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Nell’era del consumo

Fra il 1811 e il 1813 i luddisti, di cui le nostre scuole danno abitualmente l’immagine caricaturale di sconsiderati babbei e di folli nemici del progresso, in realtà.
facevano a pezzi le macchine perché prevedevano correttamente che esse avrebbero distrutto i vecchi modi di vita e spogliato uomini e donne della loro indipendenza.
Ma il Progresso, il vapore e la fabbrica trionfarono. Lavoro e vita si separarono; il contadinello spensierato divenne uno schiavo oppresso.


Nell’era del consumo, la fame e Dio sono stati sostituiti dai beni e dallo status sociale. L’industria della pubblicità ci induce a credere che l’acquisto di un prodotto migliorerà la nostra vita. Per comprare un prodotto ci vuole denaro. Per procurarsi denaro bisogna sgobbare. O far debiti. Noi ci indebitiamo per inseguire i nostri desideri, e poi continuiamo a lavorare per pagare i debiti.
Il capitalismo ha fatto del lavoro una religione; ma la cosa triste è che lo stesso ha fatto il socialismo. La sinistra si è lasciata suggestionare dal sogno socialista della «piena occupazione». Ma non sarebbe meglio la piena disoccupazione? Un mondo in cui ognuno sia libero di creare la propria vita, il proprio lavoro, i propri soldi. Nel suo splendido saggio L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1891), Oscar Wilde sottolineava l’assurdità dell’idea della piena occupazione: «È deplorevole che una parte della nostra società sia praticamente ridotta in schiavitù; ma proporsi di risolvere il problema asservendo la società intera è puerile».

Abbiamo bisogno di essere responsabili per noi stessi; dobbiamo creare la nostra repubblica personale. Oggi deleghiamo le nostre responsabilità al capo, all’azienda, al governo, e poi diamo loro la colpa quando tutto va male.

Tom Hodgkinson “ l'ozio come stile di vita”
Risultati immagini per buon natale

Leggendo Seneca

Dell'invidia se n'è parlato bene,se n'è parlato male.
Per certi sprona a cercare di dare il meglio di noi, per altri è solo un continuo correre che strema e mai rende soddisfatti.

Talvolta si gode del suscitare invidia, altre volte è qualcosa di troppo stizzoso da sopportare 
Alla fine io credo che sia troppo estenuante sia provarla come godere di suscitarla.
In conclusione dietro l'invidia si nasconde una mancanza,un'incapacità,un limite, raramente,molto raramente vera cattiveria fine a se stessa.
 
 Seneca

«Chi guarda alla roba altrui non è mai soddisfatto della sua; per questo ce la prendiamo anche con gli dèi se qualcuno ci precede, dimenticandoci che molta gente viene dopo di noi, e che chi invidia i pochi che precedono ha alle spalle tanta gente che invidia lui. Tuttavia l’insaziabilità umana è tanto grande che, per molto che ci sia stato dato, l’aver potuto ricevere di più diventa un torto subito» (De ira, III, 31).


Fase cazzeggio: Dieci validi motivi per scrivere ancora.Rubati a Daniele Imperi.

Danieli Imperi che è uno scrittore  serio rispetto a  me e seriamente di scrittura scrivere ha stilato 10 buoni motivi per continuare a scrivere. La maggioranze delle persone che seguo, o meglio blogger come si usa dire oggi, scrive, come me per "vomitare" da qualche parte i suoi giorni no e per benedire quelli sì, i giorni sì meritano un vasto pubblico, la gioia è pari all'esplosivo ha bisogno di ampi spazi per non implodere, ed è sempre peccato non seminarla in giro,quindi perché non scriverla nel blog? Ci sono anche persone che scrivono del meglio e del peggio del mondo, per alcuni il blog è il viatico per la diffusione della "disinformazione". Ecco noi che si scrive come viene, si scrive quel che c'è da dire e talvolta scriviamo come mangiamo, alla fine siamo pur sempre "scrittori" del web. Partoriamo la nostra piccola creatura, la curiamo,ci sforziamo di scrivere il meglio possibile o a volte non ce ne curiamo affatto come viene viene. Amiamo la nostra creatura, credo principalmente per il profitto che ci porta: la condivisione.

Pur non essendo gli autori di un grande best seller, ma, gli autori della nostra semplice autobiografia, dei nostri pensieri e congetture non siamo esenti dal vuoto e dal blocco del "foglio bianco".
Osserviamo la nostra creatura, inerme e sospesa nel cielo del web, bloccati alla data dell'ultimo post che magari risale a qualche mese fa; e fin dei conti in cuor nostro ci sentiamo anche un po' dispiaciuti per il mancato profitto in termini di condivisione, dialogo, confronto. Vorremmo anche riappropriarci della nostra creatura e ridargli lustro ma quel maledetto blocco non si smuove. Ci chiediamo se valga la pena di andare avanti, e rileggendoci magari capita anche di chiederci: ma perché dovrei scrivere ancora?

Ecco nella mia fase di cazzeggio, una delle tante, ormai son diventata famosa per le mie fasi cazzeggio,più che per il resto,tanto è vero che ieri un’amica invece di chiedermi: come stai? Mi ha chiesto in quale delle tue fasi cazzeggio sei? E questo mi piace.
Dopo questa inutile disgressione torniamo al punto, cercavo appunto una ragionevole ragione per scrivere ancora, ormai allo stremo della pigrizia, del vuoto neuronale, ecc, quando ho trovato questo post di Daniele Imperi: "10 validi motivi per non smettere di scrivere".
Non posterò le originali, le potete leggere nel blog
Penna Blu. Imperi si rivolge a scrittori intenzionati a fare della scrittura la loro  professione, io mi rivolgo a me e ai cazzeggiatori del blog come me.; manterrò solo l'elenco delle motivazioni di Imperi, la sostanza è mia...se vogliamo chiamarla sostanza.

Perché continuare a scrivere...


Chi scrive è diverso: Oddio oggi con l'evento dei blog chi  scrive non fa di certo niente d'originale,tutti vogliono scrivere,di certo però ci si può  distinguere per contenuti, se non si vive di copia incolla. Chi scrive racconta di sé stesso, di fatto in questo caso l'esclusiva è assicurata, non esisteranno mai due persone uguali e con uguale vita. È anche vero al contempo che chi scrive è diverso, si estrae dalla massa,dal suo contesto e si mette nero su bianco,con pochi veli e a volte senza veli. È un primo passo coraggioso per essere diversi e acquisire una personalità con impronta unica, ti costringe ad uscire dalla omologazione.

Questa la lascio come la scritta Imperi,mi piace così come l'ha espressa.
La scrittura è appagamento: scrivere ti aiuta a tirare fuori la parte migliore di te e a offuscare la peggiore. La scrittura è una forma d’arte che migliora la tua vita. Ricordi quando tenevi un diario? Era il tuo sfogo personale. Scrivevi e sentivi quella soddisfazione nascere pian piano e infine avvolgerti. Questo è il potere della scrittura: nessuna magia, nessun miracolo, ma pura connessione fra te e ciò che hai dentro, tutto ciò che è nascosto e che deve invece venir fuori.

