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Erika,la superficialità e la gente

Oggi vi scrivo e vorrei parlare di una cosa che credo sia importante per molti...
Oggi esistono ancora delle persone che vogliono davvero conoscere una persona per quello che è,in ogni su aspetto, anche quelli brutti, o le persone abituate a questa società diciamo "Ipocrita, e falsa",preferiscono vedere solo la parte superficiale delle persone? 
Quando credi che forse ti puoi far vedere anche fragile, è lì che le persone non lo sopportano…
E allora lì come si dovrebbe reagire? Cosa fare, quando le persone ti deludono, e vedi sempre di più che ormai di parlare di qualcosa di un po’ più serio non esiste perché semplicemente le persone vogliono essere superficiali in tutto quello che fanno?
Ho si dei problemi personali, ma non mi sono mai tirata indietro dall'aiutare gli altri, anche ora che ho avuto tanti calci, ma credo che se dovessi diventare vendicativa, fare agli altri ciò che loro hanno fatto a me, non sarei migliore di loro, anzi sarei a loro pari... e non è quello che voglio..
Erika Mellone

Le persone da sempre non hanno mai voluto conoscere una "persona"per quello che è in ogni suo aspetto,salvo un eccezione: i legami stretti e intimi,dove scavare oltre la coltre è indispensabile, e a volte fa male.
La parte superficiale delle persone risolleva da un lungo lavoro di introspezione prima  di tutto in noi stessi poi in chi ci sta difronte( noi ci riflettiamo negli altri) richiede un grande sforzo e la capacità di accettazione dell'altro.
Ma c'è chi ogni giorno ci prova nell'intento di conoscere "l'altro" ben più in là dell'apparenza,con il tuo post dimostri di essere una di queste, ma poi conoscere e scoprire non basta serve l'accettazione e per la nostra umana natura e il nostro Io capriccioso l'accettazione è un lavoro assai arduo.

La fragilità è un altro tema difficile,io direi: di quale tipo di fragilità si parla?
L'incapacità e lo stallo in un momento preciso della nostra vita,la stanchezza dovuta ad una situazione logorante, il dolore nell'affrontare una perdita o un momento difficile?
O la fragilità, del vorrei ma non posso, del vittimismo, della non accettazione delle responsabilità?.

Comunque sia le fragilità altrui fanno paura, specialmente quando noi siamo fragili,troppo fragili per farci carico anche quelle degli altri...e se comunque vai a scovare nei blog personali della gente vedrai che la fragilità non è sempre respinta,posso dire di avere avuto  belle esperienze sotto questo aspetto.
Nel mettere nero su bianco la mia "fragilità" ho ricevuto parole in soccorso, parole di soccorso che a mia volta ho tentato di dare,e ho avuto modo di notare come questo scambio diventava  in realtà una danza fra fragili: io conforto te,tu conforti me. E vedere i ruoli  inter scambiarsi: oggi io sono il forte tu il più fragile,e domani viceversa. Tutto ciò non pesa,tutt'altro è paradossalmente una allegra danza, la fragilità pesa quando è sempre e solo a senso unico e chi è più forte si sobbarca anche quella parte di vita che l’altro non riesce supportare,e non c’è da biasimare chi scappa quindi dalla fragilità che generalmente è respinta nel face to face quando si trasforma in una specie di piovra che soffoca "l'altro",il più forte.Ma forti all’infinito non lo si è mai.

Cosa fare quando le persone ti deludono? Chiederti perché ti deludono.

I discorsi seri non son mai ben accettati dalla maggioranza della gente,le ragioni credo siano nascoste in un elenco infinito,paura della propria ignoranza, paura di mostrare un lato troppo intimo di sé,insomma anche se parli di filosofia sei comunque costretto a mettere il tuo cervello su un tavolo,è lì in bella mostra sottoposto a giudizio.Se parli di spiritualità sei costretto a mettere la tua anima a nudo,cosa penserebbero gli altri <se dico credo in Dio>,l'ateismo e assai di gran lunga più di moda,un po' come dire mi piace Gigi D'Alessio: se lo dici sei finito!
Non tutte le persone voglio essere superficiali in quel che fanno o dicono, a noi stessi aspetta in buona parte il lavoro di mettere gli altri a nostro agio e senza  timore di giudizio.
E tieni sempre presente la citazione "non date perle ai porci" riserva il meglio di te a chi lo sa ascoltare, e dal canto tuo accetta che non siamo tutti uguali, se la massa è manipolabile una ragione c'è,così come ce ne una  per chi ha la capacità di  estrarsi dalla massa per intenti, ideologia e sentimenti.

