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Nell’era del consumo

Fra il 1811 e il 1813 i luddisti, di cui le nostre scuole danno abitualmente l’immagine caricaturale di sconsiderati babbei e di folli nemici del progresso, in realtà.
facevano a pezzi le macchine perché prevedevano correttamente che esse avrebbero distrutto i vecchi modi di vita e spogliato uomini e donne della loro indipendenza.
Ma il Progresso, il vapore e la fabbrica trionfarono. Lavoro e vita si separarono; il contadinello spensierato divenne uno schiavo oppresso.


Nell’era del consumo, la fame e Dio sono stati sostituiti dai beni e dallo status sociale. L’industria della pubblicità ci induce a credere che l’acquisto di un prodotto migliorerà la nostra vita. Per comprare un prodotto ci vuole denaro. Per procurarsi denaro bisogna sgobbare. O far debiti. Noi ci indebitiamo per inseguire i nostri desideri, e poi continuiamo a lavorare per pagare i debiti.
Il capitalismo ha fatto del lavoro una religione; ma la cosa triste è che lo stesso ha fatto il socialismo. La sinistra si è lasciata suggestionare dal sogno socialista della «piena occupazione». Ma non sarebbe meglio la piena disoccupazione? Un mondo in cui ognuno sia libero di creare la propria vita, il proprio lavoro, i propri soldi. Nel suo splendido saggio L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1891), Oscar Wilde sottolineava l’assurdità dell’idea della piena occupazione: «È deplorevole che una parte della nostra società sia praticamente ridotta in schiavitù; ma proporsi di risolvere il problema asservendo la società intera è puerile».

Abbiamo bisogno di essere responsabili per noi stessi; dobbiamo creare la nostra repubblica personale. Oggi deleghiamo le nostre responsabilità al capo, all’azienda, al governo, e poi diamo loro la colpa quando tutto va male.

Tom Hodgkinson “ l'ozio come stile di vita”
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Leggendo Seneca

Dell'invidia se n'è parlato bene,se n'è parlato male.
Per certi sprona a cercare di dare il meglio di noi, per altri è solo un continuo correre che strema e mai rende soddisfatti.

Talvolta si gode del suscitare invidia, altre volte è qualcosa di troppo stizzoso da sopportare 
Alla fine io credo che sia troppo estenuante sia provarla come godere di suscitarla.
In conclusione dietro l'invidia si nasconde una mancanza,un'incapacità,un limite, raramente,molto raramente vera cattiveria fine a se stessa.
 
 Seneca

«Chi guarda alla roba altrui non è mai soddisfatto della sua; per questo ce la prendiamo anche con gli dèi se qualcuno ci precede, dimenticandoci che molta gente viene dopo di noi, e che chi invidia i pochi che precedono ha alle spalle tanta gente che invidia lui. Tuttavia l’insaziabilità umana è tanto grande che, per molto che ci sia stato dato, l’aver potuto ricevere di più diventa un torto subito» (De ira, III, 31).