Scrivere può essere fonte di guadagno: per noi blogger che non si scriviamo libri, la fonte di guadagno come scritto sopra è la condivisione, il conoscere persone nuove,creare legami a volte superficiali altre volte importanti,ne sa qualcosa un certo Maurizio di Righe Libere e una signorina di nome Paola Stella (sorrido a 360 gradi). Il confronto  a volte può trasformarsi in incomprensioni,che a volte si risolvono altre volte no,non si può piacere a tutti ed essere condivisi da tutti,nemmeno Stephen King piace a tutti necessariamente.
Di fatto in termini di questo genere di  profitto scrivere è una buona fonte di guadagno.

Scrivere è difficile: credo di non aver aperto il dizionario,soprattutto dei sinonimi e contrari come da quando scrivo il mio blog, la mia battaglia con i congiuntivi è spietata, non mi entrano in testa. Scrivere, sì è difficile, una fatica nera come intitola il  libro di ALESSANDRO LUCCHINI. Decisamente scrivere fa bene all'anima e alla nostra conoscenza della grammatica, dai dai qualcosa si imparerà pure,e a scrivere si può imparare solo scrivendo.

Anche questa la lascio come l’ha scritta Imperi,oserei dire che è perfetta così,vale anche per noi i blogger senza editore e gloria.
Scrivere è socializzare: se scrivi, gli altri leggono e ti conoscono. La tua scrittura non resta fine a se stessa, ma diviene parte degli altri e delle loro vite. Scrivendo interagisci. Entri in contatto con altri scrittori e coi lettori. *Non sei più solo, ma sei con gli altri.

Con questa faccio 50 e 50
Imperi. Scrivere migliora la comunicazione: la scrittura non è solo mero esercizio meccanico, che ha sempre un vantaggio, ma è anche mentale, riflessivo. Chi scrive comunica meglio, perché non c’è comunicazione senza narrazione. E raccontando storie riusciamo ad arrivare là dove ben pochi arrivano. Dritti al cuore della gente.
Io: condividendo ampiamente Imperi, posso portare a testimonianza che scrivendo e scrivendo ho smosso un blocco esistente nella mia vita. È cambiato il mio modo di esprimermi e rapportarmi con le persone al di fuori del web e oltre la scrittura, quell'apertura che ho conquistato nello scrivere alla fine si è riflessa anche nella comunicazione verbale.


Scrivere è un sano passatempo: Vero! Vero! Quando passo periodi in cui non scrivo mi manca, mi rende inquieta mi sento come un palloncino che si riempie fino a scoppiare...un passatempo che va oltre il semplice hobby ,è terapia per l’anima.

Questa la lascio come è uscita dalla "penna blu" d'Imperi,ci vuole anche un pensiero di gloria, ogni tanto anche una botta di autostima ci vuole.
Scrivere è un esempio per gli altri scrittori: più scriverai e più chi s’avvicina alla scrittura vedrà in te un esempio da seguire. Ogni scrittore è uno stimolo per chiunque voglia scrivere. Vedere la tua determinazione, la tua costanza, i tuoi successi sarà uno sprone per chi ne ha bisogno. E questo si riflette in un aumento della tua autostima.
Aggiungo io: in fin dei conti, un po' è vero a volte leggendo gli altri siamo spronati a scrivere di noi, spronati a diffondere le nostre idee, le nostre opinioni e leggendo gli altri a volte più che  trovare in loro un esempio da seguire come scrittori abbiamo la fortuna di trovare esempi di vita importanti,e chissà magari anche noi a modo nostro zoppicanti, fragili, con un equilibrio precario quasi eterno, a nostra volta  potrebbe capitare di essere da buon esempio per chi ci legge.

Va bene questa l'ho riletta più di una volta,100 punti per Imperi,la lascio così come di suo pugno.
Scrivere è un sogno: dunque non puoi permetterti di abbandonarlo, perché rischi di abbandonare anche tutti gli altri sogni che hai. Se smetti di scrivere, ora, smetterai di portare a termine un altro sogno domani. E un terzo dopodomani. La resa è contagiosa. La resa diventa vizio. Abitudine. Comportamento. Non smettere di scrivere, non smettere di inseguire il tuo sogno.
Io: avete letto sopra? Imperi si riferisce principalmente  al sogno di diventare scrittori,ma questa formuletta è applicabile a tutti i sogni che una persona può desiderare di realizzare: se smetti di sognare,ora, smetterai di portare a termine un altro sogno domani,chiaro?

Scrivere ti aiuta a leggere: nel nostro caso di blogger non scrittori quel che Imperi sostiene, ossia la rilettura di quanto scriviamo con la conseguenza di rendere la cura del nostro scritto più efficace,è più o meno marginale, importante uguale, ma con qualche sfumatura. Scrivere aiuta a leggere è vero,spronati dal condividere i nostri post,spinti dal desiderio di farci conoscere,di conquistare lettori che con i lori commenti vanno oltre il punto che chiude il nostro scritto e a quel punto quanto abbiamo scritto  può dirsi veramente completo,come un romanzo scritto a più mani;ecco tutto ciò ci spinge a leggere gli "altri",a leggere della loro vita,delle loro vicissitudini,ci obbliga a porre attenzione al prossimo e al suo sentire,leggiamo di più,e più leggiamo più scopriamo storie coraggiose,belle,tristi,umane.Leggiamo un romanzo particolare e unico,non inventato(forse a volte anche sì) leggiamo storie vere di personaggi reali.
Anche nel caso che a volte siano inventate...s'impara sempre qualcosa.

* “Non sei più solo, ma sei con gli altri” l’ho amata da subito questa frase di Daniele…mi piace.

La storia che si deve raccontare

”…non sono solo le storie di guerra a essere insostenibili. Molti di noi non sono stati al fronte,sono tuttavia sopravvissuti  ad aspre guerre e conflagrazioni private. A volte anche le storie di gioia e di illuminazione sono incomunicabili. A volte ciò che è più difficile è riconoscersi il diritto di raccontare la propria storia, qualunque essa sia.Ogni storia reale è parte della costruzione di sé, e ogni storia aggiunge la sua dimensione e il suo sapere collettivo. In definitiva, noi siamo la somma delle storie  che abbiamo vissuto e delle storie che abbiamo udito.
Il pifferaio magico della fiaba era un cantastorie.Solo i bambini erano abbastanza saggi da seguirlo. È il bambino che è in noi che  risponde alla magia. Quando viene il cantastorie vero a portarci,come il pifferaio magico,via dalla nostra esistenza convenzionale e ristretta. seguiamolo con slancio poiché ci si rivelerà qualcosa,e la guarigione sarà la conseguenza.”Deena Metzger,Scrivere per crescere

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Credo di essermi soffermata per molto tempo su questo passo tratto dal libro della Metzger,mi sono soffermata abbastanza lungo da scrutare ogni sensazione a livello emotivo che mi suscitava il ripetermi: “ognuno ha la sua storia da raccontare,la storia che bisogna raccontare”quella storia che forse nemmeno noi raccontiamo più a noi stessi,quella storia che appare sbiadita,distante, talmente tanto distante da sembrare non appartenerci più.Ognuno di noi vorrebbe raccontare almeno una delle molte storie della propria vita diversa da come fu veramente,forse più bella, più clemente,meno amara meno dolorosa; o semplicemente cancellando fatti che mai si avrebbe voluto che accadessero, ma, noi restiamo con la nostra storia che se raccontata a rallentatore, come suggerisce la Metzger, s'arricchisce nei dettagli facendo affiorare anche quel dettaglio che neghiamo a noi stessi,per vivere meglio,per meglio sopportare. Eppure è proprio quella la storia che dobbiamo raccontare,che dobbiamo far rivivere per abbandonarla per sempre, per diventare più clementi verso noi stessi, la vita, il tempo, la causa che ha portato sofferenza nella nostra esistenza.