"Capisco che ognuno ha la propria croce da portare,ma ciò non significa che non possiamo alleggerire quella di qualcun'altro aiutandoci a vicenda" come darti torto,e quel che predico da infinito tempo, quel che cerco di far comprendere che: non è nelle continue lagnanze, nel piangersi addosso, nell'inardirsi che troviamo la nostra salvezza  ma nel dare.
Ma l'Io"è una brutta bestia,difficile da domare,anche per noi che giudichiamo “l’altro”come superficiale, arido,egoista o stolto.

Infine capisco cosa voglia dire, guardarsi intorno e rendersi conto che nulla e nessuno ti assomiglia...ma bisogna cercare,cercare,e ancora cercare, e scoprirai che non tutte le persone sono come le descrivi.

Dal canto mio mi sono sempre sentita un brutto anatroccolo (in bellezza e in intelligenza) e ho avuto bisogno
di specchiarmi nelle acque del lago(la gente) per comprendere di essere in realtà un cigno,e a volte ne ho ancora bisogno.Specchiati negli altri e saprai riconoscere i tuoi simili,sono molti più di quel che credi.

Ciao Carola

8 commenti:

Io sostengo più l'idea dello specchio. Ci fa male fuori, ciò che non abbiamo risolto dentro.

Conoscere gli altri è potere, conoscere sé stessi è saggezza, diceva Sun Tzu nell'Arte della Guerra.

Forse dobbiamo esplorare dentro di noi, e il male che ci arriva da fuori non è niente altro che l'indicazione di ciò che dobbiamo cercare.

Per lo meno... credo che sia così.

 

Non sai che sollievo è per me leggere le tue parole,io e te abbiamo sollevato argomenti non poco interessanti e spero anche che altri avranno l'opportunità di leggere il mio e il tuo blog in modo da svegliarsi e capire, ma soprattutto arrivare a capire gli altri ed apprezzare ciò che hanno anche aiutando gli altri..
Ti lascio con un caro saluto e spero che potremmo continuare a leggere i nostri blog, ma non solo noi, anche altri.. :-)

 

Ho letto più di una volta questo post e quello originale di Erika, ci ho pensato e ripensato. Anche perchè in questo momento mi tocca molto da vicino. Alla fine penso proprio che sia come dice Joker. La cosa migliore da fare in questi casi è lavorare su noi stessi. E io di materiale su cui lavorare ne avrei da vendere :)
Ciao Carolina!

 

Ciao Lilly,credo di averne anch'io da vedere ;-)

Però dalle vostre risposte mi sembra quasi che abbia scritto il contrario di quello che pensate, ma a dire il vero alla fine il succo è lo stesso.

 

è un modo opposto di affrontare il problema. Quando qualcosa non va, quando non ci si sente accolti e compresi, viene spontaneo chiedere che cosa ci sia di sbagliato negli altri o perchè siano così superficiali. Alla fine però come dice Joker, quello che vediamo negli altri non è che un riflesso di quello che abbiamo dentro. Senza contare che "gli altri" spesso non li possiamo cambiare, non possiamo lavorare su di loro, ma su di noi si.Il succo poi è lo stesso, quando dici che "le fragilità altrui fanno paura" hai perfettamente ragione. Tanto più la nostra fragilità è profonda tanto più è difficile trovare una mente e un cuore che siano in grado di supportarla. Scusami per la lungaggine ma il discorso mi interessava proprio. Ciao!

 

Ciao,tranquilla nessuna lungagine :-)
Lilly sono in perfetto accordo con voi, nella mia metafora di specchiarsi nel lago alla ricerca dei propri simili alla fine in loro non ritrovi altro che te stessa.

 

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