La negazione della sofferenza…

Un altro vecchio post che esce fuori dal cassetta, non richiede molto modifiche nel contenuto. la penso ancora uguale. Lo arricchisco di due link con due link. Uno porta ad un articolo utile e interessante di Gennaro Romagnoli( lo trovate linkato in fondo al post) e l'altro al sito di GIACOMO PAPASIDERO "diventare felici". che vale la pena di visitare per curiosità o se avete le idee un po' confuse in termini di felicità.

L'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva
della felicità di oggi. LEO BUSCAGLIA



im16
La negazione della sofferenza come stato appartenente all’uomo e la sua negazione come valore intrinseco alla vita stessa ha generato
Il boom dei psicofarmaci: vendendo fumo
Disumanizzato l’essere umano e reso debole sin a tal punto da renderlo facilmente ricattabile e suggestionabile.
Ha reso  l’uomo  schiavo del potere
Ha generato il bisogno di sostanze alternative come alcol,droga, fumo per protrarre la costante ricerca di una chimera chiamata felicità.
Ha innalzato i livelli di ansia, si vive nella paura di perdere tutto…
L’educazione attuale di questa società abolisce la sofferenza ma anziché farlo ricercando la pace , la convivenza , la compassione, la condivisione, la semplicità, crea modelli effimeri di felicità.
Una felicità precaria che dura lo stesso istante di una sigaretta nasce alla prima boccata e muore quando si spegne.
Accettare la sofferenza è il solo modo  per crescere  e iniziare a non soffrire, fra l’inizio e la fine di tale accettazione, esiste un enorme mare, solo sperimentando questo stesso percorso si può intendere la sua importanza, la sua essenza, solo percorrendo questo sentiero si può scoprire che la sofferenza non è sempre poi un mostro, che non è affatto vero che non ha fine, e solo provando davvero si può comprendere e vivere l’esperienza del rinascere, del risplendere dopo il buio, del riemergere dopo l’annegamento, del respirare dopo il soffocamento.
Ricorda per quanto può sembrare irreale tutto passa
Ricordatelo e ripetilo “anche questo passerà”
Va accettato che la sofferenza come la felicità sono cicliche nella nostra esistenza, ma esiste una stato constante l’equanimità, il giusto equilibrio fra sofferenza e felicità, essendo in realtà non due stati d’animo distinti fra loro ma la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia, ambedue intrinseche ed essenziali all’esistenza.
 
Un libro:
KAHLIL GIBRAN - Parlaci del dolor,  tratto dal Profeta
Allora un donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore: Ed egli
rispose: La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
Quanto
più a fondo si scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
Quando
siete gioiosi, guardate nelle profondità del vostro cuore e scoprirete
che è proprio ciò che ieri vi ha fatto penare a darvi ora la gioia.
E
quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e vedrete che
state in realtà piangendo per quello che ieri vi ha dato godimento
Ma
io vi dico che gioia e dolore sono inseparabili. Essi giungono insieme,
e quando l'uno si siede con voi alla vostra mensa,
ricordate che
l'altro è addormentato sul vostro letto.
 
Un articolo
Equanimità

Il VIDEO
 

 Perché nella crescita personale non c’è spazio per il lato oscuro?
 Accettazione o resa?
 L’ iper valutazione del pensiero positivo!
 Affrontare piuttosto che scappare… è una cosa da imparare
 Si tratta di coltivare l’atteggiamento di chi “riesce a stare con”…
 “Stare con i mostri”
  questo e molto altro lo potete trovate nell'articolo di Romagnoli  e nel suo podcast correlato al post

 Psico-Halloween: Affrontare i mostri senza voltarsi!































Commenti

  1. Ahi ahi... questo è davvero un terreno inesplorato. Io chiamo il dolore, così come il piacere e tutte le sensazioni, "territorio inesplorato".

    Quando si parte "in profondità" di fatto è come iniziare un viaggio in un paese sconosciuto e sconfinato. Ci si può perdere...

    Da come scrivi, credo che anche tu hai esplorato un po' di quel paese: spero però non solo la parte negativa, ma anche quella positiva :)

    RispondiElimina
  2. Di quel paese ho eplorato anche la parte positiva.