E poi,ci sono storie che andrebbero raccontate;per quanto possano apparire tristi. Sono favole senza lieto fine,ma,sono piene di sostanza,di una sostanza importante:l'amore. Piene di tutto quello che occorre per non lasciare il cuore indurirsi, servono per  continuare a dispetto di tutto, malgrado il loro mancato lieto fine. Servono a chi le racconta, servono a chi le ascolta.
Sono storie che non moriranno mai dentro chi le ha vissute, per sempre continueranno a vivere. Rimane ciò che hanno lasciato, la lezione forse più importante della tua vita, una lezione che hai imparato e mai potrai dimenticare.
E ti accompagneranno sempre, in ogni istante, nel tempo, in quelle che saranno le tue scelte future...è meraviglioso come puoi ancora riuscire a sentire viva la gioia e tutto quello che di straordinario ti è stato dato di vivere.
Incredibilmente quello che per ovvio dovrebbe essere un momento di sofferenza, nel suo mero ricordo si può trasformare nella storia più straordinaria della tua esistenza se permetti alla gioia di essere presente insieme alle ombre, perché quando qualcuno va "via" noi ci fermiamo al solo dolore della fine, permettiamo alla sua consistenza di sbiadire rendendo inutile tutto ciò che è abbiamo vissuto. Lo  straordinario va oltre il  finale e non importa se il finale non è stato quello che avresti voluto quello  che conta è ciò che ti è stato dato di vivere.
Sarà sempre del tutto o quasi incomprensibile il senso e il disegno della vita, ma, un giorno raccontandola t'accorgerai che il suo senso va oltre i tutti ragionamenti, oltre il senso apparente della vita. Occorrono le parole giuste per raccontarle, solo quelle parole che possono competere con la perfezione del silenzio. Servono parole perfette per raccontare della magia, di come l'amore possa andare oltre il tempo oltre la fine,servono le parole giuste per raccontare di come chi hai perduto possa continuare a vivere dentro di te.

Ed io resto lì con il mio sogno e la mia storia che non so raccontare...


«Il silenzio è un linguaggio perfetto, è dura per la parola competere. Per questo anch’io riscrivo più volte un testo finché non sento che è migliore del silenzio.» Eduardo Galeano

 

Comunque sia buon viaggio

"L’analfabeta del ventunesimo secolo non sarà colui che non è in grado di leggere e scrivere, ma colui che non è in grado di imparare, disimparare e imparare di nuovo”

                                                              Alvin Toffler

"La versatilità difronte alle costanti modifiche dell’ambiente che ci circonda è diventato un requisito fondamentale che sta alla base della nostra capacità di azione.Oggi, abbiamo a che fare con due mondi, uno reale e uno digitale. Quest’ultimo è ancora agli esordi, ma, nei prossimi anni, svilupperà tecnologie che ci consentiranno di comunicare e informarci in maniera sempre più veloce." Riccardo Scandellari
Quello sopra è un estratto dal post di Riccardo Scandellari,La versatilità è più importante del talento? Non m'interesso di marketing e il mio post si allontana un po' da l'intento e dal contesto a cui si riferisce Scandellari, ma, l'affermazione di Toffler è valida e applicabile in ogni ambito della vita; soprattutto dell'epoca attuale dove il cambiamento corre alla velocità della luce, soggetta a tutti i traumi provocati dal fallimento stesso del sistema, in un tempo dove la parola d'ordine è "precarietà" in tutto dal lavoro ai rapporti umani, in questa cosi detta "società liquida"; la versatilità è una qualità da sviluppare e praticare, o meglio da "rispolverare".

Buon viaggio

Questo tempo ci ha abituati al tutto pronto e confezionato, al tutto "fast" e se è anche "easy" è ancora meglio, oggi ci esprimiamo così: veloce, per tagliare i tempi, per capirci al volo fra un occhiata al tablet e un occhio allo smartphone.

Buon viaggio

Questo è il tempo come scrive Scandellari dei due mondi,uno reale e uno digitale. Il tempo del nostro doppio io, quello reale e quello digitale. Il tempo dell'informazione  e della comunicazione veloce. Il tempo di chi, se non cambia resta indietro, il tempo di chi se non si adatta è un qualcuno da archiviare, ma, è davvero tutto così?
Solo ieri leggevo "77 competenze di management" di Antonello Bove, a meno che l'autore non abbia vissuto o lavorato in qualche luogo fuori dal mondo i suoi suggerimenti sono antichi più che mai e si fondano su principi che hanno poco in comune con quest'epoca fondata sulla pura speculazione dove verosimilmente conta solo il profitto, le persone sono utili più o meno al pari dei Kleenex, in modo particolare nell' ambito lavorativo. Siamo destinati davvero allo sviluppo di ulteriori tecnologie sempre più veloci? O i livelli di saturazione sono ormai tali da costringerci a sterzare bruscamente per invertire velocemente senso di marcia,  tornare  a ieri dove tutto era meno veloce con tutti i suoi nessi e connessi, e ogni cosa doveva mantenere un suo giusto equilibrio?
Qui entra in campo la versatilità, qualità essenziale per riuscire a sopravvivere, per rinventarsi,rimanere in equilibrio o  per crearne di nuovi. Occorre versatilità per districarsi in quest'epoca che sta in bilico fra ieri e oggi,in cui dal passato riemerge il bisogno di ritrovare  vecchi equilibri pur non abolendo del tutto quello che il "nuovo tempo" di buono  ha portato e porta con sé, serve versatilità per mescolare il vecchio con il nuovo, per affrettarsi, certo, ma più lentamente, perché abbiamo bisogno di rallentare per comprendere dove vogliamo andare e cosa davvero rendo la qualità della vita migliore.

