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Per chi scrivere : un grazie indiretto a Filosofo Controcorrente


Sempre più spesso mi ritrovo qui seduta davanti al pc con l’intento di scrivere ma  poi scivola via ogni intenzione.Stanchezza? Può essere ne accuso tutti i sintomi , lo sconforto, il vuoto, la ribellione, le parole che scivolano la cui forza sento vacillare difronte ai “discorsi della massa” massa a cui mio malgrado anch’io appartengo e con mio dispiacere a volte mi ritrovo d’innanzi ai miei limiti e credenze consapevole del blocco che creano in me.

Da qualche tempo ho ritrovato il piacere di leggere gli altrui scritti pieni di significato, d’insegnamenti e di riflessioni, a volte inciampo nelle “parole che vorrei sentirmi dire” mi fanno sentire meno strana, meno fuori dalle righe,  come quelle di David Di Bella  che le definisce “le convinzioni dei pochi” altre volte cado nelle parole che vanno contro il mio sentire e allora provo un senso di soffocamento e l’arresa mi sembra l’arma migliore, o forse è il solo modo per rimanere immobile nella mia bolla privata lontana dalle battaglie discorsive, dallo sforzo che occorre per mantenere ferma la determinazione nel mio sostenere “che la terra in realtà è sferica e non piana come per la maggior parte delle persone per convenienze  vuole continuare a far credere”.





 Maggio 2012

Sempre più spesso provo piacere a commentare gli scritti di altri che io li condivida o meno, mi sento ascoltata e partecipativa  mentre questo mio blog mi appare come un deserto  di anime  dove i soli due commenti esistenti sono come oasi…eppure spesso sento il bisogno di scrivere e buttare fuori tutto il “compostaggio di pensieri e sentimenti” ormai fermentato e maturo per essere libero di scorrere e allora mi siedo qui e mi dico –Per chi scrivere? Per me! Come rispose un  Re di cui non ricordo il nome alla domanda del suo servitore d’innanzi alle rovine e alla sconfitta
-Re che ne resta ora?” -
-Come cosa che ne resta?Resto io-
Ma questo passo può essere inteso in  due modi
Uno :la vittoria dell’io, l’importanza di uscire inermi da una catastrofe e mettere
l’io quindi se stessi al centro di tutto, conservare l’idea che “avere” se stessi è già una grande fortuna e un gran dono.
Oppure : questo io salvifico che si mette al centro di tutto appare desolante  e solo davanti alle rovine, al vuoto, alla miseria umana e dalla forma di un io che tiene alta l’autostima si trasforma in una giungla di egoismi.

–Per chi scrivere? Per me!- Se da un lato è un abbraccio verso ciò di cui più caro ho: la mia essenza, dall’altro lato ha un gusto amaro manca la condivisione, la partecipazione, il confronto…e se al mio io può bastare soddisfare il bisogno di sfogarsi, la mia anima si ritrova in una landa desolata, o forse è il contrario? L’anima basta a se stessa mostrandosi nuda e cruda attraverso lo scritto mentre è l’io infante che cerca attenzione attraverso l’ascolto?

Credo che forse la domanda esatta sia la seconda…ma non ha importanza ora.
A volte scrivo di come il mondo o meglio il mondo oscuro ai più gira,scrivo delle mie convinzioni,idee, della spiritualità dimenticata dai più, ma sempre mi ritorna la stessa domanda “ a cosa serve,a chi serve?”, ho trovato piacevole leggere  l’articolo ( a me non piace chiamarli post) Vivere, o lasciarsi vivere? di  Di Bella, ho ricevuto dal  suo commento al mio quello che io definirei “Un saggio abbraccio” e nelle sue parole
“Il mondo cambia, non per l'inerzia dei molti, ma per la convinzione incrollabile dei "pochi"  ho ritrovato la ragione per cui scrivere…che s’era smarrita fra i dubbi, il mio l’equilibrio precario e la polvere dello sconforto, frantumata dalla rabbia quella rabbia che non vince ma alimenta la controparte  di chi ti vuole arrabbiato,debole, impaurito… e soprattutto ignorante.
Carolina Verzeletti

Il commento:
Ci confrontiamo spesso con la frangia sbagliata dell'umanità: la massa incolore. Lì dentro, tutti sono nessuno, e nessuno è se stesso. Heidegger chiamava questa sfera dell'inautenticità, la dimensione del "si" dice; del "si" fa. Sono tanti, è vero; ma eccezionalmente immaturi e stupidi, lì dentro. La ragione? Sono in fuga dalla "responsabilità"personale; una responsabilità inscindibile dal senso di individualità. Chi pensa, e agisce, per "sentito dire", non è individuo in senso proprio. Avere un corpo, che si muove per le strade, non significa avere un'anima.
Una seria scienza dell'io, è a mio avviso il nuovo traguardo spirituale dell'umanità. Ne sappiamo ancora poco o nulla, della nostra fortezza invisibile. Eppure i santoni la demonizzano, le religioni e le varie forme di collettivismo ideologico la attaccano.
Sta a noi, quindi, difenderla. E per difenderla, dobbiamo imparare a conoscerla.
E' sulle spalle di ricercatori solitari, ma coraggiosi, il compito di cominciare a scrivere un nuovo capitolo dell'evoluzione spirituale umana. Un capitolo che tratti, finalmente, di un'"anatomia" della coscienza. Sta a noi farlo; e i modi sono: conoscere noi stessi; e comunicare...
Il re ha proprio ragione: "Come, cosa ne resta? Resto io!" Un'affermazione degna, di un guerriero spirituale.
Ma questo non significa che la terra dell'io debba restare desolata. Che il suo, sia un viaggio solitario. E' che è difficile, in un clima di prevalente mediocrità, condividere i sintomi di un'eccellenza morale, e di una trasparenza d'animo. Si fa fatica, in primis, a riconoscerle per tali.
Ma è' più per eccellenza e purezza, che per vera depressione, che le persone capaci di interrogarsi incontrano momenti di sconforto. Carenza di specchi della propria moralità, della propria genuinità....Questo, mi ha insegnato la mia strada ad oggi.
Essere individualisti, perseguire il sentiero dell'auto-determinazione, non significa certo non avere bisogno di incontrare specchi della propria anima, nel mondo là fuori. O non avere bisogno di amare. Credo al contrario, che solo gli individui degni di questo nome, gli "individui" in senso proprio, siano pienamente capaci di dare, e ricevere, vero amore, in ogni sua forma. Di instaurare, cioè forme di comunicazione finalmente autentiche.

Gran bel post. Complimenti!
Un filosofo controcorrente

1 commenti:

CERCARE:
cercare la felicità, ma non so cosa sia;
cercare me stessa, ma non so dove si trovi;
Cercare l'altro ma non so dove sia;
cercare la sapienza, ma la trovo in un pugno chiuso;
cercare la libertà ma non la riconosco se non quando qualcuno me la concede.
Se l'ottengo non so che farmene.
...........................
Non mi resta che cercare. Forse un giorno capirò che avevo tutto quello che affannosamente cerco..........
ma io continuo a cercare....forse un giorno troverò quel qualcosa che non ho mai cercato...........

 

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