infila l’autorità, come sono affascinanti  e pericolosi gli estranei, e come sono affidabile e inaffidabile il regno naturale é animale.
E vogliamo sapere che a dispetto dell’illusione della vita terrena e quotidiana la magia e l’incantesimo esistono in tutta la loro ambiguità, i loro aspetti positivo e negativo. Per finire dobbiamo sentire quanto sarà  profondo il sonno, nel in cui momento che apprendiamo di essere profondamente addormentati. Ma quando si subirà  lo scossone, ci sceglieremo poiché  più  di ogni altra cosa al mondo desideriamo essere svegli. 

estratto da  Scrivere per crescere di Deena Matzger





Un' utopia

"Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. “
Eduardo Galeano, Parole in cammino, 1998


Utopia, sembra ormai una parola caduta in disuso,  utopista un aggettivo che se ci attribuiamo o ci attribuiscono  è motivo di sberleffo, la società impone fin dalla scuola una rigida aderenza alla realtà.
Realtà spesso meschinamente distorta dalla società stessa che da un fronte ti  obbliga a non credere in  un'utopia  e allo stesso tempo è creatrice di sogni artificiosi  con cui vuole farti credere che questa società è la migliore possibile in cui tu possa vivere, e null'altro da desiderare, ogni tuo bisogno verrà  soddisfatto ma solo se sarai vincente.
E per vincere devi stare alle regole del gioco, le sue regole. 


La formulazione del termine utopia fu coniato dall' umanista e filosofo inglese, Thomas More (1478-1535) per denominare il luogo immaginario in cui è ambientato il breve trattato De optimo republicae stato deque nova insula Utopia (1516).
Utopia  dal greco ou=non topos=luogo, non-luogo, indica uno stato ideale che non esiste ma che sarebbe opportuno prendere a modello, in rapporto a una situazione irrazionale e caotica.

Se la realtà è come un sogno

Se la realtà è come un sogno,
dobbiamo agire senza subirla,
così come facciamo in un sogno lucido,
ben sapendo che il mondo
è quello che crediamo che sia.
I nostri pensieri attraggono i loro simili.
Verità è quello che è utile,
non soltanto per noi ma anche per gli altri.
Tutti i sistemi che in un momento ben preciso
sono necessari,
in seguito diverranno arbitrari
e noi abbiamo la libertà di cambiare sistema.
La società è la risultante di quello che lei crede di essere
e di quello che noi crediamo che sia.
Possiamo cominciare a cambiare il mondo
cambiando i nostri pensieri”.

Cosi scrive  Alfredo Alì in Preludio alla Società dell’Utopia:
È opportuno intanto fissare un paio di condizioni assiomatiche, essenziali per la configurazione dell’Utopia:
1) che essa diventa irrealizzabile ogni qualvolta è inserita in un contesto non utopico;
2) che non può essere parcellizzata, nel senso che nessun suo momento può essere decontestualizzato dall’intero processo.
Va poi sfatata l’opinione corrente secondo cui l’utopia è bella ma irrealizzabile. Tale luogo comune deriva, in sostanza, da una plurisecolare rassegnazione al non bello, cioè dalla convinzione che sia impossibile costruire un luogo in cui ogni dimensione del vivere entri in equilibrio con le altre, così da realizzare l’unità tra il bello come forma e l’estasi come contenuto.

Sarebbe consigliabile in questo mondo sterile di idee e fantasia che ormai versa nella rassegnazione che è dato a pochi decidere le sorti del mondo ripescare valori ed idee e con esse il temine "utopia" anche a rischio di passare come molti Don Chischiotte,  nulla può essere peggio della sensazione di vuoto e sterilità che ci pesano sul cuore e nel cuore degli adolescenti a cui è stato tolto ogni diritto di sognare, ogni idea in cui credere.
Ai giovani abbiamo cerchiamo di spiegare  il capitalismo e i mali che ha portato con sè; cerchiamo di mostrargi come e dove  il comunismo con il socialismo hanno fallito;neppure  la democrazia non ne esce pura e senza inganno,.  Dopo aver  mostrato  a loro i vari  fallimenti non ci siamo siamo presi la brigha di indicargli  alcun  nuovo o vecchio (se questo ancora valido e attuabile ) sistema di costruzione per una società migliore, nessun   valore  né  idee o sogni da cui poter  incominciare.

La pubblicità di una nota marca di abbigliamento qualche anno  fa adottó  uno slogan in risposta al fallimento del capitalismo e del comunismo, crearono  la  loro virtuale  nazione  la "Diesel Island", un luogo  dove si spera che possa regnare pace, felicità e libertà… in un' altra  precedente campagna pubblicitaria attribuiscono valore  alla stupidità, non inteso nel senso di “cretini”, ma  piuttosto  apparire come stupidi nel tentativo di   trovare il coraggio di osare, creare,  essere se stessi, estrarsi dalla massa e dalla alienazione delle regole preconfezionate per ciò  rischiare di essere giudicati  e di comportarsi da  "stupidi" per i canoni comuni.


Land of the stupid, home the brave
La terra degli stupidi, la casa dei coraggiosi.

Ecco confezionata un'utopia ( gli interessi della Diesel si possono esaminare in altro contesto) quello che voglio evidenziare é  la forza trainante dello slogan,
al di là dello scopo puramente di marketing,  sono riusciti là dove altri hanno fallito “hanno creato una nuovo motto, un'utopia” che fermenterà nella testa di tanti adolescenti alla ricerca di un qualcosa in cui ritrovarsi, alla ricerca di un disperato sogno in cui credere che non sia la continua violenza e il disincanto.
                             
                                               Land of the stupid, home the brave
Basta dare uno sguardo al video e al sito Diesel Island per rendersene conto…

 Qui trovate la traduzione