Buon viaggio

Siamo nell'era delle nuove consapevolezze, dell'esplosione di una nuova, o forse più antica di quel che pensiamo, spiritualità  in netto contrasto con questa società fondata sul capitale umano, dei parchi giochi delle Borse, del minimalismo di lusso in contrasto con la nuova ideologia del eco-frugale, l'era del spregiudicato  viral marketing  che crea  consumatori su misura per i suoi prodotti, imponendo mode e tendenze.Viviamo nell'era del tutto sottosopra,se da un lato costruiamo grattacieli dall'altro andiamo disperatamente alla ricerca di alberi da abbracciare.Allora la versatilità diventa essenziale in mondo così ambivalente in cui è necessario cambiare, creare, adattarsi, per modificare parzialmente  se non del tutto  uno stile di vita che ci calzi a pennello,uno stile di vita che sia simile a ciò che profondamente sentiamo e vogliamo dentro  di noi, non un dettame partorito dal progresso, dal  marketing e dalla speculazione del capitale umano.

Comunque sia e comunque vada in questo mondo sconclusionato molto simile ad un circo vi auguro buon viaggio,un divertente lungo viaggio, perché se ci pensate bene siamo solo di passaggio. Quindi buon viaggio.

"Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
E siamo solo di passaggio
Voglio godermi solo un po’ la strada
Amore mio comunque vada

E per quanto sia difficile spiegare
Non è importante dove
Conta solamente andare
Comunque vada
Per quanta strada ancora c’è da fare"


Fase cazzeggio: Sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere

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Va bene sono in una delle mie tante fasi di cazzeggio,mi prudono le dita e anche il cervello,vorrei scrivere...ma di cosa?
So per certo che vorrei scrivere,giusto per riappropriarmi un po' del mio tempo e un po' perché funge da sedativo,scalda e quieta.
Scrivere di me? Che palle...non ho mai parlato così tanto di me come da quando ho il blog, mi sono venuta a noia da sola; o delle cose che mi piacciono è l'ovvia e scontata ulteriore risposta ma una pigrizia latente e letargica fa rimbalzare l'idea nemmeno dovessi alzare 50 chili. Anche Eghetta dopo le battaglie di questa settimana sta pacificamente dormendo sapete come è... il famoso riposo del guerriero,quando ci vuole ci vuole.
Allora cazzeggio fra le pagine di un libro -oh questa mi piace tantissimo- ...vado alla ricerca dell'autore un certo Douglas Malloch, di certo il 90% della popolazione mondiale lo conosce, io no. Ebbene questo Douglas è un scrittore e poeta statunitense; ho pure scoperto che alcuni versi della poesia che mi è piaciuta sono stati citati anche da Martin Luther King durante un suo discorso del 1967, letto questo piomba su di me l'ombra della mia ignoranza e Eghetta dal divano urla -ma come cazzo, non gli avevi mai sentiti? No!- Eghetta ripiomba nel sonno,duro colpo questa mia lacuna per un Ego maestoso come lei; ho ben presente I have a dream, ho ben presente altre cose su M.L. King ma questi versi citati anche dal King mi sono davvero sfuggiti.
Comunque sia...non ho indagato molto su 'sto Douglas non ne ho voglia...ma la poesia è bella e questo per ora mi basta.

Rileggendo bene la poesia ho anche capito perché a Eghetta questa lacuna non è andata giù "sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere" un motto per lei, la sua causa e la sua bandiera. Fa nulla se poi a volte riesce a essere anche il peggio di se stessa...ma per lei è sempre il meglio.


Sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere
 

Se non puoi essere un pino in cima alla collina,

sii una macchia nella valle, ma sii

la migliore, piccola macchia accanto al ruscello;

sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.

Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,

e rendi più lieta la strada;

se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico-

ma il persico più vivace del lago!

Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio,

C’è qualcosa per tutti noi qui,

ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,

e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.

Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,

se non puoi essere il sole, sii una stella;

Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:

sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

(Douglas Malloch)

Non ci siamo proprio

Non ci siamo proprio,qualcosa si è interrotto per fare spazio ad altro,questo "altro" se da un lato mi porta per vie nuove dall'altro lato mi fa provare una lieve nostalgia per qualcosa di vecchio. Qualche vecchia abitudine, qualche vecchio modo di passare il tempo, interessi lasciati in attesa di una possibile continuazione che sono quasi certa che non avverrà mai in quanto ora come ora discordano da come sono adesso.
Qualcosa di lasciato alle spalle mi lascia un po' di rammarico per la ormai "passata" leggerezza di  trascorrere il tempo comunicando con alcune persone o perdendomi in brevi istanti di ozio, in quando da un  lato ho sentito la spinta a rompere gli schemi da un altro lato è stata un po' una prepotenza  esterna come da parte del mio lavoro e del tempo che sembra non bastare per farci stare dentro tutto mentre la sera crollo davanti ad un libro o una rivista dal sonno.

Un cambiamento al lavoro che ha un po' stravolto i miei orari e i miei tempi, come sempre mi accade ogni tot di tempo il mio equilibrio deve andare alla ricerca di un suo sostituto.Nel medesimo modo sono mutati alcuni rapporti con certe persone reali e "virtuali". Difronte al muro, e non senza fatica ho scelto di fare dietro front e abbandonare certe vie, per cui ammetto di non essere troppo avvezza, paziente e forse comprensiva...d'altra parte vivo qualcosa nel mio privato che mi rende ora come ora poco comprensiva perché satura di certi atteggiamenti e medesime parole che spesso si trasformano in alibi e vengono fatte ricadere su di me concludendo i discorsi spesso in tal modo -fallo tu,tu puoi,per te non è un problema-.quindi la mia non comprensione è più indotta dal mio stato emotivo  che arbitrariamente voluta per altre possibili ragioni. Non ho più voglia di capire, nonostante capisca benissimo e so per certo che nemmeno il mio stato emotivo non può trasformarsi in un alibi per fare tout court ogni volta che mi aggrada.

Mi manca di certo scrivere, soprattutto il racconto che avevo iniziato "Una casa per amica", la costruzione del mio mondo su misura. Un racconto in bilico fra fantasia e realtà. Un mondo in cui riuscivo a perdermi e attraverso cui  riuscivo a fare allineare tutto ritrovando il mio equilibrio. Se da un lato ho lasciato andare qualcosa al contempo mi rendo conto che vi è qualcosa che devo trattenere e con costanza continuare. Questo prendere e lasciare mi sta aiutando a comprendere cosa davvero sia importante per me, cosa davvero conta nel  mio stile di vita dove voglio davvero andare...ma questa transazione porta con sé anche un po' di caos, e qualche momento di instabilità, dubbi nella mia sfera emotiva, cose del tipo: da dove vengo,dove sono e dove voglio andare...faccio bene o male? E se avessi torto? E se fossi stronza davvero? O sono solo stupidamente ingenua su certi piani esistenziali ? E per una strana forma di letargo precoce rispetto alla stagione,visto che persiste da qualche mese non ho neppure fretta di trovare le risposte.

All’amico Wolfghost e un po’anche per me, per ricordamerlo un giorno.

Ciao Wolf a dire il vero mi sorprende leggerti qui, sebbene lo comprenda. Avrei trovato del tutto lecito da parte tua un breve periodo di "chiusura" per elaborare quanto è accaduto,ma da un lato so che è un modo per fare andare avanti la vita, questa meravigliosa "cosa" che a volte ci porta qualche pena di troppo e per te e Lady Wolf è da qualche tempo un periodo difficile, ve ne sono capitate un po'.