    "La psicologia buddistha fa una distinzione fra dolore e sofferenza.
    Il dolore:
    il dolore è un aspettoinevitabile del mondo naturale;è fisico,biologico e sociale,intessuto nella nostra esistenza come la notte lo è al giorno,inevitabile come come lo è il morbido e il duro,,il caldo e il freddo.
    ...noi facciamo continuamente attraverso il nostro corpo esperienza del flusso di dolore e piacere,guadagno e perdita,che monta e cala come la marea (solo chi vive incosapevolemente non si rende conto di questo moto.
    La sofferenza:
    la sofferenza è la nostra reazione all'inevitabile dolore della vita.
    La sofferenza comprende:ansia,depressione,confusione,rabbia,dispiacere,dipendenza,gelosia,frustrazione,...
    a diferenza del dolore la sofferenza non è inevitabile."

    Nella mia esperienza ho compreso che ciò è vero e condivido questo pensiero.
    Anche ieri prima di addormentarmi riflettendo su un fatto, ho compreso ancora una volta di più quanto sia indispensabile imparare a conoscerci e avere compassione di noi stessi e soprattutto di smettere di cercare all'esterno perchè tutto quello che c'è da sapere e comprendre è all'interno,in noi.

    Il vittimismo è il male peggiore di cui una persona possa soffrire, una ricerca ossennata della causa della propria sofferenza al di fuori di stessi, la totale ciecità davanti al dolore e alla sua comprensione e negazione.

    Se noti bene, in altre culture non soffrono per lo stesso"dolore" di cui altri soffrono, lo accettano,lo elaborano e lo lasciano andare.

    Hai comunque ragione è un viaggio in un territorio sconosciuto, sopratutto se non si è pronti a partire ci si perde davvero, ma mi attira e ogni volta mi soprende di meraviglia.
    Strada fancendo si impara di volta in volta.

    Ciao :-)

    RispondiElimina
  3. Dolore e sofferenza: hai detto bene.
    Il dolore è inevitabile, la sofferenza è una scelta.

    Soprattutto bisogna forse capire che il dolore è un'opportunità di crescita enorme, superiore a qualunque cosa. La forza della molla caricata dal dolore può spingerci oltre ai piccoli limiti che pensavamo di avere. Ci spinge ad esplorare quel paese sconosciuto, dove, attraversata una foresta buia, si scopre un verde paradiso.

    RispondiElimina
  4. Te lo devo dire, hai espresso con estrema semplicità un pezzo di vita complicatissimo! Non so molto del buddismo, ma più ne sento parlare e più mi convinco di essere buddista nell'anima, senza neanche saperlo! Grazie per queste chicche di esistenza che ci regali!

    RispondiElimina
  5. Complimenti, che post intrigante! La questione sociale, soprattutto. L'ho letto avidamente...
    La negazione, del "lato oscuro" in questo caso, porta alla disgregazione dell'essere. Bisogna affrontare e riconoscere tutto, ma proprio tutto. Accettarlo e trasformarlo. Anche amarlo, paradossalmente? Io lo tengo in alta considerazione, comunque.
    Quanti pensieri questo tuo post ha sprigionato nella mia testa, grazie mille. Troppi per essere riportati, bellissimo.
    Ciao

    RispondiElimina
  6. Grazie Angela,non è cosa facile ma è dovuta se si vuole crescere e liberarsi davvero da tutta la spazzatura che abbiamo dentro.

    RispondiElimina
  7. In questa epoca ed in questa società siamo troppo schiavi del piacere per non esserlo anche del dolore...
    Buon fine settimana.

    RispondiElimina
  8. Alla negazione aggiungo la paura della sofferenza, che è altrettanto dannosa e pericolosa: la paura uccide una volta di più, di troppo, rispetto alla morte vera, quella inevitabile che una volta capita a tutti.
    Questo post ricorda un po' la storia del Buddha storico, tenuto per tutta la sua giovinezza all'oscuro della sofferenza, della malattia e della morte, dal Re, suo padre, finché un giorno non volle vedere cosa c'era al di là delle mura del suo palazzo, non solo scoprendo questi drammi, ma anche che essi sono inevitabili, sono parte della vita. Da lì parte la sua ricerca e la sua promessa di liberazione, che passa, inevitabilmente, proprio dall'accettazione della sofferenza. Curiosamente solo accettando la natura caduca dell'uomo ci si può rendere liberi. Ma per noi occidentali, questo è un concetto maledettamente difficile, non forse da capire, ma certamente da interiorizzare e fare proprio.
    www.wolfghost.com

    RispondiElimina
  9. Ciao MrLoto, io credo che di nessuno dei due si debba essere comunque schiavi.

    Ciao Wolf condivido quanto hai scritto. Per noi occidentali è un concetto difficile da interiorizzare.

    RispondiElimina

Posta un commento