Non sei stato ipocrita a dire certe cose ad altri, sappiamo tutti quanto sia facile dire ad altri "tirati su,tutto andrà bene,passerà..." in quel momento eri sincero e sapevi benissimo che le cose devono andare così: avanti comunque sia perché siamo circondati dalla vita, vita di cui dobbiamo prenderci cura.Quando il dolore tocca a noi è fondamentale che ci sia chi ci ricordi le medesime cose,perché il dolore oscura la nostra capacità di vedere in profondità, di accettare  le cose per come stanno, mette il nostro equilibrio alla prova come tutte le cose in cui abbiamo sempre creduto e allora è importante che ci sia qualcuno che ce le ricordi e che noi cerchiamo di ricordarcelo. gli altri sono un po’ il nostro faro nella nebbia, per quanto a volte nel nostro dolore cerchiamo di tapparci le orecchie e non sentire quello che potremmo fare,che sappiamo vero ma la volontà ci viene meno e dobbiamo mettere in atto un atto di volontà notevole. Così come in alcuni casi praticare l’onestà con se stessi, e questo è assai ancora più difficile.


Due giorni, sono veramente pochi per essere limpidi dentro e per assurdo rimanere anche da soli con la nostra sofferenza e lasciarla scorrere è importante, accogliere e accettare che di fatto stiamo soffrendo.Quando sarà tempo di ricominciare si ricomincerà, perché inevitabilmente quel tempo deve arrivare per forza perché da te c'è chi si aspetta e chi da amore come Lady Wolf,il piccolo Tom.Tu e Lady Wolf siete persone che danno tanto amore si sente lontano chilometri, si vede dalle  quotidianità espressa nelle vostre foto.
Prenditi solo tempo e lascia alle persone a cui un tempo hai detto quello che sentivi giusto di ricordarti le medesime cose.
Un bacione a te e a Lady Wolf.
p.s Quando esorto con qualche massima,come tu stesso scrivi: vera ma di difficile applicazione,alla persona a cui la dico gli ribadisco  sempre -il giorno che "sbarello" ricordamelo di avertela detta e se non reagisco pigliami a calci in culo". Quindi se mai ce ne sarà bisogno ti esorto a ricordarmi quanto ti ho scritto ora.

Non sempre la gente è pronta ad aprirsi.

 

Risultati immagini per La ricerca della felicità

“Non sempre la gente è pronta ad aprirsi. Io a volte sorrido alle persone, e questo le porta a guardarmi ancora più sospettosamente. La gente ha i suoi problemi e le sue frustrazioni, ma anche se non reagiscono immediatamente, non mollare.”
(Tenzin Gyatso)

Qual è la prima cosa che si pensa leggendo questo aforisma? Che è tutto vero o in parte.
In quale parte dell'aforisma tendiamo di più a immedesimarci? In quella di Tenzin o nelle "persone" di cui parla?
Generalmente accade che quasi tutti ci immedesimiamo nell'autore dell'aforisma raramente "nell'imputato".
Noi vorremmo,ci piacerebbe, stare dalla parte della verità,o di quanto percepiamo che sia vero nelle parole di qualcun altro.
Spesso vorremmo essere i protagonisti che sono dalla parte giusta.
Raramente avviene una lettura al contrario dell'aforisma o delle belle citazioni,una lettura che possa farci fare un esame interiore con coraggio e ammettere che a volte gli "imputati" di cui si parla siamo noi.Eppure lo trovo un ottimo esercizio chiedersi ad esempio nel caso dell'aforisma sopracitato "ma io sono una che si apre?"

Per quanto mi riguarda quando qualcuno mi sorride non mi par vero.Che evento,sa quasi di miracoloso.Però ammetto da un po' di tempo mi accade spesso.Sarà forse che ci faccio più caso a quei sorrisi? Sarà forse che il mio viso è disteso e non rabbioso?
Quando una persona sconosciuta attacca bottone con me non lascio mai cadere nel vuoto il suo tentativo, salvo casi in cui ecclissarsi è opportuno.
Io mi apro su questo non ci piove,così come a volte timidamente e a volte con scioltezza sorrido.

Io non mi apro e anche su questo non ci piove quando si tratta di tirare fuori il mio sentire interiore con le persone che quotidianamente ho attorno.
Il sentire interiore va oltre il sorriso, il sentire interiore è l’ intimità dei miei pensieri, sensazioni, a volte delle mie congetture sul mondo,Dio, la vita e altro ancora, che richiedono di sottoporsi ad un certo rischio se espresse apertamente. È come servire un piatto culinario che verrà soppesato e dovrà essere degustato dal commensale. Non è tanto che il giudizio  possa essere  negativo che mi  frena  ma quanto e  come potrebbe essere accolto, accettato, compreso, elaborato insieme. E che  non si trasformi né in una mina vagante né in un'arma impropria che prima o poi mi sarà puntata contro.Oppure accolti come stupidi discorsi filosofici e un mucchio di fesserie spirituali. Se non peggio come parole da film.

Insomma, mi chiedo quanti di voi nella vita hanno avuto la fortuna di poter avere un dialogo stile "La ricerca della felicità " con parenti, amici o uno sconosciuto? Ad esempio come questa la più quotata nel web:"Hey! Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila.Punto" Ditemi di sì  vi prego. che a voi è successo. Per farla breve, a me è accaduto ciò di più nel web che con le persone che ho vicino.
Si potrebbe sostenere che non ci ho mai provato, e qui casca l'asino. L'ho fatto. Di fatto nulla, risposta:"certe cose accadono solo nei film".Già peccato che io non sia un’ attrice, che questo non è un film e sta accadendo davvero ma...certe cose sono solo da film.Appunto.E allora le cose che vorrei dire le lascio dire ai film. Perché così sembra più sensato a chi le ascolta. Pena poi sentirmi dire -come mi piacerebbe sentirmi dire quelle parole lì-.Grrrrr!

Domani…

A volte si può avere l’animo inquieto ma basta poco.Basta una canzone,la canzone giusta e inaspettata a riportare tutto al centro,tutto in quiete,tutto in equilibrio.

Sarà un equilibrio precario,sarà una quiete da gustare fin in fondo perché non sai quando torna.Però ti ricorda che come se ne andrà allo stesso modo inaspettatamente può ritornare.Questa certezza rende tutto più leggero.Leggero il mio domani di cui non so nulla.Leggero pensare al tuo viso,leggero rimettere i  cocci della tua vita insieme per cercare di comprendere te .Resto ferma con il pensiero lasciandomi accarezzare della tenerezza che provo pensando al tuo viso.

Vorrei vederti felice.Vorrei…tutto quello che  tu non preghi mai per te stesso.Tutto quello che non credi di avere la forza di fare.
E l’ho pensato tante volte mentre sono arrabbiata con te,Quando sento il mio livello di tolleranza sfuggirmi via,quando sento la mia comprensione venire meno che qualcuno lassù ti ama.Non ti ha mai lasciato davvero cadere,non ti ha mai lasciato davvero solo ed ha sempre rimesso a posto anche quello che nemmeno io so fare per te.

Sorrido ascoltando “she believers me”…lei crede in me: tu credi in me eppure quello che più mi viene spontaneo chiedermi come nella canzone “non so cosa vedi in me”.In me di tanto grande e forte da lasciarmi il tuo domani nelle mani mentre io invece vorrei vederti prendere il volo da solo,Volare per te stesso.Volare perché lo vuoi.Vorrei vederti prendere il timone nelle mani padrone della tua vita,forte di te stesso.

Io posso condividere il viaggio con te…posso osservarti volare,posso anche soccorrerti se occorre…eppure lassù qualcuno ti ama più di ogni altra creatura al mondo;eppure credi in me,in me che la mia fragilità potrebbe non farti mai alzare in volo. Mentre ti sento parlare mi rendo conto che la persona in cui più devi credere se tu.Tu che puoi alzarti in volo in ogni momento che tu voglia,e lo dimostri anche adesso…è solo che certe volte te lo dimentichi,certe volte nemmeno tu ci credi che tanta gioia anche per te è possibile.

Fase cazzeggio:forse sto ritrovando la via…

Dopo alcuni mesi ho ripreso la lettura del libro di Terzani, in attesa di tempi migliori fra una mia vicissitudine  e l'altra. Sono ripartita a leggerlo con un distacco tale da non farmelo più apparire come  il libro che ho tanto amato fin dalle  prime righe.È bastato poco,riaprirmi a qualcosa di lasciato in attesa per ritrovare il caldo abbraccio delle sue parole.
Terzani giunge all'Himalaya per disintossicarsi dal mondo e per cercare il suo dentro,io senza pretesa di raggiungere l'Himalaya, e nemmeno so se potrei mai viverci bene anche per un solo giorno,analogamente da tempo sento il bisogno di digiunare dal mondo e ultimamente di perdere una parte di me che non digerisco più.
Mi sento logora, forse un termine un po' esagerato ma calza bene. Mi hanno logorato certi miei aspetti sorti negli ultimi anni che sono più una risposta stizzita  a ciò che mi circonda che il mio vero essere.
Troppo critica, qualche lamentela di troppo per giunta superflua, a volte irosa quanto basta e troppo di altro ancora.
Eghetta per una volta concorda con me.Ha già provato in passato l'esperienza dell'eremo,del silenzio interiore,della risposta ferma e decisa senza dire alcunché, e concorda, scivolare in certi stati d'animo e comportamenti a lungo andare più che a  farmi sentire  viva in realtà sono logoranti.L'avessi mai provato a farne a meno ma l'ho fatto e ho vissuto bene.
Pure Terzani alla fine concorda, la testa ad un certo punto pesa più di tutto il resto e ti porti un vaso stracolmo di sciocchezze e paranoie sulle spalle.

"Così come è dentro così è fuori" è la mia frase preferita in questo periodo. Non vi racconterò tutta la storia da dove nasce questa mia particolare attenzione per tale espressione e né perché mi sto sforzando a concludere tutte le cose che ho iniziato e immancabilmente  lasciate a metà, siano piccole o grandi cose da fare di fatto è un mio bisogno viscerale di questi ultimi tempi di concluderle.
Oggi ho ritrovato l'identica frase nel libro di Terzani ( guarda che caso) con un'aggiunta: " quel che non c'è dentro non può esistere  fuori".Ciò conferma solo questo mio sentire viscerale...e ormai non c'è più appello in giudizio: devo ascoltarlo,metterlo in pratica e punto.

Fase cazzeggio: Per ora sono in stand by

 

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Era da molto che non entravo nella fase cazzeggio,quelle fasi che in realtà sono di un cazzeggio con accezione al termine.Sono fasi in cui rifletto e non agisco,in cui giro in tondo aspettando il momento giusto.

Leggo gli altri blog,lo faccio in modo distratto e in modo distratto rispondo,pur avendo una calca di parole incredibili dentro di me.

Ignoro il mio blog,quasi volutamente,i post sono tutti scritti qui,nella mia testa e li restano.

Nel privato le modalità vanno più o meno come per la “rete”….salvo piccole eccezioni in cui un moto di incazzatura lieve assale quasi il prossimo ma poi si sgonfia in preda alla stanchezza.Stanchezza mentale,interiore…qualcosa del genere.

Se penso poi ai conti da pagare,ai soldi (non bastano mai) mi sembra di essere entrata in un circuito senza fine…ma cazzo finirà!
In certi momenti sembro quasi un amministratore aziendale tagli qui e là.Varie possibilità di incremento di profitto(dove?), strategie di risparmio, ecc, dopo soli cinque minuti s’innalza un gran vafanculo…e ritorno all’attività precedente come se nulla fosse.

Ok,ho capito è arrivato il momento d’affidarsi a Dio…io sono in stand-by.
Lo so in piena contradizione con l’immagine sopra ma anche essere in stand by a volte è essere nella modalità work in progress.

Perché la felicità è accessibile?

Perché la felicità è accessibile?
Le risposte sono pressoché scontate ma in realtà io non lo so.
Non so perché la felicità potrebbe essere accessibile a tutti,so che lo è, anche se vi sono un numero indefinito di ragioni per
cui la felicità sembrerebbe essere un lusso per pochi,e solo in certi momenti della vita.
Eppure è uno stato d'animo accessibile.
Sulla felicità si è scritto molto,ci hanno filosofato sopra in molti.
La ricerca della felicità detiene più ricercatori di quanti ne abbia mai avuti l'oro.Se di trovare oro puoi averne speranza con

la felicità la faccenda si fa difficile.
Non è un luogo,non è un oggetto,non è un manoscritto,non è una persona e neppure una creatura fantastica.
Non è un animale raro e neppure una pietra preziosa.
Il suo centro è ovunque.È in ogni luogo e in nessun luogo e si trova in tutto.
Oggi va molto di moda dire la felicità è dentro di te...la felicità è possibile.È accessibile quanto è accessibile entrare in
casa tua.Eppure c'è uno stuolo di persone che sarebbero pronti a giurarti il contrario.Ma temo che ci credano in pochi.Per
trovarla ci vuole qualcosa di più che crederci ci vuole fede.Fede nella gioia.

A questo punto direi che la felicità è accessibile solo nella misura che una persona vuole essere felice.
Ovviamente contestabile anche il punto sopra,un numero enorme di persone sono pronte a dire che non dipende da loro ma
dall'esterno,cause ed effetti vari,e allora la felicità diventa assolutamente inaccessibile.
Forse la risposta è nella domanda che tutti dovrebbero farsi (almeno una volta nella vita): la felicità è accessibile anche per
me?Ci rifletto un po' su e mi rendo conto che qualcuno potrebbe fermarsi ad un semplice no o forse a un sì detto fra i denti.
E allora la domanda non è più sufficiente,o bisognerebbe cambiarla tipo: come posso accedere alla felicità?

E poi esistono le sfumature del tipo: meglio la serenità(sarebbe il massimo)oppure: la felicità svanisce (giusto meglio non farci
molto affidamento) o ancora: come si fa ad essere felice in un mondo di merda come questo?(merda:ogni altro termine non renderebbe l'idea del sentimento di frustrazione e rabbia che prova chi lo dice)...quindi esiste una risposta assoluta e universale alla domanda: perché la felicità è accessibile?.

VIVERE DAVVERO di Luigi Tamanini

 

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VIVERE DAVVERO
 

Divinamente vive chi ogni giorno ricerca,
chi passo dopo passo cresce,
chi si veste coi colori dei fiori,
chi cammina con calma,
chi arrossisce,
chi si butta nelle avventure,
chi parla con il prossimo,
e con se stesso.

Serenamente vive chi medita,
chi ama con passione,
chi preferisce alle parole le immagini,
e alle immagini le emozioni positive,
chi pensa solo al bene,
chi immagina solo il bene,
chi agisce per il bene:
degli altri e suo.

Pienamente vive chi si ascolta,
chi si fa guidare dai propri sentimenti,
chi si fa indicare la via dalle sensazioni,
chi lascia che le emozioni lo trasformino in una primavera,
chi permette al proprio cuore di far splendere il sole,
fuori e dentro,
chi riesce a sentire i brividi
in testa e sulla schiena,
chi si fa scoppiare il cuore,
chi sente i propri occhi luccicare:
chi si innamora dell’universo intero.
 

Veramente vive chi cambia punto di vista:
chi osserva il volo di una farfalla,
chi si fa farfalla e vola e osserva,
chi si lascia accarezzare dal vento,
chi si fa vento e accarezza,
chi ascolta il ruscello di montagna,
chi si fa ruscello e lascia essere,
chi respira l’aria pura del bosco,
chi si fa aria pura e chi si fa bosco,
chi mangia i frutti della terra,
chi si fa frutto e si lascia mangiare,
chi beve soltanto acqua che scorre,
e chi si fa acqua che scorre.

Lungamente vive chi al lavoro sorride,
chi rischia la certezza per l’incertezza,
chi qui e ora visualizza un desiderio,
chi vive nel presente,
chi riflette su ciò che gli piace,
chi pone attenzione a ciò che è bello,
chi sa fuggire ai consigli insensati
e anche a quelli sensati.

Gioiosamente vive chi lentamente viaggia,
chi lentamente legge,
chi lentamente mangia,
chi lentamente beve la musica dell’anima:
Infinitamente vive chi sempre ringrazia di essere al mondo,
chi sa che vivere è semplicemente respirare,
chi permette a se stesso di ascoltarsi:
lentamente vive chi sa sorridere senza motivo.
 
- – -
chi colmo di gioia cerca la grazia dentro di sé.
 

Amorevolmente vive chi si ama,
chi aiuta e si lascia aiutare,
chi sa ascoltare,
chi sa cambiare opinione:
chi ama anche le buie giornate di pioggia.

Felicemente vive chi crede in un progetto,
chi fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Pierluigi Tamanini

Uccidere Eghetta? Mai.

                                               Immagine   Shawna Erback

Ho riletto più volte alcuni passaggi di questo articolo “Uccidere l'Ego” mi ricordano tanto Eghetta e il nostro rapporto. Di ucciderla per davvero non vi è mai stata ragione. Alla fine Eghetta è qui affianco a me e non senza ragione. Ogni suo gesto impulsivo, ogni suo capriccio, quella folle testardaggine davanti a talune cose sono solo il suo modo di manifestare il suo affetto e il suo attaccamento per me.
Mi protegge e riempie là dove io manco.
A lei manca la riflessione, talvolta la saggezza che occorre per superare una realtà che di reale non ha ben nulla e che per lei è difficile da digerire.
Eghetta un po' ferita e un po' persa forse ha preso troppe cose a muso duro, si è anche lasciata travolgere da un vivere che poi alla fine non li piaceva più di tanto,o forse io non ho spinto sufficientemente Eghetta a credere nella possibilità che c’erano strade percorribili per quanto sembrassero lontane. Ed è per questo che ad un certo punto ho sentito il bisogno d’intervenire,perché ritrovasse la strada. Eghetta ad un tratto ha perso il freno e la sua impulsività acerba e ribelle ha fatto tutto il resto.

A difesa di Eghetta c'è da dire che senza di lei mi sarebbe quasi impossibile vivere in questo mondo in questa realtà mi sentirei perennemente straniera in terra sconosciuta.Sentirei che nulla di quello che mi circonda è vivo e mi appartiene. Probabilmente questa è stata una delle cause, se non la principale del lasciare scorrere tempo e sogni: il sentore che la vita fin dei conti non è qui, la nostalgia di un luogo lontano, la palese sensazione che qui correre è tutto sforzo inutile.

Eghetta è il contro peso. Insieme sulla bilancia creiamo l'equilibrio.

Sono sempre stata in bilico fra quel che consapevolmente  percepisco e del mondo interiore conosco e la realtà esteriore. Non è poi difficile quando scopri che dietro un effetto strabiliante esiste un trucco da maghi illusionisti, sentirsi stranieri nel mondo in cui vivi. Una volta scoperto il trucco niente è più digeribile e nulla sembra più appartenerti o realizzarti.

Eghetta forse a volte è stata troppo severa nel giudicarmi però mi rendo conto solo ora che così facendo sperava che mi dessi una mossa, e fin dei conti cosa giudicava? Se non quel che poi fin dei conti si  è rivelato vero. Che c’è stata data questa vita e non è meno degna di una qualsiasi vita in altra forma non terrena, che nonostante tutto vi è una forma di bellezza e piacere che vanno assecondati anche oltre la spiritualità, perché la vera saggezza sta nel bilanciare le cose nel dargli un senso profondo oltre la materialità,la durata.il possesso. Il prendere e il dare,il trattenere e il lasciar andare, l’accettare e il cambiare, sono esercizi di quotidiani dell’anima che impara a trascendere una realtà apparente per renderla migliore. Rifiutarla e rinunciare alla bellezza e al piacere per quanto possa di primo acchito apparire effimero e poco essenziale non aiuta né l’anima né l’ego. Genera solo frustrazione, malumore, abbruttisce il mondo dentro e fuori di sé, come per contro il troppo storpia anche nel volere avere e non saziarsi mai, nell’attaccarsi morbosamente. Qui non si può essere tutto  ego o tutta anima,qui si può essere solo entrambe ben amalgamate e unite in mutua solidarietà.


Se un grande ego vive di quel che accumula e dei suoi piccoli e grandi successi quando il Sé  sovrasta l'ego il vuoto in cui ti trovi è così enorme da sentirsi più che in pace, persi.Così accade che accetti di prendere ciò che l'ego ti offre per restare a galla nel vuoto e riempirlo di fronzoli...ma cosa avviene se anche l'ego è saggio e ha compreso?
Avviene quel che è accaduto fra me ed Eghetta, un grande affetto e legame in cui vicendevolmente ci si cura e protegge a vicenda. Si sbaglia e si cresce. Lei conosce molto bene il mondo della realtà illusoria e sa come destreggiarsi nelle sue illusioni io conosco meglio ciò che si nasconde oltre il velo, e so quando intervenire. Intervengo quando i suoi conflitti non sanno più fare discernimento fra l'inseguire illusioni o il lasciare andare,quando non sa come e con  cosa colmare il vuoto in cui a volte si trova persa.O quando un po' malconcia ritorna a casa dal mondo delle illusioni cercando riparo nella parte smarrita di sé: la sua natura divina,affidandosi a me.

A volte mi chiedo quale creatura può nascere da un Io e un Sé, perché forse anche il Sé è ancora troppo terreno, è l'altra faccia della medesima medaglia, perché anche il sé vive in terra e si ritrova a scontrarsi con il mondo delle illusioni ha il grande vantaggio di mantenere costantemente un legame con il divino, con quel qualcosa  che c'è ma non si vede, si sente e si respira. È solo grazie a ciò che riesce  ad aiutare l'ego a non ammalarsi, a non perdersi, a non dimenticare l'anima in una qualche parte dello spazio o del mondo rimanendo in balia di un illusione che lo distruggerebbe per sempre. Così come Eghetta ha la piena certezza che nel mondo dell’illusione la vita ha una sua dignità e un suo diritto di essere vissuta come lo si desidera, non importa come se scegliendo la via della frugalità o con l’armadio pieno di borse, se in completo silenzio e con la chiacchiera veloce, l’importante è che vi sia quello che io chiamo l’allineamento della mente, del corpo e dell’anima: pensiero,azione e sentire devono corrispondere.Tutto il resto nasce da questa triade nel silenzio e nell’immobilità assoluta, il giusto e il sbagliato,il vero e il falso, se non vi è allineamento di questa triade ogni cosa è solo un guazzabuglio di parole, di gesti compulsivi, di bisogni laceranti e di finte verità atte a giustificare e appagare l’ego fine a se stesso,oserei dire un ego senz’anima.

Jung afferma "...Se lui fosse padrone del suo desiderio, e non fosse invece il suo desiderio a impadronirsi di lui, avrebbe toccato con mano la propria anima, perché il suo desiderio ne è immagine ed espressione." E credo che abbia ragione, se i nostri sogni e desideri s’impadroniscono di noi diventano crudeli e devastanti ma quando ne siamo noi coscientemente i padroni, gli artefici, quando siamo la volontà stessa non avremmo fatto altro che vestire la nostra anima  per dargli visibilità nel mondo.


Credo che dall'unione dei due nasca qualcos'altro,non so cosa ma credo che  nell'unione d'entrambe si nasconda una creatura speciale.Forse la vera essenza di tutto…non lo so.

Non esiste una verità

Le-Verità

Poco prima di Natale ero in auto con i miei figli (è proprio così: quando riesco a parlare con loro è solo perché sono legati ai seggiolini). Martino mi disse con tono intollerante che un suo amico credeva ancora a Babbo Natale. Gli dissi: “Tieni sempre presente una cosa, per tutta la vita. Non esiste una verità. Se senti che per te qualcosa è vero ricorda che è valido solo per te e solo per quel momento. Se imporrai la tua sensazione del vero ad altri creerai la guerra. Se cogli solo un aspetto di una cosa è solo perché non ne riesci a vedere anche l’opposto. Se cogli un lato della medaglia, è solo perché non riesci a guardarla nella sua interezza. Permetti ad ogni persona che incontri di tenere le sue verità e se non ti viene chiesto nulla non interferire. Questo è un gesto di amore e tolleranza, segno di saggezza e umiltà. Non combattere mai per delle opinioni, poiché nessuna di esse è vera e nessuna è falsa. Quando riuscirai a comprendere che due opposti possono entrambi essere veri e questo senza causare alcun problema, sarai tu un uomo vero”.

da Il segreto dell’essenza di Carlotta Brucco

Ho rubato un articolo a Confidenze,ma ne sono felice.

A volte mi ritrovo a comprare riviste femminili scegliendole quasi a caso; che diamine ogni tanto anche un po’ di leggerezza fa bene, dico quasi a caso perché quelle dei spetteguless sono bandite in casa mia e non c’entrano nemmeno per caso.
Oggi non ho comprato una delle solite,così tanto per leggere qualcosa di diverso.E accade quello che avviene quando seguo il mio istinto di fondo che all’interno ci trovo magari anche solo una pagina,come questa numero 5  per esempio, che  vale tutto il giornale intero. Senza togliere nulla agli altri articoli ovviamente.
Lo so sto violando il copy,ma chissenefrega! Trovo questo editoriale molto molto bello…vale una violazione.
Rivista Confidenze numero 28 14 luglio

articolo

                                                                www.confidenze.com

Non solo aforismi: Jalal al-Din Rumi

Nella generosità e nell’aiuto agli altri sii come un fiume;
nella compassione e nella grazia sii come il sole;
nella modestia e nell’umiltà sii come la terra;nella tolleranza sii come il mare.
Quando cerchi Dio,Dio è lo sguardo che hai nei tuoi occhi.
Jalal al-Din Rumi

Come un fiume lasciar scorrere e lasciare andare senza aspettative e pretese.
Come il sole che che nutre,illumina e scalda.
Come la terra semplice,generosa, frugale e ricca di doni al medesimo tempo..
Come il mare pieno,forte,luogo dove molteplici creature vivono,ognuna diversa dall’altra e il mare le ospita imparzialmente tutte.

Questa più o meno è la mia interpretazione della metafora di Rumi.

Mi hanno molto colpito queste sue parole,credo di averci perso,se dire perso è il termine esatto,una giornata a rifletterci sopra.
Le trovai su un quotidiano casualmente,per la presentazione di un libro dedicato alla vita di Rumi.Ne ritagliai l’articolo e di quando in quando mi veniva istintivo rileggerlo.
Questo poeta l’ho sempre apprezzato,mai,onestamente,ho approfondito la sua biografia cosa che mi sono ripromessa di fare.
Continuo a rileggerle queste parole sentendo un moto nel cuore…a cui segue solamente un lungo silenzio e nessuna idea o giudizio,le percepisco metaforicamente come un buon vino da lasciare decantare e gustare senza troppi giudizi,che altrimenti renderebbero le due cose separate: il soggetto che compie l’azione e il vino,quando la vera bellezza sarebbe il fondersi e diventare la medesima cosa. 
Giudicarle e analizzare queste parole mi allontana da loro e mi rende separata da esse.Un insegnamento che non può essere colto e messo in pratica senza una vera fusione e senza lasciare che liberamente lavori nel profondo del l’inconscio.Altrimenti resterebbero  solo belle parole e nulla di più. 

Per saperne di più
il sommo poeta-del misticismo universale